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	<title>ginecologicaMente</title>
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	<description>Psicologia ginecologica</description>
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		<title>L’ingiustizia del lutto perinatale: elaborazione tra silenzio e rabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 07:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lutto perinatale è un’esperienza che sfida le leggi naturali della vita: è la morte che arriva prima della nascita, o subito dopo. Ma oltre al dolore della perdita, c’è un sentimento corrosivo che spesso viene soffocato perché considerato &#8220;sbagliato&#8221;: il senso di profonda ingiustizia. Una perdita senza riconoscimento sociale A differenza di altri lutti, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale è un’esperienza che sfida le leggi naturali della vita: è la morte che arriva prima della nascita, o subito dopo. Ma oltre al dolore della perdita, c’è un sentimento corrosivo che spesso viene soffocato perché considerato &#8220;sbagliato&#8221;: <strong>il senso di profonda ingiustizia.</strong></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una perdita senza riconoscimento sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di altri lutti, quello perinatale è spesso un lutto che la società tende a minimizzare (<em>&#8220;Sei giovane, ne farai un altro&#8221;, &#8220;Non l&#8217;hai nemmeno conosciuto&#8221;</em>), privando i genitori del diritto di soffrire. Questa invalidazione esterna alimenta un senso di ingiustizia sociale: il mondo sembra dirti che il tuo dolore non ha valore perché l&#8217;oggetto del tuo amore non aveva ancora un posto visibile nel mondo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La domanda che logora: &#8220;perché a me?&#8221;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di ingiustizia si nutre del confronto con l&#8217;esterno. Vedere gravidanze che procedono senza intoppi o persone che non desiderano figli averne con facilità scatena una rabbia legittima ma psicologicamente devastante.<br>La domanda: <em>perché noi, che abbiamo fatto tutto bene, siamo stati puniti?</em> La sensazione è che la natura sia stata ingiusta e crudele, trasformando un luogo di vita (l&#8217;utero) in un luogo di perdita.<br>Avevi già immaginato il suo viso, la sua stanza, il suo profumo. L&#8217;ingiustizia sta nel vedersi rubare un futuro che era già psicologicamente reale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie per sopravvivere all&#8217;ingiustizia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si cancella un lutto perinatale, ma si impara a portarlo con sé. Ecco come gestire il carico della rabbia:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Dare un nome alla perdita</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingiustizia si combatte dando dignità. Che sia un nome, un rituale privato, la conservazione di un&#8217;ecografia o di una scarpina: <strong>rendere reale la perdita</strong> comunica alla tua mente che il tuo dolore ha un motivo legittimo. Non sei pazza a soffrire, sei un genitore che ha perso un figlio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Trasformare la rabbia in azione (o protezione)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia per l&#8217;ingiustizia ha bisogno di un canale. Se guardare le altre famiglie ti fa soffrire, <strong>proteggiti</strong>. Non è invidia cattiva, è istinto di conservazione. Allontanati da contesti che attivano il dolore finché non avrai le risorse per affrontarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Cercare la &#8220;tribù del silenzio&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di ingiustizia diminuisce quando capisci di non essere solo. Gruppi di auto-mutuo aiuto o psicoterapie specializzate aiutano a capire che la tua non è una maledizione personale, ma un evento tragico che purtroppo appartiene alla vita, eliminando il peso del &#8220;perché proprio a me?&#8221;.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: la giustizia della memoria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingiustizia della morte perinatale non può essere riparata da una nuova gravidanza, perché ogni figlio è unico. La vera giustizia che puoi rendere a te stessa e al bambino che non c&#8217;è più è il <strong>riconoscimento del vostro legame</strong>. Onorare quel dolore significa onorare l&#8217;amore che lo ha generato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nota:</strong> Se senti che il dolore e il senso di ingiustizia stanno compromettendo la tua voglia di vivere, non esitare a contattare professionisti specializzati nel lutto perinatale. Chiedere aiuto è il primo passo per non affogare nel vuoto.</p>
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		<title>Infertilità e rabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 10:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infertilità non è solo un vuoto biologico, ma un incendio emotivo che divora le certezze del domani. Tra lo shock della diagnosi e l&#8217;usura dei cicli medici, la rabbia emerge come un grido di ribellione contro un destino percepito come ingiusto. Comprendere la forza di questa emozione è il primo passo per trasformare il dolore [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;infertilità non è solo un vuoto biologico, ma un incendio emotivo che divora le certezze del domani. <br>Tra lo shock della diagnosi e l&#8217;usura dei cicli medici, la rabbia emerge come un grido di ribellione contro un destino percepito come ingiusto. <br>Comprendere la forza di questa emozione è il primo passo per trasformare il dolore in una nuova, coraggiosa consapevolezza di sé.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La rabbia contro l&#8217;ingiustizia del corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo bersaglio della rabbia è spesso il proprio corpo. Ci si sente traditi da quella che dovrebbe essere una funzione naturale e biologica. Questa sensazione di &#8220;guasto interno&#8221; genera un profondo senso di impotenza: la rabbia nasce proprio lì, dove finisce il controllo.<br>Vedere il proprio corpo come un nemico che non risponde ai comandi trasforma ogni ciclo mestruale non in una delusione, ma in un affronto personale.<br>È fondamentale riconoscere che questa rabbia è, in realtà, una forma di lutto per la perdita dell&#8217;integrità fisica e dell&#8217;invulnerabilità che pensavamo di possedere.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;invidia &#8220;tabù&#8221; e il peso del confronto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più difficili da confessare è la rabbia che si prova verso chi riesce a concepire con facilità. È quella fitta al cuore davanti a un annuncio sui social o l&#8217;irritazione verso un&#8217;amica che si lamenta delle nausee. Spesso questa rabbia è accompagnata da un senso di colpa paralizzante: <em>&#8220;non sono una bella persona se provo questo&#8221;</em>.<br>In realtà, la psicologia ci insegna che non è odio verso l&#8217;altro, ma dolore per se stessi. La rabbia è il segnale che un nostro bisogno fondamentale è rimasto insoddisfatto e il successo altrui funge semplicemente da specchio per la nostra ferita aperta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La frattura con il mondo esterno e il peso sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia si rivolge spesso verso l&#8217;esterno, contro una società che sembra ignorare il dolore dell&#8217;infertilità o che lo banalizza con frasi fatte. I commenti dei parenti, le domande indiscrete a cena e l&#8217;insistenza dei media sulla famiglia tradizionale diventano micro-aggressioni quotidiane. <br>Ci si sente arrabbiati con un mondo che sembra andare avanti senza accorgersi della nostra lotta. <br>Questa &#8220;rabbia sociale&#8221; è un meccanismo di difesa necessario per stabilire dei confini. Serve a dire: <em>&#8220;basta, non permetto a nessuno di calpestare il mio dolore con la superficialità&#8221;</em>.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il riflesso della rabbia nella vita di coppia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la relazione più solida può essere scossa da ondate di risentimento.<br>La rabbia può scaturire dalle differenze nei tempi di elaborazione o nei diversi modi di affrontare le cure mediche. Se uno dei due partner sembra &#8220;soffrire meno&#8221; o è più razionale, l&#8217;altro può sentirsi solo e reagire con ostilità.<br>Il rischio è che la camera da letto diventi un laboratorio clinico e il partner un bersaglio per la propria frustrazione.<br>È vitale capire che la rabbia non è diretta verso l&#8217;altro, ma verso la situazione comune: siamo due soldati nella stessa trincea, non avversari.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La rabbia come scudo: proteggere i propri confini emotivi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso non consideriamo che la rabbia ha una funzione evolutiva fondamentale: quella di proteggerci. Nel deserto dell&#8217;infertilità, dove ci si sente vulnerabili, esposti e spesso giudicati, la rabbia agisce come una barriera difensiva. È quella forza che ci spinge a dire &#8220;no&#8221; a un invito doloroso, a cambiare medico se non ci sentiamo ascoltati o a pretendere rispetto per il nostro silenzio.<br>Senza questa spinta rischieremmo di scivolare nella passività o in una rassegnazione depressiva. Onorare la propria rabbia significa riconoscere che non siamo soltanto &#8220;vittime&#8221; di una diagnosi ma persone che hanno ancora la forza di lottare per il proprio benessere e per il proprio desiderio, anche quando il percorso si fa impervio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla rabbia alla resilienza: come canalizzare l&#8217;energia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia non va repressa, perché il dolore soffocato finisce per esplodere in modi distruttivi o per trasformarsi in stato depressivo.<br>Il segreto è la canalizzazione. La rabbia è un&#8217;emozione ad alta energia: può essere usata per diventare più assertivi con i medici, per cercare attivamente supporto specialistico o per dedicarsi a progetti che restituiscano un senso di potere personale.<br>Quando smettiamo di vergognarci della nostra rabbia e iniziamo ad ascoltarla, essa smette di essere un incendio che distrugge e diventa una fiamma che ci aiuta a illuminare i passi successivi del nostro percorso.</p>
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		<title>Malattie croniche e pensieri intrusivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 13:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivere con una patologia a lungo termine significa confrontarsi quotidianamente con un corpo che segue regole proprie.Tuttavia, oltre al dolore o alla stanchezza, emerge spesso un sintomo meno discusso ma altrettanto invalidante: i pensieri intrusivi. Queste immagini o frasi improvvise, spesso catastrofiche, si insinuano nella mente come un ospite indesiderato, rendendo la gestione della salute [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Vivere con una patologia a lungo termine significa confrontarsi quotidianamente con un corpo che segue regole proprie.<br>Tuttavia, oltre al dolore o alla stanchezza, emerge spesso un sintomo meno discusso ma altrettanto invalidante: i <strong>pensieri intrusivi</strong>. Queste immagini o frasi improvvise, spesso catastrofiche, si insinuano nella mente come un ospite indesiderato, rendendo la gestione della salute un carico psicologico non indifferente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono i pensieri intrusivi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I pensieri intrusivi sono <strong>idee, immagini o impulsi improvvisi</strong> che appaiono nella mente in modo involontario e spesso sgradevole. <br>A differenza dei normali ragionamenti, questi pensieri sembrano &#8220;incastrati&#8221; o fuori controllo e tendono a riguardare contenuti che ci spaventano o che riteniamo inaccettabili. <br>Non sono desideri reali né previsioni del futuro, ma semplici <strong>eventi mentali</strong> che diventano fastidiosi proprio perché cerchiamo di scacciarli: più proviamo a non pensarci, più loro tornano con forza, comportandosi come un fastidioso rumore di fondo che distoglie l&#8217;attenzione dal presente.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La natura dei pensieri intrusivi nel malato cronico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I pensieri intrusivi non sono semplici preoccupazioni, ma &#8220;cortocircuiti&#8221; cognitivi che appaiono senza preavviso. Per chi soffre di una malattia cronica, questi pensieri ruotano spesso attorno alla <strong>perdita di controllo</strong>: <em>&#8220;e se domani non riuscissi più a camminare?&#8221;</em> o <em>&#8220;sono un peso per chi mi sta vicino&#8221;</em>. <br>È importante capire che questi non sono premonizioni, ma riflessi della tensione emotiva che il sistema nervoso sta processando.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il legame tra dolore fisico e ansia anticipatoria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una correlazione biologica tra lo stato infiammatorio del corpo e l&#8217;attività cerebrale. Quando il dolore diventa cronico, il cervello entra in uno stato di <strong>iper-vigilanza</strong>. Questa allerta costante facilita l&#8217;insorgenza di pensieri intrusivi ripetitivi, creando un circolo vizioso in cui il malessere fisico alimenta l&#8217;ansia e l&#8217;ansia, a sua volta, abbassa la soglia di tolleranza al dolore.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di gestione: distacco e osservazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per gestire queste intrusioni mentali, una delle tecniche più efficaci è provare a mettere in atto una sorta di allontanamento cognitivo. Invece di lottare contro il pensiero (cosa che solitamente lo rafforza), l&#8217;obiettivo è osservarlo con distacco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dire a se stessi: <em>&#8220;sto avendo il pensiero che la mia salute peggiorerà&#8221;</em> invece di: <em>&#8220;la mia salute peggiorerà&#8221;</em> crea un piccolo ma fondamentale spazio di manovra psicologica che toglie potere all&#8217;emozione negativa.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;importanza del supporto psicologico specializzato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può curare la mente ignorando il corpo, e viceversa. <br>Un percorso di psicoterapia può aiutare a ristrutturare questi schemi mentali. <br>Imparare a convivere con l&#8217;incertezza senza farsi travolgere dai peggiori scenari possibili è una competenza che si può allenare, permettendo di ritrovare una qualità della vita dignitosa nonostante le limitazioni fisiche.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verso una nuova narrazione della propria salute</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, i pensieri intrusivi sono una risposta naturale a una situazione straordinariamente difficile. Riconoscerli come tali—ovvero come <strong>&#8220;rumore di fondo&#8221;</strong> del sistema nervoso e non come verità assolute—è il primo passo per riprendere in mano il timone della propria vita. <br><strong>La cronicità richiede pazienza non solo verso i propri sintomi, ma anche verso la propria mente, che cerca semplicemente un modo di proteggerci dal dolore.</strong></p>
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		<title>Dolore cronico: quando il corpo diventa una priorità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 06:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivere con il dolore cronico trasforma radicalmente l&#8217;esperienza di esistere nel proprio corpo. Per chi non ne soffre, il corpo è spesso un mezzo silenzioso, un veicolo che ci porta da un impegno all&#8217;altro senza richiedere troppa attenzione. Ma quando il dolore diventa persistente, quella macchina alza la voce, fino a occupare l&#8217;intero palcoscenico della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vivere con il dolore cronico trasforma radicalmente l&#8217;esperienza di esistere nel proprio corpo. <br>Per chi non ne soffre, il corpo è spesso un mezzo silenzioso, un veicolo che ci porta da un impegno all&#8217;altro senza richiedere troppa attenzione. Ma quando il dolore diventa persistente, quella macchina alza la voce, fino a occupare l&#8217;intero palcoscenico della mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corpo smette di essere uno sfondo e diventa, per necessità, la priorità assoluta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La mente sequestrata dal sintomo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico non è semplicemente un segnale fisico prolungato; è un evento totalizzante. Quando il sistema nervoso continua a inviare segnali di allarme senza sosta, l&#8217;intera esistenza entra in uno stato di costante ipervigilanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni decisione quotidiana inizia a ruotare intorno al corpo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Posso sedermi su quella sedia per un&#8217;ora?</em></li>



<li><em>Quanta energia mi rimarrà stasera se vado a fare la spesa adesso?</em></li>



<li><em>Il meteo di oggi peggiorerà la mia condizione?</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa costante pianificazione logica ed emotiva consuma enormi risorse. La persona non è distratta o distante, è semplicemente impegnata in una quotidiana strategia di sopravvivenza e gestione del limite.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla negazione all&#8217;ascolto forzato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso, la prima reazione naturale al dolore cronico è la lotta.<br>Si cerca di ignorarlo, di &#8220;stringere i denti&#8221; e di spingere il corpo oltre i propri confini nel tentativo di mantenere intatta la vecchia routine. Questo approccio crea un circolo vizioso di frustrazione e riacutizzazioni: pretendere troppo nei giorni &#8220;buoni&#8221; significa quasi sempre pagare un conto salatissimo nei giorni successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera svolta avviene quando si passa dalla guerra all&#8217;ascolto.<br>Il corpo si impone come priorità non più come un nemico da sconfiggere, ma come una realtà fragile con cui dialogare.<br>Ascoltare il corpo non significa arrendersi al dolore, ma smettere di combattere contro la propria stessa casa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Elaborare il senso di cambiamento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mettere il corpo al centro richiede una profonda trasformazione interiore. Significa innanzitutto affrontare il senso di &#8220;tradimento&#8221; che si prova verso una fisicità che non risponde più come prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo comporta l&#8217;elaborazione di un vero e proprio lutto: la perdita dell&#8217;immagine di sé precedente, quella legata a un&#8217;efficienza spontanea e senza sforzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambiamento di priorità costringe a modificare la percezione del tempo e dello sforzo. Si impara a dosare le forze in modo preventivo, a non aspettare il picco di sofferenza per fermarsi e a disinnescare quei pensieri automatici legati al senso di colpa per ciò che non si riesce più a fare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ripartire da una nuova priorità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mettere il corpo in cima ai propri pensieri non significa che la vita debba fermarsi, ma che deve essere ridisegnata. Quando il corpo diventa una priorità, cambia anche la definizione di benessere: si impara a celebrare le piccole vittorie, a ridefinire il concetto di produttività e a coltivare una profonda gentilezza verso se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare che il corpo guidi la giornata non è una resa, ma il primo, necessario passo per ritrovare, anche all&#8217;interno del limite, uno spazio di autentica serenità.</p>
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		<title>Gravidanza biochimica: l&#8217;impatto psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 11:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo della ricerca di una gravidanza esiste un evento tanto precoce quanto devastante: la gravidanza biochimica. Si verifica quando un test di gravidanza risulta positivo (evidenziando la presenza dell&#8217;ormone Beta-hCG), ma la gestazione si interrompe spontaneamente prima ancora che sia possibile visualizzare la camera gestazionale tramite ecografia. Spesso liquidata clinicamente come un &#8220;falso allarme&#8221; [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della ricerca di una gravidanza esiste un evento tanto precoce quanto devastante: la <strong>gravidanza biochimica</strong>. Si verifica quando un test di gravidanza risulta positivo (evidenziando la presenza dell&#8217;ormone Beta-hCG), ma la gestazione si interrompe spontaneamente prima ancora che sia possibile visualizzare la camera gestazionale tramite ecografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso liquidata clinicamente come un &#8220;falso allarme&#8221; o un semplice ritardo, la biochimica porta con sé un carico emotivo che merita di essere riconosciuto e validato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;illusione di un istante</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La particolarità della gravidanza biochimica è la sua brevità estrema. Può durare pochi giorni o addirittura poche ore. Tuttavia, per chi cerca un figlio, quel lasso di tempo è sufficiente per costruire un intero futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal momento in cui appare quella linea sottile sul test o si legge il valore delle analisi del sangue, la persona non è più &#8220;in cerca&#8221;, ma è <strong>incinta</strong>. La biochimica non interrompe solo un processo biologico, ma spezza bruscamente una proiezione mentale e affettiva, trasformando la gioia in un lutto immediato.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché il dolore viene spesso minimizzato?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto sociale tende a pesare il dolore in base alle settimane di gestazione: &#8220;era presto&#8221;, &#8220;almeno sai che puoi rimanere incinta&#8221;, &#8220;è stato solo un accenno&#8221;. Queste frasi appartengono alla <strong>positività tossica</strong> e servono a chi le pronuncia per gestire il proprio disagio, ma hanno l&#8217;effetto di isolare chi soffre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trauma psicologico della biochimica deriva da:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Lo shock del &#8220;dentro-fuori&#8221;:</strong> la rapidità con cui si passa dall&#8217;euforia alla perdita non lascia il tempo alla mente di elaborare l&#8217;accaduto.</li>



<li><strong>La mancanza di un luogo per il dolore:</strong> non essendoci un&#8217;ecografia, un battito o un corpo, il lutto sembra &#8220;astratto&#8221; agli occhi degli altri, rendendo difficile per la coppia chiedere supporto.</li>



<li><strong>La sfiducia nel proprio corpo:</strong> molte donne vivono la biochimica come un tradimento del corpo, che le ha illuse per poi &#8220;fallire&#8221; subito dopo.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gestire l&#8217;impatto emotivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Validare il proprio lutto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo è smettere di dirsi &#8220;non era niente&#8221;. Era una speranza, era un inizio, era un figlio potenziale. Riconoscere che si ha il diritto di soffrire, anche se la gravidanza è durata pochissimo, è fondamentale per non cronicizzare il trauma.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Comunicare con il partner</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso i membri della coppia vivono questo evento in tempi diversi. Parlarne apertamente evita che uno dei due si senta solo o che l&#8217;altro si senta obbligato a &#8220;fare il forte&#8221;, minimizzando l&#8217;accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Riprendere il controllo del racconto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di vedere la biochimica solo come un fallimento, col tempo si può provare a inquadrarla come un dato clinico (specialmente in percorsi di PMA) che indica che un attecchimento è stato possibile. Questo non cancella il dolore, ma aiuta a ricollocare l&#8217;evento all&#8217;interno di un percorso più ampio.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La gravidanza biochimica non è una &#8220;non-gravidanza&#8221;. È un’esperienza di perdita reale che richiede tempo, ascolto e rispetto. Sminuirne la portata psicologica non aiuta la guarigione; al contrario, solo dando un nome a questo dolore invisibile è possibile attraversarlo e tornare a guardare al futuro con una consapevolezza nuova.</p>
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		<title>Lutto perinatale ed espulsione farmacologica: cosa succede psicologicamente alle donne che affrontano un aborto spontaneo nel bagno di casa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aborto spontaneo è, per sua natura, un evento traumatico. Quando la gravidanza si interrompe ma il corpo non avvia l&#8217;espulsione, la medicina ricorre all&#8217;induzione farmacologica. Questa procedura, mirata a evitare l&#8217;intervento chirurgico, sposta però il momento culminante della perdita tra le mura domestiche. La donna si trova così a vivere il lutto perinatale e l&#8217;espulsione [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’aborto spontaneo è, per sua natura, un evento traumatico. Quando la gravidanza si interrompe ma il corpo non avvia l&#8217;espulsione, la medicina ricorre all&#8217;induzione farmacologica. Questa procedura, mirata a evitare l&#8217;intervento chirurgico, sposta però il momento culminante della perdita tra le mura domestiche. La donna si trova così a vivere il lutto perinatale e l&#8217;espulsione del feto nell&#8217;intimità – a volte drammatica – del bagno di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa succede nella mente di una donna che si ritrova a gestire la fine di un desiderio e la cruda realtà fisica della perdita, seduta sul pavimento o sul water della propria abitazione?</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo shock della &#8220;solitudine medica&#8221; nel momento del trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;aborto spontaneo indotto farmacologicamente a casa, la donna passa istantaneamente dal ruolo di madre che attende a quello di spettatrice della fine della propria gravidanza.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La responsabilità dell&#8217;atto:</strong> anche se la decisione è medica (il feto è morto), la donna deve assumere i farmaci e monitorare da sola il processo. Questo può generare un profondo senso di abbandono da parte delle istituzioni sanitarie.<br></li>



<li><strong>L&#8217;ipervigilanza:</strong> senza il supporto visivo e costante di medici o infermieri, la donna deve valutare da sola la normalità del dolore e del sanguinamento. Ogni crampo e ogni perdita ematica diventano fonte di terrore e ansia acuta: <em>&#8220;Starà andando tutto bene? Sto rischiando un&#8217;emorragia?&#8221;</em>.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il trauma della concretezza visiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di un raschiamento in sala operatoria, dove l&#8217;atto chirurgico scherma la donna dalla vista della perdita, l&#8217;aborto farmacologico a casa impone un confronto visivo diretto e brutale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bagno diventa il luogo in cui il lutto astratto si materializza in modo visivo, tattile e irreversibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vista del sangue, dei coaguli e potenzialmente del sacco gestazionale o del feto è uno degli aspetti più impattanti a livello psicologico.<br>Questo momento può scatenare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Immagini intrusive (flashback):</strong> la scena del bagno può fissarsi nella memoria a lungo termine in modo traumatico, ripresentandosi alla mente nei giorni successivi sotto forma di incubi o pensieri improvvisi.<br></li>



<li><strong>Il dilemma del cosa fare:</strong> un carico emotivo immenso è legato alla gestione pratica di ciò che viene espulso. Cosa fare? Come comportarsi nel bagno di casa di fronte ai resti di una gravidanza desiderata? È un momento di una complessità emotiva fortissima.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La contaminazione emotiva dello spazio quotidiano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il bagno è un luogo di igiene, intimità e routine quotidiana. Dopo un evento del genere,</p>



<p class="wp-block-paragraph">subisce una vera e propria frattura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei mesi successivi, entrarci per lavarsi o guardarsi allo specchio può riattivare la memoria traumatica del corpo. La casa, che dovrebbe essere il luogo sicuro in cui rifugiarsi per elaborare il dolore, nasconde una stanza che ricorda costantemente la perdita. Questo può portare la donna a evitare di usare quel bagno, o a viverlo con un senso di profonda angoscia e tristezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vissuto psicologico: le fasi del lutto perinatale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aborto spontaneo vissuto in questo modo attiva un processo di lutto che si articola attraverso emozioni specifiche e dolorose:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Senso di colpa</strong>: anche se la morte del feto è una fatalità medica, il fatto di aver assunto il farmaco per espellerlo può generare la falsa e dolorosa sensazione di &#8220;aver fatto qualcosa per mandarlo via&#8221;.<br></li>



<li><strong>Inadeguatezza del corpo</strong>: sentire che il proprio corpo ha &#8220;fallito&#8221; due volte: prima nel non proteggere la vita, poi nel dover essere spinto dai farmaci per lasciarla andare.<br></li>



<li><strong>Rabbia e ingiustizia</strong>: verso la sfortuna, verso la solitudine in cui ci si è trovate, o verso la apparente facilità con cui gli altri portano a termine le gravidanze.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Supporto psicologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l&#8217;autonomia della procedura farmacologica non si traduca in un trauma permanente, la gestione di queste situazioni richiede un radicale cambio di paradigma:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Preparazione psicologica (e non solo medica):</strong> il personale sanitario non può limitarsi a spiegare gli effetti collaterali fisici dei farmaci. Dovrebbe preparare la donna a <em>ciò che vedrà</em> e a <em>ciò che proverà</em> emotivamente in quel bagno.<br></li>



<li><strong>Protocolli di accoglienza del lutto:</strong> offrire indicazioni chiare e rispettose su come gestire i resti della gravidanza, sollevando la donna dall&#8217;improvvisazione in un momento di shock.<br></li>



<li><strong>Supporto psicologico post-evento istantaneo:</strong> attivare percorsi di psicoterapia o gruppi di mutuo aiuto sul lutto perinatale per elaborare l&#8217;esperienza visiva e corporea vissuta tra le mura di casa.<br><br></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Morire psicologicamente un pezzetto alla volta sul pavimento del proprio bagno è un&#8217;esperienza che nessuna donna dovrebbe affrontare senza una rete di protezione emotiva. Riconoscere la specificità di questo trauma è il primo passo per potersene prendere cura.</p>
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		<title>Lutto perinatale: il trauma del raschiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lutto perinatale è un’esperienza profonda, dolorosa e spesso vissuta in un silenzio assordante. Quando una gravidanza si interrompe bruscamente nelle prime settimane, il dolore emotivo si intreccia inevitabilmente con il trauma fisico. Tra le procedure mediche necessarie in questi contesti, il raschiamento rappresenta uno spartiacque psicologico molto intenso. Non si tratta semplicemente di un [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale è un’esperienza profonda, dolorosa e spesso vissuta in un silenzio assordante. Quando una gravidanza si interrompe bruscamente nelle prime settimane, il dolore emotivo si intreccia inevitabilmente con il trauma fisico. Tra le procedure mediche necessarie in questi contesti, il <strong>raschiamento</strong> rappresenta uno spartiacque psicologico molto intenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta semplicemente di un intervento chirurgico di routine; per la donna, il raschiamento è il momento della separazione definitiva, un rito di passaggio traumatico che richiede un’attenta lettura psicologica.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto psicologico del raschiamento: un trauma multidimensionale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista psicologico, il raschiamento attiva dinamiche traumatiche specifiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La perdita dell&#8217;ideale e del futuro:</strong> La gravidanza, fin dal test positivo, attiva nella mente della donna (e della coppia) la costruzione di un bambino immaginario, di una nuova identità (quella di madre) e di un futuro condiviso. Il raschiamento decreta la fine fisica di quel futuro.</li>



<li><strong>La violazione del corpo:</strong> L&#8217;utero, vissuto fino a poco prima come un luogo di accoglienza, protezione e vita, diventa improvvisamente uno spazio &#8220;vuoto&#8221; o, peggio, un luogo di morte. L&#8217;intervento chirurgico, per quanto eseguito con cura, viene spesso percepito inconsciamente come un&#8217;intrusione o una violazione del proprio spazio più intimo.</li>



<li><strong>Il vuoto improvviso:</strong> Molte donne riferiscono che il risveglio dall&#8217;anestesia coincide con una sensazione di &#8220;vuoto viscerale&#8221;. Finché l&#8217;embrione o il feto è nel corpo, permane un legame fisico; l&#8217;intervento recide questo legame in modo istantaneo e artificiale.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;lutto squalificato&#8221; e il senso di solitudine</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei fattori che aggrava il trauma del raschiamento è quello che possiamo definire come lutto squalificato o anche lutto invisibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso, l&#8217;ambiente ospedaliero tratta l&#8217;interruzione precoce di gravidanza come un evento clinico minore. La donna può trovarsi in corsia d&#8217;attesa accanto a donne che stanno per partorire, o ricevere commenti apparentemente consolatori ma profondamente invalidanti da parte del personale sanitario o dei familiari (es. <em>&#8220;sei giovane, potrai farne un altro&#8221;</em>, <em>&#8220;era solo all&#8217;inizio&#8221;</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa svalutazione sociale della perdita impedisce la legittimazione del dolore. Se il dolore non viene riconosciuto, il processo di lutto si blocca, aumentando il rischio di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico o una depressione reattiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come elaborare il trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Trovare alleggerimento dalla sofferenza psicologica dopo un raschiamento richiede tempo, rispetto per i propri ritmi e, spesso, un supporto specialistico. Ecco alcune tappe fondamentali nel percorso di elaborazione:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Legittimare il dolore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo è concedersi il permesso di soffrire. Non importa di quante settimane fosse la gravidanza: la perdita è reale e il dolore ha il diritto di esistere. Piangere la perdita è necessario per evitare che il trauma si somatizzi nel corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Dare un nome e un posto alla perdita</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se non c&#8217;è stata una nascita termine, quel bambino è esistito nella mente e nel cuore dei genitori. Trovare un modo per salutarlo – che sia scrivere una lettera, piantare un fiore o conservare un piccolo oggetto simbolo – aiuta a trasformare un trauma improvviso in un ricordo integrato nella propria storia di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Prendersi cura del corpo ferito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corpo ha subito un trauma fisico e un brusco crollo ormonale. È fondamentale che la donna ristabilisca una connessione positiva con il proprio corpo, non più visto come &#8220;difettoso&#8221; o &#8220;incapace&#8221;, ma come un organismo che ha sofferto e che ha bisogno di cure, riposo e delicatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Il ruolo del partner e della coppia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale colpisce anche il partner, il cui dolore viene spesso ulteriormente invisibilizzato. Il raschiamento può unire o dividere: è vitale comunicare, accettando che si possa soffrire in modi e con tempi diversi, senza giudicarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: l&#8217;importanza di un supporto specializzato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il raschiamento lascia una cicatrice che non si vede ecograficamente, ma che incide profondamente l&#8217;anima. Se dopo diversi mesi dall&#8217;intervento il pensiero della perdita evoca ancora la stessa identica angoscia acuta, o se compaiono flashback dell&#8217;ospedale, disturbi del sonno e ansia generalizzata, è fondamentale chiedere aiuto a uno psicologo che si occupa di queste tematiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trauma non si cancella, ma può essere integrato nella propria storia. Solo attraversando quel vuoto, con i giusti tempi e il giusto sostegno, l&#8217;utero e la mente possono tornare a essere, un giorno, luoghi capaci di accogliere nuovamente la vita o, semplicemente, di ritrovare la pace.</p>
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		<title>Come cambia l’umore in base al dolore: la mente accusa il colpo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:39:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un malinteso comune, quasi crudele, che circonda chi soffre di dolore cronico: l&#8217;idea che l&#8217;irritabilità, la malinconia o il pessimismo che ne derivano siano una sorta di &#8220;cedimento&#8221; caratteriale. Non è così. Quando diciamo che la mente accusa il colpo, non stiamo parlando di una debolezza psicologica, ma di una risposta fisiologica inevitabile. La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è un malinteso comune, quasi crudele, che circonda chi soffre di dolore cronico: l&#8217;idea che l&#8217;irritabilità, la malinconia o il pessimismo che ne derivano siano una sorta di &#8220;cedimento&#8221; caratteriale. Non è così. <br>Quando diciamo che <strong>la mente accusa il colpo</strong>, non stiamo parlando di una debolezza psicologica, ma di una risposta fisiologica inevitabile. <br>La mente non ha colpe, è semplicemente una vittima della stessa sofferenza che sta colpendo il corpo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un sistema in sovraccarico forzato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cervello umano non è diviso in compartimenti stagni dove da una parte si sente il dolore e dall&#8217;altra si gestiscono le emozioni. Al contrario, le centraline elettriche sono le stesse. Quando il segnale del dolore invade il sistema nervoso, lo fa con una prepotenza tale da sequestrare tutte le risorse disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina il tuo cervello come una casa con un impianto elettrico limitato: se accendi un macchinario industriale (il dolore), salta la luce nelle altre stanze (l&#8217;umore, la pazienza, la gioia). Non è l&#8217;impianto a essere guasto, è il carico che è insostenibile. <br>La mente diventa cupa perché è in <strong>modalità risparmio energetico</strong>, nel tentativo disperato di sopravvivere alla tempesta sensoriale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La biochimica della tristezza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può chiedere a una mente di essere solare quando il corpo sta prosciugando le sue riserve di serotonina e dopamina. Il dolore fisico altera la chimica cerebrale in modo meccanico. La depressione o l&#8217;ansia che accompagnano una patologia dolorosa non sono capricci, ma il risultato di un esaurimento di neurotrasmettitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che una persona dovrebbe &#8220;reagire con spirito o con forza&#8221; al dolore persistente è come chiedere a qualcuno di correre una maratona con i polmoni sgonfi. <br>La mente subisce il cambiamento d&#8217;umore come un riflesso incondizionato, esattamente come la pupilla si restringe se colpita da una luce troppo forte.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il peso del giudizio e l&#8217;auto-assoluzione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il danno maggiore, spesso, non lo fa il dolore in sé, ma il senso di colpa che la persona prova nel vedersi cambiata. Ci si sente &#8220;pesanti&#8221; per gli altri, musoni, meno brillanti. Ma è fondamentale capire che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L&#8217;irritabilità</strong> è una forma di protezione: la mente alza barriere perché non ha energie per gestire altri stimoli.</li>



<li><strong>Il ritiro sociale</strong> è una necessità: il cervello cerca il silenzio per elaborare il segnale di danno.</li>



<li><strong>La mancanza di speranza</strong> è stanchezza estrema, non cinismo.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La dignità della resa temporanea</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare che la mente &#8220;accusi il colpo&#8221; non significa darsi per vinti, ma riconoscere la propria umanità. <br>Spesso ci imponiamo una finta resilienza, una maschera di ottimismo che consuma le poche energie rimaste, peggiorando il senso di svuotamento. <br>Esiste invece una profonda dignità nel concedersi di non essere brillanti, nel dire &#8220;oggi il dolore ha preso tutto lo spazio e non ho nulla da offrire al mondo&#8221;. <br>Questa non è una sconfitta, è <strong>onestà biologica</strong>. <br>Permettersi di abitare il proprio malumore senza l&#8217;obbligo di &#8220;guarirlo&#8221; psicologicamente nell&#8217;immediato toglie un peso enorme dalle spalle. <br>Solo quando smettiamo di combattere contro le nostre stesse reazioni emotive, la mente può smettere di sentirsi sotto assedio e iniziare, con i suoi tempi, a respirare di nuovo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: l&#8217;alleanza tra corpo e psiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Smettere di colpevolizzare la mente è il primo passo per una reale gestione del dolore. Capire che il cambiamento d&#8217;umore è una <strong>conseguenza organica</strong> permette di guardarsi con più compassione. Non sei tu che &#8220;non ce la fai&#8221;, è il tuo sistema nervoso che sta reagendo ad un’invasione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mente non è il colpevole, è il compagno di sventura del tuo corpo. Trattarla con la stessa cura e lo stesso rispetto che si riserverebbe a una ferita fisica è l&#8217;unico modo per attraversare il buio senza perdersi.</p>
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		<title>Infertilità e ovodonazione: aspetti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 07:56:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mestruazioni e menopausa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ovodonazione rappresenta una delle frontiere più cariche di significato nella medicina riproduttiva: è il momento in cui la scienza incontra la generosità di un’altra donna per permettere una vita che, altrimenti, non potrebbe nascere. Tuttavia, il passaggio dal desiderio di un figlio biologico alla fecondazione eterologa non è un semplice cambio di protocollo medico, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ovodonazione rappresenta una delle frontiere più cariche di significato nella medicina riproduttiva: è il momento in cui la scienza incontra la generosità di un’altra donna per permettere una vita che, altrimenti, non potrebbe nascere. Tuttavia, il passaggio dal desiderio di un figlio biologico alla fecondazione eterologa non è un semplice cambio di protocollo medico, ma un profondo viaggio psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare l&#8217;ovodonazione significa attraversare un ponte emotivo che richiede l&#8217;abbandono di alcune certezze per abbracciarne di nuove. È un percorso fatto di riflessioni silenziose, timori e, infine, di una ridefinizione del concetto stesso di maternità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il lutto genetico: dire addio al proprio DNA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo e più complesso scoglio psicologico è il cosiddetto <strong>lutto genetico</strong>. <br>Ogni donna cresce con l&#8217;idea implicita di trasmettere i propri tratti, la storia della propria famiglia e il proprio patrimonio biologico. Scegliere l&#8217;ovodonazione significa elaborare la perdita di questo legame lineare. <br>È normale provare un senso di tristezza o di &#8220;estraneità&#8221; iniziale verso l&#8217;ovocita donato; questo dolore va accolto e validato prima di poter procedere con serenità verso l&#8217;accoglienza del bambino.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La ridefinizione della maternità: il sangue contro l&#8217;amore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ovodonazione scardina il dogma secondo cui la maternità è solo una questione di geni. <br>Psicologicamente la madre impara che il legame si costruisce attraverso l&#8217;<strong>epigenetica</strong> (l&#8217;ambiente uterino che nutre e modifica l&#8217;espressione dei geni del bambino) e, soprattutto, attraverso la cura quotidiana. <br>La maternità diventa un atto intenzionale e relazionale: non si è madri perché si condivide il DNA, ma perché si sceglie di dare la vita e di crescere un essere umano.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura della non somiglianza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle preoccupazioni più frequenti riguarda l&#8217;aspetto fisico: <em>&#8220;Mi somiglierà? Gli altri noteranno che è diverso?&#8221;</em>. Questa ansia nasconde spesso il timore di non sentirsi &#8220;abbastanza&#8221; madri o di essere giudicate. <br>Tuttavia, l&#8217;esperienza clinica dimostra che la somiglianza è fatta anche di gesti, espressioni e modi di fare che si apprendono durante la crescita. Il timore della diversità estetica tende a svanire nel momento in cui il bambino diventa una presenza reale e unica nella vita dei genitori.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il segreto o la trasparenza: il dilemma della narrazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto cruciale è la gestione del &#8220;racconto&#8221; verso il mondo esterno e verso il futuro figlio. La tendenza moderna della psicologia suggerisce la <strong>trasparenza</strong>. <br>Raccontare al bambino le sue origini come una &#8220;storia d&#8217;amore e di aiuto&#8221; evita il peso dei segreti familiari e rinforza il legame basato sulla fiducia. <br>Decidere come e quando comunicare questa scelta richiede un lavoro di coppia solido, che trasformi l&#8217;ovodonazione da un &#8220;tabù&#8221; a un dettaglio prezioso della propria storia familiare.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;importanza del supporto psicologico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Data la complessità di questi temi, il supporto di uno psicoterapeuta esperto in PMA è fondamentale. <br>Non serve solo a superare i dubbi, ma a preparare il terreno emotivo per accogliere una vita che nasce da un atto di altruismo esterno. Il supporto aiuta a trasformare il senso di &#8220;mancanza&#8221; (l&#8217;ovocita che non c&#8217;è) in un senso di &#8220;abbondanza&#8221; (la vita che finalmente arriva).<br>L&#8217;ovodonazione ci insegna che il cuore ha una capacità di accoglienza che va oltre i limiti della biologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Pma e carico mentale: quando gli ormoni riscrivono le tue emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 10:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi non ha mai vissuto un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) tende a vederlo come un protocollo medico: esami, punture, monitoraggi, transfer. Ma per chi quel percorso lo abita, la realtà è molto diversa. La PMA non è solo una sfida fisica, è un vero e proprio sequestro emotivo che trasforma il corpo in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi non ha mai vissuto un percorso di <strong>Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)</strong> tende a vederlo come un protocollo medico: esami, punture, monitoraggi, transfer. Ma per chi quel percorso lo abita, la realtà è molto diversa. La PMA non è solo una sfida fisica, è un vero e proprio sequestro emotivo che trasforma il corpo in un laboratorio e la mente in un campo di battaglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo esploreremo perché la terapia ormonale influisce così profondamente sulla tua stabilità e come gestire l’invisibile, ma pesantissimo, <strong>carico mentale</strong> che ne deriva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il corpo sotto assedio: l’impatto biochimico degli ormoni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una tua suggestione: <strong>gli ormoni cambiano il modo in cui pensi e senti.</strong> Le terapie farmacologiche utilizzate per la stimolazione ovarica o per la preparazione dell&#8217;endometrio (gonadotropine, estrogeni, progesterone) portano i livelli ormonali a picchi molto distanti da quelli di un ciclo naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sostanze interagiscono direttamente con i neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, che regolano l&#8217;umore. Il risultato?</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Sbalzi d’umore repentini:</strong> puoi passare dalla speranza al pianto disperato nel giro di pochi minuti.</li>



<li><strong>Irritabilità:</strong> una reazione chimica che ti fa sentire &#8220;senza pelle&#8221;, dove ogni piccolo imprevisto sembra insormontabile.</li>



<li><strong>Nebbia cognitiva (brain fog):</strong> difficoltà a concentrarti sul lavoro o a ricordare semplici impegni quotidiani.<br><br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricorda:</strong> Non sei tu che &#8220;non sai gestire lo stress&#8221;. È il tuo sistema endocrino che sta rispondendo a una stimolazione massiccia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il peso dell’iper-vigilanza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla biochimica, esiste un carico cognitivo che satura ogni spazio della giornata. In psicologia si chiama iper-vigilanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dover gestire gli orari millimetrici dei farmaci, coordinare i monitoraggi con gli impegni di lavoro (spesso inventando scuse per assentarsi) e analizzare ogni minimo segnale del corpo alla ricerca di un sintomo di successo, crea un corto circuito mentale. Questa <strong>&#8220;vita in sospeso&#8221;</strong> impedisce di fare progetti a lungo termine, rendendo il futuro un’incognita che dipende esclusivamente dall&#8217;esito dell&#8217;ultimo transfer.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;isolamento sociale e la positività tossica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più difficili del carico mentale in PMA è il divario tra la tua realtà e quella del mondo esterno. Spesso ci si sente costrette a sorridere a un baby shower o a tollerare frasi come <em>&#8220;Basta non pensarci e vedrai che arriva&#8221;</em>. Questa <strong>positività tossica</strong> invalida il tuo dolore e aumenta il senso di isolamento. Il peso di dover &#8220;sembrare normale&#8221; mentre si sta affrontando una tempesta interiore è una delle principali cause di esaurimento emotivo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di sopravvivenza: come proteggere la tua mente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei in questo percorso, non puoi eliminare lo stress, ma puoi cambiare il modo in cui lo attraversi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Valida le tue emozioni:</strong> smetti di chiederti scusa perché sei triste o nervosa. Dì a te stessa: <em>&#8220;È normale sentirsi così, sto facendo una cosa difficile&#8221;</em>.</li>



<li><strong>Crea dei confini protetti:</strong> non sei obbligata a rispondere alle domande dei parenti o a partecipare a eventi che ti fanno soffrire. Proteggere la tua energia non è egoismo, è sopravvivenza.</li>



<li><strong>La regola dei 20 minuti:</strong> dedica solo 20 minuti al giorno alla ricerca di informazioni sulla PMA online o sui forum. Passato quel tempo, chiudi il telefono e dedicati a un’attività che non abbia nulla a che fare con la fertilità.</li>



<li><strong>Coinvolgi il partner in modo attivo:</strong> il carico mentale spesso ricade sulla donna. Delega al partner la gestione della farmacia, la logistica degli appuntamenti o la comunicazione con i familiari.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La tua salute mentale conta quanto il risultato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In un percorso di PMA, l&#8217;obiettivo finale (la gravidanza) tende a oscurare tutto il resto. Ma la tua stabilità emotiva non è un sacrificio necessario sull&#8217;altare della genitorialità. Sei una persona, non un contenitore di speranze mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prenderti cura della tua mente mentre curi il tuo corpo non è solo utile: è fondamentale per affrontare il percorso, qualunque sia l&#8217;esito.</p>
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		<title>Lutto perinatale e psicologia: le domande più comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:54:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa significa psicologicamente vivere un lutto perinatale? Il lutto perinatale non riguarda solo la perdita biologica; è la perdita di un progetto di vita, di una speranza e di una parte di sé. Psicologicamente la genitorialità inizia nel momento in cui un figlio viene immaginato. La morte durante la gravidanza o subito dopo la nascita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa significa psicologicamente vivere un lutto perinatale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale non riguarda solo la perdita biologica; è la perdita di un progetto di vita, di una speranza e di una parte di sé. Psicologicamente la genitorialità inizia nel momento in cui un figlio viene immaginato. La morte durante la gravidanza o subito dopo la nascita interrompe bruscamente il processo di &#8220;investimento affettivo&#8221;, lasciando i genitori in uno stato di shock e vuoto esistenziale.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché mi sento in colpa anche se non ho responsabilità?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di colpa è una delle tappe più frequenti e dolorose. Psicologicamente, la colpa è un meccanismo di difesa (seppur disfunzionale): la mente preferisce pensare di aver sbagliato qualcosa piuttosto che accettare che la vita sia governata dall&#8217;imprevedibilità e dal caos. Ricorda che il lutto perinatale è un evento medico, non un fallimento della tua persona o del tuo corpo.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quanto tempo serve per superare la perdita?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia moderna preferisce parlare di integrazione piuttosto che di superamento. Non si dimentica, ma si impara a convivere con la mancanza.<br>La fase acuta può durare mesi ed è caratterizzata da stanchezza cronica, pianto e isolamento.<br>Il primo anno è il più difficile a causa delle ricorrenze (la data del presunto parto, le feste).<br>Non esiste una tabella di marcia universale: ogni genitore ha il proprio ritmo.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come influisce il lutto sulla vita di coppia?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uomini e donne spesso elaborano il lutto in modi diversi, e questo può creare tensioni:<br>La madre tende a un&#8217;elaborazione più espressiva e focalizzata sull&#8217;emozione.<br>Il padre (o l&#8217;altro partner) spesso adotta un&#8217;elaborazione orientata al &#8220;fare&#8221; o alla protezione, cercando di mostrarsi forte, il che può essere frainteso come indifferenza.<br>La chiave è la comunicazione: accettare che il partner soffra in modo differente è fondamentale per non allontanarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come gestire la paura del futuro e di una nuova gravidanza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è una reazione protettiva. Dopo un lutto perinatale, la spensieratezza legata all&#8217;attesa svanisce, sostituita dall&#8217;ipervigilanza.<br>Non affrettare i tempi per &#8220;sostituire&#8221; il bambino perduto. Datti il permesso di avere paura senza vergognartene. Cerca un monitoraggio medico e psicologico che convalidi le tue ansie invece di sminuirle.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>È normale provare rabbia verso chi ha figli o verso le donne incinte?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, è una reazione umana e molto comune definita &#8220;dolore da confronto&#8221;. La vista di una pancia o di una carrozzina funge da <em>trigger</em> (innesco), ricordandoti violentemente ciò che ti è stato tolto. Questa rabbia non ti rende una persona cattiva o invidiosa; è semplicemente la manifestazione del tuo senso di ingiustizia. Proteggerti è un tuo diritto: se frequentare certi amici o partecipare a un baby shower è troppo doloroso, concediti il permesso di declinare l&#8217;invito senza sensi di colpa. Con il tempo, questa reattività emotiva tenderà a sfumare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come posso rispondere a chi minimizza la mia perdita con frasi fatte?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone spesso dicono frasi come <em>&#8220;sei giovane&#8221;</em> o <em>&#8220;la natura ha fatto il suo corso&#8221;</em> perché non sanno gestire l&#8217;impotenza di fronte al tuo dolore. Non sei obbligato a educare gli altri o a incassare in silenzio. Puoi rispondere con cortesia ma fermezza: <em>&#8220;capisco che tu voglia consolarmi, ma in questo momento ho solo bisogno che la mia perdita venga riconosciuta come tale&#8221;</em>.<br>Mettere dei confini chiari aiuta gli altri a capire che il tuo non è un &#8220;piccolo intoppo&#8221;, ma un lutto a tutti gli effetti che richiede rispetto e ascolto, non soluzioni sbrigative.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando è necessario chiedere aiuto a un professionista?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta specializzato se:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il dolore impedisce le normali attività quotidiane dopo molti mesi.</li>



<li>Si manifestano attacchi di panico o sintomi di disturbo da stress post-traumatico (flashback, incubi).</li>



<li>Il senso di vuoto sfocia in una depressione clinica persistente.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Un consiglio prezioso:</strong> il tuo dolore ha diritto di esistere perché l&#8217;amore che provavi era reale.</p>
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		<title>Gravidanza extrauterina: l’impatto psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 07:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza di una gravidanza extrauterina (GEU) rappresenta un evento traumatico unico nel panorama della salute riproduttiva. Si colloca all&#8217;intersezione tra la gioia di una nuova vita, il lutto di una perdita e la paura per la propria incolumità fisica. A differenza di un aborto spontaneo convenzionale, la GEU comporta spesso un&#8217;emergenza medica che trasforma bruscamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza di una <strong>gravidanza extrauterina</strong> (GEU) rappresenta un evento traumatico unico nel panorama della salute riproduttiva. Si colloca all&#8217;intersezione tra la gioia di una nuova vita, il lutto di una perdita e la paura per la propria incolumità fisica. <br>A differenza di un aborto spontaneo convenzionale, la GEU comporta spesso un&#8217;emergenza medica che trasforma bruscamente un sogno in una minaccia per la salute.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo shock del pericolo immediato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di altre forme di perdita, la gravidanza extrauterina richiede spesso un intervento medico o chirurgico d&#8217;urgenza. Il passaggio psicologico è violentissimo: in pochi istanti si passa dal monitoraggio delle Beta-hCG alla sala operatoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il trauma fisico come barriera al lutto:</strong> il dolore fisico e lo shock dell&#8217;intervento (con il rischio di perdere una tuba) costringono la donna a concentrarsi sulla propria sopravvivenza. Questo può &#8220;congelare&#8221; l&#8217;elaborazione del lutto per il bambino perso, che riemergerà solo settimane dopo, quando le ferite fisiche saranno rimarginate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sensazione di invasione:</strong> l&#8217;intervento chirurgico d&#8217;emergenza può lasciare un senso di violazione e vulnerabilità, tipico dei disturbi da stress post-traumatico.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La perdita della fertilità futura (reale o percepita)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti psicologici più pesanti riguarda il timore per il futuro. <br>La perdita di una tuba o il danno ai tessuti riproduttivi instilla il dubbio: <em>&#8220;potrò ancora avere figli?&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mutilazione simbolica:</strong> la rimozione di una tuba viene spesso vissuta come una perdita di femminilità o di integrità. Anche se la scienza conferma che è possibile concepire con una sola tuba, la mente percepisce una riduzione della propria capacità generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ansia della ripetizione:</strong> dopo una GEU, ogni futura ricerca di gravidanza non sarà più vissuta con spensieratezza, ma con il terrore che l&#8217;evento possa ripetersi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un lutto complesso e solitario</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto per una GEU è spesso un lutto non riconosciuto. Poiché la gravidanza non poteva in alcun modo procedere (essendo l&#8217;impianto fuori dall&#8217;utero biologicamente incompatibile con la vita), alcune persone (e talvolta persino il personale sanitario) tendono a razionalizzare eccessivamente: <em>&#8220;almeno l&#8217;hanno presa in tempo&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste parole, pur vere clinicamente, invalidano il fatto che per la donna quel piccolo embrione era già un figlio. La consapevolezza che la gravidanza fosse impossibile non rende la perdita meno dolorosa; al contrario, aggiunge un senso di ingiustizia e di assurdità biologica.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di recupero psicologico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per superare l&#8217;impatto di una gravidanza extrauterina, è necessario un approccio che curi sia la mente che il corpo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riconoscere il trauma:</strong> è corretto ammettere che ciò che è accaduto è stato un evento effettivamente rischioso. Non si è &#8220;solo&#8221; perso un bambino, si è vissuta un&#8217;emergenza medica.<br></li>



<li><strong>Pazienza con il corpo:</strong> il recupero ormonale dopo una GEU può essere lento. Gli sbalzi di umore sono influenzati non solo dal dolore, ma anche dal brusco calo degli ormoni della gravidanza.<br></li>



<li><strong>Supporto specialistico:</strong> se i flashback dell&#8217;ospedale, l&#8217;ansia costante o il senso di vuoto persistono, rivolgersi a uno psicologo esperto in psicologia perinatale è il passo più efficace per rielaborare l&#8217;accaduto.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La gravidanza extrauterina lascia cicatrici visibili sul corpo e invisibili nell&#8217;anima. Guarire significa dare spazio a entrambe. Solo onorando il dolore della perdita e, contemporaneamente, celebrando la propria guarigione fisica, è possibile ritrovare la fiducia necessaria per guardare di nuovo al futuro.</p>
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		<title>Lutto perinatale e stati depressivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 09:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lutto perinatale comprende la perdita di un bambino durante la gravidanza (dalle prime settimane fino al termine) o subito dopo la nascita. È un evento traumatico che colpisce circa una donna su sei, eppure rimane spesso un &#8220;lutto proibito&#8221; o delegittimato dalla società, che tende a minimizzare l&#8217;accaduto con frasi fatte del tipo &#8220;sei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale comprende la perdita di un bambino durante la gravidanza (dalle prime settimane fino al termine) o subito dopo la nascita. <br>È un evento traumatico che colpisce circa una donna su sei, eppure rimane spesso un &#8220;lutto proibito&#8221; o delegittimato dalla società, che tende a minimizzare l&#8217;accaduto con frasi fatte del tipo &#8220;<em>sei giovane, ne avrai un altro</em>&#8220;. <br>Questa mancanza di riconoscimento sociale può spingere i genitori in un isolamento profondo, favorendo l&#8217;insorgenza di stati depressivi complessi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il peso del silenzio e la solitudine del dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più dolorosi del lutto perinatale è l&#8217;invisibilità.<br>Poiché il bambino spesso non ha avuto il tempo di essere conosciuto dal mondo esterno, i genitori si ritrovano a piangere un figlio che &#8220;esisteva&#8221; pienamente solo nella loro mente e nel loro cuore. <br>Questo vuoto di memoria collettiva rende difficile l&#8217;elaborazione: senza ricordi condivisi con amici e parenti, il dolore resta confinato tra le mura domestiche, trasformandosi facilmente in un senso di alienazione che è il terreno fertile per gli stati depressivi.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La distinzione tra lutto fisiologico e depressione reattiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È fondamentale distinguere tra la tristezza profonda, che è una risposta naturale alla perdita, e una vera e propria patologia depressiva.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Lutto fisiologico:</strong> è un processo dinamico che, seppur dolorosissimo, permette nel tempo di integrare la perdita nella propria storia.</li>



<li><strong>Stato depressivo:</strong> si manifesta quando il dolore diventa statico. I sintomi includono un senso di colpa paralizzante, anedonia (incapacità di provare piacere), disturbi del sonno persistenti e la sensazione che la vita non abbia più alcun valore o significato.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La colpa e il corpo traditore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle madri, la componente depressiva è spesso alimentata da un senso di fallimento biologico. Il corpo, che avrebbe dovuto proteggere e nutrire la vita, viene percepito come un &#8220;traditore&#8221;. Questo pensiero intrusivo genera un ciclo di autosvalutazione distruttivo.<br>Anche i padri, tuttavia, non sono immuni: spesso si sentono in dovere di essere la &#8220;roccia&#8221; della famiglia, reprimendo il proprio dolore per sostenere la compagna, finendo poi per crollare in forme di depressione mascherata o rabbia repressa.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto sulla coppia e il rischio di rottura</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale mette a dura prova il legame di coppia. Ognuno elabora la perdita con tempi e modalità differenti: chi ha bisogno di parlare frequentemente dell&#8217;accaduto e chi cerca rifugio nel silenzio o nel lavoro. Quando queste divergenze non vengono comprese, nasce un muro di incomprensione che alimenta lo stato depressivo di entrambi, portando a una sensazione di abbandono reciproco proprio nel momento del massimo bisogno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Percorsi di cura: oltre la sopravvivenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uscire dal buio della depressione post-lutto richiede tempo e, spesso, un aiuto professionale.</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Validazione del dolore:</strong> riconoscere che la perdita è reale e che il bambino era una persona a tutti gli effetti.</li>



<li><strong>Riti di passaggio:</strong> creare momenti o simboli per onorare la memoria (una lettera, una scatola dei ricordi, piantare un albero) aiuta a dare una collocazione al dolore.</li>



<li><strong>Supporto tra pari:</strong> i gruppi di auto-mutuo aiuto sono straordinariamente efficaci, poiché permettono di specchiarsi in chi ha vissuto lo stesso dramma, abbattendo il muro della solitudine.</li>
</ol>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verso una nuova luce</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborare un lutto perinatale non significa &#8220;dimenticare&#8221; o &#8220;superare&#8221;, ma imparare a vivere con una cicatrice che fa parte della propria storia. La guarigione non coincide con il ritorno alla persona di prima (che non esiste più) ma con la nascita di una nuova consapevolezza. Con il giusto supporto psicologico e umano, è possibile trasformare la disperazione in una malinconia gestibile, permettendo alla vita di riprendere, pur con la consapevolezza della fragilità, della mancanza e del vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dolore cronico e positività tossica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 14:59:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tutto andrà bene&#8221;, &#8220;Devi solo crederci di più&#8221;, &#8220;Sii forte, non mollare mai&#8221;.Nel lungo viaggio del dolore cronico, sia esso fisico o emotivo, queste frasi sono onnipresenti. Eppure, per chi le riceve, spesso non sono incoraggiamenti, ma macigni che pesano sulle spalle.Questo fenomeno ha un nome: positività tossica. È l&#8217;imposizione di un atteggiamento ottimista a [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Tutto andrà bene&#8221;, &#8220;Devi solo crederci di più&#8221;, &#8220;Sii forte, non mollare mai&#8221;.</em><br>Nel lungo viaggio del dolore cronico, sia esso fisico o emotivo, queste frasi sono onnipresenti. Eppure, per chi le riceve, spesso non sono incoraggiamenti, ma macigni che pesano sulle spalle.<br>Questo fenomeno ha un nome: <strong>positività tossica</strong>. È l&#8217;imposizione di un atteggiamento ottimista a tutti i costi, che finisce per soffocare, invalidare e negare l&#8217;esperienza reale della sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos&#8217;è la positività tossica?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La positività tossica è l&#8217;eccessiva e inefficace generalizzazione di uno stato felice e ottimista in tutte le situazioni. Si manifesta quando la ricerca della &#8220;vibrazione positiva&#8221; porta alla negazione, alla minimizzazione o all&#8217;invalidamento di un&#8217;esperienza emotiva autentica (come il dolore, la paura o la frustrazione).<br>A differenza dell&#8217;ottimismo sano, che riconosce le difficoltà ma cerca una via d&#8217;uscita, la positività tossica impone il silenzio sulle emozioni negative. È &#8220;tossica&#8221; perché agisce come una forma di pressione sociale che obbliga chi soffre a nascondere il proprio vissuto dietro ad una maschera di benessere, impedendo l&#8217;elaborazione del trauma e aumentando il senso di isolamento.<br>In breve, è il rifiuto di accettare che la sofferenza faccia parte dell&#8217;esperienza umana.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando l’ottimismo diventa un’arma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La positività tossica nasce spesso da buone intenzioni: chi ci sta vicino non sopporta di vederci soffrire e cerca una soluzione rapida. Tuttavia, per chi vive con il dolore cronico, questo approccio genera effetti devastanti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Senso di colpa:</strong> se non guarisco o non miglioro è perché non sono stata abbastanza positiva?</li>



<li><strong>Isolamento:</strong> si smette di condividere il proprio stato d&#8217;animo per non sentirsi rispondere con slogan motivazionali.</li>



<li><strong>Sfinimento emotivo:</strong> fingere di stare bene quando il corpo o la mente urlano dolore richiede un&#8217;energia che la persona malata semplicemente non ha.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il peso del dolore cronico sotto la lente del giudizio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto del dolore cronico la positività tossica diventa una forma di gaslighting emotivo.<br>Il dolore cronico non è un semplice fastidio passeggero, ma un’esperienza che altera profondamente il sistema nervoso e la percezione del sé. Quando questo vissuto viene ignorato in nome del &#8220;sorriso a tutti i costi&#8221;, si nega la realtà biologica di chi soffre.<br>Dire a chi convive con un dolore quotidiano che la sua guarigione dipende esclusivamente dalla sua attitudine mentale significa ignorare la complessità della patologia e scaricare l&#8217;intera responsabilità della cura sulle spalle del paziente, come se stare male fosse una colpa o un difetto di volontà.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi concreti di positività tossica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere la positività tossica è il primo passo per disinnescarla. Si nasconde spesso in frasi comuni che, pur nascendo da buone intenzioni, finiscono per ferire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>&#8220;Sii forte, non farti abbattere!&#8221;</strong>: questa frase insinua che la sofferenza sia una scelta e che basti una prova di forza muscolare per cancellare il dolore. Invece di motivare, fa sentire la persona inadeguata ogni volta che il dolore prende il sopravvento.</li>



<li><strong>&#8220;Pensa positivo e il corpo ti seguirà&#8221;</strong>: è forse l&#8217;esempio più pericoloso, poiché suggerisce che la biologia sia totalmente subordinata ai pensieri. Se il dolore persiste, il malato finisce per sentirsi responsabile del proprio fallimento fisico.</li>



<li><strong>&#8220;C’è chi sta peggio di te&#8221;</strong>: questo paragone invalida il dolore individuale. Il fatto che esistano altre sofferenze nel mondo non rende meno reale o meno atroce il dolore che si sta provando in quel momento.</li>



<li><strong>&#8220;Tutto accade per un motivo&#8221;</strong>: nel tentativo di dare un senso logico a una malattia, questa frase nega il diritto di provare rabbia verso un evento che è, spesso, semplicemente ingiusto e privo di senso.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come difendersi dalla positività tossica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per sopravvivere emotivamente a lungo termine, è necessario passare dalla positività forzata alla speranza realistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Pratica la validazione emozionale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di dirti &#8220;<em>devo essere felice</em>&#8220;, prova a dirti: <em>&#8220;oggi sto soffrendo, ed è comprensibile. È difficile gestire tutto questo e ho il diritto di essere triste/arrabbiata/stanca&#8221;</em>.<br>Dare un nome al dolore ne riduce il potere oppressivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Stabilisci dei confini comunicativi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È lecito dire ad amici e parenti: <em>&#8220;ti ringrazio per il supporto, ma in questo momento non ho bisogno di incoraggiamenti o frasi fatte. Ho solo bisogno che tu ascolti quanto sia difficile per me oggi&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Accetta la &#8220;giornata no&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La resilienza non è stare sempre in piedi, ma sapersi sdraiare quando la tempesta è troppo forte. Accettare un momento di sconforto non significa arrendersi, ma ricaricare le batterie per il giorno successivo.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: il valore della verità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo bisogno di spazi dove il dolore possa essere guardato negli occhi senza essere immediatamente &#8220;corretto&#8221; da un sorriso forzato. La vera guarigione emotiva non passa attraverso la negazione della sofferenza, ma attraverso la sua accettazione.<br>Non sei &#8220;negativa&#8221; perché soffri; sei umana. E la tua sofferenza merita rispetto, non una correzione!</p>
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		<title>L’intimità sospesa nelle patologie ginecologiche croniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intimità è, per definizione, un luogo di abbandono. È quel territorio senza difese dove il corpo e la mente si aprono all&#8217;altro in un gesto di fiducia assoluta. Tuttavia, quando irrompono diagnosi come l’endometriosi o la vulvodinia, questo territorio viene improvvisamente militarizzato dal dolore. L’intimità diventa &#8220;sospesa&#8221;: non scompare necessariamente, ma resta sospesa in un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’intimità è, per definizione, un luogo di abbandono. <br>È quel territorio senza difese dove il corpo e la mente si aprono all&#8217;altro in un gesto di fiducia assoluta. <br>Tuttavia, quando irrompono diagnosi come l’endometriosi o la vulvodinia, questo territorio viene improvvisamente militarizzato dal dolore. <br>L’intimità diventa &#8220;sospesa&#8221;: non scompare necessariamente, ma resta sospesa in un limbo di attesa, paura e rinegoziazione, trasformando quello che dovrebbe essere un rifugio in una fonte di ansia e frustrazione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Il corpo come traditore: il riflesso del dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Il primo impatto psicologico della cronicità ginecologica è la trasformazione della percezione del sé fisico. <br>Se il corpo prova dolore durante un rapporto o anche solo durante una carezza, la mente inizia a registrarlo come un segnale di pericolo. <br>Si innesca così un riflesso condizionato di protezione: il pavimento pelvico si contrae, il respiro si fa corto e il desiderio si spegne prima ancora di nascere. <br>Non è mancanza di amore, ma un istinto di sopravvivenza biologico. <br>Psicologicamente, questo crea una scissione: da una parte c’è la donna che vorrebbe amare ed essere amata, dall’altra c’è il corpo che erige barriere insormontabili per evitare il trauma.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Il senso di colpa e il mito della &#8220;performance&#8221;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Uno dei pesi più difficili da portare è il senso di colpa verso il partner. <br>Molte donne vivono l&#8217;intimità compromessa come un fallimento personale, sentendosi &#8220;mancanti&#8221; o incapaci di assolvere a un ruolo che la società ha romanticizzato come spontaneo e sempre disponibile. <br>Questo senso di inadeguatezza porta spesso a una &#8220;sessualità di sacrificio&#8221;, in cui si accetta il dolore pur di non deludere l&#8217;altro. <br>Ma il sacrificio uccide l&#8217;erotismo: psicologicamente, costringersi al dolore scava un solco di risentimento e tristezza che allontana i partner più di quanto farebbe un&#8217;astinenza dichiarata e condivisa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​La comunicazione nel silenzio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​La sospensione dell&#8217;intimità spesso genera un silenzio rumoroso all&#8217;interno della coppia. <br>La donna teme che parlare del dolore lo renda troppo reale o &#8220;noioso&#8221;; il partner, d&#8217;altro canto, può sentirsi rifiutato o aver paura di causare sofferenza, finendo per allontanarsi fisicamente. <br>Rompere questo silenzio è l&#8217;atto psicologico più terapeutico che si possa compiere. <br>Significa dare un nome al dolore, spiegare che &#8220;non è colpa tua e non è colpa mia&#8221;, e spostare il focus dalla penetrazione a nuove forme di vicinanza che non passino necessariamente per la zona del dolore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​La perdita del diritto al piacere</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Convivere con una patologia ginecologica cronica spesso porta a una lenta rinuncia al proprio diritto al piacere. Si finisce per identificarsi esclusivamente con il sintomo, dimenticando che il corpo è ancora capace di sensazioni positive. <br>La psicologia clinica ci insegna che riappropriarsi dell&#8217;erotismo significa prima di tutto riabilitare il piacere solitario e non finalizzato: imparare di nuovo a toccarsi, a guardarsi e a sentire il proprio corpo come una fonte di vita e non solo come un generatore di messaggi negativi. <br>È un percorso di ri-alfabetizzazione sensoriale che richiede tempo e immensa pazienza.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Abitare la nuova normalità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Guarire l’intimità sospesa non significa necessariamente tornare esattamente a &#8220;come si era prima&#8221;, ma trovare una nuova grammatica dell’amore che includa la realtà attuale. <br>Significa accettare che l’intimità può avere ritmi diversi, che il piacere può assumere forme creative e che la vulnerabilità condivisa può diventare un collante più forte della perfezione fisica.<br>L’intimità riparte quando smettiamo di aspettare che il dolore scompaia per iniziare a vivere, e decidiamo di abitare la nostra relazione portando con noi tutta la nostra complessa, dolorosa e meravigliosa interezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo spazio della riflessione: tre domande da porsi</strong></h2>



<ol class="wp-block-list">
<li>​Quanto del mio allontanamento fisico è dettato dalla mancanza di desiderio e quanto, invece, dalla paura anticipatoria del dolore? (Imparare a distinguere le due cose è il primo passo per smettere di colpevolizzarsi).</li>



<li>​In che modo posso comunicare al mio partner che il mio &#8220;no&#8221; è un atto di autoprotezione verso il dolore e non un rifiuto verso la sua persona?</li>



<li>​Esiste un modo, anche piccolo, per provare piacere oggi (una doccia calda, un profumo che amo, una carezza gentile) che non sia legato alla performance sessuale?</li>
</ol>
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		<title>Cosa non dire a chi sta soffrendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 08:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stare vicino a chi sta soffrendo, soprattutto se non conosciamo quella sofferenza, può essere un compito non sempre semplice. Il rischio di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato è sempre dietro l’angolo. Vediamo insieme quali sono le cose che risultano spesso sbagliate da dire a chi sta soffrendo. Non farne una tragedia In questo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Stare vicino a chi sta soffrendo, soprattutto se non conosciamo quella sofferenza, può essere un compito non sempre semplice. Il rischio di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato è sempre dietro l’angolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme quali sono le cose che risultano spesso sbagliate da dire a chi sta soffrendo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non farne una tragedia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso è sempre molto relativo il concetto di tragedia.<br>Quello che potrebbe essere tragedia per me, potrebbe non essere tragedia per te e viceversa.<br>Quando si dice una frase del genere bisognerebbe sempre tenere conto del fatto che ognuno ha una vita diversa e che ognuno è una persona diversa. Non esiste un righello capace di misurare universalmente le tragedie, le emozioni o il dolore decidendo che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non ti lamentare c’è chi sta peggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È vero ci sarà sempre chi sta peggio e chi sta meglio. Ci sarà sempre chi è più capace di gestire il dolore e chi meno. Ma questo non significa che ognuno non possa comunque parlare della propria esperienza di sofferenza.<br>Non esistono classifiche del dolore. Esistono dolori diversi, di natura diversa.<br>Dire a qualcuno che non può permettersi di parlare del proprio dolore solo perché non è “abbastanza forte o abbastanza grande” significa sminuire la sua esperienza e creare ancora più dolore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stai esagerando, smettila di essere così drammatico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si diverte a soffrire. Nessuno si diverte a provare dolore. Nessuno è contento di stare male.<br>Ognuno ha il suo modo di reagire che può sembrare dall’esterno più o meno drammatico o esagerato.<br>Se lo pensi, pensalo, ma non dirlo all’altro o non credere che dire questa frase possa aiutarlo a stare meglio. Causerai solo un senso di colpa e un forte senso di inadeguatezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non ci pensare poi passerà</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una delle frasi più comuni ma anche più banali.<br>È vero a volte distrarsi aiuta, a volte concentrarsi su altro è un buon rimedio ma dire a qualcuno “non ci pensare poi passerà” è assolutamente falso. Anzi tante volte non pensare a qualcosa causa solo il rischio di trascurare quel problema e di ingigantire nel tempo la sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sono sopravvissuti tutti, sopravvivrai anche te</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta a questa affermazione dovrebbe essere qualcosa del tipo: “bene per gli altri che sono sopravvissuti ma chissenefrega”. Il fatto che altre persone siano sopravvissute alla stessa sofferenza (ammesso che sia la stessa) non significa che allora io non abbia diritto di soffrire in questo momento. Certo, sicuramente sopravvivrò anche io, ma sentirmi dire questa frase non mi aiuta ad accelerare il processo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ti stai agitando troppo, prova a rilassarti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come per la frase “non ci pensare” anche la frase “rilassati” spesso è detta in maniera molto superficiale e fuori luogo.<br>Se una persona fosse in quel momento in grado di rilassarsi sicuramente lo farebbe. A volte ci sono momenti in cui rilassarsi è impossibile e diventerebbe addirittura deleterio. A volte c’è bisogno di sfogare le emozioni, di lasciarle uscire, di liberarle per poter poi, alla fine, riuscire a stare meglio e magari anche a rilassarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Piccoli consigli sempre buoni</strong></h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">&#8211; Ascolta senza giudicare <br>&#8211; Resta accanto senza pretendere che l’altro racconti<br>&#8211; Sii disponibile alle richieste che l’altro può fare<br>&#8211; Apri la mente a quello che ascolti senza riportarlo per forza su di te<br>&#8211; Sii curioso di scoprire storie diverse e “sofferenze diverse”</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Il paradosso dei due orologi: vivere l&#8217;infertilità tra tempo cronologico e tempo biologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 10:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è uno dei paradossi più crudeli dell&#8217;esperienza umana: vivere costantemente con due orologi che corrono a velocità opposte, entrambi percepiti come nemici. Nell&#8217;infertilità, il tempo smette di essere una misura oggettiva e diventa un campo di tensione psicologica.&#160; ​Chi affronta un percorso di ricerca di un figlio, naturale o assistito, si ritrova spesso a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Questo è uno dei paradossi più crudeli dell&#8217;esperienza umana: vivere costantemente con due orologi che corrono a velocità opposte, entrambi percepiti come nemici. Nell&#8217;infertilità, il tempo smette di essere una misura oggettiva e diventa un campo di tensione psicologica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Chi affronta un percorso di ricerca di un figlio, naturale o assistito, si ritrova spesso a vivere una spaccatura temporale che logora i nervi e l&#8217;anima. È una guerra costante tra il desiderio che il tempo <strong>acceleri</strong> e l&#8217;angoscia che esso <strong>rallenti</strong>.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il tempo cronologico: il desiderio della velocità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Nella psicologia dell&#8217;infertilità, il tempo cronologico, ovvero quello del calendario, è percepito come una barriera. È il tempo dell&#8217;attesa, dei test negativi, dei cicli che si ripetono, delle liste d&#8217;attesa nelle cliniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​In questa dimensione, vorresti solo che il tempo <strong>corresse più veloce</strong>. Vorresti &#8220;saltare&#8221; le settimane che ti separano dal prossimo tentativo, dal prossimo monitoraggio, dal risultato di un esame. Ogni giorno che passa senza una novità è percepito come tempo sprecato, un vuoto insopportabile. Questa urgenza crea uno stato di iperattivazione: si vive proiettati costantemente nel futuro, rendendo il presente un luogo invivibile e privo di valore.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Il tempo biologico: il desiderio di rallentare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Contemporaneamente, esiste l&#8217;orologio biologico. Qui, la percezione cambia drasticamente. Ogni compleanno, ogni mese che passa, ogni capodanno diventa un rintocco minaccioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​In questa dimensione, vorresti che il tempo <strong>si fermasse o rallentasse</strong>. C&#8217;è la consapevolezza dolorosa che le riserve si stanno esaurendo, che le probabilità statistiche diminuiscono, che il corpo ha una &#8220;scadenza&#8221; che non risponde alla forza di volontà.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​La frattura psicologica: quando il &#8220;No&#8221; è un tradimento del tempo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Questa frizione crea una sofferenza specifica che potremmo definire <strong>&#8220;asincronia esistenziale&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il momento in cui la tua mente dice: &#8220;sì, sono pronta, voglio questo adesso&#8221; (urgenza cronologica), ma sei consapevole che il tuo corpo potrebbe dire: &#8220;no, non ci riesco&#8221; (limite biologico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Dover dire &#8220;no&#8221; a un invito, a un progetto di lavoro o a una vacanza perché &#8220;forse in quel periodo avrò il transfer&#8221; o &#8220;forse sarò stanca per le cure&#8221; è un atto di fede verso il tempo cronologico che si scontra con la paura del tempo biologico. È la rinuncia al presente in nome di un futuro che senti scivolarti tra le dita.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Gestire il conflitto: come sopravvivere ai due orologi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Come si può abitare questo paradosso senza impazzire?</p>



<p class="wp-block-paragraph">​<strong>Riconoscere l&#8217;emozione:</strong> dare un nome a questa tensione aiuta. Sapere che è normale voler accelerare e rallentare contemporaneamente toglie il peso di sentirsi &#8220;sbagliati&#8221; o eccessivamente ansiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​<strong>Abbandonare il controllo totale:</strong> l&#8217;infertilità ci mette davanti al fatto che non tutto può essere pianificato. Accettare che il tempo biologico segue leggi proprie permette di ridurre l&#8217;autocolpevolizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​<strong>Creare &#8220;isole di presente&#8221;:</strong> poiché si vive proiettati nel futuro o nel rimpianto del passato, è vitale ritagliarsi dei momenti in cui gli orologi non esistono. Piccole attività dove il tempo non è finalizzato a un obiettivo, ma solo all&#8217;esperienza (un hobby, una camminata, un momento di coppia senza parlare di cliniche).</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Vivere tra questi due orologi è una delle sfide più dure che una persona o una coppia possa affrontare. È un esercizio di equilibrio precario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Tuttavia, ricordare che <strong>tu non sei il tuo tempo biologico</strong> e che il tuo valore come persona non dipende dalla velocità della tua cronologia è il primo passo per tornare a respirare. Non sei in ritardo sulla vita; stai percorrendo un sentiero diverso, che richiede una pazienza e una forza che non avresti mai pensato di dover trovare.</p>
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		<item>
		<title>Il ladro di tempo: come il dolore cronico consuma la nostra energia mentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il dolore diventa cronico, smette di essere un segnale d&#8217;allarme e diventa un rumore di fondo costante. Questo rumore non è gratuito: ha un costo biologico e psicologico altissimo. Il carico cognitivo del dolore Immagina la tua energia mentale come la batteria di uno smartphone. In condizioni normali, la usi per lavorare, socializzare e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando il dolore diventa cronico, smette di essere un segnale d&#8217;allarme e diventa un <strong>rumore di fondo costante</strong>. Questo rumore non è gratuito: ha un costo biologico e psicologico altissimo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il carico cognitivo del dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Immagina la tua energia mentale come la batteria di uno smartphone. In condizioni normali, la usi per lavorare, socializzare e creare. Con il dolore cronico, c&#8217;è un&#8217; app pesante sempre aperta in background che consuma il 60-70% della batteria. Il risultato è che ti resta pochissima energia per tutto il resto, portando a quella che molti pazienti chiamano <em>&#8220;nebbia cognitiva&#8221;</em> (brain fog).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo stato depressivo come risposta alla fatica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame con gli stati depressivi qui è diretto: quando non hai più energia per le attività che ti rendono felice (hobby, amici, sport), la tua vita si restringe. Lo stato depressivo, in questo contesto, non è solo una tristezza astratta, ma una <strong>reazione alla perdita di funzionalità</strong>. Il &#8220;ladro di tempo&#8221; ruba il presente perché ti costringe a concentrarti solo sulla sopravvivenza al dolore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I tre livelli del furto</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tempo fisico:</strong> le ore passate a riposare, a fare terapie o semplicemente a cercare una posizione che non faccia male.</li>



<li><strong>Tempo mentale:</strong> l&#8217;incapacità di concentrarsi su un libro o una conversazione perché il segnale del dolore interrompe il flusso dei pensieri.</li>



<li><strong>Tempo emotivo:</strong> l&#8217;erosione della pazienza e della resilienza. Si diventa irritabili non per carattere, ma per sfinimento.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro che svanisce</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il furto più grave che il dolore compie non è nel passato, ma nel <strong>futuro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;incertezza cronica:</strong> chi soffre non sa come si sentirà tra due ore. Questo rende impossibile pianificare. Il dolore ruba la capacità di fare progetti, dalle vacanze alla semplice cena con amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La contrazione dell&#8217;identità:</strong> spesso definiamo noi stessi attraverso ciò che facciamo. Se il dolore ci impedisce di lavorare, di essere genitori attivi o di coltivare hobby, l&#8217;immagine di sé inizia a sgretolarsi, lasciando spazio allo stato depressivo. Si passa dal &#8220;sono un architetto che ha mal di schiena&#8221; al &#8220;sono un malato di schiena&#8221;.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Come riprendersi il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può eliminare il ladro con un colpo di spugna, ma si può limitare il danno:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Accettazione radicale:</strong> non significa arrendersi, ma smettere di combattere una guerra persa contro il sintomo per investire quelle energie nel vivere nonostante il sintomo.</li>



<li><strong>L&#8217;economia dei cucchiai:</strong> visualizzare la propria energia giornaliera come un numero limitato di cucchiai. Se ne usi troppi per pulire casa, non ne avrai per parlare con tuo figlio. Gestire i cucchiai significa gestire il tempo rimasto.</li>



<li><strong>Riconnettere la mente:</strong> tecniche di rilassamento profondo che non puntano a togliere il dolore, ma a calmare il sistema nervoso iper-eccitato, riducendo il &#8220;rumore&#8221; di fondo.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Infertilità e attacchi di panico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi affronta l’infertilità, il corpo diventa spesso un luogo di conflitto. Ma a volte, lo stress non rimane confinato alla tristezza o alla preoccupazione: esplode. L&#8217;attacco di panico è il segnale d&#8217;allarme di un sistema emotivo che è andato in &#8220;cortocircuito&#8221; sotto il peso di aspettative, diagnosi e attese infinite. Cos’è un attacco di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per chi affronta l’infertilità, il corpo diventa spesso un luogo di conflitto. Ma a volte, lo stress non rimane confinato alla tristezza o alla preoccupazione: esplode. L&#8217;attacco di panico è il segnale d&#8217;allarme di un sistema emotivo che è andato in &#8220;cortocircuito&#8221; sotto il peso di aspettative, diagnosi e attese infinite.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è un attacco di panico?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attacco di panico è un episodio improvviso di <strong>ansia intensissima</strong> che raggiunge il picco in pochi minuti, manifestandosi con sintomi fisici violenti come tachicardia, mancanza di respiro e tremori. Chi lo vive prova un senso di <strong>catastrofe imminente</strong>, temendo di morire, svenire o perdere il controllo. Nonostante la sensazione di pericolo sia estrema, non c’è una minaccia reale: è una risposta di allarme del corpo che si attiva fuori contesto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché l&#8217;infertilità scatena il panico?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco di panico non arriva mai per caso. È il culmine di una pressione psicologica che agisce su più fronti:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>La perdita di controllo:</strong> l&#8217;infertilità toglie il potere decisionale sulla propria vita. Non importa quanto tu ti impegni, non puoi garantire il risultato. Questa impotenza è uno dei principali inneschi del panico.</li>



<li><strong>Il trauma della diagnosi:</strong> ricevere una diagnosi di infertilità è, a tutti gli effetti, un trauma. Il cervello può reagire attivando la risposta &#8220;attacca o fuggi&#8221;, ma poiché non c&#8217;è un nemico fisico da combattere, la mente si rivolta contro se stessa.</li>



<li><strong>La tempesta ormonale:</strong> durante i cicli di PMA, i farmaci possono alterare profondamente l&#8217;umore e la reattività del sistema nervoso, rendendo la persona fisiologicamente più vulnerabile a picchi d&#8217;ansia acuta.</li>
</ol>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si manifesta il panico nel percorso PMA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, l’attacco di panico ha spesso trigger (inneschi) specifici:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sala d&#8217;attesa:</strong> l’odore dell’ospedale o la vista di altre coppie può scatenare un senso di soffocamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’annuncio degli altri:</strong> ricevere la notizia della gravidanza di un’amica può causare tachicardia, sudorazione e la sensazione di morte imminente o svenimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La &#8220;notte prima&#8221;:</strong> l&#8217;ansia anticipatoria prima di un pick-up o delle analisi delle beta può impedire il respiro, creando la sensazione di un peso insopportabile sul petto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il circolo vizioso: panico e colpa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più crudele degli attacchi di panico legati all&#8217;infertilità è il <strong>senso di colpa</strong>. La persona pensa: <em>&#8220;se sto male così, lo stress rovinerà tutto. Il mio panico impedirà l&#8217;attecchimento&#8221;</em>. È fondamentale sapere che <strong>non è così</strong>: il tuo corpo è molto più resiliente di quanto pensi e un attacco di panico non compromette la tua capacità biologica di restare incinta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di pronto soccorso emotivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti capita di soffrire di attacchi di panico durante questo percorso, ecco come puoi riprendere il timone:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riconosci il sintomo:</strong> Quando senti il cuore accelerare, dì a te stessa: <em>&#8220;questo è panico, non è un infarto, non sto morendo. È solo il mio dolore che sta cercando di uscire&#8221;</em>. Nominare l&#8217;emozione ne riduce il potere.</li>



<li><strong>La respirazione quadrata:</strong> inspira per 4 secondi, trattieni per 4, espira per 4, resta vuota per 4. Questo segnala al sistema nervoso che non c&#8217;è un pericolo reale.</li>



<li><strong>Esci dal &#8220;tunnel del tempo&#8221;:</strong> il panico vive nel futuro (la paura del fallimento). Riportati nel presente toccando oggetti fisici, sentendo i piedi per terra o elencando cinque cose che vedi intorno a te.</li>



<li><strong>Supporto specialistico:</strong> l&#8217;infertilità è un trauma complesso. Parlare con uno psicologo esperto in fertilità non è &#8220;un lusso&#8221;, ma una necessità per disinnescare la bomba emotiva che porti dentro.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di attacchi di panico non significa essere fragili o non essere pronti per diventare genitori. Significa che il tuo desiderio è immenso e il carico che stai portando è diventato troppo pesante per essere gestito in solitudine. Sii gentile con te stessa: il tuo corpo non sta fallendo, sta solo chiedendo aiuto per gestire un dolore che non ha parole.</p>
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		<title>Lutto perinatale: il rumore del vuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 13:44:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il silenzio è un peso troppo grande ​C’è un silenzio che non somiglia alla pace. È un silenzio denso, che preme sui timpani e stringe la gola, è il rumore di una culla che non cigola, di un battito che si è fermato prima ancora di imparare il ritmo del mondo. Il lutto perinatale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando il silenzio è un peso troppo grande</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​C’è un silenzio che non somiglia alla pace. È un silenzio denso, che preme sui timpani e stringe la gola, è il rumore di una culla che non cigola, di un battito che si è fermato prima ancora di imparare il ritmo del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>lutto perinatale</strong> è, per troppe persone, una stanza buia in cui si entra in punta di piedi e dalla quale si vuole uscire il prima possibile, chiudendo la porta a chiave. Ma dietro quella porta rimangono dei genitori, prigionieri di un amore che non ha più un destinatario fisico, ma che continua a bruciare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​L’invisibile presenza del mai nato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​La società è abituata a piangere ciò che ha conosciuto come esperienze concrete. Si piangono i nonni per i loro racconti, si piangono gli amici per le risate condivise, si piangono i compagni per una vita costruita insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma come si spiega al mondo il dolore per chi non ha ancora un volto, un colore degli occhi, o un ricordo depositato nel tempo?</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">​Il lutto perinatale è un furto di futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si piange solo un bambino, si piange la prima recita a scuola, il primo Natale, il primo &#8220;ti voglio bene&#8221;. <strong>È un lutto fatto di assenze che pesano come presenze</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, fuori da quel dolore, il mondo chiede velocità. <em>&#8220;Sei giovane&#8221;,</em> dicono. <em>&#8220;La natura ha fatto il suo corso&#8221;</em>, sussurrano, convinti che la biologia possa consolare l&#8217;anima. Ma <strong>l&#8217;anima non conta le settimane di gestazione,</strong> l&#8217;anima conta i sogni che aveva già iniziato a tessere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​La solitudine del corpo e del cuore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Per una madre, <strong>questo silenzio è anche fisico</strong>. È un corpo che si era preparato all&#8217;accoglienza e che si ritrova a essere un tempio vuoto. C’è una crudeltà silenziosa nel veder tornare il corpo alla propria forma originaria, mentre il cuore resta deformato dal dolore. Per un padre, il silenzio è spesso un dovere autoimposto: essere la roccia, il pilastro che non trema, mentre dentro di sé sente franare il terreno sotto i piedi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Il tabù nasce qui: nell&#8217;incapacità di chi sta intorno di reggere il peso di questo <strong>dolore &#8220;senza storia&#8221;</strong>. Alcuni tacciono per non ferire. Ma il silenzio non protegge, il silenzio isola. Dire a una madre di &#8220;non pensarci&#8221; è come chiederle di amputare una parte di sé e far finta che non faccia male.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Dare un nome all&#8217;ombra</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Rompere il tabù significa, prima di tutto, dare un nome. Dare un nome al bambino, dare un nome alla perdita, dare un nome al dolore. Quando usiamo le parole, creiamo uno spazio in cui quel bambino può esistere. <strong>Non è stato &#8220;un incidente di percorso&#8221;, è stato un figlio. Non è stata &#8220;una complicazione&#8221;, è stata una tragedia personale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">​Dobbiamo imparare a stare nel disagio del dolore altrui senza la pretesa di volerlo &#8220;aggiustare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve una soluzione, perché la morte non ha soluzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve una presenza. Serve qualcuno che abbia il coraggio di dire: <em>&#8220;Lo so che faceva parte della tua vita. Raccontami di lui, se vuoi. Io resto qui, nel rumore del tuo vuoto.&#8221;</em></p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Oltre il buio, il riconoscimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​I genitori che hanno perso un figlio nell&#8217;ombra della gravidanza o del parto <strong>non hanno bisogno di oblio, ma di memoria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hanno bisogno che il loro amore venga validato, che la loro sofferenza non sia considerata &#8220;minore&#8221; solo perché breve è stato il tempo del contatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Solo quando inizieremo a parlare di questi bambini come di vite che hanno attraversato il nostro cuore, anche se per un istante, il silenzio smetterà di essere un peso e diventerà, finalmente, un abbraccio. Perché nessun bambino è mai troppo piccolo per non meritare il ricordo, e nessun dolore è mai troppo breve per non meritare rispetto.</p>
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		<title>Dolore cronico e paure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 09:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dolore cronico non è mai &#8220;solo&#8221; una sensazione fisica, è un&#8217;esperienza che porta con sé un bagaglio pesante di paure. Queste paure non sono segni di debolezza, ma risposte biologiche e psicologiche coerenti a una minaccia che non scompare. Comprendere queste paure è il primo passo per impedire che il dolore prenda il controllo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico non è mai &#8220;solo&#8221; una sensazione fisica, è un&#8217;esperienza che porta con sé un bagaglio pesante di paure. Queste paure non sono segni di debolezza, ma risposte biologiche e psicologiche coerenti a una minaccia che non scompare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere queste paure è il primo passo per impedire che il dolore prenda il controllo totale della tua vita. Vediamo insieme le paure più comuni.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La kinesiofobia: la paura del movimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cervello associa il movimento al dolore e, per proteggerti, invia segnali di allarme (ansia) ogni volta che provi a muoverti.<br>Il paradosso è che meno ci si muove, più i muscoli si irrigidiscono e il sistema nervoso diventa sensibile, aumentando il dolore.<br>Questa paura si gestisce attraverso l&#8217;esposizione graduale. Non serve correre una maratona, basta fare un movimento che consideri &#8220;sicuro&#8221; e aumentare l&#8217;intensità in modo infinitesimale ogni giorno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura della perdita di controllo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico è spesso un ospite che non avvisa quando arriva.<br>I pensieri sono del tipo: <em>&#8220;non posso pianificare nulla. Se quel giorno sto male? Se perdo il controllo del mio corpo in pubblico?&#8221;<br></em>L&#8217;impatto di questa paura porta all&#8217;evitamento sociale. Si smette di accettare inviti o di intraprendere progetti per timore che una riacutizzazione arrivi nel momento sbagliato, lasciandoci vulnerabili o impotenti.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura dell&#8217;invisibilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molte persone con dolore cronico temono che gli altri (medici, familiari, colleghi) pensino che stiano esagerando o che il dolore sia &#8220;nella loro testa&#8221;.<br>Questa paura porta all&#8217;isolamento e a un costante sforzo per &#8220;dimostrare&#8221; di stare male, il che esaurisce le già scarse energie.<br>La strategia utile è quella dicircondarsi di professionisti che validino l’esperienza del paziente e imparare a dare priorità alle proprie verità interne rispetto al giudizio esterno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura della diagnosi (o della sua assenza)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono due lati di questa medaglia.<br>La paura che sia qualcosa di peggio<strong>:</strong> ogni nuovo sintomo viene interpretato come il segnale di una malattia terminale o di un danno irreversibile.<br>La paura di non avere un nome: senza una diagnosi chiara, il dolore sembra un nemico senza volto che non può essere combattuto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura della dipendenza (farmacologica e fisica)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dipendenza da farmaci: il timore che per stare bene si debbano assumere sostanze che &#8220;cambiano la personalità&#8221; o che creino assuefazione.<br>Dipendenza dagli altri: la paura di perdere l&#8217;autonomia e dover chiedere aiuto anche per le funzioni di base (lavarsi, vestirsi). Questo è spesso percepito come una perdita di dignità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura della perdita di identità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Chi sono io se non posso più lavorare, viaggiare o prendermi cura dei miei figli?&#8221;. </em>Il dolore cronico minaccia i ruoli che definiscono la nostra vita.<br>La paura di diventare un &#8220;peso&#8221; o di perdere il proprio valore come persona può portare a stati depressivi che amplificano la percezione del dolore fisico.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura della &#8220;fine delle opzioni&#8221;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È il timore che la medicina esaurisca le soluzioni per te.<br>I pensiero sono del tipo: <em>&#8220;e se questo farmaco smettesse di funzionare? Se non ci fosse più nulla da provare?&#8221;.<br></em>L&#8217;impatto di questi pensieri porta a vivere con estrema ansia ogni cambio di terapia o ogni lieve ritorno dei sintomi, interpretandolo come il segnale che &#8220;la fine della strada&#8221; è vicina.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura del &#8220;falso benessere&#8221;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra strano, ma molte persone temono i giorni in cui stanno bene.<br>Il pensiero che può venire è del tipo: <em>&#8220;se oggi faccio troppo perché sto bene, domani la pagherò carissima&#8221;.<br></em>Questo impedisce di godersi i momenti di tregua. Si vive con il &#8220;freno a mano tirato&#8221; anche quando il dolore è basso, per il timore che la gioia sia il preludio a un nuovo crollo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategia: il termometro della paura</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per gestire queste paure, è utile visualizzarle. Prova a dare un punteggio da 1 a 10 a queste tre dimensioni del dolore:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Intensità Fisica:</strong> quanto fa male oggi?</li>



<li><strong>Impatto Emotivo:</strong> quanto mi spaventa questo dolore?</li>



<li><strong>Senso di Impotenza:</strong> quanto sento di non poterci fare nulla?<br></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso scoprirai che l&#8217;<strong>intensità fisica</strong> è 6, ma l&#8217;<strong>impatto emotivo</strong> (la paura) è 9. Lavorare per abbassare quel 9 attraverso la conoscenza e la respirazione può, per riflesso, abbassare anche la percezione fisica del dolore.</p>
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		<title>Psicoterapia neo-ericksoniana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 12:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Psicoterapia Un percorso di incontri tra due persone in cui una ritiene di essere bisognosa di aiuto e richiede di essere sostenuta nel processo del cambiamento e un’altra possiede qualità personali, conoscenze teoriche e tecniche che utilizza per aiutare l’altro a produrre il cambiamento desiderato. Psicoterapia neo-ericksoniana La psicoterapia neo-ericksoniana è un approccio terapeutico che [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Psicoterapia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un percorso di incontri tra due persone in cui una ritiene di essere bisognosa di aiuto e richiede di essere sostenuta nel processo del cambiamento e un’altra possiede qualità personali, conoscenze teoriche e tecniche che utilizza per aiutare l’altro a produrre il cambiamento desiderato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Psicoterapia neo-ericksoniana</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoterapia neo-ericksoniana è un approccio terapeutico che nasce dall&#8217;evoluzione del pensiero di Milton H. Erickson, riformulato in chiave moderna per rispondere alle esigenze della psicologia contemporanea. Questo modello si fonda su una visione <strong>profondamente umanistica e relazionale</strong> della persona, mettendo al centro le sue risorse interiori, la creatività e la capacità di autorigenerazione psicologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di altri approcci più direttivi, la psicoterapia neo-ericksoniana adotta una modalità <strong>indiretta e rispettosa</strong>, in cui il terapeuta non impone interpretazioni o soluzioni preconfezionate, ma <strong>favorisce un processo naturale di cambiamento</strong> che parte dall’esperienza soggettiva del paziente. Il dialogo terapeutico è quindi costruito in modo flessibile e personalizzato, adattandosi allo stile comunicativo e ai bisogni emotivi di chi si ha di fronte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoterapia neo-ericksoniana considera ogni persona come <strong>un sistema complesso e dinamico</strong>, capace di trovare dentro di sé le soluzioni ai propri problemi, se adeguatamente accompagnata e ascoltata. Il terapeuta assume così un ruolo di <strong>facilitatore del cambiamento</strong>, capace di costruire un contesto relazionale sicuro in cui il paziente può esplorare, comprendere e riorganizzare i propri vissuti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Principi fondamentali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoterapia neo-ericksoniana si distingue per l’uso di tecniche <strong>flessibili, strategiche e rispettose</strong>, volte a stimolare le risorse interne del paziente, attivare nuovi punti di vista e favorire il cambiamento. Le tecniche non sono rigide o standardizzate, ma <strong>personalizzate</strong> in base all’individuo, al suo modo di comunicare e alla sua storia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. <strong>Uso terapeutico del linguaggio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il linguaggio è considerato uno <strong>strumento di cambiamento</strong>. Il terapeuta sceglie con cura le parole, utilizza <strong>ambiguità intenzionali</strong>, <strong>paradossi</strong>, <strong>presupposizioni</strong> e <strong>domande aperte</strong> per stimolare riflessione, esplorazione e nuove connessioni cognitive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. <strong>Metafore e narrazioni</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>storie metaforiche</strong> sono usate per rappresentare, in modo indiretto e simbolico, le difficoltà del paziente e le possibili soluzioni. L’ascolto di una metafora ben costruita può aiutare la persona a <strong>riconoscersi</strong> e ad <strong>immaginare alternative</strong>.<br>Le metafore non danno istruzioni, ma creano immagini che <strong>attivano insight</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. <strong>Tecniche di ristrutturazione del significato</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta accompagna il paziente nel <strong>rivedere e riformulare</strong> il significato di eventi o vissuti. Questo non avviene imponendo interpretazioni, ma attraverso <strong>domande esplorative</strong> e l’uso di <strong>nuove prospettive</strong>, che consentono di trasformare il modo in cui un’esperienza viene vissuta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. <strong>Ancoraggi e stimolazione di risorse interne</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta aiuta il paziente a <strong>riattivare esperienze positive</strong>, momenti in cui ha sentito forza, sicurezza o equilibrio. Queste esperienze vengono “ancorate” a parole, immagini o gesti, e possono essere richiamate quando necessario.<br>Questo rafforza l’autoefficacia e l’accesso a stati mentali più funzionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. <strong>Raccolta e valorizzazione del linguaggio del paziente</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta ascolta attentamente le parole, i simboli e le immagini usate dal paziente e li <strong>restituisce</strong> in modo strategico. Questo non solo rafforza l’alleanza terapeutica, ma aiuta la persona a <strong>sentirsi compresa</strong> e a riconoscere risorse già presenti nel proprio modo di esprimersi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">6. <strong>Utilizzazione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnica dell&#8217;<strong>utilizzazione</strong> consiste nel partire da <strong>qualunque elemento</strong> portato dal paziente, anche un sintomo o un’apparente resistenza, per trasformarlo in <strong>una leva per il cambiamento</strong>.<br>Nulla viene “corretto” o rifiutato: ogni esperienza è accolta e può essere trasformata.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ipnosi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ipnosi neo-ericksoniana è un approccio <strong>non direttivo</strong> che definisce la trance come uno stato naturale di attenzione focalizzata rivolta verso l&#8217;interno. In questo processo, il terapeuta utilizza un linguaggio evocativo e metaforico con l&#8217;obiettivo di attivare le <strong>risorse creative dell&#8217;inconscio</strong>, permettendo al soggetto di generare autonomamente soluzioni e cambiamenti comportamentali in linea con la propria individualità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>In sintesi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche della psicoterapia neo-ericksoniana non si basano su protocolli rigidi, ma su una <strong>relazione terapeutica attiva, empatica e creativa</strong>. Il terapeuta lavora come <strong>facilitatore</strong> di processi interni, stimolando il paziente ad accedere alle proprie risorse, intuizioni e possibilità di cambiamento.</p>
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		<title>Come essere psicologicamente pronti per la pma?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 12:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pma (procreazione medicalmente assistita) è qualcosa che nessuno immagina sul proprio percorso. La decisione di affidarsi alla pma non è una decisione facile o scontata da prendere, soprattutto a livello emotivo e psicologico. Se si potesse davvero scegliere, tutti sceglierebbero il concepimento nelle tranquille mura di casa propria. Purtroppo questo concetto diventa difficile da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La pma (procreazione medicalmente assistita) è qualcosa che nessuno immagina sul proprio percorso. La decisione di affidarsi alla pma non è una decisione facile o scontata da prendere, soprattutto a livello emotivo e psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si potesse davvero scegliere, tutti sceglierebbero il concepimento nelle tranquille mura di casa propria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo questo concetto diventa difficile da spiegare e da fare comprendere esternamente. Spesso chi si affida alle cure per l’infertilità viene additato come persona che si sta incaponendo, che ci sta pensando troppo, che si sta accanendo per forzare qualcosa che dovrebbe avvenire spontaneamente. Ma non è così!</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione di scegliere la pma è un’alternativa che tante volte non piace neanche a chi la affronta. A livello psicologico è una continua corsa sulle montagne russe.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme alcuni piccoli consigli per arrivare “preparati” ad affrontare la pma.</p>



<div style="height:34px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non siete obbligati a sentirvi entusiasti o emozionati positivamente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziare i percorsi di pma è una gran rottura di scatole. Punto. Non forzatevi a sentire qualcosa se non la sentite. Obbligarvi ad essere a tutti i costi felici, positivi, ottimisti e pieni di energie rischia di farvi esplodere da qualche altra parte. Ammettere le emozioni reali che si stanno vivendo è la strada migliore.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non siete obbligati ad essere speranzosi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Connesso al punto precedente, non succede niente se ogni tanto vi sembra di stare facendo tanta fatica per nulla. Non succede niente se ogni tanto pensate di voler buttare tutto all’aria. Non succede niente a sentirsi senza speranze.<br>Avere speranza può aiutare ma non comporta alcuna differenza sulla riuscita del processo finale.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Amore per voi stessi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivate alla pma pieni di amore per voi stessi come individui e come coppia. Non dimenticatevi le cose che vi piacciono e che vi fanno stare bene. Ricordatevi di prendervi cura della vostra salute mentale come semplice ma importantissimo atto di amore verso i vostri corpi e le vostre menti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non c’è bisogno di essere perfetti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Toglietevi dalla testa che resta incinta solo chi fa tutto perfettamente. Non è vero!<br>La gravidanza arriva anche nella più totale imperfezione. Non succede nulla di grave se si lavora un po’ di più, se si dorme un’ora in meno, se si litiga qualche volta o se si mangiano patatine fritte una sera.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Cercate di avere fiducia nel percorso e nel team</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cercate di affidarvi a professionisti che vi danno fiducia. Se sentite che manca la fiducia nella clinica o nel team sanitario, cambiatelo. La fiducia non cambia il risultato finale ma aiuta a sentire di essere nelle mani giuste e nel posto giusto.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Parlate tra di voi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciate sempre un canale comunicativo aperto di dialogo e di ascolto. Confidatevi dubbi, paure e preoccupazioni ma siate anche pronti ad accogliere quelle dell’altro che magari possono essere diverse dalle vostre. Senza giudizio o senza bisogno di dover aggiustare o correggere ma con il solo scopo di poterci essere a vicenda per darvi manforte.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sostegno psicologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sottovalutate la possibilità di poter parlare (anche solo una volta ogni tanto) con qualcuno che possa supportarvi lungo questa strada.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Psicologicamente ricordate:</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non c’è un modo giusto o uno sbagliato. Non c’è un modo migliore o uno peggiore.</li>



<li>Non c’è il momento giusto a volte è solo questione di buttarsi.</li>



<li>Non potete controllare tutto, non fatelo e non pretendetelo.</li>



<li>Respirate, siete già sopravvissuti a tante cose, sopravvivrete anche a questa.</li>
</ul>
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		<title>3 domande prima di provare ancora a cercare una gravidanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 08:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provare di nuovo a cercare una gravidanza dopo un tentativo andato male (oppure dopo una perdita) non è così semplice psicologicamente. Dal punto di vista medico è possibile che ti diano il via libera molto prima di quanto non ti dia via libera la tua stessa mente. È una decisione del corpo, della mente, dell’anima. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Provare di nuovo a cercare una gravidanza dopo un tentativo andato male (oppure dopo una perdita) non è così semplice psicologicamente. Dal punto di vista medico è possibile che ti diano il via libera molto prima di quanto non ti dia via libera la tua stessa mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una decisione del corpo, della mente, dell’anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in questo momento ti stai chiedendo “sarò pronta di nuovo?”, ascoltati con gentilezza e prova a rispondere a queste 3 domande.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<ol class="wp-block-list">
<li>HO DATO A ME STESSA ABBASTANZA SPAZIO PER RECUPERARE?</li>



<li>SENTO DI AVERE LA CAPACITÀ EMOTIVA DI ACCOGLIERE SPERANZE E PAURE?</li>



<li>HO IL GIUSTO SUPPORTO ATTORNO A ME?</li>
</ol>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che nessun tentativo successivo fa dimenticare i precedenti. Così come nessun bambino nasce per colmare il vuoto di una perdita vissuta in precedenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il desiderio è quello sempre di poter ripartire nel modo migliore possibile. Che non significa essere perfetti o impeccabile. Non significa non provare emozioni di paura, di ansia o di dubbio. Significa sapere di essere capaci di affrontare ogni passaggio con amore verso di sé perché questa è l’unica vera strada per poter andare avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se stai provando tutto questo sappi che non sei sola. Non sei strana. Non sei sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È giusto che tu voglia prenderti il tuo spazio e il tuo tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È giusto che tu senta di desiderare un figlio con tutta te stessa eppure essere spaventata di ricominciare di nuovo da capo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma soprattutto è giusto e naturale che al prossimo tentativo tu voglia sentirti un po’ più stabile, un po’ più sicura, un po’ più in pace con te stessa.</p>
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		<title>Difficoltà ginecologiche: sofferenza emotiva e psicoterapia ipnotica</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/difficolta-ginecologiche-sofferenza-emotiva-e-psicoterapia-ipnotica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=difficolta-ginecologiche-sofferenza-emotiva-e-psicoterapia-ipnotica</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 08:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Le difficoltà ginecologiche che una donna può trovarsi ad affrontare nella propria vita arrivano quasi sempre in maniera inaspettata.Da bambine non ci insegnano che le mestruazioni possono essere dolorose e che questo dolore può nascondere problemi e malattie. A scuola non ci insegnano che la fertilità può trasformarsi in infertilità e che a volte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Introduzione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà ginecologiche che una donna può trovarsi ad affrontare nella propria vita arrivano quasi sempre in maniera inaspettata.<br>Da bambine non ci insegnano che le mestruazioni possono essere dolorose e che questo dolore può nascondere problemi e malattie. A scuola non ci insegnano che la fertilità può trasformarsi in infertilità e che a volte questa infertilità rischia di non avere neanche un motivo o una spiegazione chiara. Durante la nostra adolescenza nessuno ci racconta che le gravidanze a volte si possono “perdere” e che esiste il lutto perinatale. Nessuna di noi cresce pensando di poter provare dolore fisico durante i propri rapporti sessuali.<br>Eppure tutto questo succede ed è molto meno raro di quanto si possa credere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Endometriosi, vulvodinia e conseguenze psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Endometriosi e vulvodinia sono due tra le patologie ginecologiche più comuni. Si stima che possa soffrire di endometriosi una donna su dieci e di vulvodinia una donna su sette.<br>Caratteristica di queste malattie: il dolore fisico. Il dolore che tocca una parte specifica del corpo, una parte connessa psicologicamente e socialmente al femminile e alla maternità. Un dolore che viene definito invisibile dall’esterno ma che risulta assolutamente visibile dall’interno e dalla prospettiva di chi ne soffre.<br>I principali risvolti e conseguenze psicologiche di queste malattie toccano molteplici tematiche.<br>In primo luogo la gestione del dolore fisico all’interno delle proprie attività quotidiane. Dolore che spesso obbliga a modificare le proprie abitudini e i propri comportamenti.<br>Troviamo poi la percezione di svariati stati emotivi tra cui frustrazione, rabbia, ansia, senso di impotenza, preoccupazione e paura che contribuiscono a creare un importante stato di sofferenza emotiva.<br>Accanto a tutto questo la donna si trova anche a scontrarsi con diverse difficoltà dal punto di vista sociale e relazionale. Dalla relazione con il proprio partner (considerando anche le difficoltà a livello sessuale) alla gestione delle relazioni con famiglia, amici e colleghi.<br>Infine ma non meno importante il bisogno di elaborare psicologicamente un’immagine diversa rispetto a quella sempre immaginata del proprio corpo e del proprio femminile.<br>Affrontare tutto questo diventa essenziale per trovare uno stato di equilibrio e benessere che possa essere il maggiore possibile nonostante la presenza della malattia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità, maternità spezzate e conseguenze psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di infertilità quando è presente una qualche condizione che ostacola la gravidanza (quando non si trova alcuna causa si parla di infertilità idiopatica). Solitamente entro i 35 anni si parla di infertilità dopo 12<strong> mesi di rapporti liberi non protetti</strong> (6 mesi se la donna ha più di 35 anni o se ci sono altri fattori di rischio).<br>Il termine “maternità spezzata” l’ho iniziato ad usare nella mia pratica clinica per definire tutti i casi in cui la donna si trova a vivere una delle seguenti situazioni: gravidanza extrauterina, interruzione terapeutica di gravidanza, aborto spontaneo (e poliabortività), morte in utero. In tutti quei casi in cui la gravidanza si avvia ma per diverse ragioni non arriva a conclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi l’alternativa più frequentemente scelta dalle coppie è la strada della procreazione medicalmente assistita che supporta il momento del concepimento e dell’impianto in maniera sanitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello emotivo e psicologico le componenti maggiori che intaccano l’equilibrio emotivo della donna e della coppia riguardano sotto diversi punti di vista il concetto di accettazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare l’aiuto medico esterno per poter concepire, accettare le attese e lo scorrere del tempo ad un ritmo certamente diverso rispetto a quello desiderato, accettare le emozioni di frustrazione e di impotenza, accettare ed elaborare la perdita, il lutto e il senso di vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare tutto questo senza il sostegno e il supporto psicologico rischia di diventare uno scoglio ancora più grande che si aggiunge a tutte le sfide che già si possono incontrare durante questi percorsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sperimentare la mancanza di controllo sul proprio corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con una di queste problematiche porta inevitabilmente ad un confronto con il proprio femminile e con l’immagine ideale del proprio corpo.<br>Ci si rende conto nel breve periodo di non aver il completo controllo su quello che il corpo sta sperimentando.<br>Al dolore e alla frustrazione fisica si aggiunge una grande dose di sofferenza psicologica. La donna si accorge che l’immagine reale del proprio corpo è ben distante dall’immagine desiderata.<br>La descrizione di questo stato è descritta come la sensazione di essere intrappolate in un corpo che “non funziona come dovrebbe funzionare”. Le donne percepiscono di essere guaste, sbagliate, diverse, rotte. Questi sono gli aggettivi che maggiormente vengono usati per indicare lo stato emotivo che devono affrontare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trattamento tramite psicoterapia ipnotica: dall’esperienza all’apprendimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza insegna a tutte queste donne un vissuto corporeo nuovo, diverso e sicuramente “meno piacevole”. L’esperienza insegna che non sempre tutto può essere controllato in precedenza e che non sempre il corpo risponde in maniera automatica ai nostri desideri.<br>La psicoterapia ipnotica aggiunge alla componente di esperienza una grandissima componente di apprendimento. Un apprendimento che ha un sapore nettamente terapeutico per chi decide di affrontare un percorso di psicoterapia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli obiettivi di lavoro fondamentali di apprendimento diventano almeno tre: accettare una parte di se stessi diversa e difficile, riempire il vuoto percepito interiormente a causa di un corpo che funziona diversamente, lasciare andare quello che non si può pienamente controllare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguardo l’obiettivo dell’accettazione di una parte di sé complessa e considerata “rotta” utilizzo spesso l’induzione della sterpaglia nel giardino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“…e mentre ti trovi in quel giardino, immersa tra alberi, piante e fiori, se osservi con attenzione ti accorgi invece di un’altra zona, di un’altra area che è più trascurata, secca, quasi abbandonata. In un primo momento la vista di questa zona ti infastidisce, ti sembra che rovini il paesaggio e i colori di quel giardino ma poi ti soffermi, osservi bene, e inizi a pensare che forse con quelle foglie secce, con quei rami secchi potresti costruire comunque un bel centrotavola o magari un addobbo natalizio. Inizi ad ascoltare con piacere il rumore dello scricchiolio delle foglie sotto i tuoi piedi e tutte le sfumature marroni di quella che inizialmente ti sembrava solo sterpaglia…”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Per quanto riguarda l’obiettivo di riempire il vuoto interiore utilizzo l’induzione del costruire attorno ai buchi, definita anche da una delle mie pazienti “la metafora del formaggio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“…e provando a riempire quel vuoto, quel buco si rendeva conto che invece continuava a svuotarsi, era come se tutti i suoi sforzi di colmare fossero vani e andassero quasi nella direzione opposta. Un giorno allora decise di provare a cambiare rotta, a cambiare prospettiva, dopo tanti tentativi decise che doveva fare qualcosa di diverso: invece che provare a riempire, provò a costruire attorno. Un pezzo alla volta, uno strato alla volta, un singolo elemento dopo l’altro. Un giorno quel pezzo era costituito dall’ascolto di una bella canzone, il giorno dopo da un’uscita in compagnia, quello successivo dall’osservare un tramonto. Il vuoto restava vuoto, il buco restava buco, ma tutto attorno stava crescendo la vita, il mondo, il resto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Si trovò quasi a pensare che quel lavoro interiore era proprio come quello che da piccola chiamava il formaggio con i buchi. Un formaggio tipico, buonissimo, ma che senza quei buchi al suo interno non sarebbe stato lo stesso. E forse era così anche per i suoi vuoti&#8230;”</em><br><br>Infine per quanto riguardo il terzo obiettivo, quello di riuscire a lasciar andare ciò che non si può totalmente controllare, spesso utilizzo la metafora della barchetta trasportata dalla corrente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;“…e io non so se ti è mai capitato, magari quando eri più piccola, di costruire una barchetta di carta e di appoggiarla lungo il corso di un ruscello e di accorgerti come quella barchetta seppur piccola, seppur leggera e apparentemente fragile era capace di galleggiare su quell’acqua. Abilissima a muoversi nella corrente, leggera ma allo stesso tempo capacissima tanto da stupirti della sua bravura perché sapeva lasciarsi andare, lasciarsi trasportare senza fatica anzi sfruttando al massimo proprio la sua conformazione e la sua leggerezza…”</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi percorsi le donne affrontano un vento interiore che soffia fortissimo. A volte quel vento sembra loro come una burrasca, un mare in tempesta. Quel vento a volte le fa sentire completamente incapaci di trovare riparo, di proteggersi e la sensazione è quella di rimanere in balìa di se stesse. Poi invece arriva il percorso di psicoterapia che gli permette di scoprire che quella tempesta in realtà è qualcosa che gli appartiene. Che quel vento in realtà è comunque un vento che gli appartiene: al loro corpo e alla loro mente. E allora imparano e apprendono, dalla loro stessa esperienza, che quel vento per quanto forte possa soffiare non sposterà mai la loro base interiore, le loro fondamenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Infertilità: quello che da fuori non si vede</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 10:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella ricerca di una gravidanza spesso il mondo esterno composto da chi non ha mai sofferto (o addirittura mai conosciuto) problemi in questa area, tende a pensare che sia qualcosa di divertente, spensierato e solamente piacevole.In verità le coppie che si scontrano con l’infertilità si trovano davanti una realtà completamente diversa. Una realtà che diventa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella ricerca di una gravidanza spesso il mondo esterno composto da chi non ha mai sofferto (o addirittura mai conosciuto) problemi in questa area, tende a pensare che sia qualcosa di divertente, spensierato e solamente piacevole.<br>In verità le coppie che si scontrano con l’infertilità si trovano davanti una realtà completamente diversa. Una realtà che diventa una vera e propria battaglia, una vera e propria sfida.<br>Si viene travolti da un’infinità di pensieri, eventi ed emozioni.<br>Vediamo insieme quali sono i principali aspetti che restano invisibili esternamente quando si affronta l’infertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le attese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’elemento dell’attesa è certamente il primo fattore che resta invisibile dietro l’infertlità.<br>Si affronta un’attesa per tutto: attesa dell’ovulazione, attesa delle mestruazioni, attesa di fare un’analisi, attesa di un risultato, attesa di una visita.<br>Se poi si affrontano i percorsi di pma le attese aumentano ancora di più: attesa in lista per poter iniziare il percorso, attesa del pick up, attesa per la diagnosi pre impianto, attesa per il transfer, attesa per le beta.<br>Gestire le attese è psicologicamente faticoso. Spesso vengono viste come momenti di stallo forzati dove nulla succede e dove nulla si può controllare.<br>Il consiglio è sempre quello di cercare di riempire queste attese con tutto il resto della vita che comunque continua ad esistere accanto ed oltre l’infertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il senso di incertezza del futuro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento invisibile è il costante senso di incertezza. Il costante pensiero che ogni azione ed ogni sacrificio possa essere inutile, vano e non portare ad alcun risultato. E questa purtroppo è proprio la verità!<br>Chi affronta questa difficoltà si scontra da subito con la più totale mancanza di controllo e di conseguenza con l’assenza di certezze.<br>Poche cose nella vita sono così “instabili” e poco controllabili come i percorsi di fertilità e la ricerca del concepimento.<br>Psicologicamente tutto questo deve essere accolto e gestito per poter andare avanti con il maggior stato di equilibrio possibile.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La solitudine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di solitudine si cela spesso dietro ai problemi di fertilità. Chi li affronta si può sentire incompreso e non ascoltato dal mondo esterno che frequentemente pone domande e commenti scomodi o inopportuni del tipo: “come mai non hai figli?”, “prova a non pensarci e i figli arriveranno”, “quando ti decidi a fare un figlio?”, “ti devi rilassare per quello non arrivano” ecc.<br>La verità è che c’è una grande ignoranza rispetto ai problemi di fertilità. Si pensa che se qualcosa non “funziona” possa essere per colpa della coppia o per mancanza di impegno e volontà. Poche persone hanno la sensibilità di comprendere che l’infertilità può essere una difficoltà di salute come qualunque altra e non è certo colpa di nessuno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La lotta contro il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo scorre silenzioso e invisibile dietro ogni percorso di ricerca di concepimento. La coppia spesso si sente di stare correndo dietro un tempo che continua a procedere inesorabile. <br>Mentre si lotta contro il tempo, le emozioni provate sono quelle di sentirsi rotti, guasti, vecchi, malfunzionanti. Tutto il resto attorno sembra girare alla velocità della luce mentre ci si sente sempre fermi allo stesso punto e con la paura di continuare a restare fermi per lungo tempo.<br>Psicologicamente diventa fondamentale potersi riappropriare del proprio tempo. Può essere valido lo stesso consiglio usato per la gestione delle attese: usare il tempo che si ha a disposizione riempiendolo con tutto ciò che appartiene alla propria vita indipendentemente e oltre alla questione fertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La paura di perdersi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento che resta invisibile e che difficilmente viene espresso ad alta voce è la paura di perdersi. Perdersi come persona, perdersi come coppia o anche solo perdersi dei pezzi di vita.<br>La paura di smarrirsi o di annullarsi è uno dei timori e dei rischi più grandi a livello psicologico. Per questo diventa davvero fondamentale ricordarsi sempre chi si è, dedicarsi a sè, occuparsi dei propri interessi e prendersi cura della propria vita di coppia.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gli investimenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, ma non per importanza, restano sicuramente invisibili tutti gli investimenti che vengono fatti. Investimenti economici, di sforzi, di energie, di sacrifici, di tempo.<br>Quando si affronta un problema di infertilità (ancora di più in caso di pma) ogni risorsa a disposizione è prima di tutto utilizzata e investita a favore del percorso di concepimento.<br>Questo può significare dover sacrificare le altre attività. Se da un lato tutto questo è per forza necessario, dall’altro diventa comunque psicologicamente faticoso e impegnativo.<br>Usare tutti i propri risparmi, tutto il proprio tempo e tutte le proprie forze per un unico obiettivo può diventare con il passare delle settimane molto stancante mentalmente.</p>
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		<title>Dolore cronico: cose che non sono d’aiuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 12:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi soffre di dolore cronico spesso si trova a dover fronteggiare un’aggiuntiva forma di sofferenza: la mancanza di aiuto, di comprensione e di sostegno dall’esterno.Per poter essere di aiuto e di sostegno, analizziamo insieme 6 cose che è meglio evitare di fare perché non sono assolutamente utili. 1. Fare sentire in colpa l’altro se non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di dolore cronico spesso si trova a dover fronteggiare un’aggiuntiva forma di sofferenza: la mancanza di aiuto, di comprensione e di sostegno dall’esterno.<br>Per poter essere di aiuto e di sostegno, analizziamo insieme 6 cose che è meglio evitare di fare perché non sono assolutamente utili.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Fare sentire in colpa l’altro se non riesce a partecipare ad un evento sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si soffre di un dolore o di una malattia cronica si è purtroppo obbligati a vivere in funzione dell’andamento dei sintomi.<br>Gli eventi sociali sono spesso momenti difficili: non si sa quanto dureranno, cosa si farà, cosa si mangerà, quanta gente ci potrà essere.<br>Può capitare di dover organizzare tali eventi nei dettagli prima di sentirsi sicuri di poter partecipare così come può capitare di doverli disdire all’ultimo minuto.<br>Importante diventa non fare sentire chi soffre in colpa se qualcosa del genere accade.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Confrontare i sintomi con quelli di altre persone</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni sintomo, ogni dolore e ogni forma di sofferenza sono diversi. Anche se le diagnosi possono essere le stesse o avere lo stesso nome, questo non implica avere anche gli stessi vissuti.<br>Ogni persona è diversa, ogni storia è diversa, ogni corpo è diverso e, dunque, anche ogni malattia può essere diversa.<br>Per questo motivo confrontare o paragonare i sintomi di una persona con quelli di un’altra non ha alcun senso e motivo di esistere.<br>Il rischio di questa cosa è di far sentire chi soffre ancor più sotto giudizio e ancor più a disagio andando ad incrementare i livelli di sofferenza emotiva e psicologica.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Offrire consigli medici non richiesti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La formula dovrebbe essere semplice: se non sei un medico non dare consigli medici.<br>Ma questa formula potrebbe anche essere ampliata a: se non conosci la mia sofferenza non cercare di dare suggerimenti che non hanno alcun fondamento.<br>Tutto questo ha ancora più valore e diventa ancora più valido perché nel 99% dei casi i consigli che vengono proposti non sono nemmeno stati richiesti e di conseguenza, ovviamente, non sono benvoluti.<br>Ricevere commenti quando già si sta soffrendo fa sentire in obbligo di dare spiegazioni o giustificazioni andando a creare un peso ed una fatica aggiuntivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Pianificare attività senza considerare i limiti dell’altro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proporre attività che non considerano i bisogni di chi soffre è un’arma che ferisce moltissimo.<br>Obbligare l’altro a dire “no non posso” è psicologicamente devastante.<br>Se si desidera avere la presenza di qualcuno è corretto organizzare qualcosa che sia alla sua portata, considerando le sue necessità e i suoi bisogni.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Pensare che l’altro sia una persona pigra o che stia esagerando il suo dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si diverte a stare male. Nessuno ha scelto i propri sintomi o la propria malattia. Nessuno è contento di doversi limitare o fermare a causa del dolore.<br>Chi affronta un dolore cronico non è pigro o svogliato, semplicemente sta cercando di trovare un equilibrio interiore che possa garantirgli il miglior equilibrio possibile.<br>Additare o giudicare qualcuno che soffre come pigro o come esagerato crea una ferita emotiva aggiuntiva che causa ancora più dolore e sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Fare pressioni del tipo: “non ci devi pensare, devi andare avanti”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dare consigli del tipo: <em>“rilassati”, “distraiti e non ci pensare”, “ci sono cose peggiori” </em>non è mai di aiuto o sostegno.<br>Frasi di questo tipo rischiano di fare sentire chi soffre come una persona sbagliata e colpevole del suo dolore.<br>Quando si vive il dolore è normale e naturale pensarci, perché il dolore si fa sentire e urla forte ogni giorno.<br>Bisogna stare attenti a non fare commenti che possano risultare banali e superficiali e causare l’effetto opposto a quello del sostegno.</p>
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		<title>Malattie croniche e conseguenze psicologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 11:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soffrire di una malattia o di un dolore cronico ha risvolti non solo sul corpo ma anche sulla sfera emotiva e psicologica (soprattutto con il passare del tempo).Le conseguenze psicologiche possono essere molteplici e variare da persona a persona, da storia a storia.Vediamo insieme 7 delle più comuni conseguenze. 1 &#8211; Difficoltà relazionali: incomprensione da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di una malattia o di un dolore cronico ha risvolti non solo sul corpo ma anche sulla sfera emotiva e psicologica (soprattutto con il passare del tempo).<br>Le conseguenze psicologiche possono essere molteplici e variare da persona a persona, da storia a storia.<br>Vediamo insieme 7 delle più comuni conseguenze.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">1 &#8211; Difficoltà relazionali: incomprensione da parte del mondo esterno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima importante conseguenza psicologica e sociale riguarda il contatto con gli altri e con l’esterno.<br>Purtroppo spesso esternamente non si incontra la giusta dose di accoglienza e comprensione e ci si trova invece a scontrarsi con persone che cercano di negare, minimizzare o addirittura ridicolizzare la malattia.<br>Tutto questo rischia di portare ad una chiusura relazionale e ad un isolamento sociale che dal punto di vista emotivo causa ancora più sofferenza.<br>Sentirsi soli ad affrontare dolori e sintomi non fa altro che amplificare i sintomi e i dolori stessi.<br>Altro punto connesso all’incomprensione riguarda il doversi cotinuamente spiegare o giustificare. Passare il tempo a trovare spiegazioni rispetto al proprio stato di salute non dovrebbe essere un compito aggiuntivo per chi già sta soffrendo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">2 &#8211; Ansia, paura e preoccupazione per il futuro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un’importante e molto ampia conseguenza emotiva è relativa all’intensità di emozioni connesse all’ansia.<br>I pensieri di un malato cronico sono inevitabilmente rivolti verso il futuro e verso come potrà essere il proprio stato di salute.<br>“Riuscirò ad andare avanti?”, “Starò sempre male?”, “I sintomi peggioreranno?” “Riuscirò a migliorare?”. Sono solo alcune delle domande e dei dubbi che affollano la mente.<br>Sebbene ansia, paura e preoccupazione siano emozioni molto comuni, bisogna però monitorare che non superino i livelli di certe soglie personali.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la soglia del tempo: se queste emozioni durano da troppo.</li>



<li>la soglia dell&#8217;intensità: se sono emozioni troppo forti da invalidare il resto della vita.</li>



<li>la soglia del contesto: se si presentano “immotivatamente” senza fattore scatenante (fuori contesto).<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se personalmente ci si accorge che questi stati emotivi hanno superato i propri livelli di “normale sopportazione” si deve poter intervenire anche professionalmente per poterli riportare entro certe soglie che siano considerate come gestibili.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">3 &#8211; Frustrazione e senso di impotenza rispetto al dolore e ai sintomi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altre due grandi emozioni conseguenti alla cronicità sono la frustrazione e il senso di impotenza.<br>La frustrazione può essere definita come lo stato emotivo in cui ci troviamo nel momento in cui pensiamo che il nostro agire, rispetto ad una determinata situazione o ad uno specifico problema, sia stato o sia tuttora inutile e vano. Questo conduce alla percezione e ad un vissuto di sconfitta e fallimento in conseguenza al trascorrere degli eventi che vengono visti come qualcosa di insormontabile.<br>Il senso di impotenza è quel sentimento che nasce nel momento in cui si percepisce la sensazione di non avere alcuna possibilità di fare qualcosa per migliorare la propria condizione, situazione o problema.<br>Nel complesso entrambe queste emozioni portano ad avere la sensazione di non riuscire a gestire la propria malattia, di non avere il controllo sui propri sintomi e quindi a sentirsi sopraffatti da quello che accade. La percezione può essere quella di sentirsi schiacciati dal peso di qualcosa di troppo grande, troppo forte, troppo immenso.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">4 &#8211; Stanchezza emotiva e mentale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza è certamente un’enorme conseguenza della cronicità.<br>Parliamo sia di stanchezza fisica che di stanchezza mentale.<br>Quando i sintomi sono compagni per lungo tempo, è inevitabile sentirsi stanchi.<br>Dal punto di vista psicologico la stanchezza è data proprio dall’accumulo, nel corso del tempo, di dolore fisico e di sfide emotive.<br>La mente che, inizialmente ha meno difficoltà ad adattarsi e ad accettare limiti e cambiamenti, nel corso del tempo inizia semplicemente a non poterne più.<br>Gli elementi principali della stanchezza mentale possono essere: mancanza di energie, nebbia mentale, mancanza di interesse per ogni tipo di attività, difficoltà di concentrazione, affaticamento, irritabilità e nervosismo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">5 &#8211; Stati depressivi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Grande conseguenza delle malattie croniche è la possibilità di sviluppare stati depressivi più o meno intensi.<br>Quello che si riscontra in linea generale quando si vive uno stato depressivo è un tono dell’umore caratterizzato da emozioni e vissuti di sconforto, disperazione, paura e tristezza. Queste emozioni risultano per la persona come difficili da gestire e tollerare in maniera autonoma. Si può anche verificare una sensazione di mancanza di forze, una diminuzione di interesse verso le attività quotidiane, una diminuita capacità di pensare e concentrarsi, sentimenti di autosvalutazione, sensi di colpa, disturbi del sonno.<br>Spesso la presenza di uno stato depressivo porta la persona ad avere una visione di sè e della realtà come totalmente grigia e negativa.<br>Rispetto alle altre conseguenze psicologiche, gli stati depressivi meritano sicuramente un’attenzione maggiore. Avere un sostegno psicologico professionale può essere necessario per aiutare la persona a prevenire questi stati o a superarli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">6 &#8211; Malinconia per la &#8220;normalità&#8221; della vita quotidiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sensazione è una sensazione molto delicata e difficile da definire in maniera univoca.<br>La percezione può essere quella di una vera e propria nostalgia per una vita senza malattia e senza dolore.<br>Non si prova malinconia per i viaggi, per le avventure o per le grandi imprese ma si prova malinconia anhe solo per la possibilità di riuscire a farsi una doccia in tranquillità senza problemi o senza dolore.<br>Associato a questo può essere anche presente la nostalgia e la mancanza per la persona che si era prima della malattia. Tante volte i sintomi della malattia o la scoperta della diagnosi vengono visti come dei momenti spartiacque tra la vita prima e la vita dopo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">7 &#8211; Senso di sofferenza e di inadeguatezza per la possibile perdita di autonomia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se la cronicità e la malattia obbligano a dover dipendere dagli altri per determinate azioni o movimenti, questo psicologicamente può portare a provare un profondo senso di inadeguatezza verso la propria vita.<br>Accettare di non essere più gli stessi e accogliere il necessario aiuto esterno può diventare estremanemente impegnativo.<br>Ci si può sentire incapaci, inetti, inadeguati alla vita.<br>Per quanto tutte queste emozioni siano del tutto naturali, è evidente come vadano ad aumentare lo stato di sofferenza e di peso emotivo della persona che le vive.</p>
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		<title>Malattie croniche e autostima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 10:35:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivere e affrontare quotidianamente i sintomi di una patologia cronica ha inevitabilmente delle influenze e delle conseguenze anche sulla mente, sulle emozioni e sulla sfera psicologica.In particolare la cronicità può incidere, con il passare del tempo, sull’autostima della persona. L’autostima può essere sinteticamente definita come l’immagine, l’idea e l’insieme di giudizi che ogni persona ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vivere e affrontare quotidianamente i sintomi di una patologia cronica ha inevitabilmente delle influenze e delle conseguenze anche sulla mente, sulle emozioni e sulla sfera psicologica.<br>In particolare la cronicità può incidere, con il passare del tempo, sull’autostima della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>autostima</strong> può essere sinteticamente definita come l’immagine, l’idea e l’insieme di giudizi che ogni persona ha di se stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme alcuni motivi per cui i sintomi cronici possono andare a modificare questa immagine interiore.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sentirsi diversi dagli altri</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per prima cosa chi vive con una malattia cronica percepisce quasi subito un senso di diversità e di differenza rispetto a tutte le altre persone che non hanno problemi di salute.<br>In questa diversità si tende a sentirsi rotti, guasti, malfunzionanti, sbagliati. Tante volte questa differenza ovviamente è reale perché oggettivamente la presenza di una malattia cambia la vita e le abitudini.<br>Dal punto di vista psicologico, però, sottolineare costantemente la diversità come qualcosa di negativo (come se esistesse una classifica) non aiuta a stare meglio (o ad incentivare l’autostima).<br>C’è sicuramente una differenza ma sottolineare il meglio e il peggio non ha grande senso dal punto di vista emotivo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Interiorizzazione del senso di colpa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento che psicologicamente può incidere sull’autostima sono i sensi di colpa.<br>Chi vive la cronicità spesso si sente ingiustamente in colpa per il proprio dolore e per la propria condizione.<br>Sensi di colpa che possono essere rivolti sia verso se stessi che verso gli altri.<br>Verso di sé si ha sempre il timore di poter aver fatto qualcosa di sbagliato per aver causato o peggiorato i sintomi.<br>Verso gli altri ci si sente in colpa per il pensiero di poter limitare o condizionare le loro vite.<br>I sensi di colpa non incentivano l’autostima perché creano un’immagine di noi stessi legata all’errore e all’inadeguatezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non riuscire a stare al passo “normale”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Connesso al primo punto e al senso di diversità, anche osservare se stessi non essere più in grado di svolgere determinate attività o di stare al passo di quella che in precedenza era la normalità, incide sull’autostima.<br>Anche in questo caso si percepisce un certo senso di fallimento rispetto al proprio corpo e alle proprie funzioni.<br>Tutto questo è amplificato se la persona si trova anche a vivere una perdita di indipendenza e di autonomia a causa della propria malattia. Dover pesare sugli altri vedendoli procedere all’andatura “normale” può creare una grande sofferenza psicologica.<br>Non sempre, infatti, è scontato o immediato accettare che la propria condizione implichi un cambiamento o una modificazione importante delle abitudini della propria vita.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Temere di deludere chi si ama</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo punto è connesso al punto relativo ai sensi di colpa.<br>La paura di essere un peso per le persone che ci amano, ci fa pensare di non essere una piacevole compagnia.<br>Credere di essere una delusione, un fallimento o un fastidio non aiuta certamente i livelli di autostima.<br>In questi casi invito sempre a riflettere sul fatto che chi vive attorno a noi ha un cervello ed è libero di scegliere o meno la nostra vicinanza. Inoltre invito a pensare a cosa faremmo noi a parti invertite.<br>Le persone con una malattia cronica devono sempre ricordare a loro stesse che meritano amore!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perdita di autonomia e indipendenza: bisogno dell’aiuto degli altri</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Punto centrale rispetto al concetto di autostima è il concetto di indipendenza.<br>Tante volte è possibile che pezzi di indipendenza vengano persi o modificati a causa dei sintomi.<br>Chiedere aiuto e dipendere dagli altri non è mai facile psicologicamente. Nessuno vorrebbe mai osservare se stesso come una persona bisognosa degli altri per svolgere la propria vita. Tutto questo è ancora più amplificato quando il bisogno di aiuto arriva ad essere richiesto anche per azioni molto semplici e quotidiane: lavarsi, camminare, parlare ecc..</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Andare più piano mentre tutti vanno veloci</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un ultimo elemento che può influenzare l’autostima riguarda l’osservare come i tempi, con una malattia cronica, siano necessariamente diversi e rallentati rispetto alla normalità.<br>Rendersi conto di avere bisogno di più tempo per fare le cose e soprattutto di più riposo dopo averle fatte, provoca emotivamente frustrazione, impotenza, rabbia e fa sentire incapaci o inadatti.<br>Accettare questo aspetto della cronicità diventa però essenziale per riuscire a trovare pace con il proprio corpo e conquistare il massimo equilibrio mentale possibile.</p>
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		<title>Pma: gestione psicologica del fallimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2025 08:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando una coppia si trova a dover affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita spesso uno dei vissuti con cui deve scontrarsi è il vissuto del fallimento in diverse forme.Il senso di fallimento si ripercuote non solo rispetto alle procedure ma anche rispetto alla propria persona e alla vita quotidiana. 1 Il fallimento del &#8220;naturale&#8221; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando una coppia si trova a dover affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita spesso uno dei vissuti con cui deve scontrarsi è il vissuto del fallimento in diverse forme.<br>Il senso di fallimento si ripercuote non solo rispetto alle procedure ma anche rispetto alla propria persona e alla vita quotidiana.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">1 Il fallimento del &#8220;naturale&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo vissuto di fallimento è relativo all’aspettativa del concepimeno naturale.<br>Psicologicamente ci si può sentire come incapaci nel non essere riusciti da soli a portare a termine qualcosa che dovrebbe avvenire senza alcuna difficoltà.<br>Accettare le procedure di pma come una forma di sostegno, supporto e aiuto diventa fondamentale per non sentirsi guasti, sbagliati o appunto falliti.<br>Accogliere l’aiuto della pma è intelligente e assolutamente necessario per procedere verso la realizzazione dei propri obiettivi e desideri.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">2 Il fallimento nell&#8217;interruzione della procedura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Può capitare nel mezzo di un percorso di pma di dover per qualche ragione (spesso medica) interrompere le procedure avviate per poter effettuare dei cambi di terapia o per valutare diverse soluzioni.<br>In questo caso la sensazione è di un fallimento del corpo vissuto come “incapace” di rispondere correttamente alle terapia, ai farmaci o ai vari step del percorso.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">3 Il fallimento del risultato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Troviamo poi il vissuto fallimentare più comune e più importante: il fallimento del risultato finale.<br>Spesso questo momento è anche il più temuto dalle coppie. Il momento in cui confrontarsi inevitabilmente con il termine del percorso.<br>Questo si traduce in paura del test di gravidanza o paura del momento delle beta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Emozioni connesse al fallimento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima emozione che può essere vissuta è sicuramente quella della rabbia. Per provare a gestire o&nbsp; a trasformare la rabbia si può cercare di tradurla in movimento di azione cercando di incanalarla programmando i passi o le soluzioni successive.<br>Altra emozione collegata al fallimento è il senso di delusione. Per gestire la delusione potrebbe essere utile cercare di limitare o non prolungare il monologo interiore che spesso accade dentro di noi del tipo: “non valgo niente”, “ho sbagliato tutto”, “non sarò mai felice”.<br>Infine troviamo l’emozione della tristezza spesso associata ad un grande senso di stanchezza. Con questa emozione può essere di aiuto fare qualcosa che stimoli il movimento e il sorriso, per esempio concedersi piccole trasgressioni o fare qualcosa di nuovo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Piccoli consigli generici</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sfoga quello che senti e quello che provi senza vergogna (non ci sono emozioni giuste o sbagliate)</li>



<li>Ricordati chi sei oltre alla pma e alla ricerca di gravidanza</li>



<li>Non pretendere di cancellare le emozioni, è impossibile!</li>



<li>Ricordati che le emozioni sono momentanee e cambiano con il tempo</li>



<li>Circondati di cose che ti fanno stare bene</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sul finale vorrei ricordarti che anche se ogni tanto ti puoi sentire un fallimento, tu non sei un fallimento! C’è una grande differenza tra sentire ed essere.</p>
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		<title>Malattie croniche ed emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 16:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivere ed affrontare una malattia cronica è difficile e complesso in primo luogo a causa dei sintomi fisici, in secondo luogo anche per la sofferenza emotiva che ne consegue.Possiamo definire come sofferenza emotiva tutto l’insieme di emozioni e di reazioni interiori che vengono provate in associazione al vissuto di malattia e di dolore. Vediamo insieme [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Vivere ed affrontare una malattia cronica è difficile e complesso in primo luogo a causa dei sintomi fisici, in secondo luogo anche per la sofferenza emotiva che ne consegue.<br>Possiamo definire come sofferenza emotiva tutto l’insieme di emozioni e di reazioni interiori che vengono provate in associazione al vissuto di malattia e di dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme quali possono essere le emozioni principali ricordando sempre che poi ogni persona vive le sue personali emozioni alla propria personale intensità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Ansia, paura, preoccupazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo gruppo di emozioni sono sicuramente quelle associate agli stati ansiosi.<br>Si provano paura, timore, ansia o preoccupazione rivolte al proprio stato di salute e al proprio futuro dal punto di vista medico.<br>Lo scopo di queste emozioni sarebbe quello di cercare di prepararsi il più possibile a eventi drammatici o complicati connessi ai sintomi della malattia.<br>Possono essere emozioni utili se mantenute entro un certo livello ma rischiano di diventare presto emozioni disfunzionali se superano i livelli di sopportazione della persona. Questo accade se ad esempio durano per lunghi periodi di tempo, se diventano troppo intense o se iniziano a manifestarsi senza motivo o fuori da ogni contesto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Tristezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tristezza è un’emozione molto ampia e vasta, per questo è difficile da descrivere in maniera universale.<br>Sicuramente è caratterizzata da sensazioni di sconforto, disperazione e da una visione tendenzialmente negativa della propria condizione.<br>Spesso la tristezza può essere accompagnata dalla voglia di piangere, da una diminuzione di interesse per le attività circostanti, da una difficoltà a concentrarsi, da sentimenti di autosvalutazione e da una sensazione di perdita o di mancanza di energie.<br>Questa emozione merita un’attenzione particolare affinchè non si presentino vissuti emotivi più complessi legati a stati depressivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Frustrazione e impotenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Queste due emozioni sono molto comuni.<br>La frustrazione possiamo descriverla come lo stato emotivo provato nel momento in cui crediamo che le nostre azioni, rispetto ad una determinata situazione o problema, siano state o siano tuttora inutili e vane.<br>Il senso di impotenza è quell’emozione che si crea nel momento in cui abbiamo la sensazione di non avere possibilità di migliorare la nostra condizione o il nostro problema.<br>Queste emozioni conducono entrambe a percepire un vissuto di fallimento e di sconfitta perchè gli eventi connessi alla malattia vengono man mano percepiti come insormontabili e incontrollabili.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Rabbia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia può essere provata in diverse direzioni: verso il proprio corpo, verso l’universo medico, verso la vita, verso la sfortuna, verso gli altri, verso il dolore, verso i sintomi.<br>Questa emozione viene vissuta a ondate diverse di intensità che salgono e scendono durante tutto il vissuto di malattia.<br>Spesso troviamo associato anche un forte senso di ingiustizia nel non trovare “spiegazione” al proprio dolore e alla propria patologia.<br>La verità, purtroppo, è che non c’è giustizia, non è una colpa avere una malattia cronica e la rabbia è un’emozione del tutto comprensibile e naturale associata a questi vissuti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Senso di colpa e vergogna</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cronicità implica spesso vissuti emotivi di colpa sia rivolti verso di sè che verso le altre persone.<br>Nei riguardi della propria persona ci si può sentire in colpa al pensiero di aver potuto fare la cosa sbagliata che possa aver causato un peggioramento dei sintomi o addirittura la malattia stessa.<br>Nei confronti degli altri, invece, ci si può sentire in colpa al pensiero di poter essere un peso o di poter limitare in qualche modo la loro vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vergogna può essere definita come l’emozione che si prova quando ci si sente inadeguati o inferiori rispetto a un qualche aspetto che ci appartiene (il nostro corpo, il nostro modo di essere, il nostro comportamento, i nostri pensieri).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuna di queste emozioni descritte ha diritto di esistere e si sviluppa in maniera del tutto naturale.<br>Nessuna emozione è sbagliata o negativa. La cosa importante è che ognuno possa valutare la potenza, l’intensità e la forza di ogni stato emotivo affinchè non arrivi al punto di invadere la vita e l’equilibrio mentale generale.<br>Quando ci si rende conto che un’emozione diventa ingestibile deve essere richiesto aiuto, anche professionale, per poter trovare il modo migliore di ristabilire la giusta serenità emotiva.</p>
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		<title>Infertilità e psicologia: cose rubate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 08:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverso tempo fa ho provato a chiedere sui miei social questa domanda: “quali sono le cose che l’infertilità ti ha rubato”?Le risposte sono state davvero tante e di diverso tipo. Provo a riassumerle e a commentarle brevemente. La mia positività e ingenuità Altre risposte simili sono state: l’ottimismo, l’allegria del percorso, la gioia rispetto al [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Diverso tempo fa ho provato a chiedere sui miei social questa domanda: <em>“quali sono le cose che l’infertilità ti ha rubato”?</em><br>Le risposte sono state davvero tante e di diverso tipo. Provo a riassumerle e a commentarle brevemente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La mia positività e ingenuità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altre risposte simili sono state: l’ottimismo, l’allegria del percorso, la gioia rispetto al test positivo.<br>In tutte queste risposte è chiara la perdita di quelle emozioni che solitamente, in assenza di problematiche, vengono provate durante la ricerca di gravidanza e durante la gravidanza stessa.<br>Affrontare l’infertilità significa scoprire e conoscere un nuovo mondo. Un mondo fatto di informazioni mediche, di visite, di esami, di analisi. Tutto questo purtroppo una volta acquisito non si dimentica e finisce per influenzare l’umore durante tutti i passaggi successivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La felicità per le gravidanze delle altre</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è invidia, non è gelosia. È solo un gran dispiacere perché si vede che le altre riescono a raggiungere e realizzare i desideri che vorremmo raggiungere e realizzare anche noi. Non è facile sentire gioia per gli altri e contemporaneamente tristezza per se stessi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La fiducia nel mio corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Osservare che qualcosa non funziona come “naturalmente” dovrebbe funzionare inizia a far pensare di essere rotti o guasti. Questi pensieri influenzano il rapporto che si ha con il proprio corpo andando a ridurre notevolmente la fiducia che normalmente proviamo verso le nostre reazioni fisiche.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un pezzo di autostima</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere l’infertilità può abbassare l’autostima perché può far percepire un forte senso di fallimento. Ovviamente dal punto di vista della realtà questa è una sensazione provata, non una verità. Nessuno è un fallimento solo perché sta vivendo difficoltà ad avere un figlio. Sentirsi un fallimento o una delusione porta però a perdere dei pezzi di autostima e di fiducia nelle proprie capacità e risorse interiori (sia fisiche che mentali).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il godermi la vita senza pensare a cose mediche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità spesso invade la vita di chi la sta affrontando. Occupa spazio, tempo, risorse mentali e risorse economiche. Le giornata possono essere scandite dagli impegni connessi alle cose mediche (visite, esami, test, terapie) tanto da far dimenticare che esiste anche tutto il resto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’immagine ideale di una famiglia numerosa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa immagine mentale inizia a cambiare soprattutto quando passano diversi mesi e diversi anni dall’inizio della ricerca della gravidanza. La mente in qualche modo si rende conto che il proprio progetto iniziale potrebbe non essere realizzabile e quindi cerca di creare un piano alternativo di riserva abbandonando l’idea di famiglia molto numerosa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La connessione e l’intimità con il partner</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo sia con i tentativi naturali sia attraverso le tecniche di procreazione assistita il rischio di contaminare la propria complicità intima e sessuale è sempre dietro l’angolo. I rapporti diventano spesso funzionali solo al concepimento perdendo la loro caratteristica di spensieratezza e spontaneità.<br>Riuscire a mantenere una buona connessione intima diventa per la coppia una vera e propria sfida emotiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’entusiasmo di immaginare la maternità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine si può perdere in maniera generale l’entusiasmo e la gioia per l’idea della maternità stessa.<br>Si inizia a faticare a vedersi madri, si inizia a faticare ad immaginare un futuro così come lo si era sempre desiderato, si inizia a contaminare quel sogno con pensieri e immagini diverse (magari più realistiche ma sicuramente meno felici).</p>
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		<title>Infertilità e feste natalizie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 15:58:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il periodo delle festività natalizie e la conclusione di ogni anno se per tante persone può essere un momento felice e di gioia, per chi affronta l’infertilità potrebbe essere un momento delicato o ambivalente tra la gioia della festività e la tristezza di non aver raggiunto ancora il proprio desiderio e realizzato il proprio obiettivo. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il periodo delle festività natalizie e la conclusione di ogni anno se per tante persone può essere un momento felice e di gioia, per chi affronta l’infertilità potrebbe essere un momento delicato o ambivalente tra la gioia della festività e la tristezza di non aver raggiunto ancora il proprio desiderio e realizzato il proprio obiettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proviamo a dare qualche consiglio su come poter gestire emotivamente e psicologicamente meglio questo periodo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Prenditi del tempo per te stessa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Indipendentemente dal tempo per la famiglia, per i pranzi e per i cenoni. Questo è comunque un tempo di pausa e di riposo dove potersi concedere, anche all’interno della giornata, qualche coccola, qualche vizio, qualche minuto, qualche ora a quello che piace a te indipendentemente da tutto il resto.<br>Questo è importante per ricordarti che <strong>TU ESISTI</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Cerca di guardare a quello che hai</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cerca di guardare non solo a quello che manca ma anche a quello che possiedi.<br>Guardare non solo a quello che non si è riusciti a raggiungere ancora ma anche a tutti quei traguardi e a tutte quelle cose che sicuramente in questo anno <strong>sei riuscita a raggiungere</strong>. Anche quei traguardi o quegli obiettivi che sembrano piccini ma che comunque sono stati raggiunti. <br>Quindi concentrati anche su quel che c’è e non solo su quello che manca.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Non paragonarti (eccessivamente) alle altre</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le altre persone hanno altre storie, hanno altre vite, hanno altri vissuti. <strong>Le altre non sono te!</strong><br>Quindi sebbene venga un po’ la voglia di guardare le vite delle altre persone, gli obiettivi degli altri, ricordiamoci che è solo qualcosa che crea più sofferenza che beneficio.<br>Riuscire ad evitare, anche solo nella nostra mente, di continuare a confrontarci con le altre aiuta ad alleggerire un po’ della sofferenza emotiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Prova a dire di no</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se puoi, con educazione, cerca di evitare le situazioni in cui potresti trovarti in difficoltà perché magari interagisci con persone che sono incinte o che hanno appena avuto un figlio o che hanno già bambini. Sicuramente se fanno parte della tua cerchia di amicizie o di familiari diventa più complicato ma se puoi evitare proprio con queste persone di entrare su certi argomenti, su certe tematiche che sai che ti fanno del male, fallo.<br>Questo serve davvero <strong>a protezione di te stessa</strong>, a protezione della tua sofferenza e a protezione anche del tuo percorso di coppia che stai affrontando. Se non ti proteggi tu, non ti protegge nessun altro.<br>Tutelateti da questo tipo di relazioni che sai che possono essere potenzialmente più difficili da gestire.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Perdonati qualunque emozione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni emozione che può venire in maniera spontanea in questi giorni va bene., Anche quelle che solitamente giudichi come emozioni negative o sbagliate che possono essere l’invidia, la rabbia, la tristezza. Non sono emozioni sbagliate, sono <strong>emozioni naturali</strong> nel momento in cui non hai ancora raggiunto quello che è un tuo desiderio. Non c’è assolutamente nulla di male, nulla di sbagliato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Rispondere alle domande scomode</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso arrivano da parenti che magari ci conoscono meno e che non vediamo da tanto tempo. Sono domande assolutamente fastidiose ma è chi le fa che sbaglia. <strong>Domande di questo tipo non andrebbero fatte</strong>. Si possono dare risposte semplici, sintetiche e pulite. Risposte del tipo: “ci stiamo provando ma stiamo facendo fatica, questa domanda mi ha fatto del male, forse era meglio parlare di altro”.<br>Deve essere l’altro a rendersi conto di avere fatto la domanda sbagliata e non tu a sentirti nel torto o sbagliata.</p>
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		<title>Malattie croniche e solitudine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 14:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vive con una malattia o con un dolore cronico anche le relazioni con le altre persone cambiano inevitabilmente.Spesso chi soffre si trova a dover dare spiegazioni e giustificazioni rispetto ai propri sintomi e non è sempre facile nè psicologicamente nè in termini pratici (nessuno nasce medico in grado di spiegare certe cose).Purtroppo però [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando si vive con una malattia o con un dolore cronico anche le relazioni con le altre persone cambiano inevitabilmente.<br>Spesso chi soffre si trova a dover dare spiegazioni e giustificazioni rispetto ai propri sintomi e non è sempre facile nè psicologicamente nè in termini pratici (nessuno nasce medico in grado di spiegare certe cose).<br>Purtroppo però quello che capita troppo frequentemente è che dall’altra parte non si trova la giusta dose di attenzione, ascolto, accoglienza e comprensione. Al contrario invece ci si trova di fronte a reazioni di negazione e ridicolizzazione del dolore e dei sintomi.<br>Tutto questo è sicuramente il primo grande motivo per cui chi soffre di una patologia cronica tende a isolarsi, a chiudersi e di conseguenza a percepire un forte senso di solitudine.<br>Vediamo insieme quali possono essere altri motivi comuni per cui questo senso di solitudine può manifestarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gli eventi serali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti eventi della nostra vita sociale quotidiana si svolgono in orario serale dopo le ore di attività lavorativa. Chi soffre di una malattia cronica ha, però, poche energie a disposizione e spesso in orario serale sono già tutte terminate (anche ben prima dell’orario serale).<br>Questo obbliga a dover rinunciare alla maggior parte degli eventi per il bisogno di riposare, dormire o quanto meno recuperare delle forze.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Perdita di amici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che capita successivamene al momento della diagnosi è che spesso si perdono delle “amicizie”. Persone che si avevano attorno nel momento del benessere che decidono di scappare nel momento del bisgono e della sofferenza.<br>La malattia diventa un grande banco di prova per le relazioni sociali, insegna a distinguere tra chi era davvero un amico e chi era un semplice conoscente di passaggio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Mancanza di argomenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro importante punto rispetto al senso di solitudine è relativo agli argomenti in comune con le altre persone.<br>Vivendo spesso in dipendenza dei sintomi è difficile per chi soffre non parlarne. Dall’altra parte si devono incontrare persone consapevoli di questo e capaci di comprendere che parlare del proprio vissuto di malattia non è un modo per lamentarsi ma semplicemente per condividere.<br>Non tutti d’altro canto sono pronti psicologicamente a parlare o ad ascoltare argomenti connessi al dolore o alla sofferenza perchè spesso questo può fare una grande paura.<br>Riuscire a trovare dei punti di contatto e degli argomenti in comune diventa fondamentale per il mantenimento di relazioni in equilibrio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sentirsi diversi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Connesso al punto precedente troviamo la difficoltà psicologica per chi soffre di una patologia cronica di stare in mezzo a chi sta bene.<br>Questo se da una parte può essere piacevole (perchè si vive una certa “normalità”), dall’altra rischia di lasciare uno strascico emotivo di indeguatezza.<br>Trovarsi in mezzo a chi sta conducendo una vita “senza pensieri” o “senza problemi” potrebbe far percepire un senso di diversità non facile da gestire mentalmente. Il rischio può essere quello di sentirsi strani, sbagliati, sfortunati.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Costo economico della socialità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli eventi sociali hanno ovviamente un costo economico. Chi vive con una malattia cronica cerca costantemente di risparmiare i proprio soldi per poter pagare visite mediche, esami, farmaci, integratori e terapie che purtroppo spesso sono molto costosi.<br>Se questo si associa anche alle difficoltà lavorative o all’impossibilità di lavorare, è naturale che gli eventi sociali passino in ultimo piano.</p>



<div style="height:38px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione chi soffre di una malattia cronica si trova a dover obbligatoriamente rivedere anche le proprie relazioni sociali. Non è questione di avere più o meno voglia di interagire, non è questione di essere asociali o pigri. Spesso la chiusura è solo un tentativo di proteggere in qualche modo la propria sofferenza.</p>
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		<title>Infertilità secondaria: risvolti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 12:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla di infertilità secondaria quando i problemi di fertilità della coppia si presentano e si manifestano alla seconda ricerca di gravidanza. Rispetto all’infertilità primaria, dunque, c’è stata in passato la riuscita del concepimento e della gravidanza.Questo fisicamente può avvenire per svariate ragioni: problematiche nuove che in passato non erano presenti, aumento dell’età della coppia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si parla di infertilità secondaria quando i problemi di fertilità della coppia si presentano e si manifestano alla seconda ricerca di gravidanza. Rispetto all’infertilità primaria, dunque, c’è stata in passato la riuscita del concepimento e della gravidanza.<br>Questo fisicamente può avvenire per svariate ragioni: problematiche nuove che in passato non erano presenti, aumento dell’età della coppia, cambiamenti nello stile di vita, presenza di abitudini differenti e nocive rispetto al passato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aspetti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto all’infertilità primaria, l’infertilità secondaria arriva con ancora più <strong>incredulità</strong> dal punto di vista psicologico. Può essere più difficile per la coppia accettare di avere un problema nuovo che in passato non si era incontrato. La mente spesso in questa prima fase di “accettazione” vaga nella ricerca di risposte e di motivazioni che possano essere sensate e risolutive.<br>Anche nell’infertilità secondaria, così come nell’infertilità primaria, si scatenano poi una serie di stati emotivi spesso molto intensi: rabbia, frustrazione, paura, ansia, preoccupazione, senso di colpa, impotenza.<br>In particolare ci si trova ad avere la sensazione di essersi rotti, di non essere più compatibili come una volta, di aver fatto qualcosa di sbagliato per aver causato l’infertilità. L’emozione che spesso si prova (ingiustamente) è quella di essersi guastati. Come se si fosse delle macchine che ad un certo punto non funzionano più.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rapporto con l’esterno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli elementi più importanti che spesso vengono sottovalutati quando si parla di infertilità secondaria è proprio il rapporto con l’esterno ed in particolare con i commenti che circondano la coppia che sta affrontando questa difficoltà.<br>Purtroppo i commenti superficiali e banali sono all’ordine del giorno: <em>“ma tanto avete già un figlio”, “accanirvi non vi porterà a niente”, “pensate al figlio che già avete”, “non ci pensate troppo”, “il secondo figlio arriverà quando sarà il momento giusto”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La sofferenza e il dolore dell’infertilità secondaria vengono spesso sminuiti, negati e sottovalutati. Come se la presenza di un figlio negasse la possibilità di provare dolore per non riuscire ad averne un secondo.<br>Psicologicamente ascoltare e subire commenti di questo tipo è una coltellata che aggiunge ancora più malessere allo stato di sofferenza che già si sta provando.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il concetto di accanimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente il concetto di accanimento è una delle cose che più genera dolore e sensi di colpa.<br>Difficilmente dall’esterno è possibile giudicare il desiderio di una coppia di volere un secondo figlio.<br>Additare questo desiderio come accanimento crea un giudizio che fa sentire l’altro sbagliato, solo ed incompreso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che non dovrebbe esistere un confronto tra sofferenze. Non dovrebbe esistere una classifica del dolore. Semplicemente esistono dolori di natura diversa, sofferenze che sono diverse perché hanno origini diverse. La stessa cosa accade per l’infertilità secondaria e primaria. Sono forme di sofferenza diversa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità secondaria dopo infertilità primaria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno spazio a parte va dedicato a quando l’infertilità per la seconda gravidanza si presenta a seguito di difficoltà già presenti anche nella prima gravidanza.<br>In questo caso viene meno l’aspetto di incredulità (perché la coppia già era consapevole di poter avere dei problemi) ma si propone la sfida di riaffrontare vissuti dolorosi e in parte traumatici.<br>In questi casi la coppia si trova a dover rivivere emozioni ed esperienze già vissute e a dover affrontare nuovamente percorsi faticosi e dolorosi.<br>Non sempre è facile prendere la decisione di dedicarsi da capo all’infertilità, sapendo che si incontreranno ostacoli che già sono stati impegnativi in passato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Piccoli consigli psicologici se stai vivendo l’infertilità secondaria:<br>&#8211; Cerca di lasciare da parte i commenti esterni (proteggi la tua privacy e le tue scelte)<br>&#8211; Accogli le emozioni che provi e non sentirti in difetto (ogni emozione merita di essere espressa)<br>&#8211; Comunicate tanto all’interno della coppia (voi e solo voi siete la vostra stabilità)<br>&#8211; Chiedi sostegno e aiuto psicologico se pensi di averne bisogno (senza vergogna)</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Training autogeno e tecniche di rilassamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 11:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le tecniche di rilassamento si offrono come un valido aiuto nella gestione del dolore cronico con lo scopo di acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri stati emotivi.Imparare tecniche specifiche attraverso la guida dello psicologo può poi essere d’aiuto per mettere in pratica metodologie di rilassamento anche in autonomia quando se ne [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche di rilassamento si offrono come un valido aiuto nella gestione del dolore cronico con lo scopo di acquisire una <strong>maggiore consapevolezza</strong> del proprio corpo e dei propri stati emotivi.<br>Imparare tecniche specifiche attraverso la guida dello psicologo può poi essere d’aiuto per mettere in pratica metodologie di rilassamento anche <strong>in autonomia</strong> quando se ne avrà bisogno.<br><br>Vediamo insieme alcune delle principali tecniche di rilassamento.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Training autogeno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>training&nbsp;</strong>(=allenamento)&nbsp;<strong>autogeno&nbsp;</strong>(=che si genera da sè)<strong>,&nbsp;</strong>sviluppato da Johannes Heinrich Schultz è una tecnica che permette di recuperare l’innata capacità di rilassamento fisico e mentale e di poterla utilizzare nei momenti di maggiore stress, fatica o tensione.<br>Con questa tecnica, attraverso uno specifico allenamento psicofisico, si favorisce il recupero della calma e dell’equilibrio tra stati di tensione e distensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare questa tecnica si sviluppa su 6 esercizi fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Esercizio della pesantezza</li>



<li>Esercizio del calore</li>



<li>Esercizio del cuore</li>



<li>Esercizio del respiro</li>



<li>Esercizio del plesso solare</li>



<li>Esercizio della fronte fresca</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Lo psicologo aiuterà la persona a <strong>guidare la propria mente</strong> in ognuno di questi esercizi con lo scopo di poter successivamente diventare autonomi e capaci di auto-guidarsi e di auto-rilassarsi.<br>Gli esercizi vengono acquisiti uno alla volta per poi, alla fine, essere svolti tutti insieme.<br>Non c’è una durata stabilita a priori. Ci sono persone che amano stare un’ora ad allenarsi al rilassamento e persone a cui bastano 10 minuti. La cosa importante è che la tecnica risulti prima di tutto <strong>piacevole</strong>!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rilassamento muscolare progressivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore tecnica di rilassamento riguarda la tecnica del&nbsp;<strong>rilassamento muscolare progressivo</strong>&nbsp;di Jacobson.<br>Questa tecnica prevede un allenamento muscolare (fisico) di acquisizione della consapevolezza tra stati di riposo del muscolo e stati di contrazione.<br>Imparare a distinguere quando i muscoli sono rilassati rispetto a quando sono contratti è lo scopo principale di questa tecnica. Molto spesso <strong>prendere conoscenza e confidenza con ogni tratto muscolare </strong>del proprio corpo aiuta a poterlo gestire in modo migliore nei momenti di dolore e di sofferenza fisica.<br>Tante volte quello che succede, infatti, è che abbiamo muscoli in tensione senza neanche accorgercene.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Altre tecniche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In aggiunta a queste due grandi tecniche, troviamo esercizi di respirazione ed esercizi di visualizzazione guidata.<br>Spesso il&nbsp;<strong>respiro</strong>&nbsp;che diamo per scontato, può essere invece un valido supporto per favorire una corretta ossigenazione nei momenti in cui tendiamo a farci sopraffare dal dolore o dalle emozioni. Imparare come respirare nei momenti di maggior necessità è sicuramente uno strumento che può fornire un forte aiuto.<br>Le&nbsp;<strong>tecniche di visualizzazione</strong>, invece, offrono la possibilità di allontanare la mente dalle problematiche e dalle difficoltà che si stanno vivendo per trovare qualche momento di riposo, quiete e tranquillità visualizzando qualcosa di piacevole.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tecniche di rilassamento e dolore cronico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna di queste tecniche è in grado di eliminare o cancellare il dolore.<br>Nessuna di questa tecniche fa i miracoli.<br>Nessuna di queste tecniche promette di farti dimenticare quello che stai provando.<br>Riuscire a favorire uno stato di rilassamento può però aiutare a mantenere la mente più concentrata e focalizzata <strong>evitando di appesantire il dolore</strong> con stati emotivi quali ansia, paura, rabbia, panico (spesso associati al dolore).<br>Lo scopo non sarà quello di provare a tutti i costi ad eliminare o ridurre il dolore ma piuttosto di riuscire a “conviverci” e a <strong>gestirlo interiormente</strong> in maniera meno faticosa.</p>
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		<title>Infertilità e stanchezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 11:51:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare l’infertilità che sia per tentativi naturali o che sia per tentativi di procreazione medicalmente assistita è fisicamente e psicologicamente stancante.Ci si trova a scontrarsi con qualcosa che non si era previsto nel proprio percorso. Qualcosa che consuma giorno dopo giorno le risorse, le energie, le forze. Vediamo insieme 5 motivi per cui solitamente si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Affrontare l’infertilità che sia per tentativi naturali o che sia per tentativi di procreazione medicalmente assistita è fisicamente e psicologicamente stancante.<br>Ci si trova a scontrarsi con qualcosa che non si era previsto nel proprio percorso. Qualcosa che consuma giorno dopo giorno le risorse, le energie, le forze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme 5 motivi per cui solitamente si prova stanchezza quando si vive l’infertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">1 <strong>La stanchezza di non raggiungere mai l’obiettivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto ci si impegni, per quanto si faccia tutto alla perfezione, per quanto si rispettino i consigli e “le regole”, purtroppo l’obiettivo può non essere raggiunto.<br>Psicologicamente sforzarsi e impegnarsi tanto senza mai raggiungere la meta diventa estenuante e logorante. Non siamo abituati a tutto questo, solitamente nella vita quando ci impegniamo per qualcosa riusciamo in qualche modo a raggiungere un risultato, con l’infertilità non è così.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">2 <strong>La stanchezza di sorridere per la felicità degli altri</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è invidia, non è gelosia. È tristezza e dispiacere per sé. Sforzarsi di sorridere e di essere felice per le belle notizie degli altri (quando dentro si sta soffrendo) è davvero impegnativo e faticoso.<br>Con il tempo il rischio è di dover portare una maschera che diventa sempre più pesante sul volto nel tentativo di nascondere il proprio dolore per non rovinare la gioia degli altri.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">3 <strong>La stanchezza di far girare tutto attorno alle terapie per la fertilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si cerca una gravidanza gli aspetti medici e sanitari vengono al primo posto. Si fanno visite, si consultano diversi specialisti, si provano terapie, si tentano integratori, si effettuano test e approfondimenti. Tutto questo mese dopo mese, anno dopo anno.<br>La sensazione a livello psicologico ed emotivo è proprio che tutto giri attorno solo a queste cose. Non è facile e non è divertente: la mente passa ore ed ore a pensare e ad organizzare le giornate attorno alle questioni mediche. Si percepisce che la vita ruota attorno soltanto a queste cose (e questo ci porta al punto successivo).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">4 <strong>La stanchezza di mettere la vita in pausa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel momento in cui si cerca una gravidanza questo obiettivo diventa prioritario e si mette al primo posto rispetto a qualunque altra cosa della propria vita. Ed è giusto così. Il rischio però soprattutto quando passa tanto tempo è che si abbia la sensazione psicologica di aver messo tutto il resto in pausa. Quello che può accadere è di dimenticarsi di tutti gli altri pezzi di vita che ci appartengono.<br>Ovviamente tutto questo non è fatto con “piacere” e genera una certa dose di stanchezza e di amarezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">5 <strong>La stanchezza dell’attesa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine ma non per importanza la stanchezza che si prova durante tutte le attese: attesa di una visita, attesa di un’analisi, attesa di un esame, attesa di un pick up, attesa di un transfer, attesa di un risultato.<br>Le attese sono davvero tantissime così come i tempi “vuoti” dove sembra di non fare nulla. Dopo i primi tempi le attese snervano e logorano sempre di più la salute mentale ed emotiva della coppia.</p>
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		<title>Sofferenza invisibile: la sensazione di sentirsi intrappolati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 15:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla di sofferenza invisibile quando è presente un dolore (fisico o mentale) che non è oggettivamente visibile ad occhio nudo esterno.Una delle sensazioni più comuni a livello emotivo e mentale riguarda la sensazione di essere intrappolati ed incatenati all’interno del proprio corpo, della propria pelle o della propria mente.Sebbene è una sensazione molto comune [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si parla di sofferenza invisibile quando è presente un dolore (fisico o mentale) che non è oggettivamente visibile ad occhio nudo esterno.<br>Una delle sensazioni più comuni a livello emotivo e mentale riguarda la sensazione di essere intrappolati ed incatenati all’interno del proprio corpo, della propria pelle o della propria mente.<br>Sebbene è una sensazione molto comune in chi soffre, è anche molto difficile da descrivere o da spiegare esternamente.<br>Vediamo insieme quattro delle principali catene che fanno percepire questo stato d’animo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in un corpo che non funziona come dovebbe funzionare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima possbile catena è la sensazione di essere intrappolati in un corpo che non funziona bene. Potrebbe essere a causa di una malattia fisica, a causa di una difficoltà corporea o a causa di un dolore del corpo.<br>In tutti questi casi la percezione psicologica è quella di non riconoscere più il proprio corpo. Il rischio maggiore è quello di entrare in una sorta di guerra o di battaglia interiore che però non porta ad alcun risultato: entrare in guerra con il tuo corpo significa entrare in guerra con te stesso e una guerra contro te stesso è sicuramente una guerra fallimentare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in sacrifici e limiti che si è obbligati ad affrontare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda catena invisibile che si può incontrare quando si soffre riguarda il sentirsi intrappolati dai limiti e dai confini con cui si è obbligati a convivere.<br>Per esempio: essere limitati nei movimenti, non riuscire a svolgere il proprio lavoro, dover seguire diete rigorose, non poter uscire ecc…<br>Riuscire ad accogliere e accettare “serenamente” i necessari cambiamenti che la vita impone non è per nulla facile e scontato. Spesso devono essere riviste priorità e abitudini per poter anche solo sopravvivere e restare a galla.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in una continua attesa che le cose possano migliorare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La terza possibile catena riguarda i momenti di attesa.<br>Spesso quando si sta soffrendo sono presenti momenti di stallo in cui l’unica cosa possibile da fare è aspettare.<br>In tutti questi momenti ci si sente psicologicamente fermi e la sensazione è di non avere controllo della situazione.<br>Aspettare  è sempre un’azione emotivamente molto complessa, a maggior ragione quando si aspetta che le cose possano migliorare.<br>Il consiglio in questi casi è sempre quello di provare a riempire per quanto possibile questi momenti. Riempirli con il resto delle cose che appartengono alla propria vita per ricordarsi che si esiste anche oltre alla sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in scadenze temporali che non senti come tue</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine troviamo l’ultima catena ovvero la catena delle scadenze temporali.<br>Quando si soffre il tempo scorre diversamente: a volte sembra non passare mai, a volte sembra andare fin troppo velocemente.<br>Spesso si è obbligati a rimanere in certi confini temporali che non si sentono come propri e che non si vorrebbero rispettare. Eppure non c’è altra scelta.<br>Tutto questo può portare a sentirsi intrappolati e vincolati in un tempo diverso dal tempo proprio e personale.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Soffrire di una sofferenza invisibile è complicato e difficile non solo fisicamente ma anche emotivamente. <br>Ci si scontra con tanti cambiamenti e si è obbligati ad adattarsi ad una vita differente da quella immaginata e desiderata. <br>Sentirsi in trappola o in catene è molto comune ma l’obiettivo deve essere quello di riconoscere queste catene per provare almeno a renderle meno strette e meno pesanti possibile.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Stanchezza e fatica cronica: quello che si vede vs quello che non si sa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 06:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stanchezza e la fatica cronica sono sintomi importanti di numerose patologie croniche: fibromialgia, endometriosi, cistite interstiziale, morbo di crohn e tante altre.Essendo un sintomo difficile da descrivere e da definire in maniera univoca e universale, spesso viene minimizzato e sottovalutato da chi non lo prova sulla propria pelle.Quello che si vede esternamente è “solo” [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza e la fatica cronica sono sintomi importanti di numerose patologie croniche: fibromialgia, endometriosi, cistite interstiziale, morbo di crohn e tante altre.<br>Essendo un sintomo difficile da descrivere e da definire in maniera univoca e universale, spesso viene minimizzato e sottovalutato da chi non lo prova sulla propria pelle.<br>Quello che si vede esternamente è “solo” una persona sempre stanca e sempre priva di forze ed energie. Per questo purtroppo si viene giudicati come persone pigre, svogliate, nulla facenti. In realtà dietro alla stanchezza cronica si nascondono tanti elementi difficili anche solo da immaginare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lotte interiori tra mente e corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che spesso accade è che il corpo si sente stanco (e dolorante) mentre la mente si sente piena di energie e di voglia di fare.<br>Il corpo si trova a limitare tutto ciò che la mente vorrebbe fare; la mente si sente intrappolata dai confini che il corpo impone.<br>Questo scatena una sorta di battaglia interiore per cercare costantemente di trovare l’equilibrio migliore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dolore fisico e sofferenza emotiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza non è mai sola ma si accompagna sempre ad una certa dose&nbsp; di dolore fisico e di sofferenza emotiva che devono essere in qualche modo gestiti e controllati.<br>Fisicamente si cerca di limitare il dolore tramite farmaci e terapie.<br>Psicologicamente si cerca di accogliere tutte le emozioni che possono presentarsi: frustrazione, ansia, paura, rabbia, impotenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sensi di colpa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Emotivamente la stanchezza è spesso vissuta con colpa da chi la prova.<br>Colpa per non riuscire a fare le proprie attività. Colpa per non sentirsi abbastanza. Colpa per paura di limitare anche la vita degli altri. Colpa per “non sforzarsi a sufficienza”. Colpa per non essere autonomi.<br>I sensi di colpa aggiungono peso e sofferenza alla situazione già fragile che si sta vivendo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Assunzione di farmaci</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza e la fatica non sono una scelta! Non sono divertenti!<br>Chi le vive è obbligato tante volte ad assumere farmaci e terapie per tenere a bada sintomi e dolori che possono essere parte della stanchezza stessa.<br>Molte volte l’equilibrio farmacologico è un equilibrio molto precario tra costi e benefici.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Difficoltà di concentrazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ci si sente stanchi anche le capacità cognitive di memoria, attenzione e concentrazione possono risentirne.<br>Riuscire a pensare, riflettere e prendere decisioni in maniera lucida può diventare complicato.<br>La stanchezza come una nebbia tende ad offuscare tutto non permettendo un “normale funzionamento”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mancanza di forze ed energie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che si percepisce interiormente è una costante perdita di energie. Anche per semplici attività quotidiane (lavarsi i denti, cucinare un pasto, rifare il letto) si spendono energie che poi non si hanno per altre attività.<br>Di base, inoltre, chi soffre di stanchezza cronica inizia le giornate con un minor numero di energie a disposizione che spesso vengono esaurite nel giro di poche ore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bisogno di riposo e recupero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, un ultimo aspetto connesso al punto precedente riguarda il maggior bisogno di riposo e di recupero di forze. A chi soffre di stanchezza cronica non basta un pisolino di 5 minuti per recuperare le energie. Spesso anche il riposo diventa faticoso sia fisicamente (non si riesce mai ad avere un vero sonno ristoratore) sia mentalmente (si fatica a non sentirsi in colpa quando si è costretti a fermarsi).<br>Inoltre questo bisogno è difficilmente accettato dal mondo esterno e dalla società che purtroppo obbliga chi sta soffrendo a dover fornire continue spiegazioni e giustificazioni.</p>
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		<title>Infertilità: come reagire alle gravidanze altrui</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 12:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le emozioni provate da una coppia che affronta l’infertilità sono molteplici e di varia natura.La sensazione spesso è quella di trovarsi su un’altalena emotiva che sale e scende senza troppo controllo.In parte queste emozioni sono scatenate dagli eventi interiori ma da un’altra parte possono essere causate dagli eventi esterni capaci di stimolare tempeste emotive intense.Quello [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni provate da una coppia che affronta l’infertilità sono molteplici e di varia natura.<br>La sensazione spesso è quella di trovarsi su un’<strong>altalena emotiva</strong> che sale e scende senza troppo controllo.<br>In parte queste emozioni sono scatenate dagli eventi interiori ma da un’altra parte possono essere causate dagli eventi esterni capaci di stimolare <strong>tempeste emotive</strong> intense.<br>Quello che accade è che ci si può sentire tristi o arrabbiati per l’annuncio felice degli altri e contemporaneamente anche in colpa per non riuscire a partecipare a quella gioia.<br>In questo strano circolo vizioso ci si sente “persone sbagliate” perchè non si riesce ad essere felici per gli altri. Spesso sono addirittura gli altri stessi a farci sentire inadeguati per questo.<br>Come se fosse facile separare le emozioni: felicità per gli altri e tristezza per sè. Ma separare le emozioni è impossibile perchè siamo una mente sola.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Scaricare le emozioni invece che negarle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se immaginiamo la nostra mente come una scatola piena di emozioni dobbiamo capire che per provare emozioni nuove o diverse dobbiamo prima “scaricare” le altre.<br>Se la scatola è piena non ci sarà posto per nuove emozioni.<br>Per questo motivo spesso è difficile provare gioia per gli annunci delle altre, perchè la nostra scatola è giustamente già piena delle emozioni per noi stesse.<br>Il consiglio però è sempre quello di provare a scaricare, che significa <strong>vivere le emozioni</strong> che occupano la scatola. La tristezza va vissuta e scaricata, la gelosia va vissuta e scaricata, la rabbia va vissuta e scaricata.<br>Cercare di negare, ignorare, trascurare o addirittura sopprimere queste emozioni non porterà a nessun valido risultato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Perdona te stessa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accogli e accetta che sei un essere umano e non un robot o una macchina.<br>Le cose non sono andate secondo i tuoi piani ma non è colpa tua.<br>Inizia a mostrare a te stessa la stessa comprensione e gentilezza che usi con gli altri.<br>Non sei perfetta ma soprattutto non hai bisogno di esserlo e NON DEVI esserlo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non ti forzare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non obbligarti a sentire cose che non senti. Non partecipare ad eventi a cui non vuoi partecipare. Non costringerti ad essere per gli altri la persona che non sei e che non vuoi essere.<br>Forzare te stessa anche se sul momento potrebbe sembrare una buona idea, alla lunga finirebbe per distruggerti e tu finiresti per perderti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Come reagire allora?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per prima cosa ricorda a te stessa che non c’è una reazione giusta e una reazione sbagliata così come non ci sono emozioni giuste o emozioni sbagliate.<br>Quello che provi va bene, quello che senti va bene, quello che sei va bene.<br>Adatta le tue reazioni al momento e alla situazione in cui ti trovi.<br>Tante volte la soluzione più semplice può essere una risposta breve. Mi annunci la tua gravidanza per messaggio? Ti rispondo con un cuoricino e poi vado avanti. Mi annunci la tua gravidanza al telefono? Ti faccio gli auguri e poi vado avanti. Mi annunci la tua gravidanza dal vivo? Ti faccio le congratulazioni e poi vado avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RICORDA</strong>: la tua vita è la tua vita, la tua strada è la tua strada, il tuo cammino è il tuo cammino indipendentemente da quello che succede agli altri. Il tuo compito è occuparti di te e della tua felicità.</p>
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		<title>Cosa non è una malattia cronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2024 10:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo delle malattie croniche è un mondo purtroppo ancora tanto circondato da giudizi banali, superficiali e totalmente sbagliati.Facciamo chiarezza su alcuni punti che definiscono bene che cosa NON è una malattia cronica (contrariamente a quello che invece si pensa). Non è restare a casa tutto il giorno a guardare la tv Il primo giudizio [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il mondo delle malattie croniche è un mondo purtroppo ancora tanto circondato da giudizi banali, superficiali e totalmente sbagliati.<br>Facciamo chiarezza su alcuni punti che definiscono bene che cosa NON è una malattia cronica (contrariamente a quello che invece si pensa).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non è restare a casa tutto il giorno a guardare la tv</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo giudizio attribuito alle patologie croniche è relativo al pensiero che “se stai male almeno ti puoi riposare”. Pensiero ovviamente sbagliatissimo.<br>Anche quando si resta a casa a causa del dolore o dei sintomi, di certo il tempo non è speso a divertirsi davanti alla tv o davanti ad un telefilm. Molte volte i sintomi diventano talmente fastidiosi e invalidanti da non permettere alla persona neanche di potersi concentrare su uno schermo o di avere le forze di godersi la trama di un intero film.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Non è essere inaffidabili e imprevedibili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si vive in funzione dei propri sintomi, capita molto spesso di dover cancellare, posticipare o cambiare piani e appuntamenti presi in precedenza.<br>Questo può far credere di essere persone inaffidabili ma in realtà la colpa non è delle persone ma è proprio dei sintomi stessi. Sono i sintomi ad essere inaffidabili ed imprevedibili. Per quanto cronici non sono sempre uguali, non sono sempre gli stessi e soprattutto non sempre hanno la stessa intensità.<br>Chi li vive è costretto ad adattarsi a loro. Si possono fare piani e progetti ma se poi i sintomi cambiano si è obbligati a modificare tutto di conseguenza.<br>Nessuno è contento di questo, nessuno lo fa con piacere. Anzi è una delle cose psicologicamente più frustranti in assoluto perchè fa percepire una totale assenza e impossiblità di controllo sulla situazione e sulla propria vita.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non è essere felici di non dover lavorare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha una malattia cronica deve necessariamente rivedere anche le proprie attività lavorative in base alle proprie possibilità fisiche. Spesso il lavoro viene ridotto, ridistribuito, alleggerito. Tante volte però, purtroppo, viene anche perso (quando i sintomi non permettono di svolgere alcuna mansione).<br>Vivere tutto questo non è divertente nè piacevole. Vivere tutto questo non è una forma di riposo o di pigrizia.<br>La conseguenza è che ci si può sentire un peso proprio a causa della perdita o del cambiamento lavorativo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non è aspettare di stare meglio senza fare nulla</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare i sintomi di una malattia cronica non significa aspettare passivamente (come da fuori spesso si può pensare) ma significa cercare ogni giorno, ogni minuto, di trovare il modo migliore per convivere con i propri sintomi cercando di renderli il meno faticosi, pesanti ed invadenti possibile.<br>È un costante lavoro del corpo ma soprattutto della mente quello di provare a cercare nuove soluzioni, nuove idee e mettere in atto nuovi tentativi su se stessi.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non è essere pigri e non avere voglia di fare le cose</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Essere obbligati a riposare e a fermarsi per colpa del dolore o dei sintomi non è piacevole. Vedere il proprio corpo incapace di svolgere determinate attività e doverci rinunciare non è facile. Viaggiare con la mente immaginando cose che si è consapevoli che non si potranno realizzare fisicamente è altamente frustrante.<br>Dover fare i conti con tutto questo viene purtroppo spesso giudicato come pigrizia o come svogliatezza da chi dall’esterno neanche immagina che tipo di lotte si stanno affrontando interiormente.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Non è dormire male una notte ed essere stanchi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei sintomi di tante malattie croniche è la stanchezza. Una forma di stanchezza ben differente dalla comune stanchezza per una giornata intensa di lavoro o per aver dormito male una notte.<br>La stanchezza e la fatica cronica riducono le energie a disposizione e rendono ogni attività estremamente pesante e logorante.<br>Anche semplici azioni come lavarsi i denti, cucinare un pasto o farsi una doccia possono diventare faticosi e consumare un’enorme quantità di energie.<br>Oltre a tutto questo chi vive con una patologia cronica si trova ad affrontare disturbi del sonno che non permettono mai di avere un reale riposo ristoratore.</p>
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		<title>4 modi in cui il dolore fisico influenza la mente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 15:47:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando pensiamo al dolore fisico, ci limitiamo solitamente a credere che sia un disagio connesso esclusivamente a sintomi corporei. In realtà il dolore del corpo, soprattutto quando di lunga durata o di forte intensità, influenza anche aspetti emotivi, mentali e picologici.Il dolore riesce come un’onda a invadere i pensieri e a compromettere l’equilibrio mentale in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando pensiamo al dolore fisico, ci limitiamo solitamente a credere che sia un disagio connesso esclusivamente a sintomi corporei. In realtà il dolore del corpo, soprattutto quando di lunga durata o di forte intensità, influenza anche aspetti emotivi, mentali e picologici.<br>Il dolore riesce come un’onda a invadere i pensieri e a compromettere l’equilibrio mentale in poco tempo.<br>Vediamo insieme 4 possibili conseguenze del dolore fisico sul funzionamento mentale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Difficoltà di memoria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle prime difficoltà mentali può essere sicuramente la difficoltà nelle funzioni di memoria.<br>Insieme al dolore troviamo spesso quella che viene definitia come “nebbia mentale del dolore” tipica di tantissime patologie croniche che hanno come sintomo principale proprio il dolore.<br>La nebbia mentale non è una sensazione facile da comprendere se non la si è mai percepita sulla propria pelle. Quello che si percepisce è un offuscamento (appunto simile ad una nebbia) che copre pensieri, idee, funzioni cognitive.<br>La persona spesso si percepisce come inerme e impotente di fronte alla fatica e all’impossibilità di riuscire ad avere un funzionamento mentale ottimale per le prestazioni che desidera raggiungere. La memoria può essere una delle prime prestazioni che possono venire compromesse e influenzate. Ci si può trovare a non ricordare nomi, parole o anche cose da fare: la nebbia mentale causa confusione e disorientamento.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Difficoltà di concentrazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra importante funzione su cui incide il dolore è lo stato di attenzione e di concentrazione.<br>Quando il corpo sta soffrendo (soprattutto nei momenti più acuti), la mente si concentra solo sul dolore. Diventa difficilissimo mettere in pratica qualunque tecnica di distrazione del pensiero (anche se sicuramente potrebbe aiutare).<br>Quando si prova un dolore fisico intensto è normale e naturale che la mente si focalizzi solo su quello.<br>I vari consigli che vengono dati a chi soffre del tipo: “ci pensi troppo”, “non pensarci”, “prova a distrarti” sono consigli superficiali e superflui oltre ad essere innaturali.<br>Molte volte più ci si sforza e più ci si pensa e più di conseguenza il dolore aumenta ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sofferenza emotiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore fisico (soprattutto quando diventa cronico) è quasi sempre accompagnato da forti emozioni che nel loro insieme vanno a comporre quella che può essere definita come la componente psicologica del dolore.<br>La grande differenza tra dolore fisico e sofferenza emotiva è il fatto che la seconda è totalmente soggettiva e difficilmente misurabile.<br>Ansia, paura, preoccupazione, tristezza, rabbia, vergogna, frustrazione sono tutte emozioni che possono essere provate in conseguenza al dolore fisico. <br>Oltre alla componente emotiva troviamo anche la componente reattiva ovvero tutte le reazioni che una persona può provare o può mettere in atto in seguito ad uno o più episodi di dolore fisico. Ad esempio negarlo, scappare, affrontarlo, ironizzare ecc.<br>La sofferenza emotiva psicologica del dolore fisico merita altrattanta cura e attenzione della offerenza del corpo. Trascurare questa componente significherebbe andre a peggiorare anche lo stato di salute fisica: mente e corpo sono sempre interconnessi.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Decisioni e pensiero lucido</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si sta soffrendo e percependo un dolore fisico, riuscire a pensare con lucidità diventa un compito difficilissimo.<br>Quello che accade è che si possono prendere decisioni immediate e frettolose senza prendersi il giusto tempo di riflessione. Il dolore spinge ad una certa fretta e verso scelte che magari in altri momenti non si farebbero o si farebbero in maniera diversa.</p>
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		<title>Vivere con una malattia cronica: i costi aggiuntivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 07:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivere con una malattia cronica è complicato fisicamente e mentalmente, poche volte però si parla di come anche gli aspetti economici possano influire sui livelli di stress e di stanchezza di chi affronta patologie importanti.Si usano non solo tutti i guadagni (se ci sono) ma soprattutto tutti i risparmi (propri e della famiglia) per cercare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Vivere con una malattia cronica è complicato fisicamente e mentalmente, poche volte però si parla di come anche gli aspetti economici possano influire sui livelli di stress e di stanchezza di chi affronta patologie importanti.<br>Si usano non solo tutti i guadagni (se ci sono) ma soprattutto tutti i risparmi (propri e della famiglia) per cercare di far fronte ai sintomi della malattia.<br>Vediamo insieme quali sono i principali costi aggiuntivi (che ovviamente si sommano a tutti gli altri costi di vita) e come possono impattare a livello emotivo e psicologico.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Terapie e farmaci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo importante costo economico aggiuntivo sono sicuramente i soldi spesi per pagare i farmaci e le terapie.<br>La difficoltà psicologica riguardo questo punto è relativa al fatto che purtroppo spesso sono solo TENTATIVI di terapie, senza la sicurezza del loro funzionamento o del loro risultato.<br>Ci si trova a dover pagare di tasca propria (tantissime volte i farmaci non sono mutuabili) per provare a vedere se le terapie funzionano. Se ai farmaci aggiungiamo anche gli integratori, il prezzo da spendere sale ancora di più.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Visite specialistiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai soldi spesi per le terapie farmacologiche troviamo poi i soldi spesi per le visite con i vari professionisti.<br>Le malattie croniche hanno sempre bisogno di più professionisti che possano offrire cure a 360 gradi. Ogni professionista ha però ovviamente un costo e non sempre si trova lo specialista giusto al primo colpo.<br>La ricerca della propria equipe sanitaria personale a volta diventa una ricerca davvero lunga dove nel frattempo si spendono i propri risparmi.<br>Come per il punto precedente, anche in questo caso, può diventare molto frustrante dover spendere i propri soldi senza nessuna sicurezza o certezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Spese per i trasporti e per i viaggi connessi alla salute</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra spesa che viene spesso ingorata e trascurata è la spesa per quelli che possiamo definire come i “viaggi per la salute”.<br>Non tutti vivono in grandi città con grandi ospedali e molteplici professionisti. Non tutti i medici specializzati sono nello stesso posto. Non tutte le regioni e le città offrono le stesse possibilità.<br>Quello che accade è che spesso ci si deve muovere per raggiungere gli ospedali migliori o per fare visite più specializzate con i professionisti più esperti o preparati.<br>Ogni viaggio, ogni spostamento ha un costo. Hanno un costo le autostrade, la benzina, i treni, gli aerei, gli hotel, i bad and breakfast e così via.<br>Tutte queste spese extra non vengono neanche immaginate da chi è estraneo al mondo della croncità.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Alimentazione specifica ed equilibrata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra spesa economica spesso necessaria riguarda il tipo di nutrizione. Chi soffre di una patologia cronica può essere limitato da diete specifiche e particolari che possono aiutare e sostenere le terapie per la cura del dolore e dei sintomi.<br>Acquistare ingredienti particolari o alimenti specifici (poco comuni) ha un costo sicuramente maggiore rispetto ad una spesa classica in un classico supermercato.<br>Come per i punti precedenti, anche l’alimentazione resta comunque un tentativo o quanto meno “solo” un supporto nella speranza che, nella globalità, le cose possano migliorare o equilibrarsi.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Perdita del lavoro o riduzione di orario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ultimo punto che merita di essere preso in considerazione rispetto a questo argomento riguarda il fatto che spesso chi soffre di una malatta cronica non ha possibilità di svolgere un lavoro a tempo pieno e quindi di avere una piena retribuzione.<br>Anzi quello che succede è che a causa dei sintomi e delle difficoltà il lavoro deve essere abbandonato, ridotto o demansionato a discapito ovviamente del fattore economico.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Altri costi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a qui abbiamo parlato dei costi economici del vivere con una malattia cronica, va però ricordato che oltre a questi costi ci sono anche diversi tipi di altri costi: di tempo, di sacrifici, di energie.<br>Quando vivi con una patologia cronica gran parte della tua vita è dedicata alla cura dei tuoi sintomi, del tuo corpo, della tua mente, del tuo dolore.<br>Spesso ogni forza ed ogni energia viene investita in questo perchè non c’è altra scelta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Psicologicamente&#8230;</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Tutte queste spese extra hanno sempre una ripercussione a livello mentale ed emotivo. Nessuno è contento di usare i propri risparmi per queste ragioni. Nessuno si diverte a tagliare le proprie spese (di cose anche più ludiche e piacevoli) a causa della salute fisica. Nessuno ha piacere a non lavorare, a non guadagnare o a dover chiedere prestiti esternamente. Emotivamente ci si può sentire frustrati, arrabbiati, sconsolati, arresi, impotenti. Prendersi cura di queste emozioni è fondamentale per non aggiungere altra sofferenza a quella che già sia sta affrontando.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Infertilità: come rispondere ai commenti esterni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 18:04:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare l'infertilità significa anche affrontare i commenti e le domande esterne. Vediamo insieme alcune possibilità di risposta.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“Hai figli?”<br>“Dovresti rilassarti” “Non pensarci”<br>“Dovresti andare in vacanza”<br>“Devi essere più positiva, crederci di più”<br>“Si sta facendo tardi, hai una certa età”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono solo alcuni dei commenti, delle opinioni e delle domande più comuni che possono essere fatti ad una coppia o ad una persona senza figli.<br>Commenti banali, superficiali, inutili che, anche se fatti con ingenuità e senza cattivaria, hanno come unico risultato quello di creare ancora più sofferenza nelle persone che stanno affrontando l’infertilità e che si trovano “obbligate” a rispondere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Perchè fanno male? Sono io che sbaglio?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo chi si trova in difficoltà a rispondere ai commenti scomodi esterni, si trova a sentirsi anche ingiustamente “in difetto” nel provare tanto dolore per cercare una risposta.<br>Psicologicamente però è del tutto normale e naturale provare fastidio, tristezza o sofferenza di fronte a queste domande e commenti.<br>Sono parole che toccano un punto debole, un punto che già da solo causa sofferenza e dolore. Inoltre capita frequentemente che questi commenti arrivino inaspettati e improvvisi in momenti in cui magari non ci si stava pensando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classica situazione ad esempio è quando si incontra un vicino di casa in ascensore o al supermercato e arriva di colpo la domanda: “ma voi non avete figli?”.<br>Ovviamente essere sensibili a questa sofferenza non è una colpa perchè l’infertilità non è una colpa.<br>Nessuno sbaglia a provare sofferenza o a restarci male.<br>La verità è che sbaglia chi questi commenti li fa e chi queste parole le pronuncia.<br>Molte volte il mondo esterno non si rende neanche conto di quanto possa essere invadente porre domande del genere o dare consigli banali.<br>Il mondo esterno neanche immagina quante fatiche, lacrime e dolore possano celarsi dietro al desiderio di avere un figlio.<br>Ci vorrebbe sicuramente una dose maggiore di informazione sociale ma anche una dose maggiore di sensibilità ed empatia umana.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Come posso rispondere?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Difficile dare una risposta univoca e generale a questa domanda. Il consiglio più utile è quello di valutare di volta in volta in base al momento, in base al contesto e soprattutto in base alle persone che si hanno di fronte (e a quello che pensiamo essere stata la loro intenzione nel dire determinate cose).<br>Vediamo insieme alcune modalità di risposte possibili.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta educativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tipologia di risposta possibile può essere usata se ci si rende conto che la persona che si ha davanti è una persona “educabile” ovvero una persona intenzionata a imparare e comprendere qualcosa che non conosce.<br>In questo caso può essere utile rispondere fornendo informazioni.<br>Ad esempio: “devi sapere che queste domande e questi commenti così personali possono causare sofferenza e dolore in chi fatica a cercare una gravidanza, in chi sta affrontando la pma o in chi ha subito un lutto perinatale”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta sarcastica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra tipologia di risposta che può essere usata per commenti inopportuni è una risposta di tipo ironico che spezzi la “pesantezza” delle parole ricevute.<br>Ad esempio alla domanda “quando lo fai un figlio?” si potrebbe rispondere con: “lo sai che i figli non si comprano al supermercato vero?”.<br>Questo tipo di risposta tende anche a spiazzare l’altra persona e a farla rendere conto che forse ha detto parole di troppo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta acida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Certe volte, soprattutto quando si ha l’impressione che le domande o i commenti esterni sono stati fatti con una certa dose di cattiveria, può tornare utile un tipo di risposta più netta e più fredda.<br>Qualcosa del tipo: “non sono affari tuoi” o “fatti i fatti tuoi”. In qualche modo queste risposte sono commisurate alla maleducazione del commento o della domanda ricevuti in precedenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta di circostanza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di risposta può andare bene soprattutto quando dall’altra parte abbiamo persone estranee molto lontane da noi e dalla nostra vita (persone di cui ci importa poco).<br>La risposta di circostanza è una risposta finta che viene data per tagliare corto e andare avanti.<br>Ad esempio: “si, si ci penserò”, “sto bene così”. Sono risposte che non danno alcuna informazione nè personale nè generale.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta silenziosa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un’ultima scelta di possibile risposta è il silenzio.<br>Ricordiamo che non siamo obbligati a dare risposte, spiegazioni o giustificazioni a nessuno.<br>Si può dire qualcosa del tipo: “non rispondo al tuo commento/domanda perchè riguarda la mia sfera privata”.</p>
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		<title>Infertilità: sentirsi a metà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 08:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vive l&#8217;infertilità si trova inaspettatamente nella propria vita a scontrarsi con sfide fisiche e psicologiche che mai si sarebbero immaginate. Dal punto di vista emotivo ci si trova a doversi confrontare con una sensazione in particolare: la sensazione di sentirsi sempre nel mezzo, nel limbo. La sensazione di sentirsi sempre un po&#8217; a metà. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi vive l&#8217;infertilità si trova inaspettatamente nella propria vita a scontrarsi con sfide fisiche e psicologiche che mai si sarebbero immaginate. Dal punto di vista emotivo ci si trova a doversi confrontare con una sensazione in particolare: la sensazione di sentirsi sempre nel mezzo, nel limbo. La sensazione di sentirsi sempre un po&#8217; a metà.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra vita e attesa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si può sentire divisi a metà tra lo stare spessissimo in attesa e la voglia invece di muoversi e di continuare la vita.<br>“Questo viaggio lo posticipo perché magari quel mese sarò incinta”, “non cerco un nuovo lavoro perché se poi mi serve la maternità?”, “questa cosa aspetto a farla perché forse mi chiamano per iniziare la pma”. Frasi e affermazioni del genere sono molto comuni in chi vive l&#8217;infertilità. Si resta sempre in qualche modo sospesi in un tempo diverso dal tempo del mondo esterno. Ci si trova perennemente indecisi se fermarsi nell&#8217;attesa o continuare comunque a vivere “come se nulla fosse”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra speranza e paura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Emotivamente ci si può sentire spesso come molto combattuti tra emozioni che sembrano opposte: la paura e la speranza.<br>Da un lato c&#8217;è certamente il desiderio di voler essere ottimisti e positivi, dall&#8217;altro lato c&#8217;è la forte paura che avere troppe speranze possa rendere un eventuale fallimento ancora più doloroso.<br>La verità è che queste emozioni non sono così controllabili come vorremmo.<br>La speranza esiste perché si insegue un forte desiderio, la paura esiste perché si è consapevoli che si sta facendo qualcosa di importante.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra accettazione e negazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sentimento di divisione avviene soprattutto nelle prime tappe. Inizialmente non è facile accettare di avere un problema e spesso può capitare di negare o cercare di negare emotivamente le difficoltà che si incotrano.<br>La ragione di tutto questo la possiamo trovare nel fatto che non è psicologicamente per nulla semplice accogliere l&#8217;idea di non riuscire in qualcosa che normamente è vissuto come un procedimento “naturale”. Non è facile accogliere l&#8217;idea che il proprio corpo non riesce a funzionare come dovrebbe funzionare.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra desiderio e stanchezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro motivo per cui ci si può sentire a metà è la sensazione di sentirsi stanchi di tutte le sfide (soprattutto quando inizia a passare tanto tempo) ma contemporaneamente avere ancora forte il desiderio di raggiungere il proprio obiettivo.<br>È possibile sentirsi combattuti e non sapere che decisione prendere: se continuare a provare o se fermarsi per un periodo a riprendere fiato ed energie.<br>La verità è che non esiste una soluzione o una scelta più giusta dell&#8217;altra; ogni coppia sceglie in base alla propria storia, ai propri bisogni e alle proprie emozioni.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra fiducia e ansia </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, un ultimo motivo di divisione riguarda altre due emozioni: la fiducia e l&#8217;ansia.<br>La fiducia rispetto al percorso, alle terapie, ai farmaci, ai medici ma contemporaneamente una forte ansia rispetto ai risultati, agli esiti e alla conclusione delle cose.<br>Non è sempre semplice affidarsi “ad occhi chiusi” a percorsi e strade che sono sicuramente molto dispendiosi in termini economici, di energie, di tempo.<br>Dietro a tutti i passi che si affrontano è sempre nascosta l&#8217;ansia e il pensiero che “possa essere per niente”, che tutto quello che si sta affrontando possa non essere abbastanza e possa portare ad una delusione.<br>Anche in questo caso, come per le emozioni di paura e speranza, è impossibile annullarle o cancellarle. Il compito è quello di cercare il punto massimo di equilibrio possibile.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Ti senti a metà ma non sei una persona o una donna a metà. Il tuo valore non è dato solo dalla tua fertilità. Tu continui ad essere una persona intera che ha valore al 100%. <br>Anzi sei una persona che vale doppione tutta la fatica e la forza che stai mettendo per affrontare tutte le sfide.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Malattie invisibili: cosa si vede vs cosa si sente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2024 13:47:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le malattie che vengono definite come invisibili sono tutte quelle malattie o quei dolori che vengono vissuti dalla persona che ne soffre ma che esternamente non hanno un riscontro oggettivo visibile a tutti ad occhio nudo.Purtroppo però le differenze tra ciò che si prova internamente e ciò che si vede esteriormente sono abissali. Vediamone insieme [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le malattie che vengono definite come invisibili sono tutte quelle malattie o quei dolori che vengono vissuti dalla persona che ne soffre ma che esternamente non hanno un riscontro oggettivo visibile a tutti ad occhio nudo.<br>Purtroppo però le differenze tra ciò che si prova internamente e ciò che si vede esteriormente sono abissali. Vediamone insieme alcune delle più importanti.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Attività quotidiane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima grande differenza tra ciò che si vede e ciò che si sente riguarda tutte le attività quotidiane. Dall’esterno spesso si vede una persona che riesce a “funzionare” e a svolgere le proprie attività giornaliere. Questo potrebbe far pensare che tutto vada bene ma in realtà non si vedono tutti gli sforzi fisici e mentali che vengono fatti interiormente per cercare di fare tutto.<br>Spesso chi soffre di una patologia cronica invisibile cerca di trovare la giusta dose di farmaci e di antidolorifici per riuscire ad essere il più possibile performante.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Aiutare gli altri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra grande differenza riguarda il comportamento verso le altre persone.<br>Chi soffre spesso prova comunque ad interessarsi delle altre persone presenti nella sua vita per due principali ragioni: sentirsi utili e non dover pesare su di loro.<br>Se chi soffre riesce a trovare il modo, il tempo e le possibilità per aiutare gli altri non è perchè sta bene o perchè i sintomi sono svaniti ma è per cercare di mantenere interesse verso gli altri e verso la vita.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gestione dei social</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di una malattia invisibile spesso scrive sui social? Vero.<br>Chi soffre spesso passa del tempo sui social? Vero.<br>Lo fa per cercare attenzioni? Falso. Lo fa perchè vuole sentirsi compatito? Falso.<br>I motivi principali che spingono le persone che soffrono a usare i social, a scrivere la propria storia online o a condividere informazioni sono due: il bisogno di confronto con persone che stanno affrontando le stesse sfide e il desiderio di informare la società (che spesso ha bisogno di essere educata e istruita).</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sorridere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sorriso è un segnale che viene frequentemente interpretato in maniera scorretta e superficiale dall’esterno.<br>Sorridere non significa necessariamente stare bene. Sorridere non significa necessariamente non provare dolore. Sorridere non significa che tutto è passato.<br>Il sorriso tante volte può essere indossato come una sorta di maschera di protezione rispetto alle domande esterne.<br>Inoltre chi soffre preferisce piangere quando si trova da solo e condividere le lacrime solo con se stesso.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dire &#8220;va tutto bene&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come per il discorso del sorriso, anche la risposta “va tutto bene” può essere data per cercare di proteggersi da domande più invasive o da richieste inopportune.<br>Spesso chi soffre risponde solo “tutto bene” per cercare di togliere il discorso e non essere obbligato a dare ulterori spiegazioni o giustificazioni rispetto al proprio stato di salute.<br>In realtà internamente dietro a quel “tutto bene” si nasconde il resto della sofferenza.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Organizzazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un ultimo punto di differenza tra ciò che si vive e ciò che si prova riguarda l’organizzazione della vita e delle giornate.<br>Chi soffre di una patologia cronica invisibile impara con il tempo sempre meglio ad organizzare ogni attività della propria vita. Essere bravi ad organizzarsi non esclude però la fatica di dover continuamente soppesare e centellinare le poche forze ed energie che si hanno a disposizione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Invisibilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che per quanto certe malattie possano essere definite come invisibili, non lo sono per niente.<br>Il termine più corretto sarebbe: invisibilizzate. Ovvero malattie, sintomi e sofferenze che vengono rese invisibili da chi, dall’esterno, non vuole vedere o non vuole capire.<br>Chi soffre non si sente invisibile a causa dei propri sintomi, si sente invisibile a causa di una società che sceglie di ignorare quella sofferenza!</p>
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		<title>Infertilità e sensi di colpa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 08:06:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vive l'infertilità ci si può sentire in colpa verso di sè e verso gli altri. Scopriamo insieme cosa significa psicologicamente.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando una coppia vive problemi di fertilità la prima cosa che si cerca è la causa. Spesso la causa del problema si riscontra in una problematica fisica presente in uno dei due partner.<br>Quello che succede a livello psicologico è che la persona che è affetta dalla problematica sviluppi dei processi psicologici che si orientano (ingiustamente) verso i sensi di colpa.<br>Questo accade in maniera spontanea e naturale nonostante sia chiaro il concetto che il problema di infertilità di uno dei componenti diventa comunque un problema di coppia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sensi di colpa cosa sono?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I sensi di colpa sono quegli stati d’animo che si percepiscono nel momento in cui ci riteniamo responsabili per un determinato effetto che viviamo come una conseguenza dei nostri comportamenti o dei nostri pensieri. Nascono dal sentirsi causa e ragione di qualcosa che accade o che non accade come noi vorremmo.<br>Possono essere rivolti verso noi stessi o verso le persone attorno a noi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa implica sentirsi in colpa?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La colpa porta a percepirsi come persone sbagliate e in difetto. Nel caso dell’infertilità porta a sentirsi come persone guaste, rotte o malfunzionanti.<br>Queste sensazioni aggiungono peso e sofferenza sulle spalle andando piano piano a peggiorare l’equilibrio personale e di coppia.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Senso di colpa verso l’altro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero più frequente riguarda il limite di vita che si “obbliga” l’altro a vivere. Si inizia un circolo vizioso in cui si arriva anche a credere che l’altro starebbe meglio senza di noi.<br>Questo può accadere indipendentemente dalle rassicurazioni esterne. Accade perché internamente si provano emozioni di inadeguatezza e insicurezza molto forti.<br>Il percepirsi come difettosi e il pensiero che per causa nostra anche l’altro sia difettoso causa un aumento dei sentimenti di colpa e della sofferenza psicologica.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Senso di colpa verso di sé</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possono essere presenti in egual misura anche sensi di colpa verso la propria stessa persona.<br>Spesso i pensieri sono pensieri di controllo rispetto all’avere o al non aver fatto abbastanza per riuscire ad “aggiustare” il proprio corpo o a migliorare la propria condizione.<br>Ci si può sentire in colpa per non essersi mai preoccupati abbastanza della propria fertilità, per non essersi informati, per aver mangiato male, per essersi stressati o per non aver fatto abbastanza attività fisica. Sono tutti pensieri che spontaneamente possono essere fatti nel tentativo di trovare una ragione e di tenere “sotto controllo” la situazione. In verità, però, non c’è alcuna colpa nell’infertilità e spesso nessuno ha fatto nulla di sbagliato per meritarsi problemi di questo tipo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">I sensi di colpa vanno espressi, osservati, elaborati e analizzati. <br>Bisogna evitare che diventino giganti e che causino ancora più problemi. Bisogna cercare di prendersi cura delle proprie emozioni accettandone la loro esistenza. Bisogna fare un lavoro individuale e di coppia per comprendere e accogliere il fatto che l’infertilità è un problema ma che nessuno ha fatto apposta per averlo. Affrontare l’infertilità non è un demerito o una punizione per qualcosa di sbagliato, così come la fertilità non è un merito o frutto di una capacità particolare. <br>Non è colpa di nessuno!</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<item>
		<title>Endo belly: gonfiore addominale e implicazioni psicologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 08:13:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ENDO BELLY = pancia da endometriosi = pancia gonfia a causa dell’endometriosi (o a causa di altre patologie croniche pelviche) Endo belly: quello che si vede fuori Chi soffre di questa difficoltà si trova ad avere una pancia ed un addome molto gonfio indipendentemente dall’alimentazione o dalla attività sportiva. Il gonfiore molte volte è simile [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">ENDO BELLY = pancia da endometriosi = pancia gonfia a causa dell’endometriosi (o a causa di altre patologie croniche pelviche)</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Endo belly: quello che si vede fuori</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di questa difficoltà si trova ad avere una pancia ed un addome molto gonfio indipendentemente dall’alimentazione o dalla attività sportiva. Il gonfiore molte volte è simile ad un gonfiore che può avere una donna nei primi mesi di gravidanza.<br>Dall’esterno, soprattutto indossando certi abiti, questo gonfiore è visibile anche ad occhio nudo. Per questo motivo purtroppo spesso chi ne soffre viene giudicata come pigra (perché mangia male o non fa abbastanza attività fisica) o come incapace di gestire il proprio peso. Questo giudizio aggiunge sofferenza emotiva e psicologica in chi già sta soffrendo a causa di un corpo che sta cercando in tutti i modi di trovare il suo equilibrio nonostante i sintomi di una malattia in corso.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Endo belly: quello che si vive dentro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di endo belly si trova psicologicamente a fare i conti con la propria immagine ogni giorno. Un’immagine che sfugge al proprio controllo e che è molto diversa da quella desiderata.<br>Ci si trova in un corpo che non si riconosce più, un corpo che non si riesce a gestire, un corpo sofferente a causa della malattia. Internamente ci si sente diverse, guaste, sbagliate, brutte. Si fa molta fatica a ritrovarsi nello specchio e fare pace con quella figura può essere molto impegnativo.<br>A tutto questo si aggiunge una grande stanchezza di tutti i giudizi e l’incomprensione esterna.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aspetti emotivi e psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima emozione che possiamo collegare a questa problematica può essere quella della <strong>vergogna</strong>: sia verso di sé che verso gli altri. Ci si vergogna di apparire in un corpo “fuori forma”, ci si vergogna dei vestiti troppo stretti o di mettere il costume da bagno, ci si vergogna di una pancia che sembra un palloncino o che addirittura sembra una pancia da gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra possibile emozione è l’<strong>imbarazzo</strong>, abbastanza frequente accanto alla vergogna. Vissuto soprattutto nel momento in cui ci si trova a doversi fermare per spiegare (o addirittura giustificare) a qualcuno di esterno che quella pancia non è dovuta ad un problema fisico. Non è divertente e non è piacevole doversi obbligatoriamente confrontare con il mondo esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine elemento importante dal punto di vista psicologico è quello di <strong>osservare un corpo che sfugge al proprio controllo</strong> e che cambia per colpa della malattia senza che si abbia il “potere di gestirlo”. Il rischio maggiore è quello di non riconoscersi e non accettarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pancia tende a focalizzare tutte le attenzioni e si tende a dimenticare la bellezza del resto del corpo. </p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa fare psicologicamente?</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">La prima cosa necessaria mentalmente è <strong>smettere di sentirsi in colpa</strong> riuscendo a comprendere che questo aspetto fa parte di una difficoltà fisica che si sta vivendo e che non è causato dalla propria volontà o da qualcosa di sbagliato che si possa aver fatto.<br>Altra cosa utile può essere certamente quella di curare l’alimentazione e il movimento per aiutarsi, in ogni caso, a mantenere un equilibrio fisico che possa far sentire meglio.<br>Infine psicologicamente si può lavorare, un passo alla volta, per imparare a <strong>ritrovarsi </strong>anche in un corpo modificato e diverso da come lo si sarebbe voluto. <br>Riconoscersi e <strong>amarsi allo specchio</strong>, indipendentemente dalla grandezza della propria pancia deve essere un obiettivo fondamentale da poter raggiungere.</p>



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		<title>Pma e psicologia: le domande più comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 07:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare un percorso di procreazione assistita è fisicamente e mentalmente molto impegnativo.Dal punto di vista psicologico si affrontano vissuti ed emozioni inaspettati e intensi.Molte possono essere le domande che sorgono in questa fase di vita, vediamo insieme le principali. Come si accetta la pma? Non sempre accettare e accogliere l’idea di dover accedere a questi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Affrontare un percorso di procreazione assistita è fisicamente e mentalmente molto impegnativo.<br>Dal punto di vista psicologico si affrontano vissuti ed emozioni inaspettati e intensi.<br>Molte possono essere le domande che sorgono in questa fase di vita, vediamo insieme le principali.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si accetta la pma?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre accettare e accogliere l’idea di dover accedere a questi percorsi è facile e immediato. Spesso si vivono molti dubbi e incertezze.<br>Per accettare psicologicamente questi percorsi è molto d’aiuto il pensiero relativo alla necessità di aiuto.<br>Rivolgersi alla pma <strong>è un aiuto</strong> nel momento del bisogno, è un sostegno in più per raggiungere il proprio obiettivo, è una possibilità che ci si dona per riuscire a realizzare il proprio desiderio.<br>Se fossimo zoppi non accetteremmo l’aiuto di una stampella?</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le paure incidono sulla riuscita del percorso?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Avere paura quando si affronta un percorso di pma è del tutto naturale.<br>Si può avere paura delle visite mediche, delle iniezioni, delle terapie, dei cambiamenti, del risultato.<br>Le paure <strong>incidono</strong> certamente <strong>sull’umore</strong> della coppia <strong>ma non sul risultato</strong> finale!<br>Se il percorso deve riuscire riuscirà indipendentemente dalla paura che si è o non si è provata.<br>Avere forti paure potrebbe rendere la strada più dolorosa e faticosa dal punto di vista della serenità emotiva ma non incide sulla riuscita o meno delle procedure mediche.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dire o non dire agli altri della pma?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa solitamente è una scelta davvero molto intima e personale.<br>Importante è ricordare che abbiamo noi la <strong>libertà di scegliere</strong> e di decidere con chi, quando e come parlarne. Usiamo questa libertà senza sensi di colpa, decidendo in base ai nostri desideri e in base alla conoscenza delle persone che abbiamo davanti.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una mamma in pma ha qualcosa in meno rispetto alle mamme che concepiscono naturalmente?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NO!</strong><br>Non mi è mai piaciuto pensare alla pma come a qualcosa di “artificiale” contrapposto al “naturale”.<br>I bambini che nascono dalla pma non sono bambini artificiali, non sono bambini costruiti con il cacciavite, non sono bambini di plastica.<br>Anche la pma è qualcosa di naturale: un naturale alternativo!</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando l’infertilità è “sine causa”, come accettare l’idea della pma senza apparente motivo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non si ha una vera e propria motivazione rispetto alla causa della propria infertilità, accettare il percorso di pma potrebbe essere ancora più difficile.<br>Un aiuto in questo caso può essere quello di ricordare tutti i tentativi “naturali” fatti e non andati a buon fine. Anche solo questo può essere un motivo valido per <strong>accogliere un aiuto</strong> in più.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>È normale sentirsi smarriti dopo un primo tentativo andato male e non sapere se proseguire?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Assolutamente sì</strong>.<br>Capita spesso che dopo un fallimento si resti spiazzati perché la speranza era tanta.<br>In questi casi cercate di fare quello che vi sembra essere utile: vi aiuta parlarne? Vi serve tempo per riflettere? Vi serve svagarvi? Vi serve piangere? Vi serve aspettare?</p>
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		<title>Pma: accettare psicologicamente di avere bisogno di aiuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 14:24:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non riuscire a raggiungere una gravidanza in maniera spontanea e standard può essere fonte di molte emozioni nella coppia, prima fra tutte la frustrazione. Ci si trova di fronte ad un confine e ad un limite che probabilmente non si era mai neanche considerato nella propria vita e sulla propria strada.Quando vengono proposte le tecniche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non riuscire a raggiungere una gravidanza in maniera spontanea e standard può essere fonte di molte emozioni nella coppia, prima fra tutte la <strong>frustrazione</strong>. Ci si trova di fronte ad un confine e ad un limite che probabilmente non si era mai neanche considerato nella propria vita e sulla propria strada.<br>Quando vengono proposte le tecniche di procreazione medicalmente assistita può essere psicologicamente difficile accettarle e accoglierle come una forma di aiuto.<br>Spesso accanto alla frustrazione troviamo anche emozioni di impotenza e di <strong>vergogna </strong>per non essere stati in grado da soli di generare una nuova vita. Ci si può sentire estremamente guasti, rotti e malfunzionanti per non essere stati in grado di fare qualcosa che è considerato come un processo naturale.<br>Inizialmente la pma può essere vista <strong>come un nemico</strong>, come qualcosa che sottolinea la propria incapacità. In realtà è importante a livello mentale accogliere la pma come un percorso di sostegno e di <strong>aiuto</strong> per raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri desideri.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Motivi per cui&nbsp; è difficile accettare la pma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Svariate possono essere le ragioni per cui accogliere la pma può essere psicologicamente complicato, vediamone insieme le 3 principali.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il cambiamento dell’immagine e del piano mentale.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona e ogni coppia che desidera avere un figlio crea nella propria mente un’immagine e un disegno di come questo possa avvenire. Ovviamente nessuno inizialmente implica la pma in questa immagine. Quando si scopre di dover utilizzare tecniche di fecondazione assistita, questa immagine deve essere modificata per aggiustarsi alla realtà. Non sempre questo passaggio è semplice, veloce e immediato da affrontare in solitudine.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il ridimensionamento delle ambizioni e del senso di “perfezione”.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi ha dentro di sé quella che possiamo definire in maniera generica come ambizione alla perfezione. Ognuno di noi desidera poter essere perfetto e ben funzionante. Quando ci si scontra con la necessità della pma si affronta la delusione dell’imperfezione e del difetto corporeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologicamente non è scontato accogliere senza difficoltà questi concetti che in qualche modo provano ad abbattere la nostra autostima e l’idea di perfezione che avevamo dei nostri corpi e delle nostre possibilità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La difficoltà di accettare aiuto (in generale).</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedere e accogliere aiuto esterno può essere difficile. Non sempre ammettere di avere bisogno di qualcun altro è una richiesta facile da fare. Tendenzialmente preferiamo risolvere i problemi e le difficoltà da soli. Invece con la pma ci si trova obbligati dal bisogno di ricevere quell’aiuto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come accettare la pma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per accogliere il percorso di pma può essere utile modificare alcuni punti di vista e ampliare la propria visuale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L’aiuto è una forma di sostegno non una sconfitta.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziare a vedere il richiedere aiuto come un segno di forza e non come segno di sconfitta è fondamentale. L’aiuto (fisico e psicologico) può diventare l’elemento cruciale per raggiungere i propri obiettivi. Chiedere aiuto è intelligente, furbo e assolutamente utile!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La pma è parte di un percorso che sarà ancora più lungo.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere la pma come parte di una strada (quella della genitorialità) molto più lunga può essere un modo per ampliare il proprio orizzonte. La pma è solo una piccola parte di qualcosa che sarà sicuramente molto più grosso. La pma è solo una parte iniziale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Non sentirsi deboli.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Riuscire a vedersi come capaci, come intelligenti e come forti nell’accettare aiuto fornisce l’energia necessaria per evitare di considerarsi come persone deboli o malfunzionanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Debolezza sarebbe, al contrario, rifiutare sostegno e supporto. Debolezza sarebbe chiudersi e isolarsi. Debolezza sarebbe non considerare tutte le possibilità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La pma non definisce chi sei.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordarsi che la pma è solo un parte della nostra storia e una parte della nostra vita può essere molto utile per non dimenticarci di noi (sia come individui che come coppia). Ricordarsi che siamo anche tanto altro e oltre la pma è fondamentale per sottolineare che siamo non solo persone che cercano una gravidanza.</p>
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		<title>Gravidanza dopo infertilità o dopo un aborto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2023 10:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa cambia vivere una gravidanza dopo anni di ricerche, di tentativi e di infertilità?Cosa cambia vivere una gravidanza dopo aver subito un lutto perinatale o un aborto spontaneo?Come si affrontano le emozioni di quelle che vengono chiamate le gravidanza arcobaleno? Ogni donna che desidera diventare madre sogna il momento del test positivo. Un momento felice [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Cosa cambia vivere una gravidanza dopo anni di ricerche, di tentativi e di infertilità?<br>Cosa cambia vivere una gravidanza dopo aver subito un lutto perinatale o un aborto spontaneo?<br>Come si affrontano le emozioni di quelle che vengono chiamate le gravidanza arcobaleno?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni donna che desidera diventare madre sogna il momento del test positivo. Un momento felice che sa che ricorderà per sempre. Quando questo momento avviene dopo anni di infertilità, dopo tentativi di pma o dopo un precedente lutto perinatale le emozioni sono però molto differenti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“Che paura, che ansia”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre normalmente una donna che scopre la propria gravidanza urlerebbe dalla gioia: “che emozione!”, una donna dopo l’infertilità o dopo uno o più aborti si trova a pensare: “ho paura”.<br>Spesso la gioia e la felicità vengono in pochi istanti sommerse dalle emozioni di preoccupazione, ansia e paura.<br>Paura che le cose possano andare male. Timore di affrontare i passi successivi. Ansia di non riuscire ad affrontare tutto con la giusta serenità e stabilità. Preoccupazione del futuro.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“E se lo dico a qualcuno e poi succede qualcosa?”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento di differenza riguarda la comunicazione della gravidanza al mondo esterno.<br>Mentre normalmente si è felici ed entusiasti di poter annunciare a tutti la notizia, chi vive una gravidanza dopo anni di infertilità o dopo una perdita si trova a pensare di non dirlo a nessuno fino a quando non si ha una ragionevole certezza che le cose stiano procedendo bene.<br>Il timore è quello di coinvolgere gli altri in qualcosa che poi potrebbe non andare per il verso giusto. La paura è quello di dover annunciare notizie negative a seguito della prima notizia positiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Andare sempre a controllare di non avere perdite</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre normalmente le donne in gravidanza possono avere il piacere di andare a guardarsi allo specchio per notare i cambiamenti del proprio corpo e della propria pancia, in altri casi il dubbio è quello invece di andare a controllare in bagno di non avere perdite di sangue (che potrebbero indicare che qualcosa non sta andando bene).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non riuscire a comprare nulla perché non si sa mai</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fare acquisti per la propria gravidanza o per il nascituro è un momento felice e di svago per i futuri genitori. Dopo il trauma dell’infertilità o dell’aborto però, anche questo passaggio assume significati differenti. Il timore è quello di comprare cose e poi ritrovarsele nel vuoto se le cose non dovessero andare bene. Per questo motivo spesso le coppie tendono ad aspettare fino all’ultimo momento.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Continuare ad immaginare a come le cose potrebbero andare storte</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra parte fondamentale dei 9 mesi di gestazione è la parte di fantasia e immaginazione. Quando non vi è alcun trauma le fantasie sono orientate ad immaginare la vita con il proprio bambino. Quando si è rimasti segnati dal dolore le fantasie sono invece purtroppo orientate al tentativo di anticipare possibili scenari negativi o catastrofici. Spesso questo passaggio viene accompagnato dalla ricerca online di storie che potrebbero essere simili cercando di anticipare o prevedere ogni possibilità di intoppo nel percorso gravidanza.</p>



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<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se oggi stai leggendo queste righe vorrei ricordarti che non sei strana, sbagliata o esagerata. Sei solo estremamente spaventata ed essere spaventata non è una colpa! <br>Cerca di nutrire la tua mente in questo periodo anche con altro. Prova a limitare il tempo che passi leggendo o ascoltando cose inerenti la maternità (decidi tu un tempo limite per ogni giorno). Ricordati che è davvero importante poter ogni tanto alleggerire la mente anche con cose più leggere e superficiali.</p>



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		<title>Un figlio resta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 08:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un figlio resta quando si perde.Un figlio resta quando si vive un aborto.Un figlio resta ed esiste anche quando solo lo si desidera mentalmente.Un figlio resta ed esiste anche quando non si riesce ad averlo. Lutto perinatale, aborto spontaneo, interruzione terapeutica di gravidanza, morte in utero Tutte queste ipotesi sono molto meno rare di quello [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Un figlio resta quando si perde.<br>Un figlio resta quando si vive un aborto.<br>Un figlio resta ed esiste anche quando solo lo si desidera mentalmente.<br>Un figlio resta ed esiste anche quando non si riesce ad averlo.</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lutto perinatale, aborto spontaneo, interruzione terapeutica di gravidanza, morte in utero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte queste ipotesi sono molto meno rare di quello che solitamente si immagina.<br>Lo stato emotivo che si scatena quasi nell’immediato è quello della <strong>solitudine</strong> accompagnato da un grande silenzio e un senso di vuoto. Un attimo prima si è incinte, un attimo dopo non lo si è più.<br>Oltre alla solitudine ci si trova spesso anche in uno stato di totale <strong>spaesamento</strong>: incredulità e sgomento sono sicuramente le emozioni dei primi secondi.<br>Subito dopo si è invasi da un <strong>dolore</strong> enorme e devastante. Dolore fisico e psicologico.<br>La <strong>rabbia</strong> può farsi strada in mezzo alla sofferenza e ci si trova a dover fare i conti con la propria frustrazione, paura, impotenza.<br>E dopo tutte queste emozioni si incontrano i giudizi e i commenti esterni della società.<br>Una <strong>società</strong> che spesso nega il dolore creando un trauma ancora più grande. Di frequente le coppie si sentono dire frasi del tipo: <em>“poteva andare peggio”, “andrà meglio la prossima volta”, “non ci pensate”.</em><br>La cosa che spesso non si considera è che in tutti questi casi TUO FIGLIO RESTA. Non sparisce, non si cancella, non si dimentica. Tuo figlio continua ad esistere dentro di te, dentro il tuo cuore, dentro i tuoi pensieri, dentro la tua vita.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Desiderare un figlio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un figlio resta ed esiste anche quando fisicamente non è ancora presente.<br>Inizia ad esistere nel momento in cui i suoi genitori iniziano ad immaginarlo e a sognarlo.<br>L’assenza della maternità per qualunque causa non cancella quel desiderio e quell’esistenza. Se una donna desidera la maternità, non è solo l’impossibilità che fa sparire quel sentimento.<br>Le emozioni&nbsp; restano dentro di te, i sogni restano dentro di te, la fantasia di un figlio resta dentro di te.</p>



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<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">In tutti questi casi è importante ricordare e validare il pensiero che <strong>quel che si ama non si può cancellare</strong>. Pretendere di dimenticare è impossibile. Pretendere di eliminare un desiderio o un figlio è impossibile. Pretendere di fare finta di niente è impossibile. Pretendere di negare la sofferenza è impossibile. <br>Quello che puoi fare è prenderti cura di tutto questo: riconoscerlo, ascoltarlo, accoglierlo, capirlo. Prenderti cura della tua sofferenza e della tua mancanza (e del tuo vuoto) è sempre il passo giusto per poter costruire qualcosa di nuovo attorno al silenzio. <br>Non è una questione di tempo, le cose non verranno dimenticate, la sofferenza non andrà via, il ricordo di un figlio non deve passare. Quello che si può fare è trasformare il dolore <strong>attraversando</strong> emozioni e vissuti.</p>



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		<title>Dolore cronico e stanchezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 07:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi soffre di un dolore cronico o di una malattia con sintomi cronici si sente spesso anche molto più stanco del normale. Vediamo insieme perché questo succede.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di un dolore cronico o di una malattia con sintomi cronici si sente spesso anche molto più stanco del normale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme perché questo succede.</p>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo motivo che aumenta i livelli di stanchezza è dato dal fatto che <strong>il dolore brucia energie</strong> sia fisiche che mentali anche quando apparentemente esternamente ci sembra di non stare svolgendo alcuna attività particolare. Per sopportare e&nbsp; “combattere” il dolore, la mente e il corpo consumano le proprie forze diminuendo così le energie a disposizione per altre attività.</p>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo motivo può riguardare il fatto che provare dolore provoca psicologicamente <strong>cambi repentini di umore</strong> che compromettono l’equilibrio interiore. Solitamente nei momenti di maggiore dolore fisico anche l’umore tende a calare di conseguenza per poi recuperare nei momenti in cui il dolore migliora. Questa altalena emotiva è mentalmente parecchio stancante e faticosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo motivo è relativo al fatto che quando si prova dolore <strong>non si riesce mai a dormire bene</strong> e a trovare il giusto riposo. Spesso le notti sono passate a girarsi e rigirarsi nel letto senza mai trovare la giusta posizione che non faccia sentire dolore. La mancanza di un adeguato riposo porta inevitabilmente ad avere maggiore stanchezza durante il giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il quarto motivo che collega dolore e stanchezza riguarda il fatto che il dolore obbliga sempre a <strong>calcolare dei tempi aggiuntivi rispetto al normale per recuperare</strong> e riprendersi dopo qualsiasi attività (anche le più semplici). Per una giornata più faticosa bisogna prevederne almeno un’altra per permettere al corpo e alla mente di riprendersi. Per una serata al ristorante bisogna organizzare un certo numero di serate in cui si sta a casa e si cena seguendo la propria alimentazione. Per uno sforzo fisico di una mezza giornata si deve prevedere un tempo per riprendersi e ritrovare le forze per svolgere le successive attività.</p>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine il quinto motivo riguarda nella praticità il fatto che doversi occupare del proprio dolore <strong>toglie materialmente il tempo</strong> a qualsiasi altra cosa o attività. Spesso occuparsi del proprio dolore diventa un vero e proprio lavoro che occupa spazio, energie, pensieri, tempo, soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div style="height:35px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di dolore cronico o di una malattia con sintomi cronici non è pigro e non ha mancanza di voglia.<br>Chi soffre di dolore cronico o di una malattia con sintomi cronici ha semplicemente un certo numero di energie a disposizione che spesso finiscono dopo poche ore dal risveglio.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa fare?</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Psicologicamente l’unica vera strategia è quella di rispettare corpo, mente e stanchezza. Si imparano a conoscere le proprie possibilità e i propri limiti. Si fanno tentativi su tentativi su tentativi fino a quando si capisce fino a dove ci si può spingere. Si cerca di dosare le energie distribuendole giorno dopo giorno sulle varie attività a seconda della loro priorità e della loro importanza.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Dolore cronico e relazioni con gli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 May 2023 12:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo insieme 6 motivi per cui chi affronta il dolore cronico si trova in difficoltà quando deve confrontarsi con le proprie relazioni sociali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Perché il dolore cronico influisce sulle relazioni?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme <strong>6 motivi</strong> per cui chi affronta il dolore cronico si trova in difficoltà quando deve confrontarsi con le proprie relazioni sociali.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Si faticano a svolgere le stesse attività degli altri con la stessa quantità di energia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molte volte il dolore cronico consuma la maggior parte delle energie della giornata. Solitamente le poche energie che si hanno a disposizione vengono usate per le azioni necessarie per la quotidianità (anche solo farsi una doccia o andare a fare la spesa). Per questo motivo spesso <strong>mancano le forze</strong> per poter uscire in occasioni di normale socialità.<br>Oltre a questo nel confronto con l’altro può diventare <strong>frustrante</strong> osservare come agli altri vengano semplici alcune azioni che per chi soffre sono assolutamente impegnative.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Ci si sente di poter essere noiosi nel raccontare la verità sul proprio stato d’animo e di salute</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paura e il timore di non avere nessuna “bella notizia” da raccontare è un altro importante motivo che limita la socialità. La preoccupazione è quella di poter risultare <strong>noiosi</strong> o lamentosi nel dover descrivere la propria condizione di salute.<br>Questo può portare ad evitare le situazioni di conversazione con&nbsp; il mondo esterno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Si è stanchi, molto più stanchi del normale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo punto si connette al primo. Quando mancano le forze o le energie c’è bisogno di un tempo maggiore di <strong>riposo</strong> e di recupero.<br>Sentire un profondo stato di stanchezza non invoglia nessuno a svolgere ulteriori attività per quanto piacevoli possano essere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Si soffre nel caso si debba più volte disdire un impegno per il dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di un dolore o di una malattia cronica si trova spesso a dover organizzare cose per poi disdirle all’ultimo minuto a causa dei propri sintomi. Questo non è piacevole per l’altro ma soprattutto per chi si sente obbligato a dover <strong>rinunciare</strong> a qualcosa di piacevole a causa del dolore.<br>Accettare di non “controllare” completamente il proprio corpo è un processo psicologico impegnativo e faticoso.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Si teme costantemente di sentirsi incompresi o giudicati</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un punto cardine. Purtroppo molto spesso chi soffre si scontra con un mondo che non ascolta e non comprende. Mantenere relazioni sociali con il rischio di essere <strong>incompresi e giudicati</strong> è una fonte di sofferenza ulteriore che si aggiunge al dolore fisico.<br>Il rischio è quello di tendere a isolarsi nella propria bolla proprio per colpa di un mondo esterno sordo e cieco.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Si fatica&nbsp; a trovare risposte sensate a domande che causano ulteriore sofferenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Come stai? Come va il lavoro? Stai sempre male?</em><br>Queste sono solo alcune delle domande che, seppure apparentemente innocue, possono causare difficoltà nel dare una risposta. Ci si trova in difficoltà perché ci si rende conto che la verità potrebbe essere <strong>difficile</strong> per l’altro da accogliere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Il dolore cambia una persona dentro e fuori. La cambia nel suo mondo interiore e nella sua storia esterna.<br>Affrontare gli altri può essere un impegno faticoso ma anche la solitudine può esserlo.<br>La vera chiave di lettura può diventare quella di selezionare le persone che realmente vale la pena tenere vicine da quelle che è meglio tenere distanti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Infertilità e relazioni con gli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 09:12:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare e vivere un vissuto connesso all’infertilità cambia inevitabilmente i rapporti con il mondo esterno. Vediamo brevemente come.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Come l’infertilità influenza le tue relazioni con gli altri?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare e vivere un vissuto connesso all’infertilità cambia inevitabilmente i rapporti con il mondo esterno. Vediamo brevemente come.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La coppia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima relazione a subire dei cambiamenti sotto infiniti punti di vista è certamente la relazione di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In primo luogo cambia l’<strong>intimità</strong>. Quando si cerca una gravidanza il rischio maggiore è quello di far girare tutto attorno alla ricerca del concepimento perdendo in questo modo l’aspetto spensierato e divertente dell’intimità. Spesso anche l’attività sessuale rischia di diventare qualcosa di ripetitivo e meccanico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro fattore che influenza la relazione di coppia sono le <strong>discussioni</strong>. Mettersi d’accordo su tutte le questioni inerenti le scelte riguardanti la fertilità non è così semplice. La coppia deve trovare una connessione tra le idee di entrambi i partner su qualunque questione: che passi facciamo? Quando e quanto ne parliamo? A chi lo diciamo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno della relazione di coppia anche il <strong>fattore economico </strong>diventa centrale. Ci si trova a dover fare continui calcoli economici per capire quanto e come spendere i propri risparmi. È evidente come questo possa incidere sull’equilibrio emotivo e mentale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La famiglia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i rapporti familiari con entrambe le famiglie di origine vengono toccati dall’infertilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso purtroppo quando la coppia arriva ad una “certa età” i parenti si aspettano l’arrivo di un nipote.<br>Può diventare estremamente faticoso per chi vive l’infertilità doversi <strong>giustificare</strong> o trovarsi a spiegare i propri problemi (che tra l’altro spesso non vengono capiti).<br>Tutto questo, con il passare del tempo, porta la coppia ad evitare le situazioni familiari in cui sanno di rischiare domande scomode e che creano sofferenza.<br>Spesso si cercano di evitare anche consigli o <strong>suggerimenti banali</strong> che non sono richiesti e che diventano estremamente faticosi: <em>“non ci pensate”, “vi stressate troppo&#8221;, “andate in vacanza”.</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le amicizie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con gli amici è un ulteriore tasto dolente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso quello che capita quando si incontrano difficoltà nel raggiungimento di una gravidanza è di vedere le proprie amicizie raggiungere in maniera rapida e semplice quello che tu stai desiderando da tanto tempo e con tanti sacrifici. Tutto questo può essere difficile da gestire emotivamente.<br>Ci si sente<strong> in obbligo</strong> di essere presenti e felici per gli altri quando in realtà internamente si sente solo un grande desiderio di piangere.<br>Per questo motivo diventa difficilissimo <strong>partecipare ad eventi</strong> che celebrano i traguardi degli altri (baby shower, compleanni, battesimi). Anche quando si è “obbligati” a farlo ci si sente spesso fuori posto, diversi e isolati dagli altri.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Purtroppo una bacchetta magica fisica ed emotiva per aiutare nella ricerca della gravidanza non esiste. <br>Le emozioni sono tante. I passi da compiere sono tanti. Le visite, i test e gli esami sono tanti. Le paure sono tante. E tutto questo cambia in qualche modo la tua vita e la tua storia.<br>Quello che mi sento di consigliare è solo: non cercare di forzarti ad essere la persona che non sei! Non pensare di essere una persona sbagliata se provi le emozioni che provi. <br>Ricordati di te, sempre.<br>Ricordati di darti la precedenza e di accogliere quello che stai vivendo anche quando non ti piace o anche quando ti dà fastidio.<br>L’unica strada per andare avanti è procedere un passo alla volta senza mai dimenticarti che prima di tutto vieni tu!</p>



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		<title>6 verità sulla stanchezza cronica</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/6-verita-sulla-stanchezza-cronica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=6-verita-sulla-stanchezza-cronica</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 06:19:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stanchezza cronica, non è una stanchezza standard. Non è una stanchezza che passa con un riposino o con una bella notte di sonno.La stanchezza cronica è uno stato fisico e mentale spesso conseguente a stati di malattia o dolore cronico.Chi vive la stanchezza cronica trova molte difficoltà nello spiegare quello che prova all’esterno perché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza cronica, <strong>non è una stanchezza standard</strong>. Non è una stanchezza che passa con un riposino o con una bella notte di sonno.<br>La stanchezza cronica è uno stato <strong>fisico e mentale</strong> spesso conseguente a stati di malattia o dolore cronico.<br>Chi vive la stanchezza cronica trova molte difficoltà nello spiegare quello che prova all’esterno perché è difficile fare comprendere agli altri che non si è svogliati o pigri ma che si sta cercando di farcela con ogni minima forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme <strong>6 punti</strong> che chi vive la stanchezza cronica si trova ad affrontare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5 minuti di riposo non bastano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si rende subito conto che la classica pausa di 5 minuti non è <strong>minimamente sufficiente</strong> per recuperare forze o energie. Per chi affronta uno stato di stanchezza cronica 5 minuti sono NIENTE. Ci si trova costantemente a dover organizzare e progettare pause molto più lunghe tra un’attività e l’altra nella speranza di recuperare anche solo pochissime energie.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura di non riuscire a ripartire</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il grande timore riguarda proprio la paura di non riuscire mai più a riprendersi dallo stato di intensa stanchezza e di non poter più ripartire con le attività quotidiane.<br>È una paura che urla forte e che spesso si manifesta con <strong>emozioni di ansia </strong>e preoccupazione verso il proprio futuro e verso il proprio stato di salute.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riposo del corpo ma anche della mente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza cronica non si limita ad una stanchezza dei muscoli o del corpo ma è anche e soprattutto una stanchezza di tipo mentale. Molto <strong>difficile da descrivere</strong> cosa si provi rispetto ad uno stato di stanchezza mentale perché può variare da persona a persona. In generale la stanchezza della mente può manifestarsi come difficoltà di concentrazione, mancanza di memoria, elevata sensibilità emotiva agli stimoli esterni, difficoltà di dirigere la propria attenzione, nebbia mentale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La frustrazione di non riuscire più a fare le cose di prima</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare la stanchezza significa quasi da subito rendersi conto di <strong>non essere più le persone di prima</strong>. Prima del dolore, prima del cambiamento. Ci si accorge che attività che in passato si facevano senza alcuna difficoltà adesso sono diventate estremamente pesanti. Tutto questo genera un forte senso di frustrazione e di impotenza nel vedersi <strong>“incapaci”</strong> rispetto al proprio passato o ai propri desideri.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le energie non sono mai sufficienti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Elemento caratteristico della stanchezza cronica è la percezione di essere PERENNEMENTE senza la giusta quantità di energie e di forze. Molte volte anche azioni considerate minuscole diventano enormi e impegnative.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La stanchezza impedisce il riposo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario di quello che si potrebbe pensare, moltissime volte nonostante lo stato di profonda stanchezza<strong> si fatica a dormire</strong> o a riposare. La stanchezza diventa talmente pesante da impedire paradossalmente la riuscita di un buon sonno.<br>Questo anche se messo all’ultimo posto di questo elenco è sicuramente un punto centrale e importantissimo perché genera un particolare <strong>circolo vizioso</strong> tale per cui più si è stanchi e meno si riesce a riposare, meno si riesce a riposare e più aumenta la stanchezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa fare?</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Dosare, dosare, dosare. Non c’è altra alternativa se non quella di rispettare corpo e mente.<br>Si cerca in un primo momento di osservarsi e conoscersi anche in relazione alla propria stanchezza per poi capire come distribuire le proprie energie durante il corso della giornata, della settimana, della vita.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div>



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		<title>Aborto spontaneo e sensi di colpa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 15:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vissuto di un aborto spontaneo è un evento sicuramente delicato, impegnativo e potenzialmente traumatico per le coppie che si trovano a doverlo vivere.Le emozioni che si scatenano sono vaste ed infinite: dalla rabbia alla tristezza, dalla paura allo smarrimento, dalla preoccupazione al senso di colpa.Approfondiamo insieme cosa si vive e come si manifesta il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il vissuto di un aborto spontaneo è un evento sicuramente delicato, impegnativo e potenzialmente traumatico per le coppie che si trovano a doverlo vivere.<br>Le <strong>emozioni che si scatenano</strong> sono vaste ed infinite: dalla rabbia alla tristezza, dalla paura allo smarrimento, dalla preoccupazione al senso di colpa.<br>Approfondiamo insieme cosa si vive e come si manifesta il senso di colpa distinguendo la “direzione” verso cui si può dirigere.<br>Ricordiamo sempre che ogni esperienza è un’esperienza a sé e personale e che ovviamente ogni storia è differente dall’altra così come ogni persona è differente dalle altre.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aborto e senso di colpa verso di sé</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei confronti di sé stesse il senso di colpa è solitamente orientato al pensiero di aver potuto fare qualcosa di sbagliato che possa aver causato o stimolato l’aborto.<br>È molto facile che la donna arrivi ad analizzare tutti i comportamenti avuti durante i giorni di gravidanza per cercare di capire quale possa essere stato lo sbaglio.<br>Questo meccanismo è un meccanismo naturale della nostra mente nel momento in cui cerca di <strong>riprendere il controllo</strong> di una situazione in cui lo ha perso.<br>Ad esempio: “se non avessi preso il treno forse non sarebbe accaduto”, “se fossi stata più attenta alle mie attività”, “se avessi mangiato meglio” ecc…<br>È evidente come questi pensieri, al di là dell’essere veri o falsi, creino uno <strong>stato di sofferenza emotiva ancora più importante</strong> e pesante.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aborto e senso di colpa verso l’altro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto al proprio partner il senso di colpa è rivolto al pensiero di essere stata la causa di questa sofferenza.<br>Ci si sente un peso, <strong>ci si sente sbagliate</strong>, ci si sente guaste e rotte.<br>Si prova un profondo dispiacere al pensiero di aver “rovinato” l’esperienza genitoriale all’altro.<br>Ovviamente nella maggior parte dei casi la persona che abbiamo accanto non pensa nulla di tutto quello che noi gli attribuiamo e non ha assolutamente intenzione di farci sentire in colpa. Ma anche in questo caso, questa sensazione naturale arriva ad <strong>appesantire</strong> dentro la donna la sofferenza già provata e vissuta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aborto e senso di colpa verso il bambino</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, ma non meno importanti, i sensi di colpa verso il proprio bambino.<br>Anche in questo caso, come nel caso del proprio partner, i pensieri sono rivolti al dispiacere e al timore di essere state la causa della perdita.<br>Ci si può sentire immensamente distrutte dalla sensazione di una <strong>vita spezzata</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa succede psicologicamente?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologicamente quello che accade dentro la mente di una donna che affronta un aborto spontaneo è il <strong>silenzio</strong>. Il silenzio e il senso di vuoto.<br>Fino ad un attimo prima era presente la vita ed un dialogo interiore con quella vita, l’attimo dopo si è costrette a fare i conti con la morte e con un silenzio assordante.<br>Il senso di colpa prova in qualche modo a trovare una ragione, un perché, un motivo a quanto accaduto. La verità è che spesso questo meccanismo del tutto spontaneo, se non riconosciuto, rischia di aggravare lo stato di equilibrio di chi sta soffrendo. Importantissimo allora diventa poter intercettare quelle emozioni per poterle affrontare e poterle elaborare. Se questo non avviene in maniera spontanea diventa necessario chiedere aiuto professionale senza vergogna e senza paura.</p>
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		<title>Patologie ginecologiche e immagine di sé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[policistico]]></category>
		<category><![CDATA[vaginismo]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Definizione di immagine corporea L’immagine corporea&#160;è quell’immagine che ognuno di noi ha nella mente relativa al proprio corpo e ai sentimenti che vengono provati rispetto alle singole parti del corpo.Questa immagine viene costruita e delineata nel corso di tutta la nostra vita giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza. Essa è composta da&#160;quattro elementi&#160;fondamentali: Queste quattro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Definizione di immagine corporea</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L<strong>’immagine corporea&nbsp;</strong>è quell’immagine che ognuno di noi ha nella mente relativa al proprio corpo e ai sentimenti che vengono provati rispetto alle singole parti del corpo.<br>Questa immagine viene costruita e delineata nel corso di tutta la nostra vita giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essa è composta da&nbsp;quattro elementi&nbsp;fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la&nbsp;<strong>percezione</strong>&nbsp;ovvero come vediamo ed immaginiamo ogni parte del corpo rispetto alla sua forma, alla sua taglia, alla sua dimensione (rispetto alle sue caratteristiche fisiche).<br></li>



<li>gli&nbsp;<strong>aspetti affettivi</strong>&nbsp;ovvero tutti quei sentimenti ed emozioni che ogni persona prova rispetto al proprio corpo ed alle sue caratteristiche. Anche in questa seconda componente si possono avere sentimenti generali (ad esempio mi piace e amo il mio corpo) oppure sentimenti specifici e differenziati per ogni singola parte del corpo (ad esempio mi piace la parte alta del corpo, ma odio la parte bassa oppure amo la mia faccia ma non mi piacciono le mie gambe ecc..).<br></li>



<li>gli&nbsp;<strong>aspetti comportamentali</strong>&nbsp;ovvero tutti quei comportamenti che mettiamo in atto nei confronti del nostro corpo. Ad esempio come decidiamo di nutrirci, se pratichiamo attività fisica, come decidiamo di vestirci.<br></li>



<li>gli <strong>aspetti attitudinali</strong>&nbsp;riguardanti i pensieri e le conoscenze che ogni persona ha rispetto al funzionamento interno ed esterno di ogni parte del suo corpo.<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Queste quattro componenti vanno a costituire l’idea e l’immagine mentale che ognuno di noi crea di se stesso e del proprio corpo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Immagine di sé e patologie ginecologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso di malattie ginecologiche (endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico, vulvodinia, adenomiosi ecc..), questa immagine è costretta ad essere&nbsp;modificata&nbsp;in maniera spesso molto “aggressiva” ed inaspettata a causa dei sintomi, del dolore e talvolta anche delle terapie.<br>In conseguenza a questi cambiamenti fisici, anche l’immagine mentale è obbligata a cambiare.<br>Alcuni tra i più comuni e frequenti cambiamenti fisici che possiamo riscontrare riguardano: gonfiore addominale, aumento/diminuzione del peso, perdita del desiderio sessuale, acne, presenza di cicatrici.<br>Oltre a questo ovviamente c’è sempre la presenza del dolore in zone intime e sempre connesse all’immagine della femminilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ridefinire la propria immagine</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;maggiore <strong>difficoltà dal punto di vista mentale</strong>&nbsp;è relativa proprio al fatto che non sempre il cambiamento fisico (solitamente rivolto al negativo) è facilmente integrabile ed adattabile all’idea mentale che ogni donna aveva in precedenza del proprio corpo. La mente deve imparare ad abituarsi ad un corpo diverso da quello che vorrebbe e da quello che ha sempre immaginato di avere.<br>Un processo sicuramente non facile e non immediato da affrontare in solitudine, soprattutto perché spesso i cambiamenti corporei sono molto veloci e non offrono il necessario tempo di assimilazione da parte della psiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che si sente è spesso di avere un corpo sbagliato, diverso, guasto. Non si riconosce più la propria immagine allo specchio e gli occhi riescono solo a vedere una persona cambiata e stravolta dal dolore.<br>Spesso capita di confrontarsi con la persona e con il corpo che si avevano prima del presentarsi della malattia. Si fatica ad accettare di non essere più la persona che si era stata in passato.<br>È proprio come se la malattia delineasse una netta separazione tra un prima e un dopo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se stai affrontando questa difficoltà puoi chiedere aiuto e sostegno psicologico.<br>Non è sbagliato quello che stai provando, insieme ad un professionista potrai lavorare su diversi scopi e obiettivi.<br>In primo luogo si potrà lavorare sul cercare passo dopo passo di accogliere la nuova te stessa e a ridisegnare una immagine del tuo corpo che possa essere realistica ma anche soddisfacente. Certe volte questo percorso di accoglienza acquisisce anche la forma di un percorso di perdono e riappacificazione di un corpo percepito come “malfunzionante”.<br>In secondo luogo può essere utile un lavoro di rinforzo dell’autostima  circa le tue caratteristiche e di rinforzo della fiducia nelle tue capacità e potenzialità.<br><strong>Non vergognarti di chiedere aiuto!</strong></p>



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		<title>Infertilità e paure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 09:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono gravidanze che arrivano subito e gravidanze che fanno giri immensi.Incontrano attese, terapie, cliniche, esami, punture.Ci sono percorsi che iniziano senza sapere quando finiranno. Storie che partono e che durano anni di speranze e di dubbi.Dietro a tutto questo c’è l’infertilità, ma accanto all’infertilità ci sei tu che desideri solo poter essere madre. Infertilità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ci sono gravidanze che arrivano subito e gravidanze che fanno giri immensi.<br>Incontrano attese, terapie, cliniche, esami, punture.<br>Ci sono percorsi che iniziano senza sapere quando finiranno. Storie che partono e che durano anni di speranze e di dubbi.<br>Dietro a tutto questo c’è l’infertilità, ma accanto all’infertilità ci sei tu che desideri solo poter essere madre.</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità e psicologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando affronti l’infertilità affronti una parte di te completamente nuova e ti scontri con tutto.<br>Da una parte con il tuo corpo, dall’altra parte con la società.<br>Questo spesso ti fa sentire in lotta, in corsa, in battaglia. Contro il tempo, contro le emozioni, contro i giudizi esterni.<br>La sensazione che l’infertilità lascia sulla pelle e nel cuore è quella di sentirsi rotte, a metà, guaste.<br>Ci si sente donne che non funzionano come “dovrebbero funzionare”. Diverse dalla normalità.<br>Eppure quel corpo non ha nessuna colpa, non ha sbagliato nulla. È solo un corpo che ha bisogno di più attenzioni e di maggiori cure.<br>Tutto questo scatena in maniera del tutto naturale emozioni di sofferenza,&nbsp; di dolore, di rabbia ma anche di paura.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Paure connesse all&#8217;infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio la paura è l’emozione che più fa tremare le gambe.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La paura di non poter mai vedere tuo figlio</li>



<li>La paura di non farcela ad affrontare eventuali percorsi di procreazione assistita</li>



<li>La paura di non saper rispondere alle domande esterne</li>



<li>La paura di perderti un pezzo di vita</li>



<li>La paura di annullarti e di smarrirti nella ricerca di qualcosa che non riesci a raggiungere</li>



<li>La paura del tempo che passa<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si ha altra scelta se non quella di scontrarsi e di affrontare queste paure. Una alla volta, mano nella mano con te stessa!</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se oggi stai leggendo queste righe vorrei ricordarti che non sei strana, sbagliata o esagerata. Sei solo estremamente spaventata ed essere spaventata non è una colpa! <br>Cerca di nutrire la tua mente in questo periodo anche con altro. Prova a limitare il tempo che passi leggendo o ascoltando cose inerenti la maternità (decidi tu un tempo limite per ogni giorno). Ricordati che è davvero importante poter ogni tanto alleggerire la mente anche con cose più leggere e superficiali.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>6 difficoltà emotive connesse alle malattie croniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 10:38:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Spesso si sente un forte senso di colpa ed è difficile non interiorizzare quella colpa Ci si sente in colpa verso se stessi e verso gli altri.Ci si sente in colpa al pensiero di non essersi sforzati abbastanza per riuscire a fare le attività quotidiane della vita. Ci si sente in colpa per essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Spesso si sente un forte senso di colpa ed è difficile non interiorizzare quella colpa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si sente in colpa verso se stessi e verso gli altri.<br>Ci si sente in colpa al pensiero di non essersi sforzati abbastanza per riuscire a fare le attività quotidiane della vita. Ci si sente in colpa per essere costretti a dover cambiare piani e programmi nel corso della giornata. Ci si sente in colpa perché ci si rende conto che i propri sintomi influenzano e modificano non solo la propria esistenza ma anche la vita di chi vive insieme a noi.<br>La verità è però che nessuno sceglie di avere una malattia, nessuno sceglie di stare male. Non ci sono colpe perché nessuno ha scelto quella sofferenza, nessuno ne è responsabile.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Ci si sente (ingiustamente) sbagliati rispetto a chi non ha problemi di salute</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto tra noi stessi e gli altri è sempre attivo.<br>Si osservano tutte le cose che gli altri possono e riescono a fare. Si notano le differenze sia quelle grandi che quelle più piccole.<br>Sentirsi diversi è inevitabile. Sentirsi differenti.<br>Però bisogna ricordare che diverso non significa sbagliato. Diverso non significa rotto o guasto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Non si riesce sempre a stare al passo con le attività quotidiane che abitualmente si svolgono</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni giorno si tentano di fare alcune attività, soprattutto quelle attività che sono considerate quotidiane da ogni essere umano. Eppure tante volte ci si accorge che le energie non bastano. Ci si accorge che le energie vanno dosate attentamente e distribuite sulle varie attività a seconda dei bisogni e delle necessità.<br>Spesso ci si trova nella condizione di dover rinunciare a qualcosa proprio perché le forze non bastano o perché si ha bisogno di tempo per riposare e recuperare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Si ha spesso bisogno dell’aiuto degli altri perdendo pezzi di autonomia e indipendenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedere aiuto agli altri non sempre è qualcosa di facile. Soprattutto quando si è costretti a chiedere aiuto per cose semplici che prima del dolore e della mattia si riuscivano a fare senza problemi.<br>Questo con il passare del tempo causa una sofferenza emotiva connessa alla perdita e alla mancanza di un certo livello di indipendenza.<br>Chiedere aiuto però è intelligente. Chiedere aiuto è necessario. Chiedere aiuto è essenziale per poter sopravvivere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Si ha il timore costante di deludere chi si ama</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero rivolto alle persone che vivono attorno a noi è costante.<br>Non si vorrebbe mai causare loro una sofferenza o essere per loro un intralcio.<br>Si vorrebbe solo poter essere forti anche per loro. Riuscire a raggiungere obiettivi anche per loro. Riuscire a stare in loro compagnia senza doversi sempre limitare per colpa dei propri sintomi.<br>Spesso ci si sente una delusione o un fallimento. Ma la verità è che chi ci ama, ci ama per come siamo. E dobbiamo imparare a farlo anche noi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Bisogna obbligatoriamente rallentare il proprio ritmo mentre tutto attorno a te viaggia a piena velocità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo quando si soffre di una malattia cronica scorre ad una velocità differente. Ad una velocità molto più lenta.<br>Spesso la sensazione è quella di essere rimasti fermi, bloccati nel dolore mentre il resto del mondo continua a girare alla solita velocità che nel frattempo sembra diventare sempre più rapida.</p>
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		<title>Triggers emotivi ed infertilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 07:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vive un momento di difficoltà o un periodo delicato e di fragilità, è spesso possibile che il mondo attorno a noi diventi “rischioso”. Succede di frequente che si vivano stimoli esterni che scatenano dentro di noi ulteriore dolore e sofferenza.Tutto questo capita durante il momento della ricerca della gravidanza e capita ancora di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando si vive un momento di difficoltà o un periodo delicato e di fragilità, è spesso possibile che il mondo attorno a noi diventi “rischioso”. Succede di frequente che si vivano stimoli esterni che scatenano dentro di noi ulteriore dolore e sofferenza.<br>Tutto questo capita durante il momento della <strong>ricerca della gravidanza</strong> e capita ancora di più quando si affrontano le difficoltà dell’<strong>infertilità</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è un trigger emotivo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo definire come trigger emotivo qualunque situazione, frase o evento esterno che scatena una forte reazione emotiva nella mente di chi ne viene colpito.<br>I triggers emotivi sono anche molto personali e soggettivi: è possibile che quello che turba me non turbi un’altra persona e viceversa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Triggers emotivi connessi all’infertilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo alcuni <strong>esempi</strong> di quelli che potrebbero essere degli stimoli dolorosi per chi sta affrontando l’infertilità.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Alcune domande di persone attorno a noi del tipo: “quando lo fate un figlio?”, “come mai non siete ancora genitori?”, “quando vi decidete a mettere su famiglia?”.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>La vista di alcune situazioni molto comuni come ad esempio: una famiglia in spiaggia, i bambini che giocano al parco, i genitori che prendono i figli a scuola.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>La vista della gravidanza di altre donne.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>I racconti della gravidanza, del parto o della genitorialità di altre persone.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>Alcuni consigli non richiesti rispetto alla propria fertilità come: “dovreste rilassarvi”, “arrivano quando meno te lo aspetti”, “non ci pensare troppo”.<br></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi un evento <strong>apparentemente</strong> minuscolo e innocuo scatena un mondo di sofferenza nel cuore e nell’anima di chi sta affrontando la propria battaglia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come poter affrontare i triggers emotivi connessi all’infertilità?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa da ricordare è che le emozioni (anche quelle che ci danno fastidio o che sono spiacevoli) sono qualcosa di naturale. È davvero difficile rimanere impassibili di fronte a qualcosa che le scatena. Questo perché siamo esseri umani e non macchine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo il primo suggerimento è sicuramente quello di <strong>accogliere</strong> quello che stiamo provando e che stiamo vivendo. Senza vergogna e senza sentirci sbagliati. Esiste il dolore, esiste la rabbia, esiste la tristezza, esiste l’invidia, esiste la paura, esiste la gelosia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo consiglio connesso al primo è però quello di cercare di <strong>non farsi annullare</strong> o invadere completamente da queste emozioni. Esistono loro ma continuano ad esistere anche tutte le altre. Così come esistono i problemi di infertilità ma esiste contemporaneamente anche il resto della nostra vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alle situazioni che diventano pericolose o rischiose e che quindi potrebbero diventare un trigger emotivo, se possibile si possono tranquillamente <strong>evitare</strong>. Senza troppi sensi di colpa. <br>Nessuno di noi è obbligato ad affrontare sofferenze in più se possono essere evitate.<br>Quando invece non è possibile evitare questi stimoli, cerchiamo in qualche modo di accettarli, di viverli, ma poi anche di farli <strong>scorrere via</strong> dalla nostra mente.</p>
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		<title>Maternità spezzate e risvolti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 10:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infertilità, gravidanza biochimica, interruzione di gravidanza, aborto, morte in utero ed assenza di maternità sono tutti eventi che portano a vivere una genitorialità spezzata. Infertilità L’infertilità e la difficoltà nel raggiugere una gravidanza (con eventuale sostegno delle tecniche di procreazione medicalmente assistita) sono il primo step che porta la donna e la coppia a scontrarsi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Infertilità, gravidanza biochimica, interruzione di gravidanza, aborto, morte in utero ed assenza di maternità sono tutti eventi che portano a vivere una genitorialità spezzata.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità e la difficoltà nel raggiugere una gravidanza (con eventuale sostegno delle tecniche di procreazione medicalmente assistita) sono il primo step che porta la donna e la coppia a scontrarsi con una <strong>genitorialità differente</strong> da quella immaginata e sperata.<br>Ci si scontra con l’impotenza e la frustrazione di non avere la completa <strong>gestione</strong> del concepimento. <br>Si affrontano sfide fisiche e mentali parecchio dolorose che minacciano l’equilibrio personale e relazionale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gravidanza biochimica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di gravidanza biochimica quando qualche giorno dopo l’impianto lo sviluppo dell’embrione si ferma. Psicologicamente però, sebbene il tempo sia stato cortissimo, la mente aveva accolto l’idea di aver avuto un successo nel concepimento. Emotivamente si erano già <strong>avviate tutte le emozioni</strong> connesse alla gravidanza. <br>Scoprire la biochimica porta all’<strong>interruzione</strong> violenta ed improvvisa di tutte queste emozioni e di tutti i pensieri connessi alla maternità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Aborto e poliabortività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di aborto quando si ha un lutto entro, genericamente, la ventesima settimana di gestazione. Scoprire l’aborto è un <strong>evento traumatico</strong> per la donna e per la coppia. Ci si trova a fare i conti con qualcosa che si percepisce come più grande di sé ed impossibile da controllare. <br>Proprio sulla mancanza di controllo si orientano i pensieri: come mai è successo? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Avrei dovuto fare diversamente? Mi merito questa tragedia? <br>La verità è che un controllo totale non lo si ha mai. <strong>Nessuno si merita questo </strong>e nessuno fa nulla di sbagliato per meritarselo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Morte in utero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di morte in utero quando si ha un lutto dopo, genericamente, la ventesima settimana di gestazione. <br>In questo caso la gravidanza avanzata aveva portato la donna a sentirsi “fuori pericolo”. La morte in utero arriva come una <strong>tragedia</strong> a spezzare la vita della mamma e della coppia. <br>La sofferenza diventa un grido fortissimo. La paura un’emozione immensa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Assenza di maternità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi sono i motivi per cui una donna può doversi scontrare con l’assenza di maternità indesiderata. Molto spesso questi motivi riguardano problematiche di salute e <strong>patologie ginecologiche</strong> importanti. <br>In questi casi ci si trova di fronte alla <strong>porta chiusa</strong>. Una porta che obbliga a lasciare fuori tutti i propri sogni, i propri desideri e i propri progetti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Vivere il lutto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi la sensazione può essere quella di aver vissuto una perdita o un forte cambiamento nella propria persona e nella propria vita. <br>Effettivamente<strong> la perdita c’è</strong>. Non è soltanto la perdita fisica di proprio figlio ma può essere anche la perdita di un’immagine mentale, la perdita di un forte desiderio, la perdita di un’idea, la perdita di un progetto di vita. <br>Tutto questo può riflettersi nella sensazione di aver perso una parte di sé. <br><br><strong>Cosa si può fare?</strong> Curarsi di sé. Sembra banale, sembra semplice eppure è davvero l’unica cosa da fare. Curarsi della propria persona, della propria coppia, della propria vita. <br>Non si dimentica, <strong>non si cancella</strong>, non si annulla. Ma si può costruire attorno a quella perdita tutto il resto!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Maternità spezzate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Perché “spezzate”? Perché è così che ci si sente: rotte, a pezzi, in frantumi. <br>Ci si sente e in un primo momento effettivamente lo si è. Poi pian piano quei pezzi si cercano di raccogliere, di ritrovare, di riconoscere. Si impara (anche perché non si ha altra scelta) a ricostruire, a curare, a ricucire. Trovando <strong>una forma diversa</strong>, non migliore né peggiore ma semplicemente nuova.</p>
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		<title>Infertilità e attesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 10:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vivono difficoltà nella ricerca di una gravidanza, una delle difficoltà maggiori dal punto di vista emotivo e psicologico è proprio l’attesa. Gestire lo spazio e il tempo in cui si è costretti ad aspettare diventa una delle cose più complicate ma anche più importanti per la coppia.Questo viene ancora più amplificato quando si [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si vivono difficoltà nella ricerca di una gravidanza, una delle difficoltà maggiori dal punto di vista emotivo e psicologico è proprio l’attesa. <br>Gestire lo spazio e il tempo in cui si è <strong>costretti ad aspettare</strong> diventa una delle cose più complicate ma anche più importanti per la coppia.<br>Questo viene ancora più amplificato quando si affrontano <strong>percorsi di procreazione medicalmente assistita</strong>. In questi casi i tempi vengono scanditi dall’esterno e tu ti trovi “semplicemente” a doverli rispettare cercando di non crollare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa per gli appuntamenti medici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tra tutte le attese è sicuramente questa: aspettare che arrivino i giorni per effettuare le varie visite ed i vari controlli medici. Spesso capita che nell’attendere ci si carichi di aspettative, dubbi e domande. Il peso psicologico prima di una visita che potrebbe rilevare problematiche è sicuramente ingombrante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: segnatevi in una nota tutto quello che volete chiedere così da non dimenticare nulla durante gli appuntamenti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa in sala d’aspetto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando finalmente arrivano i giorni delle visite, spesso ci si trova a dover gestire il tempo di attesa nelle varie sale d’aspetto. Questa che apparentemente può sembrare una banalità, in realtà aggiunge carico emotivo al momento che si sta affrontando. Il tutto viene maggiormente amplificato nel caso in cui l’attesa si prolunghi oltre all’orario dell’appuntamento concordato. Tante volte stare fermi, seduti su una sedia, aspettando che arrivi il proprio turno diventa estenuante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: portatevi qualcosa da fare. Sembra banale ma almeno quel tempo (soprattutto quando ci sono ritardi infiniti) non vi sembrerà sprecato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa dei farmaci in farmacia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa è una tipologia di attesa. Spesso vengono prescritti farmaci, terapie o anche solo integratori che non sempre sono disponibili al primo colpo alla prima farmacia ma che spesso vanno ordinati. Attendere di poter iniziare il proprio percorso nell’attesa che arrivino i farmaci in farmacia aggiunge un peso in più sulle spalle.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa dei risultati di varie analisi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettare risultati di analisi del sangue, di accertamenti o di test effettuati è certamente faticoso per tutti in qualunque condizione di vita. Quando questo però, nel frattempo, “blocca” i passaggi successivi del proprio percorso, diventa tutto ancora più impegnativo da sopportare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità, pma e attesa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella procreazione medicalmente assistita le attese sono numericamente ancora di più: attesa di fare il pick up, attesa del risultato del pick up, attesa per la preparazione al transfer, attesa per il transfer.<br>In questo caso la fatica diventa quella di dipendere dalle tempistiche esterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: cerca di concentrarti su un passaggio alla volta senza guardare subito ai passaggi successivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa del risultato del test di gravidanza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa che arrivi il giorno per poterlo finalmente fare, in attesa di scoprire il risultato, in attesa di capire come reagirà il tuo corpo e la tua mente a quel risultato.<br>In qualche modo il test di gravidanza (o le beta) segnano la “fine” del percorso. È un momento che viene vissuto quasi come un momento del giudizio. Il momento dove finalmente si scopre se tutto quello che è stato fatto ha portato al raggiungimento dell’obiettivo. Impossibile non vivere questo momento con una certa dose di ansia, nervosismo, paura o timori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: è impossibile fingere di non avere speranze o aspettative. Non costringerti a fingere di essere un ghiacciolo se tanto non lo sei!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità, attesa ed emozioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista psicologico quello che succede è che si scatenano forti emozioni di frustrazione, impotenza, sofferenza e stanchezza. Non sempre è facile gestire e controllare il mondo emotivo che si vive interiormente. La sensazione è quella di camminare su una corda sottile in un equilibrio precario. Intanto passano le ore, i giorni, le settimane. Lo scopo è quello di continuare a restare interi, di continuare a prendersi cura di sé e della propria coppia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non siete soli</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Tutto quello che vivete dal punto di vista emotivo va bene. Non siete sbagliati, non siete strani, non siete guasti.<br>Aspettare è difficile. Aspettare è estenuante e faticoso. Aspettare è stressante.<br>Quello che è in vostro potere di fare è capire come poter riempire quella attesa. Perché quello è pur sempre il vostro tempo, il vostro spazio e la vostra vita. E la vita va comunque riempita con la vita. Con le cose che amate e con le cose che vi piace fare.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>5 domande difficili per chi soffre di dolore cronico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 13:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi soffre di patologie croniche spesso si trova a confrontarsi con il mondo esterno che pone domande che possono essere complicate e pericolose dal punto di vista emotivo.Domande all’apparenza semplice e innocue possono scatenare vissuti emotivi di fragilità e sofferenza. Vediamo insieme 5 di queste domande. Come stai? Chi soffre di dolore cronico ha difficoltà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di patologie croniche spesso si trova a confrontarsi con il mondo esterno che pone domande che possono essere complicate e pericolose dal punto di vista emotivo.<br>Domande all’apparenza semplice e innocue possono scatenare vissuti emotivi di fragilità e sofferenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme 5 di queste domande.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come stai?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di dolore cronico ha difficoltà ha rispondere a questa domanda perché si trova a dover scegliere se dare la risposta sincera o se dare la risposta “di facciata” per non annoiare l’interlocutore. Spesso rispondere a questa domanda implica fare un certo bollettino medico dei propri sintomi e dei propri dolori. Non è piacevole né per chi parla né per chi ascolta. Spesso chi soffre si trova a rispondere semplicemente “sto bene” celando tutta la sofferenza, la stanchezza, lo stress, la fatica.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sei libero settimana prossima?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Convivere con il dolore cronico significa dover essere flessibile su impegni e appuntamenti in base al proprio corpo. Stare bene un giorno non significa che si starà bene anche il giorno dopo. Riuscire a fare una cosa oggi non significa poterla fare anche domani. Questo comporta obbligatoriamente il vivere alla giornata. Appuntamenti e impegni si riescono a programmare ma sempre con l’incognita di poterli dover annullare o spostare se quel giorno a quell’ora i dolori non permetteranno di affrontarli. <br>Per tutti questi motivi questa domanda diventa complicata per chi non sa come starà i giorni a venire.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che lavoro fai?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo spesso chi soffre di dolori cronici ha dovuto modificare o addirittura rinunciare al proprio lavoro. Sentirsi fare questa domanda scatena emozioni di colpa, vergogna, imbarazzo e frustrazione. Perché nessuno è felice di non lavorare a causa di sintomi dolorosi. Chiunque preferirebbe stare bene e poter svolgere le sue funzioni lavorative.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come mai non sembri malato?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tante volte i sintomi dolorosi non sono visibili. Il dolore e la sofferenza non sono sempre osservabili ad occhio nudo. Il più delle volte restano “nascosti” dentro la persona che li vive. Oltre a questo è naturale che chi soffre di dolore cronico cerchi comunque di prendersi cura del proprio aspetto esteriore apparendo come una persona “sana”.<br>Non giudicare il dolore di qualcuno solo dal trucco, dai vestiti o dall’aspetto estetico deve essere una regola generale da non dimenticare mai.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando ti rimetterai?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’aggettivo cronico significa che la malattia e i sintomi sono presenti in maniera costante nella vita di quella persona. Ci potranno sicuramente essere degli alti e dei bassi ma la persona sa che è qualcosa con cui dovrà convivere per sempre. Porre questa domanda diventa quindi senza senso e porta solo ad aumentare la sofferenza in chi si trova a dover rispondere.</p>
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		<title>Falsi miti sulle malattie croniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 14:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[policistico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo insieme quelli che sono i principali falsi miti relativi a chi soffre di una patologia cronica. Falso mito numero 1 “Hai tutti i giorni gli stessi sintomi allo stesso modo” La verità è che nelle patologie croniche i sintomi e i dolori non sono sempre uguali ogni giorno o ogni ora. La cosa più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme quelli che sono i principali falsi miti relativi a chi soffre di una patologia cronica.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 1</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Hai tutti i giorni gli stessi sintomi allo stesso modo”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che nelle patologie croniche i sintomi e i dolori non sono sempre uguali ogni giorno o ogni ora. La cosa più frequente è che variano e cambiano nel tempo e tante volte anche all’interno di una stessa giornata. Questo causa un’ulteriore difficoltà a chi ne soffre perché non permette mai di fare programmi o piani in anticipo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 2</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Puoi guarire se lo vuoi, se ci credi e se ti sforzi abbastanza”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo questo è falsissimo! Una patologia cronica è cronica e per questo non ha cure definitive, neanche se ci sforza o se ci si crede all’infinito. Quello che succede è che si possono trovare terapie che possono alleviare o tamponare i sintomi nel modo migliore possibile.<br>Purtroppo non si guarisce con la forza di volontà o con la forza del pensiero.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 3</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Stai facendo qualcosa di sbagliato se continui a stare male”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte anche facendo la cosa e i passi giusti, non sempre si hanno i miglioramenti sperati e si continua a stare male. Non è una colpa. Non si è sbagliati. Si fanno semplicemente dei tentativi!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 4</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“I sintomi incidono solo sul corpo e sulla salute fisica”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Errato. I sintomi di una malattia cronica influenzano anche lo stato emotivo, psicologico e mentale della persona che ne soffre. Con il tempo ogni sfera di vita della persona vive un cambiamento dettato dalla malattia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 5</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Stessa diagnosi = stessa esperienza”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona è diversa, ogni malattia è diversa, ogni storia è diversa, ogni esperienza è diversa. Anche quando la diagnosi è uguale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 6</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“La terapia è un’unica strada dritta in discesa”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Difficilmente il piano terapeutico è univoco e sempre lo stesso. Quello che accade più frequentemente è che si vivono una serie di tentativi terapeutici fino a quando non si trova il migliore che, mano a mano nel tempo, potrà anche essere aggiustato o modificato.<br>Inoltre le terapie non vengono mai senza effetti collaterali e chi soffre di patologie croniche vive in costante equilibrio tra sintomi della malattia ed effetti delle terapie.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Falso mito numero 7</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“</em><em>È colpa della tua mente se non riesci a stare meglio”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Falso! Se mai succede il contrario: non stare bene fisicamente porta anche la mente a soffrire emotivamente. Non è colpa delle tue emozioni!</p>
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		<title>7 cose che non si vedono dietro ad una patologia cronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 08:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vive una malattia cronica si trova una vita cambiata e modificata sotto molteplici aspetti. Dalle cose più importanti a quelle più piccole e invisibili.Riuscire a dare voce anche alle piccole difficoltà e alle più minuscole emozioni può essere un lavoro importante di riconoscimento, accoglienza e accettazione. Vediamo insieme 7 cose che si vivono con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi vive una malattia cronica si trova una vita cambiata e modificata sotto molteplici aspetti. Dalle cose più importanti a quelle più piccole e invisibili.<br>Riuscire a dare voce anche alle piccole difficoltà e alle più minuscole emozioni può essere un lavoro importante di riconoscimento, accoglienza e accettazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme 7 cose che si vivono con una patologia cronica ma che non sempre si vedono o che non sempre vengono espresse. Chiaramente questa è una selezione, ovviamente di cose invisibili ne esistono altre all’interno della vita di ogni singola persona.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I momenti di riposo forzati</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sofferenza e i sintomi cronici portano ad uno stato di stanchezza e di affaticamento costanti. Le energie devono essere distribuite all’interno di tutte le attività della giornata e non sempre è facile un corretto dosaggio. Molto spesso ci si rende conto di avere bisogno di maggior riposo e che anche semplici attività richiedono un numero di energie più elevato a cui deve conseguire un necessario momento di riposo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I continui piani e programmi in anticipo per fare anche semplici cose</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di una patologia cronica ha bisogno di organizzarsi. Ha bisogno di sapere cosa deve fare pe poter pianificare le sue azioni. La cosa più difficile psicologicamente diventa però il fatto che spesso anche questi piani non riescono ad essere rispettati a causa di dolori e sintomi improvvisi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il senso di colpa quando si deve posticipare qualcosa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si è costretti a cambiare programmi anche all’ultimo momento, i sensi di colpa sono sempre dietro l’angolo. Il dispiacere per non riuscire a rispettare i piani organizzati è sempre molto intenso. La colpa può essere rivolta si verso se stessi che verso gli altri quando ci si rende conto che il cambiamento di organizzazione influenza anche la vita di chi ci circonda.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’ansia e la preoccupazione rivolta al proprio futuro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sapere come andranno le giornate futuro e gli anni futuri causa certamente una grande dose di ansia, di preoccupazione e di paura. Emozioni rivolte al proprio stato di salute e al cambiamento di sintomi, dolori e di eventuali terapie. Non sapere come potrà essere la propria vita in futuro porta ad uno stato di smarrimento importante e non indifferente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La paura che duri per sempre</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il termine cronico dia “per scontato” che la patologia sia per sempre, tante volte quando i sintomi sono al loro apice, le persone che ne soffrono vengono invase da un forte senso di paura relativo proprio a questo “per sempre”. Importante in questi casi diventa ricordare che cronico non significa per forza sempre uguale ma significa che i sintomi possono avere momenti di picco ma anche momenti di minor intensità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le battaglie per fare visite ed esami</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le visite, i test, le analisi e gli esami sono molto frequenti. Doversi organizzare e pianificare i momenti medici può diventare un vero e proprio lavoro impegnativo. Un lavoro che sicuramente non è divertente e non è piacevole. Ci si scontra con invio di mail, con centralini e telefonate e spesso si usa una grande quantità di tempo e di energie per arrivare a fissare e a svolgere i propri appuntamenti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La ricerca di risposte sensate quando qualcuno ti chiede “come stai?”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la sofferenza è cronica, trovare una risposta alla domanda “come stai?” diventa complicato e imbarazzante. Da un lato si vorrebbe dire la verità, dall’altro si ha sempre il timore di annoiare e di diventare pesanti. Non sempre è facile trovare la giusta risposta e il giusto compromesso tra quello che si sente dentro e quello che si vuole far percepire esternamente.</p>
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		<title>Endometriosi e psicologia: 6 domande frequenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2021 09:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vieni a leggere quali sono le risposte alle 6 domande più frequenti sul tema endometriosi e aspetti psicologici.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">È COLPA DELLA MIA MENTE O DI QUALCHE ESPERIENZA TRAUMATICA SE SOFFRO DI ENDOMETRIOSI?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>No!</strong> L’endometriosi è una patologia del corpo che ha cause mediche (che ancora si stanno studiando). Non è colpa né causa della tua mente o delle tue emozioni.<br>Le esperienze traumatiche anche gravi nella vita possono capitare ma <strong>non causano l’endometriosi</strong>.<br>Al contrario il vissuto della diagnosi e dei sintomi della malattia possono invece diventare un’esperienza traumatica che arriva a causare disagi e difficoltà nel tuo mondo emotivo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">IL MIO MODO DI VIVERE LA FEMMINILITÀ PUÒ AVERE CAUSATO LA MALATTIA?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>No!</strong> Il modo di vivere il tuo essere donna è il tuo, al di là che tu lo possa reputare giusto o sbagliato, buono o cattivo, non incide sull’insorgere della malattia. <br>Quello che invece succede è che l’endometriosi causando difficoltà fisiche di un certo livello, <strong>modifica anche l’immagine femminile</strong> che tu hai di te stessa. Questo ti mette a confronto spesso con un’immagine di te diversa da quella che avevi desiderato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">LO STRESS INFLUENZA I SINTOMI DOLOROSI?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si!</strong> Questo accade per i sintomi dell’endometriosi e per qualunque altro sintomo doloroso. Essere pesantemente sotto stress (per qualunque motivo) <strong>non aiuta lo stato di benessere</strong> generale. Questo incide sul tuo corpo facendo amplificare ed ingigantire la percezione del dolore rendendo tutto ancora più faticoso e pesante. <br>Riuscire per quanto possibile a mantenere i livelli di stress ad un livello che sia tollerabile e sopportabile aiuta lo stato di salute.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">COME POSSO TENERE A BADA LA PREOCCUPAZIONE E LA PAURA PER LO STATO DI SALUTE?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Avere ansia, paura e preoccupazione di quello che sarà il proprio futuro dal punto di vista della salute è normale. Si fanno pensieri rivolti a quello che potrà accadere e a come si potrà affrontare. Di base va assolutamente bene. Queste emozioni smettono di essere funzionali nel momento in cui tu percepisci che <strong>diventano esagerate</strong> o eccessive tanto da non permetterti di viverne altre. <br>In questo caso riconoscere di aver superato il limite di sopportazione è già un primo passo. <br>Ricordarti di tutte le altre <strong>sfumature della tua vita</strong> e della tua persona è sicuramente il secondo passo. Successivamente puoi valutare se chiedere un aiuto professionale che possa aiutarti a capire come accogliere l’ansia <strong>senza che diventi distruttiva</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">LA MALATTIA INCIDE SULLA MIA AUTOSTIMA?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si!</strong> Avere una malattia cronica incide molto spesso sulla considerazione che tu hai di te stessa, sia internamente che esternamente. <br>Può capitare che tu ti senta <strong>sbagliata, rotta o diversa</strong> rispetto alle altre donne. Non sempre è facile mantenere i ritmi delle normali attività quotidiane e spesso serve fermarti o rallentare. I pensieri di poter deludere chi ami sono all’ordine del giorno. <br>Tutto questo esiste ed è naturale, <strong>non deve però annullarti </strong>o distruggerti. Tu vali come donna anche se stai soffrendo e affrontando una malattia. Ripetitelo più volte, circondati di persone che te lo fanno notare e se questo non basta chiedi aiuto!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">HO SBALZI DI UMORE FREQUENTI POTREBBERO ESSERE CAUSATI DALLE TERAPIE ORMONALI?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si!</strong> Le terapie ormonali che spesso si assumono per tenere a bada i sintomi dell’endometriosi, agendo proprio a livello ormonale possono agire e modificare il tuo umore. Questo è ancora più vero e valido in presenza di emozioni che già erano vissute come importanti e forti in precedenza. Spesso le terapie possono andare ad <strong>accentuare stati ansiosi o depressivi già presenti in precedenza.</strong></p>
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		<title>Infertilità: non sottovalutate quanto ci stiamo provando</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/infertilita-quanto-ci-stiamo-provando/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=infertilita-quanto-ci-stiamo-provando</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 14:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando siamo sedute in una stanza piena di donne incinte o con i loro bambini appena nati o con le loro famiglie sorridenti, non sottovalutate quanto ci stiamo impegnando. Quanto è difficile per noi sorridere. Quanto è difficile partecipare. Se solo sapeste quanto ci costa tenere insieme tutti i pezzi del nostro cuore e della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando siamo sedute in una stanza piena di donne incinte o con i loro bambini appena nati o con le loro famiglie sorridenti, <strong>non sottovalutate quanto ci stiamo impegnando</strong>. <br>Quanto è difficile per noi sorridere. Quanto è difficile partecipare. <br>Se solo sapeste quanto ci costa tenere insieme tutti i pezzi del nostro cuore e della nostra mente.<br>Se solo sapeste, forse non vi chiedereste come mai siamo così silenziose o come mai non possiamo prendere impegni per i prossimi uno, due o tre mesi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ci svegliamo la mattina e guardiamo i social trovando nuove storie e immagini di gravidanza e test positivi, per favore <strong>non sottovalutate quanta fatica stiamo facendo</strong>. <br>È un dispiacere dover smettere di seguire alcuni amici o alcune persone per un po’ di tempo. Siamo realmente felici per loro ma anche molto tristi e frustrate per noi stesse. <br>Sappiate che ci proviamo costantemente ma c’è un limite entro cui riusciamo ad arrivare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quando scopriamo di non essere state invitate ad una festa solo perché non abbiamo ancora dei figli, ci fa sentire invisibili. Invisibili in un mondo di cui non facciamo parte. Facciamo finta che non ci faccia male, che non ci spezzi il cuore non essere incluse nelle feste di compleanno dei vostri figli solo perché pensate che non ne abbiamo voglia. <strong>Non sottovalutate quanto è difficile</strong> sentirsi dimenticate, ma avere ancora la forza di andare avanti e cercare un posto nel mondo. Incastrate in uno spazio in cui tutti i giorni viene sottolineato quello che ancora non abbiamo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non possiamo bere o mangiare certe cose. Quando non possiamo programmare una vacanza all’ultimo minuto. Non è perché ci vogliamo far desiderare, ma è perché ci stiamo provando<strong>. Non sottovalutate le battaglie quotidiane</strong> che affrontiamo. Le battaglie per cui ci nascondiamo dietro ad un sorriso e al silenzio. Ci dispiace se non condividiamo, ma a volte semplicemente fa troppo male. Ci stiamo provando. A vivere in un circolo dove ci sentiamo di fallire eppure cerchiamo di fare sempre meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È estenuante!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, per favore, non sottovalutate quanto ci stiamo provando!</p>
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		<title>Dolore cronico e sofferenza emotiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 14:10:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dolore acuto e dolore cronico: differenza Quando si parla di dolore è possibile distinguere tra acuto e cronico. Il dolore acuto è un dolore temporaneo che funziona come un segnale d’allarme lanciato dal corpo nel momento in cui si trova in una situazione di pericolo. In questo modo il corpo comunica che qualcosa non funziona, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dolore acuto e dolore cronico: differenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di dolore è possibile distinguere tra acuto e cronico.<br><br>Il <strong>dolore acuto</strong> è un dolore temporaneo che funziona come un segnale d’allarme lanciato dal corpo nel momento in cui si trova in una situazione di pericolo. In questo modo il corpo comunica che qualcosa non funziona, che stiamo rischiando un danno e che è quindi necessario trovare un rimedio. <br>Un esempio di dolore acuto può essere quando appoggiamo la mano troppo vicino al fuoco: la sensazione di dolore ci comunica di allontanarci dal pericolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>dolore cronico</strong>, invece, è una situazione più complessa ed articolata in quanto il dolore iniziale si è cronicizzato fino a diventare esso stesso una vero e proprio sintomo. È un dolore che temporalmente supera i 3 mesi e perde la funzione di “allarme” del dolore acuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso le persone che soffrono di un dolore cronico di qualunque tipologia, vivono un estremo disagio che si riflette sulla qualità della loro vita. Inoltre le situazioni di dolore cronico sono aggravate da fattori emotivi e sociali che frequentemente peggiorano il quadro globale di sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Componenti del dolore cronico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico è certamente un’entità molto complessa che provoca sofferenza e disagio in chi lo vive. Lo stimolo doloroso che apparentemente viene percepito solo a livello corporeo è in realtà il risultato di <strong>3 componenti</strong>:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1">
<li>la componente<strong> fisica e sensoriale </strong>(dovuta al danno del corpo)</li>



<li>la componente <strong>psicologica</strong> governata dalle emozioni (consapevolezza psicologica del dolore, stati di paura, di ansia e di tensione)</li>



<li>&nbsp;la <strong>reazione</strong> della nostra personalità alla situazione globale (significati attribuiti al dolore o alla malattia e conseguenze sulla qualità della vita).</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Quando una persona sente dolore la componente sensoriale e fisica è sicuramente quella che inizialmente causa maggiore disagio e preoccupazione. Con il passare del tempo e con l’intervento delle componenti psicologiche, la sofferenza rischia di peggiorare e di andare ad interferire con le condizioni esistenziali della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capita così che la componente fisica risulta notevolmente peggiorata dagli aspetti psicologici e dalle reazioni della persona di fronte al dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali dimensioni sono <strong>totalmente soggettive </strong>e dunque variano a seconda delle persone e a seconda del momento in cui il dolore si manifesta. Esse determinano lo stato di sofferenza percepita indipendentemente dal livello dello stimolo fisico e corporeo che causa il dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dimostrazione di questo, infatti, è noto come si possa provare un forte dolore anche senza apparenti cause fisiologiche o organiche e come, viceversa, si possa non provare un dolore intenso nonostante siano presenti cause fisiologiche evidenti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se soffri di dolore cronico e pensi che abbia influenzato anche il tuo stato psicologico non vergognarti a chiedere aiuto.<br>Un percorso psicologico potrà aiutarti a ridimensione gli aspetti di sofferenza emotiva connessi al dolore per fare in modo che possano essere il meno fastidiosi possibile.<br>Meritano attenzione non solo i tuoi disagi fisici ma anche le tue emozioni e la tua mente.<br>L’obiettivo sarà sempre quello di poter trovare la strada migliore per una qualità della vita il più soddisfacente possibile nonostante la presenza del dolore.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>6 verità che scopri con una patologia cronica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 14:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Perderai degli “amici” Non tutte le persone della tua vita saranno pronte ad ascoltarti e ad accogliere quello che racconterai. Ci sarà chi minimizzerà, chi proverà a darti soluzioni di poco conto, chi proverà addirittura a negare la tua sofferenza.Queste persone si allontaneranno o forse le allontanerai tu.Mettere una giusta distanza da chi invece [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">1. <strong>Perderai degli “amici”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutte le persone della tua vita saranno pronte ad ascoltarti e ad accogliere quello che racconterai. Ci sarà chi minimizzerà, chi proverà a darti soluzioni di poco conto, chi proverà addirittura a negare la tua sofferenza.<br>Queste persone si allontaneranno o forse le allontanerai tu.<br>Mettere una <strong>giusta distanza</strong> da chi invece che sostenere arreca ancora più sofferenza è una modalità di protezione necessaria.<br>Imparerai a decidere a seconda delle persone e a seconda degli eventi quanta distanza poter mettere. Ricordando che il tuo obiettivo numero uno è <strong>tutelare la tua salute</strong> fisica e soprattutto mentale.<br>Nonostante questo, avrai l’occasione di incontrare nuove persone con cui realmente condividere questo pezzo di strada. Per ogni relazione che si chiude, ce ne potranno essere nuove che inizieranno. Inoltre le persone che resteranno con te avranno la possibilità di creare una connessione più intima e profonda data proprio dalla condivisione della tua sofferenza.<br>Imparare a distinguere i veri amici dalle semplici conoscenze!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">2. <strong>Perderai dei pezzi di te stess</strong>a</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Potrai perdere diversi pezzi della tua vita precedente. Potrà essere compromessa la tua sfera sociale, lavorativa, sessuale, economica, sportiva ed altro ancora. Questo ti darà <strong>la sensazione di starti disintegrando</strong> o di stare sparendo di fronte alla sofferenza.<br>Avrai bisogno di tempo per recuperare ad uno ad uno quei singoli pezzi. Che saranno pezzi nuovi, <strong>ricostruititi</strong> più che ritrovati.<br>Alcuni pezzi saranno semplici, altri molto più difficili. Alcuni pezzi si incastreranno subito, altri avrai bisogno di tempo per capire come possano adattarsi agli altri.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">3. <strong>Imparerai che non sempre il corpo risponde al tuo controllo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci saranno momenti in cui sarai costretta ad assumere terapie e farmaci, a sottoporti a visite ed esami. Non sempre tutto ciò darà il risultato sperato.<br>A volte avrai la sensazione di <strong>un corpo che non risponde alla tua volontà</strong> o ai tuoi comandi. Un corpo che continua a soffrire nonostante gli sforzi e l’impegno.<br>Ti scontrerai con il senso di <strong>impotenza</strong> e di frustrazione.<br>Ti accorgerai che a volte insistere sul voler controllare può diventare estenuante. Imparerai allora ad ascoltare i segnali del tuo corpo anche quando vanno nella direzione opposta ai tuoi desideri e a rispettarli per come possibile. Ti fermerai <strong>quando avrai bisogno di fermarti</strong>. Riposerai quando avrai bisogno di riposo. Mangerai quello che senti ti farà stare meglio.<br>Conoscerai te stessa in maniera nuova.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">4. <strong>Ci saranno momenti in cui ti chiederai se ne vale ancora la pena</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci saranno momenti in cui sarai <strong>stanca di tutto</strong> e di tutti. Stanca di spiegare, stanca di fare visite, stanca di dover sempre faticare. Stanca di dover essere forte e coraggiosa.<br>Saranno momenti di stanchezza che potrai concederti senza colpa o senza vergogna. Hai diritto di imprecare, di arrabbiarti, di disperarti.<br>Meriti però anche di poter recuperare da questi momenti. Di poterti risollevare, ricominciare, sperare nuovamente. Meriti di tornare a prenderti cura di te nel modo migliore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">5. <strong>Ti guarderai allo specchio senza riconoscerti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ti <strong>sentirai tradita</strong> dal tuo stesso corpo. Vedrai cambiamenti che sfuggono alla tua volontà e al tuo impegno.<br>La tua vita sarà diversa, i tuoi pensieri ti sembreranno non essere neanche tuoi, le tue emozioni saranno molto forti da fare fatica ad elaborarle e comprenderle.<br>Ti capiterà di sentirti completamente <strong>distaccata dalla te stessa di prima</strong>. E probabilmente non sarai mai più la stessa.<br>Ma è parte del processo quello di <strong>cambiare</strong>. Anche se il cambiamento arriva da qualcosa che non vorremmo o da una sofferenza.<br>Inizia a guardare te stessa con amore piuttosto che con critica o giudizio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">6. <strong>Ti troverai più volte a chiederti cosa hai fatto di male per meritarti il dolore.</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea che ogni cosa succede per un motivo svanirà. Sarà solo un lontano ricordo. Perché la verità è che le cose brutte, spiacevoli, fastidiose e dolorose <strong>capitano anche alle brave persone</strong>. E la maggior parte delle volte non c’è alcuna ragione o giustizia per questo.<br>Questa idea ingenua che tutto succede per una ragione la potrai abbandonare.<br>Imparerai invece a goderti anche le <strong>piccole cose</strong> e i piccoli successi della giornata. Questo ti aiuterà probabilmente a riconoscere cosa è realmente importante nella vita.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Tutte queste cose, queste emozioni e sensazioni sono normali e naturali. Non ti sentire in colpa e non te ne vergognare.<br>Ti dispiacerà sicuramente ma imparerai a conoscere la nuova te stessa. Un giorno alla volta, un pezzo alla volta.<br>Quando ne avrai bisogno potrai sempre contare sulla persona più importante di tutte: tu!</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Infertilità: il dolore incompreso</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/infertilita-il-dolore-incompreso/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=infertilita-il-dolore-incompreso</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 08:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”(Marina Ivanovna Cvetaeva) Infertilità e domande esterne “Come mai non hai un figlio alla tua età?”“Non ti sembra ora di fare un figlio?”“Quanto stai aspettando per restare incinta?”“Hai figli?” Queste sono solo alcune delle domande [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. <br>Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”<br>(Marina Ivanovna Cvetaeva)</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e domande esterne</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Come mai non hai un figlio alla tua età?”</em><br><em>“Non ti sembra ora di fare un figlio?”</em><br><em>“Quanto stai aspettando per restare incinta?”</em><br><em>“Hai figli?”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono solo alcune delle domande che spesso le donne si sentono fare. Soprattutto dai 30 ai 40 anni.<br>Queste sono le domande verso le quali ci si sente spiazzate perché non si riesce mai a trovare la risposta giusta. Il risultato è un mix di emozioni e sentimenti. Da un lato la rabbia e dall’altro la tristezza e la malinconia. La rabbia perché ci si trova di fronte all’insensibilità esterna, la tristezza perché in un attimo tornano in mente tutte le sfide affrontate, gli esami, i test, le paure.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e sentirsi in un limbo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione più comune nelle donne che vivono l’infertilità è quella di sentirsi in attesa in un limbo. Senza che vi sia un tempo stabilito affinchè questo stato possa cambiare.<br>Ci si sente un po’ nel mezzo. Nel mezzo dell’attesa, della speranza, dell’accettazione, delle aspettative, della ripresa, della perdita.<br>Nelle mezzo di emozioni altalenanti che cambiano anche notevolmente all’interno di una stessa giornata o di una sola ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>10 parole</strong> più comunemente associate al vissuto di infertilità sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>frustrazione</li>



<li>isolamento</li>



<li>solitudine</li>



<li>desiderio</li>



<li>speranza</li>



<li>fragilità</li>



<li>lacrime</li>



<li>perdita</li>



<li>rabbia</li>



<li>paura</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e riconoscimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre è facile spiegare tutto questo a chi non lo sta vivendo. Questo è uno dei motivi principali che scatena un forte senso di solitudine e di incomprensione.<br>D’altra parte è anche vero che non sempre esternamente c’è il giusto ascolto e la corretta comprensione.<br>Purtroppo nel pensiero comune la gravidanza viene ancora considerata come una cosa che dipende esclusivamente dalla volontà della coppia. Si pensa che sia sufficiente provarci per riuscirci in maniera del tutto naturale e immediata. E invece non è così!<br>Vengono spessissimo sottovalutate tutte le difficoltà che si possono incontrare nel momento in cui si decide di diventare genitori. A volte per ingenuità, a volte per ignoranza, a volte perché non si guarda oltre la propria esperienza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">So che tante volte ti capita di sentirti incompresa. So che ti senti sola o isolata. So che ti sembra di non riuscire mai a spiegare la tua sofferenza.<br>Il passaggio numero uno è sicuramente quello di prendere coscienza di queste emozioni e sentimenti. Poi trovare, un passo alla volta, la modalità più giusta per te per poter rispondere anche a tutte le domande esterne in modo tale che non arrivino a turbare eccessivamente il tuo equilibrio. Più sarai serena interiormente, più sarà facile poter reagire al mondo esterno.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Ansia notturna e disturbi del sonno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 07:36:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti è mai capitato di notare un aumento delle sensazioni di ansia durante la notte?L’ansia notturna ha mai inciso sulla qualità e sulla quantità delle ore del tuo sonno?Di notte di capita di avere emozioni di ansia più intense rispetto a quando è giorno? Molto spesso ansia e disturbi del sonno viaggiano di pari passo. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti è mai capitato di notare un aumento delle sensazioni di ansia durante la notte?</em><br><em>L’ansia notturna ha mai inciso sulla qualità e sulla quantità delle ore del tuo sonno?</em><br><em>Di notte di capita di avere emozioni di ansia più intense rispetto a quando è giorno?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto spesso ansia e disturbi del sonno viaggiano di pari passo. I pensieri ansiogeni non aiutano a dormire e non dormire porta ad amplificare le sensazioni di ansia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ansia notturna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo definire ansia notturna, quell’insieme di emozioni, sensazioni, pensieri e percezioni ansiogene che si presentano <strong>durante le ore notturne</strong> di buio. Si amplificano proprio nei momenti in cui mente e corpo dovrebbero riuscire a staccare la spina e riposare.<br>Rispetto all’ansia che si vive nelle ore di luce a mente lucida, l’ansia notturna viene vissuta e descritta come <strong>più intensa</strong> e più difficile da gestire e controllare.<br>Il silenzio e il buio certamente non aiutano la mente a distrarsi o a concentrarsi su altre cose. Insieme all’ansia spesso sono amplificate anche sensazioni di vuoto, di solitudine, di paura e di preoccupazione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Manifestazioni dell’ansia notturna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo quali sono i più comuni atteggiamenti e vissuti di chi si trova a vivere una forte ansia nelle ore notturne.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Presenza di <strong>pensieri intrusivi</strong> relativi a questioni della propria vita o a impegni che si verificheranno nel proprio futuro</li>



<li>Stato intenso di <strong>preoccupazione</strong> rispetto a eventi che ancora si devono presentare nel tentativo di prepararsi e di anticipare ogni imprevisto</li>



<li><strong>Irrequietezza</strong> del corpo che cerca costantemente e continuamente una posizione che possa essere comoda e rilassante</li>



<li>Aumento della concentrazione focalizzata spesso su <strong>quello che succede nel proprio corpo</strong></li>



<li><strong>Difficoltà di svagare la mente</strong> e portare l’attenzione su cose neutre e lontane dall’ansia</li>



<li>Presenza di pensieri relativi a tutti gli aspetti vissuti durante le giornate precedenti nel tentativo di <strong>analizzare ogni singolo passo</strong> o possibile sbaglio</li>



<li>Presenza di insonnia nonostante la <strong>stanchezza</strong> accumulata</li>



<li>Ricerca casuale di <strong>informazioni su internet</strong> nel tentativo di placare i pensieri ansiogeni o di trovare possibili soluzioni</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disturbi del sonno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo ovviamente porta frequentemente a sviluppare dei disturbi del sonno più o meno intensi.<br>L’<strong>impossibilità di dormire</strong> bene a causa dell’ansia e dei pensieri intrusivi, porta ad uno stato di stanchezza ed affaticamento costante.<br>Questo rischia con il tempo di creare un vero e proprio <strong>circolo vizioso</strong>. Più si vivono notti invase dall’ansia, più il sonno viene a mancare e la stanchezza aumenta. Più aumenta la stanchezza, più la paura e l’ansia di non riuscire a riposare e dormire si fanno forti, limitando il riposo. E così via.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Come per tutte le difficoltà connesse all’ansia, anche per quanto riguarda l’ansia notturna connessa ai disturbi del sonno, è possibile trovare un alleggerimento ed un miglioramento del disturbo.<br>Per prima cosa è sicuramente essenziale accertarsi di poter <strong>escludere ogni causa esterna</strong> che potrebbe essere fonte di un aumento dell’ansia o dell’insonnia (farmaci, alimentazione, rumori).<br>Stabilito che la fonte sia “solo psicologica”, attraverso un percorso di psicoterapia sarà possibile andare a migliorare la gestione dell’ansia e del sonno attraverso <strong>tecniche di visualizzazione e di rilassamento</strong> che possano spezzare il circolo vizioso instaurato in precedenza.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Malattie croniche: dolore e stanchezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 14:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[policistico]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è pigrizia. Non è svogliatezza. Non è disinteresse.La stanchezza cronica che spesso è associata a tante malattie con sintomi dolorosi diventa un vero e proprio sintomo! Dolore e stanchezza fisica Soffrire di una malattia cronica, qualunque essa sia, implica spesso la presenza di sintomi dolorosi costanti che agiscono sul corpo e con il tempo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Non è pigrizia. Non è svogliatezza. Non è disinteresse.</em><br>La <strong>stanchezza cronica</strong> che spesso è associata a tante malattie con sintomi dolorosi diventa un vero e proprio sintomo!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dolore e stanchezza fisica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di una malattia cronica, qualunque essa sia, implica spesso la presenza di <strong>sintomi dolorosi costanti</strong> che agiscono sul corpo e con il tempo anche sulla mente.<br>Il dolore e i sintomi della malattia si inseriscono all’interno della vita quotidiana della persona che ne soffre andando ad incidere sulle sue attività.<br>Con il passare del tempo si può imparare a gestire il dolore nel migliore dei modi ma contemporaneamente aumentano i <strong>disagi</strong> che quest’ultimo può creare diventando persistente e costante.<br>Un corpo sofferente è anche un corpo che ha a disposizione un <strong>numero limitato di energie</strong> e di forze da distribuire nel corso della giornata. Spesso la sensazione è che queste energie non siano mai sufficienti per portare a termine impegni e attività.<br>Per questi motivi dolore cronico e stanchezza si presentano spesso contemporaneamente come facce di una stessa medaglia.<br>La conseguenza principale di questa condizione riguarda uno stato di <strong>fatica persistente</strong> anche in assenza di sforzi importanti. A questo si associano in quasi tutte le condizioni <strong>disturbi del sonno</strong> e del riposo i quali aumentano notevolmente lo stato di stanchezza creando una sorta di circolo che si autoalimenta costantemente.<br>Non riuscire a dormire nella giusta maniera diventa estenuante e porta la percezione del dolore a farsi più intensa e amplificata.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stanchezza mentale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è stanco e sofferente il corpo, anche <strong>la mente ne risente</strong>.<br>Vediamo insieme quali possono essere i principali sintomi relativi alla stanchezza mentale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Abbassamento dell’attenzione e della concentrazione</li>



<li>Difficoltà di memoria</li>



<li>Affaticamento</li>



<li>Apatia e perdita di interesse per le attività quotidiane</li>



<li>Perdita e mancanza di energia</li>



<li>Irritabilità e nervosismo</li>



<li>Sensazione di annebbiamento mentale</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere il proprio corpo lottare contro il dolore fisico, giorno dopo giorno, porta spesso a confrontarsi con i propri limiti e i confini che la malattia impone.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stanchezza cronica e giudizio esterno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aggiungersi a tutte le difficoltà fisiche e mentali, troviamo anche il confronto con la società ed il mondo esterno.<br>Purtroppo troppo spesso la stanchezza cronica come disturbo vero e proprio <strong>non viene riconosciuto</strong> e accolto dalle persone e dal mondo che circonda le persone che ne soffrono.<br>Questo porta ad un ulteriore stato di sofferenza e malessere.<br>Non trovare accettazione, <strong>ascolto e comprensione</strong> diventa una vera e proprio forma di violenza psicologica. Trovarsi costantemente a doversi giustificare o a dare spiegazioni del proprio stato di salute non è sempre semplice. Spesso dall’altra parte non solo non si trova comprensione ma si rischia di <strong>scontrarsi con chi tenta di sminuire</strong>, svalorizzare o addirittura negare la sofferenza che si racconta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se soffri di una malattia cronica e la stanchezza è diventato uno dei sintomi della patologia stessa, la prima cosa che devi imparare a fare è <strong>dosare le tue energie</strong> e le tue forze.<br>Impara a capire quali sono le attività (fisiche o mentali) che ti consumano e affaticano di più. Impara a gestire le cose che riesci a fare e a selezionare quelle che non riesci a svolgere. Impara a prenderti dei minuti di pausa quando senti di averne bisogno. Senza sensi di colpa.<br>Psicologicamente più riuscirai a <strong>conoscerti e osservarti</strong>, più riuscirai ad accogliere il tuo corpo e la tua mente. Con il tempo potrà diventare anche più semplice gestire le relazioni con l’esterno e capire che non sempre hai bisogno di giustificarti con le persone che non hanno intenzione di ascoltarti e sostenerti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Tocofobia: la paura del parto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 15:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante il mondo esterno dipinga la gravidanza e la maternità come un momento sempre felice e sempre roseo, le problematiche e le difficoltà che invece si possono riscontrare sono svariate. Le donne in gravidanza vivono anche momenti di ansia, timore, preoccupazione e paura per se stesse e per il bimbo che portano in grembo. Una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il mondo esterno dipinga la gravidanza e la maternità come un momento sempre felice e sempre roseo, le problematiche e le difficoltà che invece si possono riscontrare sono svariate. Le donne in gravidanza vivono anche <strong>momenti di ansia</strong>, timore, preoccupazione e paura per se stesse e per il bimbo che portano in grembo. <br>Una di queste paure riguarda il parto e prende il nome di <strong>tocofobia</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le donne e il parto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il parto venga pensato e immaginato come qualcosa di naturale, istintivo e spontaneo, qualunque donna sa che spesso non è così. Alcune lo vivono sulla propria pelle, altre lo vedono nelle proprie amiche, sorelle, parenti. <br>Il parto è sempre un <strong>momento delicato</strong> che porta con sé tutti i pensieri sviluppati nel corso dei 9 mesi di gravidanza oltre a tutti i racconti che la donna ha ascoltato o letto da testimonianze varie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solitamente qualunque donna avvicinandosi al momento del parto è portata a cercare informazioni rispetto a quanto accadrà e a cosa potrà andare incontro. L’idea di essere a conoscenza di tutte le eventuali possibilità aiuta a sentirsi pronte e preparate. Questa ricerca di informazioni che è assolutamente corretta, contribuisce a creare nella mente della donna quello che lei vorrebbe come “<strong>parto perfetto</strong>”. Il parto ideale a cui si spera che il corpo possa andare incontro. Si crea una vera e propria immagine mentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente questa immagine è carica di aspettative, emozioni, paure e preoccupazioni.<br>In tantissimi casi poi, invece, ci si rende conto che <strong>ogni parto è a sé</strong>. Ogni parto è diverso dagli altri. Ogni donna ha il suo personale parto in base ai bisogni e alle necessità di quel momento.<br>Ci si rende conto che indipendentemente da tutti i racconti ascoltati o letti, il proprio parto è sempre in qualche modo differente. <br>Perché noi siamo diverse le une dalle altre. I nostri corpi sono diversi, le nostre storie, i nostri figli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le paure del parto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le paure connesse al momento del parto sono diverse da donna a donna e da storia a storia.<br>C’è chi teme maggiormente i momenti prima, chi i momenti del “durante” e chi il dopo. Chi è più preoccupata del dolore e chi della gestione del tempo. Chi teme il confronto con l’ospedale e chi la solitudine. Le paure e i timori possono essere di varia natura e di <strong>diversa intensità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le preoccupazioni sono di livello lieve o moderato, le emozioni che si vivono hanno anche una funzione adattiva che permette alla donna di organizzarsi correttamente per arrivare pronta e preparata al momento del parto. Quando invece la paura diventa <strong>esageratamente eccessiva</strong> e pesante si può parlare di fobia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Tocofobia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella tocofobia la paura del momento del parto è totalmente esagerata e <strong>pesante</strong> tanto da influenzare la lucidità e la stabilità della donna. In questi casi l’ansia si trasforma in vero e proprio <strong>terrore</strong> che diventa completamente ingestibile e incontrollabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può distinguere in tocofobia <strong>primaria</strong> quando la paura si manifesta al primo parto e <strong>tocofobia</strong> secondaria quando la paura si manifesta in seguito ad un precedente parto traumatico che ha lasciato il segno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente questo disturbo non aiuta a rendere il momento del parto un momento sereno. La paura aumenta la rigidità muscolare e dei tessuti andando ad abbassare la soglia del dolore e dunque a peggiorare il vissuto dell’esperienza stessa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se hai questo tipo di paura a qualunque livello o intensità, vorrei dirti di <strong>non sentirti sbagliata</strong> o stupida. Hai la possibilità di <strong>prenderti cura di te</strong> e del tuo bambino andando ad alleggerire queste emozioni grazie ad un percorso terapeutico che possa precedere la nascita. <br>Non temere di chiedere aiuto, non avere vergogna di esprimere le tue emozioni. Parlarne è il primo passo per iniziare ad affrontare quello che il tuo corpo e la tua mente stanno vivendo e vivranno nei prossimi mesi.<br>Se pensi di aver invece avuto <strong>un’esperienza di parto traumatica</strong>, non aspettare ad elaborare quelle emozioni, non lasciare che quella paura si impossessi completamente della tua mente andando ad influenzare percorsi futuri.<br><br><strong>Ricorda: ogni donna ha il suo parto, ascolta le tue paure ma non lasciarti influenzare dalle paure degli altri!</strong></p>



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		<title>Dolore cronico e vissuti di perdita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 14:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dolore cronico è, al contrario del dolore acuto, un dolore che è presente nella vita della persona che ne soffre in maniera costante e duratura nel tempo.Quando il dolore diventa cronico, diventa esso stesso fonte di difficoltà, disagi e cambiamenti nelle attività e nella vita quotidiana.Vediamo insieme quali sono le principali possibili perdite sul [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico è, al contrario del dolore acuto, un dolore che è presente nella vita della persona che ne soffre <strong>in maniera costante</strong> e duratura nel tempo.<br>Quando il dolore diventa cronico, diventa esso stesso fonte di difficoltà, disagi e cambiamenti nelle attività e nella vita quotidiana.<br>Vediamo insieme quali sono le principali possibili perdite sul piano emotivo e sociale.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Perdita del lavoro o riadattamento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso il dolore cronico obbliga a rivedere la propria attività lavorativa. Nei casi più gestibili può servire chiedere un cambio di mansione o una riduzione di orario, nei casi più importanti si arriva anche alla rinuncia della propria attività lavorativa per dare spazio alla cura del dolore stesso. Ovviamente il riadattamento lavorativo implica anche cambiamenti economici importanti e considerevoli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Perdita di controllo sul proprio corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di dolore cronico obbliga a confrontarsi con un corpo che prova sintomi difficilmente gestibili e controllabili. Spesso si cercano possibili strategie palliative che possano in qualche modo diminuire ed alleggerire lo stato di dolore.<br>Dal punto di vista psicologico avere la percezione di mancanza di gestione del proprio corpo è una sfida non semplice da affrontare in autonomia. Porta a sentimenti di frustrazione, impotenza ed incapacità. Spesso al dolore fisico viene associata una buona dose di sofferenza emotiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Perdita dell’autonomia e dell’indipendenza<br></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Avere un dolore costante limita le attività quotidiane ordinarie e straordinarie. A seconda dei livelli di dolore, che variano da persona a persona, si possono arrivare a perdere piccole e grandi attività che solitamente vengono svolte senza problemi ed in autonomia. Dal guidare, al camminare, al fare una telefonata o anche al semplice lavarsi e scendere dal letto. Dover chiedere aiuto per svolgere determinate azioni obbliga a riconoscere la necessità della vicinanza di qualcuno che possa essere di aiuto e di sostegno. Emotivamente non è sempre immediato e scontato riuscire ad accettare questa condizione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Perdita o cambiamenti nel proprio ruolo sociale e familiare<br></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Questo tipo di perdita è spesso connessa alla perdita di autonomia e indipendenza. Quando siamo obbligati a chiedere aiuto per svolgere determinate azioni, anche il nostro ruolo all’interno della famiglia e della società viene a modificarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Perdita dell’immagine di sè</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine che ognuno di noi ha di se stesso nella propria mente è quell’ideale a cui cerchiamo di adattarci e di raggiungere. Il dolore cronico modificando il corpo, obbliga anche la mente a modificare la propria immagine. Si è costretti a rivedere l’idea che si ha di sé stessi nel presente ma anche e soprattutto nel futuro. In questa direzione si può vivere un vero e proprio lutto rispetto all’immagine di sé che si aveva prima dell’insorgere del dolore o della malattia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se soffri di dolore cronico e pensi di avere bisogno di un sostegno psicologico, non vergognartene! Avere un supporto che possa alleggerire la sofferenza emotiva a volte diventa fondamentale ed è la chiave giusta per poter affrontare le sfide quotidiane. Purtroppo non abbiamo la bacchetta magica per fare sparire il dolore, possiamo però trovare il modo di renderlo meno pesante dal punto di vista psicologico.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Menopausa farmacologica e aspetti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 09:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mestruazioni e menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[amenorrea]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La menopausa farmacologica è una forma di sospensione farmacologica del ciclo mestruale che viene proposta alle donne che soffrono di determinate patologie ginecologiche che non traggono beneficio dalla presenza del ciclo mestruale.In questi casi viene indotto uno stato di amenorrea in cui le mestruazioni vengono bloccate farmacologicamente. Menopausa naturale e farmacologica Al contrario della menopausa [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La menopausa farmacologica è una forma di <strong>sospensione farmacologica del ciclo </strong>mestruale che viene proposta alle donne che soffrono di determinate patologie ginecologiche che non traggono beneficio dalla presenza del ciclo mestruale.<br>In questi casi viene indotto uno stato di amenorrea in cui le mestruazioni vengono bloccate farmacologicamente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Menopausa naturale e farmacologica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario della menopausa naturale, lo stato indotto dai farmaci arriva in maniera <strong>immediata</strong> e diretta. Il corpo e la mente della donna non hanno modo e tempo di adattarsi ai cambiamenti collaterali che ne conseguono. Ci si trova a vivere uno stato che è necessario per il benessere generale, ma molto <strong>forzato</strong> e improvviso.<br>I sintomi e gli effetti della menopausa farmacologica sono molto simili al vissuto che sperimentano le donne in menopausa naturale. Tra i principali <strong>disturbi e difficoltà</strong> troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Presenza di vampate o sudorazione eccessiva</li>



<li>Disturbi del sonno</li>



<li>Cambiamenti nel peso corporeo</li>



<li>Secchezza</li>



<li>Irritabilità e nervosismo</li>



<li>Sbalzi di umore</li>



<li>Perdita di desiderio sessuale</li>



<li>Mancanza di energia</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni psicologiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Dal punto di vista psicologico, l’assenza del ciclo può dare vita a diverse reazioni emotive. Da una parte c’è certamente la <strong>consapevolezza della necessità</strong> della menopausa per poter stare meglio, dall’altra si possono scatenare sentimenti e pensieri molto forti connessi alla <strong>femminilità</strong> e al proprio essere donna.<br>Le paure ed i timori principali delle donne che si trovano ad affrontare questo passaggio sono relative al sentirsi diverse, sbagliate e “non normali”.<br>La presenza del ciclo, a partire dal primo, indica fecondità, femminilità, fertilità e maturità. Azzerare il ciclo mestruale può portare, consciamente o inconsciamente, a percepirsi come <strong>donne inadatte</strong> e malfunzionanti.<br><br>Osservare i cambiamenti che il corpo e la mente subiscono a causa dei farmaci non aiuta certamente a fare pace con la propria <strong>immagine allo specchio</strong>. Ci si trova con un corpo che cambia senza averne controllo o gestione. Ci si sente in balia di qualcosa di più grande che non dipende dalle proprie scelte o decisioni. Ci si guarda allo specchio e si ritrova una figura diversa da quella che si ha in mente rispetto alla propria età biologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine dover dare <strong>spiegazioni e giustificazioni</strong> all’esterno, può non essere un compito facile. Spiegare agli altri che farmaci si stanno assumendo, che conseguenze provocano e che effetti hanno, non è sempre semplice, soprattutto quando dall’altra parte le persone non sono disponibili all’ascolto e all’accoglienza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se stai vivendo questa condizione nella tua vita e ti senti sopraffatta da quello che stai vivendo, sono qui per dirti di non sentirti sola. Hai la possibilità, anche se la menopausa farmacologica è “obbligata”, di osservare te stessa, le tue reazioni fisiche e mentali e provare psicologicamente ad accogliere questa inevitabile situazione. Non temere di chiedere aiuto e sostegno emotivo se ne senti il bisogno. Sono qui apposta per dirti e ricordarti che non vali meno solo perché non hai il ciclo. <strong>Non sei una donna a metà</strong>!!</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Medical trauma – Trauma medico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può essere definito come un trauma medico, un particolare tipo di trauma causato da esperienze o eventi connessi al mondo medico.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti è mai capitato di vivere forti emozioni di paura dovendo affrontare procedure mediche?</em><br><em>Ti sei mai trovata ad avere ricordi ed emozioni spiacevoli connesse ad un intervento chirurgico, ad un esame o ad una visita medica?</em><br><em>Ti sei mai sentita indifesa o spaventata nel dover affrontare una procedimento medico?</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è il medical trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Può essere definito come un trauma medico, un particolare tipo di trauma causato da esperienze o <strong>eventi connessi al mondo medico</strong>, alle visite, agli interventi o alle relazioni con il personale sanitario.<br>Si verifica un’esperienza traumatica quando gli eventi sono stati caratterizzati o interpretati in maniera <strong>emotivamente negativa</strong> dalla persona che li ha vissuti.<br>Può bastare <strong>anche un solo evento</strong> per scatenare il vissuto traumatico nella mente della persona.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cause del medical trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi possono essere<strong> gli eventi che scatenano</strong> questo tipo di trauma. Molto dipende anche da come la persona li vive interiormente.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sottoporsi a procedure invasive o dolorose</li><li>Affrontare interventi chirurgici (in particolare quelli che possono implicare un rischio di vita)</li><li>Subire errori nella diagnosi o nella terapia</li><li>Vedere minimizzati i propri sintomi dal personale sanitario</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi, le emozioni forti, fastidiose e negative provate durante gli eventi si associano all’esperienza stessa andando a creare nella mente della persona un vero e proprio vissuto traumatico.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conseguenze psicologiche del medical trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver vissuto un evento considerato emotivamente traumatico, la&nbsp; mente inizia ad associare sentimenti di <strong>paura e pericolo</strong> a tutte le situazioni potenzialmente simili a quella originale dando avvio a diverse possibili conseguenze.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Stato di chiusura e diffidenza nei confronti del mondo sanitario</li><li>Presenza di forte ansia, preoccupazione e paura nel dover riaffrontare situazioni temute</li><li>Minor aderenza alle cure e ad eventuali terapie</li><li>Tendenza ad evitare esperienze connesse al mondo medico</li><li>Stato di iperattivazione e ipervigilanza</li><li>Presenza di pensieri costanti che ripercorrono l’evento traumatico</li><li>Sviluppo di sintomi più specifici di PTSD (Disturbo da stress post traumatico) nei casi più severi</li></ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa puoi fare?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente<strong> NON È COLPA TUA!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prevenire</strong>. Quello che psicologicamente consiglio sempre di fare per prevenire possibili eventi traumatici connessi al mondo sanitario è quello di <strong>credere sempre a quello che si sente</strong>. È un tuo diritto scegliere un professionista che ti possa dare fiducia e chiedere tutte le spiegazioni di cui hai bisogno senza vergogna.<br>Se qualcosa non ti convince o se senti che non provi la giusta dose di fiducia, può sempre valere la pena chiedere un ulteriore consulto o parere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sai di dover affrontare interventi chirurgici o esami particolari e provi timore, ansia o paura eccessive, un <strong>sostegno psicologico</strong> in preparazione potrà aiutarti a trovare un maggiore stato di stabilità ed equilibrio interiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Curare</strong>. Se pensi di aver già vissuto un trauma di questo tipo la prima cosa da fare è chiederti come oggi influenza la tua vita e le tue attività quotidiane. Se questo trauma ha ancora risvolti fastidiosi e negativi vale sicuramente la pena poter chiedere un <strong>aiuto psicoterapeutico</strong> per poterne elaborare i contenuti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mestruazioni dolorose e paura del ciclo</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/mestruazioni-dolorose-e-paura-del-ciclo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mestruazioni-dolorose-e-paura-del-ciclo</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 09:42:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mestruazioni e menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[dismenorrea]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai mai avuto mestruazioni molto dolorose?Hai mai avuto paura dell’arrivo del ciclo mestruale a causa della presenza del dolore?Hai mai provato la sensazione di non riuscire a gestire e controllare quel dolore? Spesso il ciclo mestruale è accompagnato da sintomi dolorosi. Nella maggior parte dei casi questi sintomi sono facilmente gestibili con l’utilizzo di metodi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Hai mai avuto mestruazioni molto dolorose?</em><br><em>Hai mai avuto paura dell’arrivo del ciclo mestruale a causa della presenza del dolore?</em><br><em>Hai mai provato la sensazione di non riuscire a gestire e controllare quel dolore?</em></p>



<div style="height:38px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso il ciclo mestruale è accompagnato da <strong>sintomi dolorosi</strong>. Nella maggior parte dei casi questi sintomi sono facilmente gestibili con l’utilizzo di metodi farmacologici o rimedi naturali.<br>Quando <strong>gli antidolorifici non bastano</strong>, significa che il dolore è maggiore rispetto alla media e molto probabilmente causato da patologie specifiche che sono il motivo primario del dolore percepito.<br>Dalla più comune diagnosi di dismenorrea a diagnosi più specifiche come quelle di endometriosi, adenomiosi o sindrome dell’ovaio policistico. In tutti questi casi i dolori presenti durante le mestruazioni sono molto <strong>più forti del normale</strong> e vanno a limitare la vita della donna che li vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore può essere specifico o diffuso. Durare un tempo limitato o diversi giorni. Presentarsi all’inizio, durante o alla fine delle mestruazioni. Può essere dolore pelvico, lombare, dolore agli arti, mal di testa, mal di schiena. Non ha importanza il tipo di dolore, ha importanza il fatto che sia <strong>così forte</strong> da non poter essere gestito in tranquillità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo i dolori mestruali sono ancora molto <strong>sottovalutati</strong> dalla società e da chi non ne soffre.<br>Spesso le donne con dolori mestruali vengono definite come “esagerate” o “incapaci di sopportare quello che tutte le altre sopportano”. Questo accade spesso sia prima che dopo aver ricevuto una diagnosi.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa accade nella mente di una donna che soffre di forti dolori mestruali?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo la mente impara ad associare il dolore al momento della mestruazione.<br>Più passano i mesi e più questo si consolida. Soprattutto quando la donna è in giovane età e non sostenuta dalle corrette informazioni e conoscenze.<br>La mente in maniera del tutto spontanea impara ad associare il ciclo mestruale al dolore e questo <strong>genera paura</strong>.<br><br>Ogni volta che la donna penserà al ciclo mestruale avrà collegate ad esso emozioni di timore, spavento e terrore. Si sentirà incapace di affrontarlo, di gestirlo e controllarlo. Verrà sopraffatta dalla paura a tal punto da sentirsi completamente impotente di fronte  a qualcosa che non riesce a superare.<br>Anche quando si sarà trovata la risposta ai dolori ed il possibile rimedio che lo tenga a bada, la paura sarà difficile da scollare dalla memoria.<br>In questi casi spesso si innesca anche un <strong>circolo</strong> tale per cui il dolore fomenta la paura e la paura aumenta il dolore.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7"><span style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Per prima cosa: approfondisci con il tuo ginecologo il motivo e la causa dei tuoi dolori.</span><br>Psicologicamente, se stai leggendo queste righe e pensi di riconoscerti, vorrei dirti che non devi sentirti sola, <strong>non sei l’unica</strong>!<br>Io stessa ho avuto questi problemi, la mia stessa mente ha creato uno schema di paura connesso al ciclo mestruale a causa di tutti i dolori subiti e sopportati. Quello che insieme possiamo fare dal punto di vista mentale è cercare di alleviare e <strong>alleggerire questa paura</strong>. Sul dolore dal punto di vista fisico non possiamo fare nulla è vero, ma possiamo intervenire sulle sue componenti emotive per riuscire a renderle meno ingombranti e meno fastidiose.</p>



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		<title>Ansia e malattie croniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[policistico]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soffrire di una malattia cronica con sintomi fisici costanti può portare dal punto di vista emotivo e psicologico ad amplificare gli stati ed i vissuti di ansia.Vediamo insieme come possono manifestarsi. Preoccupazione per il proprio stato di salute presente e futuro Quando si ha una patologia cronica con presenza di dolore fisico, la vita si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di una malattia cronica con sintomi fisici costanti può portare dal punto di vista emotivo e psicologico ad amplificare gli stati ed i vissuti di ansia.<br>Vediamo insieme come possono manifestarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Preoccupazione per il proprio stato di salute presente e futuro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si ha una patologia cronica con presenza di dolore fisico, la vita si trova ad essere trasformata e spesso limitata. Ci si trova ad affrontare le attività quotidiane come se fossero delle vere e proprie sfide.<br>Spesso i sintomi costringono a modificare abitudini e stili di vita con l’obiettivo di adattarsi alla malattia per rendere le giornate meno difficili e faticose.<br>Questo comporta un pensiero costante circa il proprio presente e il proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Riuscirò a cavarmela anche più avanti? I miei sintomi peggioreranno? Come potrò fare se starò peggio? Come potrò affrontare eventuali complicazioni? Avrò bisogno di aiuto e sostegno fisico?</em> Queste sono solo alcune delle preoccupazioni e delle domande che attraversano la mente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Paura acuta nei momenti di maggior dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei momenti in cui la malattia provoca dolori più forti, alla preoccupazione per il futuro si aggiunge una intensa paura per l’attimo presente.<br>Paura di riuscire ad affrontare l’attacco. Paura di gestire il dolore. Paura di superare il momento senza conseguenze invalidanti. Paura che si possano ripresentare ulteriori attacchi forti. Paura di dare fastidio. Paura di stare male in situazioni inopportune. Paura di non riuscire a riprendersi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Possibile presenza di attacchi di panico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l’ansia diventa molto forte, il rischio è che possa manifestarsi sotto forma di attacchi di panico.<br>In questo caso si vivono in maniera improvvisa e inaspettata i sintomi tipici del panico: paura di morire, paura di perdere il controllo, tachicardia, sudorazione, vertigini, nausea, tremori, dolori addominali, dolori al petto, sensazione di estraneità, formicolii, senso di svenimento.<br>Spesso vivere un attacco di panico porta alla preoccupazione di poterne vivere altri nel futuro temendo le loro conseguenze.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disturbi del sonno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ansia può manifestarsi, infine, come disturbi del sonno. Spesso chi soffre di sintomi cronici vive un sonno che già di per sé è complesso e poco riposante. I pensieri ansiogeni aumentano le difficoltà del sonno soprattutto sul versante dell’insonnia e dei continui risvegli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Quello che puoi fare è valutare quanto i tuoi livelli di ansia siano gestibili o stiano invadendo eccessivamente la tua vita. Ognuno ha livelli di capacità di gestione dell’ansia personali e propri. <br>Se credi di non riuscire più a controllare questa emozione vale sicuramente la pena chiedere aiuto. Psicologicamente è possibile fare un lavoro psicoterapeutico che riporti i livelli di ansia ad una condizione che sia accettabile per la persona.</p>



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		<title>La memoria del nostro corpo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 14:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti sei mai trovato a risentire qualche sintomo sul tuo corpo e a percepire una forte paura?Hai mai avuto sensazioni molto intense in seguito ad un intervento chirurgico? Anche dopo molti anni?Hai mai notato che la tua attenzione è capace di segnalare subito alla tua mente quando percepisce un sintomo corporeo connesso ad una malattia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti sei mai trovato a <strong>risentire qualche sintomo sul tuo corpo</strong> e a percepire una forte paura?</em><br><em>Hai mai avuto sensazioni molto intense in seguito ad un intervento chirurgico? Anche dopo molti anni?</em><br><em>Hai mai notato che la tua attenzione è capace di segnalare subito alla tua mente quando percepisce un sintomo corporeo connesso ad una malattia o patologia vissuta in passato?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ad una o più di queste domande hai risposto sì, può significare che il tuo corpo ha catalogato la tua patologia o gli interventi che hai vissuto come <strong>eventi traumatici</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il trauma del corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si definisce trauma un turbamento dello stato psicologico, fisico e mentale causato da uno o più accadimenti dotati di particolare forza.<br>È possibile distinguere tra:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Traumi con la T maiuscola ovvero tutti i traumi causati da <strong>eventi straordinariamente gravi</strong> che sconvolgono la vita della persona minacciandone l’integrità o la sopravvivenza stessa (ad esempio vissuti di violenza, abusi, gravi incidenti, terremoti ecc..).</li><li>Traumi con la t minuscola ovvero tutte le <strong>esperienze che incidono significativamente dal punto emotivo</strong> sulla vita di una persona e che segnano una traccia nel corso della sua storia (periodi di stress, lutti, divorzi, cambiamenti, difficoltà fisiche).</li></ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trauma dovuto ad una malattia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi e la presenza di una malattia, rientrano nella categoria dei possibili traumi con la t minuscola.  In particolare quando tutto  è vissuto in maniera molto intensa dal punto di vista emotivo.<br>La mente classifica l’esperienza come un trauma sotto ogni punto di vista. Ogni ricordo che sia visivo, olfattivo, uditivo, viene <strong>impresso in maniera molto forte nella memoria</strong> della persona che lo ha vissuto.<br>In un primo momento i ricordi si fermano alla memoria razionale, in un secondo momento si spostano nella parte inconscia della mente andandosi a depositare.<br><br>Quando si vive un determinato momento associandolo ad emozioni spiacevoli, anche nella memoria tutto quanto collegato a quell’evento si connette alle emozioni di difficoltà.<br>Quello che capita ad esempio con una malattia cronica è che si arrivi a creare un vero e proprio schema mentale connesso ad ogni piccolo segnale che sia collegato ai sintomi specifici. <br>Ad esempio capita che in periodi di minor dolore, basti un piccolo segnale di ritorno per scatenare paure e disagi. A volte basta un odore, altre volte un rumore, ma se quell’odore e quel rumore sono associati ad una esperienza negativa, si scateneranno con essa anche tutte le <strong>emozioni collegate</strong> in precedenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trauma da intervento chirurgico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli interventi chirurgici posso essere vissuti in maniera traumatica e dare vita al <strong>collegamento con emozioni</strong> spiacevoli.<br>Quando ci si trova a vivere un operazione in maniera violenta, improvvisa o con forti emozioni di paura, tutto questo creerà nella mente una traccia pronta a scatenarsi al più piccolo segnale. Tutto quanto connesso all’operazione subita, verrà catalogato insieme all’intervento stesso come esperienza traumatica. Basterà in futuro un semplice rimando a questa esperienza per scatenare le emozioni ad essa connesse.<br>Anche il solo pensiero di doversi operare nuovamente per altri motivi, scatenerà emozioni e vissuti di ansia e paura.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Tutto quanto descritto nei paragrafi precedenti risulta valido solo se malattia, sintomi e interventi sono vissuti in maniera negativa. Quando le emozioni connesse a queste situazioni sono serene non si crea ovviamente alcun trauma.<br>Il <strong>suggerimento psicologico</strong> se pensi di aver connesso un vissuto traumatico alla tua malattia o al tuo intervento chirurgico è di poterti occupare delle tue emozioni per fare in modo che non disturbino la qualità della tua vita. Insieme e grazie all’uso della psicoterapia ipnotica potremo <strong>alleggerire i ricordi</strong> connessi agli eventi che la tua mente ha percepito come traumatici in modo tale da renderli meno invalidati e fastidiosi.</p>



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		<title>Iatrofobia: paura delle visite mediche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 14:18:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse volte parlando con le donne o leggendo le loro storie mi sono trovata a sentire raccontare di quelle che sono le loro paure in generale e nello specifico connesse al mondo della ginecologia.Mi sono resa conto che è abbastanza comune la paura delle visite mediche. Nel nostro caso, la paura delle visite ginecologiche e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Diverse volte parlando con le donne o leggendo le loro storie mi sono trovata a sentire raccontare di quelle che sono le loro paure in generale e nello specifico connesse al mondo della ginecologia.<br>Mi sono resa conto che è abbastanza comune la <strong>paura delle visite mediche</strong>. Nel nostro caso, la paura delle visite ginecologiche e del ginecologo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iatrofobia: cos’è</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Iatrofobia è il termine usato proprio per indicare la paura delle visite mediche.<br>Si parla di <strong>paura</strong> quando la persona sente ansia, preoccupazione e timore nell’affrontare una visita medica. <br>Si parla di vera e propria <strong>fobia</strong> quando la persona a causa della sua paura evita le visite e i controlli medici, a discapito della sua salute.<br>Le conseguenze di questa fobia sono evidenti: la persona rischia di peggiorare i propri sintomi a causa dell’incapacità di affrontare la paura.<br>Le fobie sono dunque delle paure intense, persistenti e durature rivolte a qualcosa che non rappresenta un reale pericolo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sintomi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le sensazioni che si provano quando si ha una fobia possono essere diverse.<br>Vertigini, disturbi gastrointestinali, palpitazioni, tachicardia, senso di soffocamento, nausea, sudorazione eccessiva, tremori, senso di svenimento. Questi sintomi possono manifestarsi, insieme alla <strong>paura sproporzionata</strong>, ogni volta che la persona si trova davanti allo stimolo temuto o addirittura ogni volta che lo stimolo temuto è anche solo pensato e immaginato.<br>Nel caso della iatrofobia, si inizia a stare male <strong>anche solo al pensiero</strong> di doversi recare da un medico per effettuare un controllo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cause</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo delle fobie prevede che esse si siano instaurate nella mente a causa di un’associazione particolare tra stimolo ed emozioni.<br>Nel nostro caso, la figura del medico e le visite specialistiche sono state associate in un qualche momento della vita ad emozioni di pericolo, ansia e paura. La persona impara che la sua ansia è causata da quello stimolo e dunque cercherà sempre accuratamente di evitarlo.<br>Ovviamente questa associazione e questo apprendimento si sono instaurati in maniera involontaria a causa delle esperienze vissute nel proprio percorso. </p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come affrontare la fobia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una fobia come questa è sicuramente necessario poter intervenire per cercare di risolverla o quanto meno alleggerirla. L’obiettivo sarà quello di poter permettere alla persona di svolgere gli accertamenti medici necessari per la propria salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo gradino è quello di <strong>accettare di avere un problema</strong> di questo tipo, riconoscendolo ed esprimendolo senza vergogna. <br>Il secondo gradino è quello di cercare di <strong>capire </strong>fino a che punto la fobia ha intaccato e limitato le attività quotidiane. <br>Il terzo gradino è quello di potersi <strong>affidare</strong> ad un professionista che aiuti ad affrontare la paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente tratto le fobie attraverso l’uso della <strong>psicoterapia ipnotica</strong>. L’ipnosi va a lavorare sulle emozioni inconsce e sull’associazione profonda che la mente ha effettuato tra stimolo e sensazione di pericolo. Lo scopo sarà quello di slegare l’emozione di paura dall’evento a cui è stato collegato. Ridimensionare la preoccupazione e l’ansia per permettere di affrontare quanto necessario con un buon equilibrio interiore.</p>
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		<title>Malattie croniche e attesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 14:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In attesa di un esame, in attesa di una visita, in attesa di risultati, in attesa per gli esiti di una terapia, in attesa di un intervento, in attesa di un nuovo trattamento, in attesa di stare meglio. E tanto altro. Vivere con una malattia cronica comporta tante sfide per la persona che ne è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>In attesa di un esame, in attesa di una visita, in attesa di risultati, in attesa per gli esiti di una terapia, in attesa di un intervento, in attesa di un nuovo trattamento, in attesa di stare meglio. E tanto altro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere con una <strong>malattia cronica</strong> comporta tante sfide per la persona che ne è affetta. Dal punto di vista fisico sicuramente, ma anche dal punto di vista psicologico che purtroppo spesso viene un po’ sottovalutato.<br>Uno dei risvolti principali è certamente quello di <strong>sentirsi sempre in attesa</strong> di qualcosa. Come se la vita in qualche modo si fermasse per aspettare, per attendere, per capire.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sintomi cronici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con una malattia cronica i <strong>sintomi dolorosi</strong> sono all’ordine del giorno e vanno costantemente tenuti sotto controllo e monitorati. Questo accade attraverso una serie di test, esami e visite che la persona si trova ad affrontare molto più frequentemente di quanto si possa immaginare.<br>Ci si trova a fissare appuntamenti e ad aspettare che arrivino il giorno e l’ora stabiliti.<br>Ci si trova ad effettuare esami specialistici, talvolta anche dovendosi preparare qualche giorno prima dal punto di vista fisico, per poi aspettarne i risultati.<br>Ci si trova a dover aspettare una chiamata per un intervento dopo essere stati messi in lista d’attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a questo, spesso si deve anche <strong>monitorare</strong> l’andamento delle terapie (di qualunque tipo siano). Aspettare che facciano effetto per capire se e come questo effetto si manifesta.<br>Aspettare dei miglioramenti dovuti ai percorsi intrapresi o ad un farmaco assunto.<br>Attendere il tempo necessario affinchè il corpo assimili nuovi trattamenti o nuove terapie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condizione è quella di un costante <strong>momento di sospensione</strong> infinito. Dove si mette purtroppo, ma in maniera naturale, da parte qualunque altra cosa, qualunque altra attività.<br>Questo capita a chiunque quando non sta bene, ma <strong>capita quotidianamente</strong> in chi è affetto da una patologia cronica.<br>Vivere interi periodi di vita completamente dedicati alla salute e in attesa che si possa migliorare, che si possa trovare la giusta strada per alleviare sintomi e difficoltà.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa significa vivere in attesa?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Significa sentirsi spesso in un <strong>tempo diverso</strong>. Un tempo dove il mondo scorre intorno senza che si abbia la possibilità di sfruttarlo o viverlo come si vorrebbe.<br>Significa provare un senso di frustrazione, di impotenza, di incapacità di afferrare la vita. Come se tutto quello che facessi fosse comunque in funzione di ciò che stai aspettando.<br>Si entra in maniera del tutto spontanea e inconsapevole in <strong>un circolo</strong> in cui si vive aspettando che qualcosa migliori, comprendendo che nel frattempo tutto intorno continua a progredire, a svilupparsi, a vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attesa non è mai particolarmente piacevole.<br>Spesso fa emergere <strong>sensazioni di insoddisfazione</strong>, noia, perdita di tempo. L’attesa per questioni relative allo stato di salute amplifica maggiormente i pensieri, le paure, le preoccupazioni. Lo stare senza fare apparentemente niente innervosisce, rende inquieti, agitati e <strong>profondamente infelici</strong>. Non avere il controllo su questi momenti produce forti percezioni di inutilità, colpa e vergogna.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Quello che si può fare, sebbene non sia immediato e facile è <strong>cercare di riempire</strong> questi momenti. <br>Qualunque cosa ci possa appartenere, qualunque cosa che riteniamo possa esserci utile, qualunque cosa si riesca a fare. Fosse anche solo ascoltare una canzone, imparare a memoria una poesia, guardare un video o parlare al telefono con un amico.<br>Piccoli passi, piccole cose che possano colmare il vuoto che ogni attesa inevitabilmente porta con sè.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Stress e cambiamenti mestruali</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/stress-e-cambiamenti-mestruali/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=stress-e-cambiamenti-mestruali</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2020 13:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mestruazioni e menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[amenorrea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ginecologicamente.it/?p=1574</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando sono stressata è possibile che anche il ciclo sia sballato? SI.In periodi stressanti è possibile che mi capitino delle perdite anche fuori dal ciclo? SI. Anche se prendo terapie ormonali? SI.Lo stress incide sul dolore che percepisco durante il ciclo o l’ovulazione? SI. Cos’è lo stress? Lo stress è un protagonista di elevata importanza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando sono stressata è possibile che anche il ciclo sia sballato? SI.</em><br><em>In periodi stressanti è possibile che mi capitino delle perdite anche fuori dal ciclo? SI. Anche se prendo terapie ormonali? SI.</em><br><em>Lo stress incide sul dolore che percepisco durante il ciclo o l’ovulazione? SI.</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è lo stress?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stress è un protagonista di elevata importanza in relazione alla qualità della nostra vita e del nostro benessere.<br>È connesso alla quantità di energia che utilizziamo per affrontare gli eventi e a come la spendiamo. Quando siamo sottoposti ad eventi o situazioni in cui è richiesta molta energia (fisica o mentale) i livelli di stress tendono ad aumentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo distinguere tra diverse “tipologie di stress”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>eustress</strong> è definito come <strong>stress positivo</strong> ovvero quella quantità di stress che ci aiuta ad affrontare le attività della vita con la giusta dose di forza e impegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>distress</strong> è definito come <strong>stress negativo</strong>. Quello stress che consideriamo come pesante e fastidioso e che causa i conosciuti effetti negativi sul nostro corpo e sulla nostra mente.<br>Uno stato di distress prolungato può provocare disturbi specifici: ansia, abbassamento del tono dell’umore, calo di energie, <strong>cambiamenti mestruali</strong>, sfoghi cutanei, mal di testa, disturbi del sonno, difficoltà digestive e molto altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>stress acuto</strong> è una condizione di stress temporanea che può essere più o meno grave. Ad esempio un lutto, un incidente, la perdita del lavoro, una malattia ma anche perdere il treno, prendere una multa, ricevere una cattiva notizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>stress cronico</strong> invece è una condizione dove lo stress diventa prolungato per un lungo periodo di tempo e, come tutti sappiamo, anche un piccolo stress se di lunga durata, diventa un vero e proprio problema.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stress e incidenza sul ciclo mestruale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le condizioni di stress improvvise o croniche e prolungate incidono in entrambi i casi sulle funzioni connesse al ciclo mestruale.<br>Modificando l’assetto ormonale della donna, anche le mestruazioni e l’ovulazione ne subiscono cambiamenti.<br>Gli<strong> effetti più comuni </strong>e maggiormente riscontrati riguardano:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Ritardi o anticipazioni dell’ovulazione e quindi del flusso</li><li>Cicli mestruali irregolari</li><li>Amenorrea</li><li>Aumento della percezione del dolore</li><li>Presenza di spotting e perdite durante il mese</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo può accadere anche se la donna assume terapie anticoncezionali ormonali. Anche in questi casi lo stress è comunque in grado di modificare l’assetto ormonale e causare tutti i fastidi sopra elencati.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Ci tengo sempre a sottolineare che ognuno ha <strong>i propri personali livelli </strong>di capacità di tollerare lo stress. Ciò che è stressante per una persona può non esserlo per un’altra e viceversa.<br>Capire e comprendere quando si stanno raggiungendo i livelli massimi soggettivi è sicuramente il primo passo per poter agire e fare qualcosa. Riportare i livelli di stress ad una soglia che sia gestibile diventa fondamentale. Psicologicamente abbiamo tutti gli strumenti per poterti aiutare sia nella fase di comprensione degli eventi stressogeni che nella fase di recupero.<br>Abbiamo la possibilità di aiutarti a togliere un po’ di peso mentale ed emotivo alle situazioni stressanti che stai vivendo. <strong>Non temere di chiedere aiuto</strong>.</p>



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		<title>Diagnosi in ritardo e psicologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 14:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la diagnosi arriva in ritardo, i risvolti psicologici ed emotivi sono importanti: frustrazione, rabbia, impotenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>“</em></strong><em>Non sapevo cosa avessi fino a quando finalmente non ho potuto dare un nome ai miei sintomi”.</em><br><em>“Avere la diagnosi giusta ha permesso di trovare anche la strada terapeutica giusta”.</em><br><em>“Quando ho ricevuto la diagnosi ho capito che non ero pazza”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono solo alcune delle frasi riportate dalle donne che arrivano a ricevere una diagnosi e una spiegazione ai propri sintomi.<br>La diagnosi solitamente risolve i <strong>PERCHÉ</strong> che la mente pone rispetto ai dolori del corpo. Conoscere il motivo di quello che si sta provando fisicamente aiuta, un po’ alla volta, anche la mente ad elaborare ed accettare la malattia e i suoi sintomi.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando la diagnosi arriva in ritardo: risvolti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non sempre la diagnosi giusta arriva nei tempi giusti.<br>Tante volte si assistono a ritardi anche molto lunghi e a diagnosi sbagliate.<br>Dal punto di vista emotivo e psicologico questo comporta il verificarsi di diverse condizioni tra cui, al primo posto, un forte senso di frustrazione.<br>La <strong>frustrazione</strong> è una sensazione che si sviluppa nel momento in cui percepiamo che il nostro agire, rispetto ad una determinata situazione, sia inutile o vana. Ci si sente frustrati quando si fanno test ed esami che non riportano alcun problema nonostante la percezione fisica di dolore. Ci si sente frustrati quando gli altri sottovalutano i nostri sintomi sminuendoli. Ci si sente frustrati quando si capisce che la terapia prescritta non sta funzionando. <strong>Ci si sente frustrati quando non si riceve una diagnosi accurata</strong> e precisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla frustrazione si affianca spesso anche il <strong>senso di impotenza</strong>. Essa è un’emozione che nasce nel momento in cui si percepisce la sensazione di non avere più alcuna possibilità di fare qualcosa per migliorare la propria condizione o il proprio problema.<br>È evidente come queste emozioni, una volta percepite, vadano ad intaccare il sistema di equilibrio psicologico della persona che le vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a questo, altri vissuti connessi alla ricerca di una diagnosi riguardano la sensazione dello <strong>scorrere del tempo </strong>e del sentirsi prese per pazze.<br>Il tempo passa, i sintomi peggiorano, lo stato di salute fisica e psicologica si fa sempre più instabile. La sensazione è proprio quella di essersi perse nella confusione di dolori e sofferenze che non trovano spiegazione. La paura aumenta e il timore che non si possa mai trovare una risposta diventa gigante.<br>Nel frattempo il rischio è che il mondo prenda i nostri dolori come qualcosa di inventato o di esagerato. Come qualcosa di inesistente. E spesso, purtroppo, quando si attende una diagnosi per lungo tempo, si viene <strong>additate come matte</strong>, pazze o malate immaginarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un’emozione che emerge quando la diagnosi corretta arriva è quella della <strong>rabbia</strong>. Rabbia per il tempo trascorso, rabbia per i tentativi fatti a vuoto, rabbia per l’incomprensione.<br>Fortunatamente accanto alla rabbia si vive anche finalmente un senso di sollievo per aver trovato risposta ai propri sintomi e alle proprie sofferenze.</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Psicologicamente mi sento sempre di consigliare un consulto in più se non si è convinte delle risposte ricevute. È fondamentale potersi fidare dei medici a cui ci si rivolge per poter procedere con terapie e interventi. <br>Purtroppo tante volte si trascorre molto tempo in un limbo di ricerca e di esami prima di capire quale sia il proprio problema di salute. In questo processo se senti il bisogno di un sostegno anche psicologico non avere vergogna di chiederlo. <br>Uno spazio di ascolto, sfogo e comprensione può esserti di aiuto nell’affrontare le emozioni che vivi.</p>



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		<title>Malattie croniche e perdita di controllo sul corpo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2020 07:38:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vive una malattia fisica con sintomi dolorosi la relazione con il nostro corpo diventa più complessa e delicata. Come vivere il corpo malato Fare i conti quotidianamente con un corpo che ci rimanda solamente sensazioni dolorose non è una questione facile da accettare psicologicamente.La sensazione principale è quella di “voler cambiare corpo”, poter [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si vive una malattia fisica con sintomi dolorosi la relazione con il nostro corpo diventa più complessa e delicata.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come vivere il corpo malato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fare i conti quotidianamente con un corpo che ci rimanda solamente <strong>sensazioni dolorose</strong> non è una questione facile da accettare psicologicamente.<br>La sensazione principale è quella di “voler cambiare corpo”, poter <strong>uscire dal proprio corpo</strong> anche solo per qualche minuto per poter dimenticare sintomi e dolori.<br>Questi pensieri e queste sensazioni sono normali, quindi per prima cosa <strong>non vergognartene</strong>!<br>Ci si sente quasi ospiti di un corpo che non ci appartiene più. Che non controlliamo, che non gestiamo e che non risponde alle nostre cure e alle nostre attenzioni.<br>La percezione è quella che <strong>il nostro corpo vada in una direzione opposta</strong> rispetto a quella della nostra mente. Come se fossero due entità distinte e separate: la mente vorrebbe muoversi, fare, camminare, il corpo costringe a fermarsi, riposare, stare quieti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si ritrova come in un guscio guasto, malato. Una conchiglia incapace di contenerci in maniera adeguata.<br>Una casa sbagliata, una casa distrutta e in rovina.<br>Ma resta sempre la nostra casa, il nostro guscio, la nostra conchiglia. Non possiamo separarcene, è parte di noi, sano o malato che sia.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il controllo psicologico sul corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’elemento che incide di più in questa situazione è sicuramente percepire una totale mancanza di controllo.<br>Questo si verifica quando iniziamo a vedere che le azioni che cerchiamo di compiere a favore del nostro stato di salute, non danno gli effetti sperati e desiderati. Spesso accade che le cose non vanno come le si era pianificate e questo ci fa <strong>perdere lo scettro della gestione di noi stessi</strong>.<br>Perdere il controllo non è mai una sensazione piacevole. Perdere il controllo su di sé è ancora più difficile.<br>Fa emergere paure molto forti, timori, preoccupazioni, ansie. Ad un certo punto anche <strong>la mente inizia ad “andare per i fatti suoi”</strong> abbandonandosi a pensieri maggiormente drammatici e fastidiosi.</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Cosa si può fare in una situazione del genere? <br>Certamente purtroppo non possiamo sostituire il nostro corpo con un corpo nuovo, non possiamo cambiarlo o abbandonarlo. Possiamo accettare le emozioni che proviamo a riguardo dando loro spazio e voce. Possiamo cercare di ridurre le paure connesse alla sensazione di perdita di controllo. Possiamo cercare una via psicologica e mentale per fare pace anche con il nostro corpo malato e sofferente. Possiamo capire se ci sono piccoli aiuti che mentalmente possono sostenere il corpo nei momenti di maggiore sofferenza. <br>La <strong>psicoterapia ipnotica</strong> è un valido strumento che riconnettere corpo e mente in uno stato di miglior equilibrio e che possa un po’ alla volta permettere di ritrovare anche un maggior benessere.</p>



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		<title>Pma eterologa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2020 13:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è Con il termine Fecondazione Assistita si intendono tutti quei trattamenti utilizzati per ottenere il concepimento quando questo non avviene in maniera spontanea.Si parla di fecondazione omologa quando i gameti appartengono alla coppia, mentre si parla di fecondazione eterologa quando uno od entrambi i gameti appartengono ad un donatore esterno alla coppia.Rispetto alla fecondazione omologa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il termine Fecondazione Assistita si intendono tutti quei trattamenti utilizzati per ottenere il concepimento quando questo non avviene in maniera spontanea.<br>Si parla di fecondazione omologa quando i gameti appartengono alla coppia, mentre si parla di <strong>fecondazione eterologa</strong> quando uno od entrambi i gameti appartengono ad un donatore esterno alla coppia.<br>Rispetto alla fecondazione omologa, la scelta di procedere tramite <strong>donazione</strong> è sicuramente una scelta non semplice che la coppia affronta nel momento in cui questa prospettiva gli viene proposta.<br>Solitamente si giunge a tale decisione in seguito a diversi passaggi connessi a differenti processi emotivi e psicologici.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Accettazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo tra tutti i passaggi psicologi riguarda l’<strong>accettazione</strong> di intraprendere questa strada<strong>.</strong><br>Un iniziale cambiamento di prospettiva si ha nel momento in cui la coppia si trova di fronte ai fallimenti con la fecondazione omologa. Spesso i tentativi non andati a buon fine sono molteplici.<br>In questa fase le emozioni sono altalenanti tra l’idea di voler continuare a provare e l’idea della <strong>rassegnazione</strong>. Si vivono sensazioni di perdita di <strong>speranza</strong>.<br>Nelle donne si riscontrano forti emozioni di ira e di rabbia verso la propria femminilità e verso le altre donne che riescono a concepire con molta facilità. Può iniziare ad insinuarsi il pensiero di essere una “<strong>donna incompleta</strong>”.<br>Successivamente inizia a prendere piede l’idea della possibilità di “rinunciare” al figlio biologico e l’apertura alle tecniche eterologhe. Questo passaggio implica spesso emozioni di fallimento, perdita e disperazione che devono essere accettate ed elaborate per poter andare avanti. La perdita dell’idea di un figlio geneticamente proprio possiamo paragonarlo ad un lutto. Implica la <strong>perdita </strong>delle speranze fino a quel momento vissute, la perdita delle immagini mentali precedenti, la perdita di alcuni pensieri e di alcune riflessioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: non c’è un modo giusto o un modo sbagliato di accettare l’eterologa, così come non ci sono tempi stabiliti. Ognuno deve trovare la sua strada come individuo e come coppia. Lascia spazio alle emozioni e ai pensieri, senza vergogna e senza giudizio. Rispetta quello che senti prima di tutto e indipendentemente dai pareri che arrivano dall’esterno.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come affrontare i passaggi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Superato il momento della decisione, che è sicuramente lo scoglio maggiore, ci si trova spesso a vivere un periodo più sereno mentalmente. Si apre la porta alla nuova via e ad una <strong>nuova speranza</strong>.<br>Si incomincia un processo mentale di <strong>accoglienza</strong> del donatore o della donatrice (che restano sempre anonimi).<br>Per favorire questo passaggio è utile concentrarsi sul <strong>dono</strong> che si sta ricevendo, immaginandolo proprio come un regalo che qualcuno ha deciso di farci.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Paura della somiglianza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In molti casi il dubbio maggiore dal punto di vista psicologico riguarda la possibilità di <strong>non riconoscere</strong> il figlio come proprio. Che il figlio abbia una somiglianza estrema con il donatore e non con i genitori. La paura è che questa somiglianza si rifletta in una difficoltà nel creare legame con il bambino appena nato.<br>In realtà questi timori tendono mano a mano a scemare con il passare del tempo e con il progredire della gravidanza. Ma sono paure che hanno <strong>diritto di essere verbalizzate</strong> ed espresse per poter essere osservate senza condizionamenti. Sono pensieri e dubbi normali che possono venire ad ogni coppia che affronta queste dinamiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Suggerimento</strong>: i bambini nati da questi percorsi vivranno, si appassioneranno e ameranno le esperienze proposte dai propri genitori, esattamente come qualunque altro bambino. È vero che il concepimento è avvenuto grazie a materiale genetico esterno ma è altrettanto vero che senza la coppia genitoriale non si sarebbe creata alcuna vita. L’aspetto genetico è soltanto una piccola parte di un processo molto più ampio. Il <strong>legame genitoriale si crea e si costituisce giorno dopo giorno</strong> esattamente come per una gravidanza ed un figlio “naturale”.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ovodonazione aspetti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una piccola parentesi sulla parte femminile della coppia quando si trova ad accogliere l’ovodonazione.<br>La donna in questi casi può vivere dei primi momenti di smarrimento e sconforto. Sono stati assolutamente normali dovuti alla necessità di cambiare approccio mentale rispetto al concepimento.<br>Osservare, elaborare ed accettare i possibili vissuti di fallimento e di perdita è fondamentale per poter proseguire il percorso in maniera serena.<br>Il pensiero più comune riguarda la propria incapacità e la propria <strong>inadeguatezza</strong>. Tali emozioni hanno diritto di essere espresse per poter essere affrontate scoprendo che fanno meno paura del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: non vergognarti di quello che provi e trova uno spazio per dare voce a quello che senti, senza vergogna o imbarazzo!</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non siete soli</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Le sfide che l’eterologa pone alla donna e alla coppia non sono poche. Un buon sostegno psicologico può favorire un percorso di scelta più tranquillo e libero da ansie, paure e preoccupazioni troppo pesanti. Se hai o avete bisogno, insieme possiamo accompagnare i passaggi che affronterete durante la strada che vi aspetta. Una strada faticosa ma sicuramente anche bellissima.</p>



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		<title>Fibro-fog</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2020 12:47:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come ti sentiresti se all’improvviso la tua mente fosse completamente annebbiata? Se ogni sua funzione o attività fosse attraversata da una nebbia fitta e bianca? Come ti sentiresti se il tuo cervello ti sembrasse inutilizzabile? Se non riuscissi più a mettere insieme parole, pensieri e azioni? Se tutto intorno a te sembrasse ovattato? Le persone [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Come ti sentiresti se <strong>all’improvviso la tua mente fosse completamente annebbiata</strong>? Se ogni sua funzione o attività fosse attraversata da una nebbia fitta e bianca? Come ti sentiresti se il tuo cervello ti sembrasse inutilizzabile? Se non riuscissi più a mettere insieme parole, pensieri e azioni? Se tutto intorno a te sembrasse ovattato?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone che soffrono di fibromialgia hanno spesso queste sensazioni insieme a molte altre similari. Tutto questo rientra in quella che in inglese viene chiamata fibro-fog ovvero la <strong>nebbia della fibromialgia</strong>.<br>La fibromialgia è una patologia cronica che oltre a dolore diffuso, rigidità muscolare e molti altri sintomi fisici, si caratterizza per la presenza di “annebbiamento mentale”.<br>Nel concetto di fibro-fog rientrano diversi sintomi e difficoltà:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Problemi o difficoltà di memoria</li><li>Difficoltà di concentrazione</li><li>Disturbi dell’attenzione</li><li>Difficoltà nella fluidità di pensiero e di eloquio</li><li>Discorsi rallentati</li><li>Difficoltà nella focalizzazione</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Tutti questi elementi descrivono bene quello che provoca la fibromialgia a <strong>livello cognitivo</strong>.<br>Ogni funzione di attenzione, pensiero e concentrazione è come offuscata da una polvere che ricopre tutto impedendone il corretto funzionamento.<br>Per quanto la persona si impegni o si sforzi, le difficoltà persistono creando disagio, imbarazzo, senso di impotenza e frustrazione.<br>Non è una sensazione facile da comprendere se non la si è mai percepita sulla propria pelle. È un vissuto che lascia la persona <strong>inerme</strong> di fronte all’impossibilità di riuscire ad avere un funzionamento mentale ottimale per la prestazione che desidera raggiungere.<br>Spesso il senso di <strong>impotenza</strong> può condurre ad emozioni di sconforto, tristezza, malinconia per la percezione di non essere più in grado di ragionare, pensare o ricordare le cose come si vorrebbe o come si faceva in un tempo passato in assenza della malattia.<br>Cosa ancora più difficile per le persone che vivono questa difficoltà è <strong>giustificarsi</strong> o spiegare agli altri quello che stanno vivendo. Spesso infatti questo disturbo viene minimizzato o sottovalutato. Frequentemente si attribuisce la colpa di questa difficoltà interamente alla persona che ne soffre. Come se la persona fosse responsabile del suo disturbo. Ma invece non è così!!</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Non è colpa tua se provi queste difficoltà, <strong>è colpa della malattia</strong> e la malattia non l’hai scelta tu! Quello che puoi fare per te stessa è cercare di osservare questi momenti di annebbiamento per imparare a riconoscere le loro manifestazioni ma soprattutto l’effetto che hanno sul tuo umore e sulle tue emozioni. Imparare pian piano ad “accogliere” questa difficoltà, osservandone i confini e i limiti e cercando un po’ alla volta di limitare la paura, la preoccupazione, l’ansia e lo sconforto che possono emergere quando ti trovi in balia del disturbo.</p>



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		<title>Il ruolo della cronicità nelle patologie ginecologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 08:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In diverse patologie ginecologiche, la cronicità è un sintomo e un elemento cruciale </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In diverse patologie ginecologiche, la cronicità <strong>è un sintomo</strong> e un elemento cruciale che tocca la vita delle donne che ne sono affette.<br>L’aggettivo cronico indica una condizione a lento decorso con scarsa tendenza al raggiungimento della guarigione. Le persone affette da una patologia cronica hanno come obiettivo la creazione di un nuovo adattamento di vita che includa la presenza della malattia e dei suoi sintomi.<br>Quando parliamo di sintomi cronici non significa che questi debbano essere presenti sempre nello stesso modo e alla stessa intensità 24 ore su 24, ma significa che sono un <strong>accompagnamento costante</strong> e quotidiano. Potranno esserci periodi migliori e periodi peggiori ma la sintomatologia resterà, più o meno, sempre presente.<br>Le terapie che vengono utilizzate per le patologie croniche possono portare miglioramenti (a volte anche significativi) ma <strong>senza risolvere definitivamente</strong> il problema.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Impatto psicologico e sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cronicità ha un impatto notevole nella vita delle donne che si trovano ad affrontarla e nella vita delle loro famiglie. In particolare comporta cambiamenti quotidiani ed incide in modo negativo sulla percezione di benessere personale.<br>Fattori cruciali risultano essere la perdita del lavoro, la perdita del proprio ruolo sociale e familiare e la perdita di controllo sul proprio corpo.<br>La <strong>perdita del lavoro</strong> a causa della malattia induce a sentirsi ancora più malate e ancora più dipendenti dagli altri per quanto riguarda gli aspetti di gestione economica. Anche dover cambiare lavoro, magari adattandosi ad una mansione considerata meno faticosa, tende a far sentire le donne come poco realizzate professionalmente e ad abbassare la soddisfazione rispetto alla qualità della propria vita.<br>La <strong>perdita o il cambiamento del proprio ruolo</strong> sociale e familiare incide sullo stato psicologico, questo aumenta lo stato di dipendenza dagli altri accompagnato dalla sensazione di essere un peso fastidioso in quanto, soprattutto nei casi più importanti, anche la vita di familiari e congiunti tende a cambiare per adattarsi alle necessità della persona malata.<br>Infine la sensazione, reale o percepita, di non avere più alcuna possibilità di gestione dei sintomi e della malattia, conduce a <strong>perdere il controllo del proprio corpo</strong>. Questo porta a considerarsi come oggetto di cura e non come un soggetto attivo nel processo di terapia.<br>Un’attenzione particolare va posta sull’incidenza che la cronicità di una malattia ha sull’<strong>identità</strong> della persona che ne è affetta.<br>Nella cronicità la sfida è quella di ridisegnare una propria identità che possa integrare la presenza della malattia al suo interno.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Ci sono momenti in cui pensi o hai pensato che <strong>nulla avesse più valore</strong> e che la malattia avesse completamente preso il sopravvento su di te e sulla tua vita. Lo so! Questi pensieri per quanto brutti e fastidiosi sono normali. La cronicità non è qualcosa di semplice da affrontare in solitudine con te stessa. Purtroppo non posso garantirti che tutto passerà, non posso prometterti che tornerai quella di prima, questo non è possibile. Quello che possiamo fare insieme, <strong>un po’ alla volta</strong>, è cercare di capire come la tua patologia possa essere inserita all’interno della tua vita. Fare in modo che tu possa ottenere il massimo risultato con le condizioni che hai e che ti appartengono. <br>Magari non sarà la vita perfetta, ma sicuramente potrà essere la vita migliore per te!</p>



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		<title>Affrontare interventi chirurgici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2020 07:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[isterectomia]]></category>
		<category><![CDATA[mastectomia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare un intervento chirurgico soprattutto se legato alla ginecologia comporta diverse paure. Scopri quali sono e come gestirle.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Doversi sottoporre a un intervento chirurgico è sempre un momento delicato, a maggior ragione quando l’intervento riguarda l’area della ginecologia.<br>Gli interventi ginecologici toccano la sfera della femminilità andando ad influire sull’immagine del femminile che ogni donna ha rispetto a se stessa.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Paure più frequenti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’emozione che sicuramente viene vissuta con maggior frequenza è la <strong>paura</strong>.<br>Nei casi più lievi la paura genera un semplice stato di apprensione e preoccupazione che porta ad organizzarsi e a pianificare bene ogni passo che porterà all’intervento. Nei casi più importanti, quando la paura diventa molto forte, il rischio è quello che la persona si faccia paralizzare dall’emozione decidendo di posticipare più volte il momento chirurgico.<br>La paura è dunque un’emozione buona e positiva fino a quando non supera determinati livelli. Ogni persona ha una sua personale soglia tale per cui <strong>la paura diventa esagerata</strong> o insopportabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>paure più comuni</strong> relative alle operazioni chirurgiche sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>La paura di perdere il controllo del proprio corpo</li><li>La paura di lasciarsi toccare da persone estranee</li><li>La paura di non risvegliarsi dall’anestesia</li><li>La paura di morire</li><li>La paura dei risultati</li><li>La paura del dolore</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona che si avvicina ad un intervento può trovarsi a provare una o più di queste paure a livelli più o meno intensi.<br>La difficoltà maggiore riguarda sempre quella di perdere controllo. Il controllo sul proprio corpo, il controllo delle decisioni, il controllo delle azioni che fanno gli altri.<br>Accanto al controllo troviamo forte anche la paura di non risvegliarsi e di morire. Il timore che l’anestesia provochi l‘assenza di risveglio è una paura abbastanza frequente e comune.<br>Anche il timore rispetto al recupero e ai risultati, spesso contribuisce ad aumentare l’ansia di coloro che devono subire un’operazione. La speranza è sempre quella che l’intervento possa realmente essere risolutivo rispetto al problema di partenza.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Interventi ginecologici e risvolti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando parliamo di interventi che riguardano l’area ginecologica troviamo necessariamente implicati anche aspetti relativi alla <strong>femminilità</strong> e alla maternità.<br>Toccare e operare gli organi connessi al concepimento implica sempre dei risvolti psicologici diversi rispetto ad interventi chirurgici che toccano altre zone. In questi casi la paura rispetto ai risultati è sicuramente amplificata.<br>A seconda di quanto gli interventi siano demolitivi piuttosto che conservativi, verranno stimolati vissuti ed emozioni differenti. In ogni caso l’immagine femminile che ogni donna ha di sé può essere disturbata o modificata.<br>Proprio per questo è importante poter arrivare agli interventi con la giusta dose di <strong>consapevolezza</strong> non solo fisica ma anche psicologica. Conoscere quello che si dovrà affrontare sotto tutti i punti di vista può certamente aiutare a superare paure, ansie e preoccupazioni.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se senti di vivere queste paure in maniera eccessivamente pesante non esitare a chiedere aiuto. Può bastare un <strong>breve percorso</strong> psicologico per aiutarti ad affrontare l’intervento che devi affrontare con maggior serenità e tranquillità.</p>



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		<title>Terapie ormonali e sbalzi d&#8217;umore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 07:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mestruazioni e menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[amenorrea]]></category>
		<category><![CDATA[dismenorrea]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Mi sembra di essere un’altra”, “Forse sto diventando matta”, “Ho reazioni esagerate per cose molto piccole”, “Mi sembra di essere sulle montagne russe delle emozioni”. Queste e tante altre frasi simili mi vengono riportate dalle donne che assumono per svariati bisogni o necessità le pillole ormonali per controllare ovulazione e ciclo mestruale.Tante mi chiedono se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>“Mi sembra di essere un’altra”, “Forse sto diventando matta”, “Ho reazioni esagerate per cose molto piccole”, “Mi sembra di essere sulle montagne russe delle emozioni”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste e tante altre frasi simili mi vengono riportate dalle donne che assumono per svariati bisogni o necessità le pillole ormonali per controllare ovulazione e ciclo mestruale.<br>Tante mi chiedono se la cosa sia normale.<br>La mia risposta è: <strong>SI, NON STATE IMPAZZENDO,</strong> ma bisogna sempre capire se è il caso di valutare un aiuto psicologico nella gestione delle emozioni o se richiedere al medico un cambio della pillola!</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong><u>Alterazioni dell’umore e pillola</u></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le alterazioni del tono dell’umore sono una difficoltà psicologica spesso lamentata dalle donne che assumono terapia anticoncezionale.<br>Le pillole sono farmaci che <strong>incidono sullo stato ormonale</strong> e quindi influiscono certamente sullo stato umorale quotidiano.<br><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">L’intensità e il fastidio di questa incidenza possono variare a seconda del tipo di terapia e delle caratteristiche della singola persona.</span></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><u>Difficoltà psicologiche</u></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Solitamente i disagi più comuni riguardano un umore difficile da controllare con cambiamenti repentini senza un motivo apparente. Questi sbalzi possono essere rivolti a momenti di improvvisa e profonda <strong>tristezza, malinconia e sconforto</strong>, con presenza anche di crisi di pianto e di sfogo emotivo.<br>Accanto a questi momenti troviamo attimi e periodi dove l’umore si presenta instabile sul versante della <strong>rabbia</strong> e del <strong>nervosismo</strong>.<br>La sensazione è proprio quella di non riuscire a controllare quello che si sente. Le emozioni appaiono totalmente autonome e senza cause specifiche per il loro scatenarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><u>Altalena di emozioni</u></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questi momenti dove l’umore si presenta così ballerino, portano alla percezione di una <strong>costante instabilità</strong> interiore. La sensazione è proprio quella di trovarsi su un’altalena che sale e scende senza che si abbia la possibilità di controllarne la velocità e l’andamento.<br>L’umore viene vissuto come qualcosa di ingestibile ed incontrollabile, come un elemento precario all’interno delle proprie giornate e della propria vita.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Quando gli sbalzi d’umore diventano troppo ingombranti e fastidiosi serve un consulto medico per valutare la necessità di un cambio terapia. <br>Dal <strong>punto di vista psicologico</strong> invece, quello che possiamo fare è cercare di arginare questi sbalzi e ritrovare un minimo di controllo emotivo sullo stato dell’umore percepito. Potremo lavorare sui vissuti emotivi, imparando a definirli e riconoscerli nel momento in cui si verificano. Capire se realmente vi siano o meno dei collegamenti tra emozioni e accadimenti esterni o pensieri interni. <br>Prenderti cura di te significa anche ascoltare questi cambiamenti e recuperare la sicurezza nella gestione di quello che senti.</p>



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		<title>Malattie croniche e stati depressivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 07:53:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando soffri di una patologia o di un dolore cronico, la tua vita cambia colore radicalmente. Cambiare colore significa diverse cose: da un semplice passaggio di sfumatura ad una più grave trasformazione in un unico colore. Spesso la cronicità porta a stanchezza fisica e mentale le quali possono condurre a stati depressivi più o meno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando soffri di una patologia o di un dolore cronico, <strong>la tua vita cambia colore</strong> radicalmente. Cambiare colore significa diverse cose: da un semplice passaggio di sfumatura ad una più grave trasformazione in un unico colore. Spesso la cronicità porta a stanchezza fisica e mentale le quali possono condurre a stati depressivi più o meno importanti. Quando una persona si trova a vivere uno stato emotivo depresso, l’unico colore che riesce a vedere è il <strong>grigio</strong>!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo la perdita della salute fisica e la presenza più o meno costante dei sintomi rende più sensibile l’umore e più probabile lo svilupparsi di situazioni emotive di questo tipo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><u>Stati depressivi</u></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che si riscontra in linea generale quando si vive uno stato depressivo è un tono dell’umore caratterizzato da emozioni di sconforto, disperazione, paura e profonda tristezza. Tali emozioni appaiono come estremamente <strong>difficili da gestire</strong> o controllare in maniera autonoma. Sembrano arrivare in maniera improvvisa e senza un apparente motivo esterno o pensiero interiore capace di provocarle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli stati e le emozioni che si rivolgono verso il versante depressivo posso essere i seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Visione negativa della propria persona</li><li>Sensazione di perdita o mancanza di forze ed energie</li><li>Diminuzione di interesse o piacere verso qualunque tipo di attività</li><li>Visione negativa del mondo e del futuro</li><li>Diminuita capacità di pensare e concentrarsi</li><li>Sentimenti di autosvalutazione o colpa</li><li>Agitazione o rallentamento psicomotorio</li><li>Disturbi del sonno</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le emozioni di sconforto prendono il sopravvento, è facile che ci si possa sentire abbattuti e tendere a vedere qualunque cosa in senso <strong>totalmente negativo</strong> (indipendentemente dalla realtà esterna).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">Ci tengo a sottolineare che in questo articolo mi riferisco a stati che tendono alla sfera depressiva e non a diagnosi di depressione vera e propria che implicherebbe sintomi più specifici, gravi e persistenti nel corso del tempo.</span></p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Avere un aiuto psicologico che possa sostenerti nell’affrontare la tua patologia cronica può essere un elemento importante per prevenire stati depressivi o per aiutarti a superarli. L’obiettivo potrà essere quello di aiutare la tua mente a trovare un nuovo e migliore stato di equilibrio affinchè possa aiutare anche il corpo a gestire le sofferenze fisiche. Anche se adesso il mondo ti appare grigio, insieme abbiamo la possibilità di <strong>tornare a colorare qualche elemento</strong>, un passo alla volta, un giorno alla volta. Non avere paura di chiedere supporto, non lasciare che il tuo umore renda ancora più difficile il percorso connesso alla tua malattia.</p>



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		<title>Infertilità e scorrere del tempo</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/infertilita-e-scorrere-del-tempo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=infertilita-e-scorrere-del-tempo</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 14:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle principali sensazioni riportate dalle donne che stanno tentando di avere un bambino ma che stanno incontrando qualche ostacolo sul loro percorso riguarda la sensazione costante dello scorrere del tempo. Sia nel caso di tentativi naturali che nei casi di tentativi con fecondazione assistita. La voce delle donne “Ogni mese quando arriva il ciclo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una delle principali sensazioni riportate dalle donne che stanno tentando di avere un bambino ma che stanno incontrando qualche ostacolo sul loro percorso riguarda la sensazione costante dello <strong>scorrere del tempo</strong>. Sia nel caso di tentativi naturali che nei casi di tentativi con fecondazione assistita.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La voce delle donne</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Ogni mese quando arriva il ciclo penso che è un mese in meno a disposizione”, “Guardo il calendario e penso che <strong>avrò sempre meno tempo</strong>”, “Più penso al tempo che passa e più mi viene l’ansia”, “Mi sembra di essere vecchissima nel frattempo che scorrono i mesi”</em>.<br>Questi sono solo alcuni dei normalissimi e naturali pensieri che attraversano la mente di una donna che non riesce a concepire. Ci tengo a sottolineare che sono pensieri spontanei, <strong>non devi sentirti in colpa</strong> per averli tra le tue idee!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si prova</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che le donne raccontano riguardo a queste emozioni è relativo al fatto che più passa il tempo e meno hanno probabilità di restare incinte. La sensazione è proprio quella di <strong>un orologio che corre</strong> e di non riuscire a stargli dietro.<br>Sebbene sia un problema di coppia, è una difficoltà che riscontrano quasi sempre solo le donne. Gli uomini sentono meno il pressare dello scorrere del tempo, avendo maggiori possibilità di procreare anche in età più avanzata.<br>Queste sensazioni sono del tutto <strong>naturali</strong> e fanno parte di quello che viene definito come orologio biologico interno di una donna. Proprio perché naturali sono anche più difficili da tenere a bada e controllare.<br>Quando i tentativi falliti riguardano la fecondazione assistita, le emozioni relative al tempo sono ancora più ingigantite. In questi casi infatti la donna sa che per riprovare una fecondazione servono dei mesi di preparazione. Mesi che spesso vengono vissuti come un’ulteriore “perdita di tempo”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Effetti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere con ansia questo trascorrere del tempo non aiuta la donna a stare bene con se stessa e ad affrontare i tentativi di concepimento in maniera serena.<br>Spesso ci si sente <strong>invase da forti emozioni</strong> di angoscia, paura e preoccupazione. Associate ad emozioni di sconforto, rabbia, impotenza e frustrazione. È evidente come tutto questo alla lunga non aiuti in generale a favorire la gravidanza.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Quello che possiamo fare insieme è cercare di aiutare la tua mente a ritrovare un equilibrio interiore che ti aiuti a gestire i momenti di sconforto in maniera migliore. Non abbiamo modo di fare le magie, non possiamo fermare il tempo o farti raggiungere la gravidanza, ma possiamo farti stare bene con le tue emozioni e con i tuoi pensieri in modo tale che tu possa <strong>sentirti pronta e preparata</strong> per affrontare qualunque passaggio.</p>



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		<title>Painsomnia – Insonnia da dolore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 07:21:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I disturbi del sonno sono sicuramente uno dei principali disturbi della nostra epoca.Il sonno è una funzione primaria dell’organismo e viene ad essere messo a rischio ogni qualvolta la persona si trovi in uno stato fisico o psichico di non equilibrio. Disturbi del sonno In maniera sintetica per disturbi del sonno si intendono i disturbi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I disturbi del sonno sono sicuramente uno dei principali disturbi della nostra epoca.<br>Il sonno è una funzione primaria dell’organismo e viene ad essere <strong>messo a rischio</strong> ogni qualvolta la persona si trovi in uno stato fisico o psichico di non equilibrio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disturbi del sonno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In maniera sintetica per disturbi del sonno si intendono i disturbi connessi al dormire troppo poco (insonnia) o al dormire troppe ore (ipersonnia). In entrambi i casi la persona riferisce un sonno non adeguato alle aspettative e che non dona il riposo di cui si ha bisogno.<br>Parlando dell’<strong>insonnia</strong> possiamo distinguere l’insonnia iniziale che si manifesta nelle prime ore della notte, l’insonnia centrale nel caso in cui la persona ha continui e ripetuti risvegli durante la notte e l’insonnia tardiva tipica di coloro che si svegliano molto presto la mattina senza riuscire a riprendere sonno.<br>Un particolare tipo di insonnia è quella che in inglese viene definita come PAINSOMNIA e che in italiano potremmo tradurre come INSONNIA DA DOLORE.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Painsomnia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo termine si indica l’insonnia dovuta alla presenza di dolore fisico.<br>La caratteristica principale di questo disturbo è relativa al fatto che <strong>non importa quanto la persona possa essere stanca</strong> o quanto abbia bisogno di dormire, il sonno non arriva a causa della sofferenza fisica.<br>Si trascorre la notte nel tentativo di trovare la posizione giusta e la condizione migliore per poter riposare. Spesso psicologicamente si ha la percezione che <strong>il tempo non passi mai</strong>, come se si fosse fermato.<br>In questi casi si genera un particolare <strong>circolo vizioso</strong> tale per cui il dolore non permette di dormire e meno si dorme e più si prova dolore. Questo porta a percepire un forte senso di <strong>impotenza</strong> e di frustrazione per non riuscire ad alleviare la propria fatica e la propria stanchezza attraverso il riposo fisico.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conseguenze psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non riuscire a riposare bene per diverse notti consecutive porta sicuramente dei disagi emotivi e psicologici durante le giornate.<br>Aumentano gli stati di ansia e il rischio di sviluppare attacchi di panico. Diminuiscono le capacità attentive e di concentrazione nello svolgimento delle attività quotidiane. Aumentano le sensazioni di nervosismo e irascibilità. I pensieri sembrano essere meno lucidi e più confusi.<br>Le persone oltre a soffrire di dolore cronico si trovano a soffrire anche di <strong>stanchezza cronica</strong>!</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Non esiste la bacchetta magica per far sparire il dolore e permetterti di dormire, questo ci tengo a dirlo subito. Dal punto di vista psicologico è possibile andare a lavorare sulle componenti emotive connesse al dolore per cercare di ridurle e alleggerirle. Grazie alla <strong>psicoterapia ipnotica</strong> potrai trovare modo di aiutare il tuo corpo e la tua mente a recuperare un minimo di <strong>miglioramento nella condizione del sonno</strong> notturno. L’obiettivo su cui lavoro personalmente con le persone che soffrono di painsomnia è quello di arrivare a <strong>spezzare il circolo</strong> vizioso e riuscire a far riposare mente e corpo anche se mancano le ore standard di sonno.</p>



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		<title>Claustrofobia e risonanza magnetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 12:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La claustrofobia è definita come una paura grande, intensa e spropositata rispetto agli spazi chiusi.Come tutte le tipologie di fobia, la sua caratteristica è di essere una paura irrazionale. Ovvero una paura molto grande in assenza di un reale e oggettivo pericolo. Le persone che soffrono di claustrofobia percepiscono infatti come particolarmente rischioso e pericoloso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La claustrofobia è definita come una paura grande, intensa e spropositata rispetto agli <strong>spazi chiusi</strong>.<br>Come tutte le tipologie di fobia, la sua caratteristica è di essere una paura irrazionale. Ovvero una paura molto grande in assenza di un reale e oggettivo pericolo. Le persone che soffrono di claustrofobia percepiscono infatti come particolarmente rischioso e pericoloso restare in spazi e in ambienti chiusi, tendendo ad evitarli appena possibile.<br>Associata a questa fobia c’è spesso la <strong>paura del soffocamento</strong>. L’idea che restando in ambienti troppo limitati venga a mancare l’aria e l’ossigeno fino al soffocamento.<br>Anche la paura di <strong>non avere una “via di uscita</strong>” si presenta spesso in associazione alla claustrofobia. Il pensiero che anche volendo non si possa fare nulla per liberarsi dallo spazio ristretto. La percezione di non avere alcuna via di fuga in caso se ne abbia il bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono momenti in cui però gli spazi chiusi devono essere per forza affrontati. Uno di questi è il sottoporsi ad una <strong>risonanza magnetica</strong> per motivi di salute.<br>La risonanza magnetica è un esame diagnostico che prevede l’utilizzo di un macchinario medico abbastanza stretto. Costringe la persona a stare sdraiata per diversi minuti senza possibilità di muoversi o di cambiare posizione. Con la risonanza si entra proprio in una specie di <strong>tunnel ristretto</strong> che non aiuta le persone che soffrono di claustrofobia.<br>Sebbene esistano diversi macchinari più o meno aperti, la paura dell’esame e dei minuti da trascorrere in uno spazio limitato restano comunque attivi nella persona che soffre di questa fobia.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le cose che puoi fare se soffri di questo disturbo e devi affrontare una risonanza sono sicuramente il cercare di <strong>raccogliere informazioni</strong> rispetto a come avverrà il tuo esame. Non tutti gli ospedali e le strutture sanitarie utilizzano gli stessi macchinari e le stesse procedure. Tanto dipenderà anche dal punto del corpo in cui dovrai effettuare l’esame e dalla durata dello stesso. Potrai valutare con il tuo medico se effettuare una sedazione. Raccogliere informazioni ti aiuterà certamente a sentirti un po’ più preparata rispetto a quanto dovrai andare ad affrontare e ti potrà far sentire un minimo più capace di tenere sotto controllo la situazione.<br>Associato a questo puoi anche chiedere un <strong>supporto mentale</strong> che ti aiuti ad elaborare questa paura per renderla più sopportabile e facilmente gestibile.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Per prima cosa vorrei dirti di <strong>non sentirti stupida</strong> se provi questo tipo di paura. Non sentirti sola, tante persone ne soffrono e cercano di affrontarla quotidianamente. Dai importanza a quello che senti e che provi e non lasciare sminuire le tue emozioni da chi probabilmente ti dice <em>“è solo un po’ di ansia”. </em>Le <strong>fobie</strong> certamente rientrano nei disturbi di ansia ma sono qualcosa di molto più grande e molto più intenso dal punto di vista psicologico<em>. </em>Quello che possiamo fare insieme è cercare di farti arrivare alla tua risonanza con un minimo in più di tranquillità, che non significa far sparire completamente la paura. Tramite <strong>tecniche di rilassamento e ipnosi</strong> possiamo andare ad alleggerire le emozioni di pericolo che la tua mente involontariamente connette agli spazi chiusi in generale e alla risonanza in particolare. </p>



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		<title>Ipnosi e psicoterapia ipnotica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 14:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ipnosi per risolvere difficoltà psicologiche Quante volte ti sei detto: “ho un problema, so come andrebbe risolto ma non riesco a farlo”?Ma anche: “so cosa sarebbe meglio per me, ma non riesco a metterlo in atto”, “sento dentro di me cosa dovrei fare ma non so se fidarmi”.La psicoterapia ipnotica fornisce un PONTE tra la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ipnosi per risolvere difficoltà psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ti sei detto: “<em>ho un problema, so come andrebbe risolto ma non riesco a farlo</em>”?<br>Ma anche: “<em>so cosa sarebbe meglio per me, ma non riesco a metterlo in atto</em>”, “<em>sento dentro di me cosa dovrei fare ma non so se fidarm</em>i”.<br>La psicoterapia ipnotica fornisce un <strong>PONTE</strong> tra la tua mente razionale e la tua mente profonda, tra i tuoi ragionamenti e le tue emozioni. L’ipnosi ti offre la possibilità di connettere quello che senti di dover fare e le azioni per farlo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mente conscia e inconscia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra mente possiamo immaginarla come costituita da due parti: la parte conscia e razionale e la parte inconscia e profonda.<br>La <strong>parte conscia</strong> è quella che utilizziamo quando siamo svegli per svolgere le nostre attività quotidiane di comunicazione, organizzazione, pianificazione e svolgimento dei pensieri e dei ragionamenti.<br>La <strong>parte inconscia</strong> è quella parte della mente costituita da tutte le conoscenze, le esperienze, i vissuti, le emozioni che abbiamo acquisito e osservato durante il corso della vita. Possiamo paragonare l’inconscio ad un magazzino dove sono depositate risorse interiori a nostra disposizione.<br>Il conscio è la parte che ragiona e riflette, l’inconscio è la parte più profonda, emotiva e creativa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Recuperare le risorse interiori</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le risorse e le capacità depositate nell’inconscio guidano le nostre azioni e i nostri comportamenti. Talvolta però, tali conoscenze possono essere dimenticate, nascoste, oscurate o inutilizzate. Eppure sono nostre, ci appartengono.<br>L’obiettivo dell’ipnosi è andare a <strong>recuperare dall’inconscio tutte le risorse</strong> che possono tornare utili alla persona per risolvere le proprie difficoltà. Risvegliare elementi positivi in modo tale da essere utilizzati in maniera migliore.<br>Per attivare queste risorse interne, si svolge un vero e proprio <strong>lavoro di comunicazione</strong>.<br>Il terapeuta parlerà alla mente profonda della persona indicando quali elementi possono essere d’aiuto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Posizione di trance naturale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come primo passaggio, per comunicare alla mente inconscia, è necessario renderla pronta a recepire il messaggio, renderla pronta ad ascoltare.<br>Serve abbassare momentaneamente l’attività della mente razionale ponendosi in quella che può essere definita come <strong>posizione naturale di trance ipnotica</strong>. Una posizione naturale di riposo e rilassamento. Una posizione simile a quando siamo in dormiveglia o durante stati di meditazione o quando siamo semplicemente concentrati a svolgere un’attività specifica (sport, lettura, cucina, televisione).<br>In tutti questi casi sopra descritti la mente razionale riesce a mettersi momentaneamente da parte per fare spazio alla mente profonda. L’attenzione della persona è meno rivolta verso l’esterno e maggiormente rivolta verso la propria interiorità.<br>La coscienza in questi casi è rilassata quel tanto che basta affinchè la mente inconscia possa essere pronta ad ascoltare il messaggio terapeutico.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Linguaggio dell’inconscio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto è importante che il messaggio sia trasmesso attraverso un linguaggio che l’inconscio possa capire. Un linguaggio simile al mondo dei sogni, fatto di immagini, simboli, figure, storie, metafore, colori.<br>Proprio come se attraverso l’induzione ipnotica si andasse a costruire un “<strong>sogno al contrario</strong>”. Durante la notte solitamente è il nostro inconscio che ci comunica qualcosa, attraverso l’ipnosi siamo noi a comunicare e trasmettere qualcosa all’inconscio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ambiti di utilizzo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La persona ipnotizzata non è né anestetizzata, né presenta particolari fenomeni, ma è solo distaccata dalla realtà esterna e concentrata sulla propria realtà interiore.<br>Gli<strong> ambiti</strong> in cui la psicoterapia ipnotica risulta particolarmente utile sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Gestione dell’ansia, del panico e dello stress</li><li>Stati depressivi</li><li>Disturbi del sonno</li><li>Elaborazione del lutto</li><li>Disturbo da stress post-traumatico</li><li>Gestione del dolore cronico</li><li>Preparazione al parto</li><li>Insicurezza e problemi di autostima</li></ul>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">La psicoterapia ipnotica è sicuramente un tipo di sostegno psicologico piacevole e rilassante. Se pensi di avere bisogno di aiuto per superare una difficoltà emotiva o un disagio psicologico, non vergognarti a chiedere aiuto. <strong>Scoprirai che quello che ti serve è già dentro di te, basta solo attivarlo!</strong></p>



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		<title>Adenomiosi e risvolti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 08:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’adenomiosi è una patologia ginecologica che consiste nella presenza di tessuto endometriale lungo la parete muscolare dell’utero.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’adenomiosi è una <strong>patologia ginecologica</strong> che consiste nella presenza di tessuto endometriale lungo la parete muscolare dell’utero. L’endometrio (tessuto che ricopre l’utero) va ad invadere il tessuto muscolare uterino. Normalmente invece tessuto endometriale e tessuto muscolare sono separati e non si mischiano tra loro. Per questa sua caratteristica viene spesso definita anche come “<strong>endometriosi interna</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur non essendo una condizione patologica maligna, le donne affette da adenomiosi possono andare incontro a diversi sintomi fisici e svariate conseguenze psicologiche.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sintomi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà dal punto di vista sintomatologico sono molto simili alle donne che soffrono di endometriosi. Spesso infatti le due diagnosi coesistono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I disagi <strong>più comuni</strong> sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Dolore durante le mestruazioni</li><li>Presenza di anomali sanguinamenti uterini</li><li>Perdite tra un ciclo e l’altro</li><li>Flusso mestruale molto abbondante</li><li>Dolore durante o dopo i rapporti sessuali</li><li>Addome gonfio</li><li>Difficoltà nel concepimento o infertilità</li></ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Conseguenze psicologiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sottolineo subito che i risvolti psicologici dell’adenomiosi sono una conseguenza dei sintomi fisici e non la causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prima difficoltà riguarda la <strong>gestione del dolore</strong> quotidiano che con il passare del tempo porta una notevole quantità di sofferenza emotiva. Tale sofferenza si esprime in <strong>forti emozioni</strong> di ansia, preoccupazione, paura, senso di frustrazione, di impotenza, stati depressivi e sensi di colpa. Le emozioni governate dagli ormoni, spesso si presentano come ingestibili, improvvise e incontrollabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento cruciale dal punto di vista psicologico riguarda la sfera dell’<strong>immagine del proprio sé</strong>. L’adenomiosi porta ad avere una pancia sempre molto gonfia. Le donne che ne soffrono lamentano di vedere il proprio addome più grosso del normale, tanto da sembrare ai primi mesi di gravidanza. Questo cambiamento fisico crea disagio e vergogna in diversi casi e in svariate occasioni. L’immagine che ognuna di noi ha di se stessa è legata all’idea della propria <strong>femminilità</strong>. Questa patologia mette in discussione l’immagine fisica e mentale che ogni donna si è costruita nel tempo rispetto alla propria individualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Connessa a quest’area troviamo la sfera della <strong>maternità</strong>. Così come l’endometriosi, anche l’adenomiosi non aiuta a raggiungere una gravidanza in maniera naturale. Le donne si trovano a dover affrontare diverse sfide emotive e psicologiche che le obbliga a rivedere questo concetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine troviamo una difficoltà che riguarda sia il corpo che la mente: lo stato di <strong>stanchezza cronico</strong>. È un sintomo spesso lamentato da chi soffre di questa patologia. Da un lato i dolori fisici non favoriscono il riposo, dall’altro la fatica mentale di dover organizzare la vita in funzione della patologia. Tutto questo non aiuta le donne a sentirsi meno stanche.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7"><em>“Non ne posso più di vedermi sempre gonfia”, “<strong>Odio quando mi chiedono se sono incinta</strong>”, “Ormai associo la pancia solo ai dolori e alla fatica”.</em> Questi sono solo alcuni dei pensieri che le donne affette da adenomiosi si trovano a fare. Quello che vorrei dirti se stai leggendo queste righe è che ti capisco. Anche io soffro di adenomiosi e <strong>anche io ho pensato queste stesse cose</strong>. Non sentirti sola, non sentirti incompresa. Se hai bisogno di <strong>sostegno psicologico</strong> insieme possiamo percorrere una strada che ti aiuti a ritrovare un po’ di pace con il tuo corpo e con te stessa.</p>



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		<item>
		<title>Come cambia l&#8217;umore in base al ciclo mestruale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2020 07:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mestruazioni e menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[dismenorrea]]></category>
		<category><![CDATA[premestruale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi donne sperimentiamo spesso sulla nostra pelle e sulla nostra mente le oscillazioni d’umore che vengono condizionate dalle fasi del ciclo mestruale. Ogni fase è caratterizzata dalla produzione di&#160;ormoni&#160;diversi e questi incidono notevolmente sullo stato delle nostre emozioni e sul tono del nostro umore. Mestruazioni Con l’arrivo delle mestruazioni, spesso si presentano anche i classici [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Noi donne sperimentiamo spesso sulla nostra pelle e sulla nostra mente le oscillazioni d’umore che vengono condizionate dalle fasi del ciclo mestruale. Ogni fase è caratterizzata dalla produzione di&nbsp;<strong>ormoni&nbsp;</strong>diversi e questi incidono notevolmente sullo stato delle nostre emozioni e sul tono del nostro umore.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Mestruazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’arrivo delle mestruazioni, spesso si presentano anche i classici disturbi fisici tra cui dolore pelvico, dolore lombare, mal di testa, nausea, stanchezza, malessere generale. Lo stato di salute fisica condiziona in maniera particolare anche lo stato emotivo: <strong>l’umore tende ad essere cattivo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista ormonale gli estrogeni e il progesterone sono ai minimi livelli. Il calo degli ormoni causa senso di irritabilità, nervosismo, insofferenza e stanchezza.È frequente il desiderio di cibi dolci, un tentativo del corpo di richiedere zuccheri che possano sopperire alla carenza di serotonina.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Dalla fine delle mestruazioni al 14° giorno: fase follicolare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il termine delle mestruazioni si assiste ad una ripresa del <strong>buon umore</strong>. Gli estrogeni ricominciano a crescere e con essi si percepisce un aumento del desiderio sessuale e delle emozioni di sollievo, euforia e serenità. L’umore è stabile e generalmente positivo. Questa fase dura circa un paio di settimane, fino all’ovulazione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Ovulazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase gli estrogeni toccano il loro picco. La sensazione percepita sull’umore è quella di essere meno vulnerabili, meno sensibili, più capaci di prendere la vita con leggerezza. È frequente che ci si possa sentire più belle, più attraenti e più sicure di sé. Anche le energie sono maggiori durante questa fase, sia fisicamente che mentalmente. Facilmente ci si sente più&nbsp;<strong>ottimiste, solari e positive</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attenzione</strong>: è una fase che fila liscia se la donna non percepisce dolori. In diversi casi l’ovulazione causa sofferenze portando con sé dolori fisici non indifferenti. Ovviamente in questi casi il dolore prevale e anche l’umore ne risente. La donna si trova a doversi occupare del malessere perdendo gli effetti benefici che questa fase ormonale potrebbe avere sul suo stato emotivo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Dopo l&#8217;ovulazione: fase luteale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni gli estrogeni calano mentre aumentano i livelli di progesterone. Con questo cambiamento ormonale, si trasforma anche l’umore andando a peggiorare. Spesso sono i giorni in cui è facile <strong>concentrarsi sugli aspetti negativi</strong> della vita e sui problemi. I giorni prima delle mestruazioni sono quelli più a rischio di umore irascibile e altalenante, soprattutto nei casi di coloro che soffrono di sindrome premestruale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase assistiamo anche all’inibizione della produzione di serotonina che può causare un aumento dei livelli di ansia e di depressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attenzione</strong>: la sindrome premestruale quando diventa forte e invalidante merita di essere indagata per comprendere come poterla alleviare!</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Le fasi che abbiamo appena visto sono una sintesi molto generica di quello che può capitare durante i cambiamenti ormonali dovuti al ciclo mestruale. Ricordiamoci sempre che ogni donna è un mondo a sé e che non funzioniamo tutte alla stessa maniera. Se pensi di aver bisogno di sostegno o aiuto per affrontare la gestione del tuo umore in qualunque fase della tua vita, non vergognarti di chiederlo. Insieme potremo capire ciò di cui hai bisogno e come psicologicamente è possibile <strong>alleviare i disturbi </strong>connessi ai cambiamenti d’umore.</p>



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		<title>Cosa significa avere una malattia invisibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 20:47:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie e interventi]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Significato Tante malattie, fisiche o mentali, vengono definite come invisibili. Il termine invisibile indica il fatto che non vi siano sintomi evidenti ed osservabili esteriormente. I dolori, i disagi e le difficoltà sono tutte&#160;nascoste all’interno&#160;del corpo e della mente. Purtroppo nella nostra società l’occhio ha, fin troppo, bisogno della sua parte.&#160;Le malattie e i problemi [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Significato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tante malattie, fisiche o mentali, vengono definite come invisibili. Il termine invisibile indica il fatto che non vi siano sintomi evidenti ed osservabili esteriormente. I dolori, i disagi e le difficoltà sono tutte&nbsp;<strong>nascoste all’interno</strong>&nbsp;del corpo e della mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo nella nostra società l’occhio ha, fin troppo, bisogno della sua parte.&nbsp;Le malattie e i problemi che non sono osservabili ad occhio nudo dall’esterno non trovano lo stesso riconoscimento di quei disagi che invece sono ben visibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è valido per le patologie fisiche ma aumenta esponenzialmente la sua grandezza quando si parla di disagi psicologici. La tendenza è quella di&nbsp;<strong>sminuire</strong>&nbsp;sintomi e problematiche che non possono essere oggettivamente guardate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi purtroppo viene valido il detto: se non vedo non credo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Risvolti psicologici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>conseguenza psicologica</strong>&nbsp;di tutto questo ricade sulle persone che soffrono e che non trovano comprensione e riconoscimento nel mondo esterno. Spesso ci si sente dire&nbsp;<em>“fai troppa scena”, “esageri il tuo dolore”, “ma se stai così bene esteriormente, come puoi stare così male interiormente”, “allora perché sorridi se stai soffrendo”</em>&nbsp;e tanto altro. Ogni volta che si sente una frase del genere si riceve una piccola&nbsp;<strong>ferita nell’anima</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il passare del tempo si impara a farsi scivolare addosso commenti di questo tipo: ma&nbsp;<strong>non è giusto</strong>! Non è giusto che le persone giudichino il dolore altrui. Non è giusto che gli altri abbiano parola sulla nostra sofferenza. Non è corretto lasciare spazio ad opinioni che si basano esclusivamente sulla superficialità. Non va bene che l’esterno si permetta di contestare quello che ognuno di noi prova dentro di sè. Che si veda o meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dolore è qualcosa di personale e privato. I sintomi di qualunque disturbo sono totalmente soggettivi.&nbsp;Ogni persona è libera di&nbsp;<strong>scegliere quanto mostrare</strong>&nbsp;o quanto raccontare della propria malattia, del proprio dolore o delle proprie difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerebbe sempre poter trovare comprensione, accoglienza e accettazione. Quando questo non accade il rischio maggiore è di chiudersi in uno stato di&nbsp;<strong>solitudine</strong>&nbsp;e di isolamento che di certo non aiuta a stare meglio.</p>



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<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Affronta la tua patologia e il tuo dolore&nbsp;<strong>nel modo che credi migliore</strong>&nbsp;per te stessa, senza vergogna e sensi di colpa. Il tuo corpo e la tua mente sanno riconoscere limiti e confini che possono farti stare male, impara a rispettarli un po’ alla volta. Se pensi di avere bisogno di ascolto e comprensione, puoi trovare uno spazio psicologico che ti aiuti a superare il senso di ingiustizia e solitudine che provi. Scegli di&nbsp;<strong>amare prima te stess</strong>a&nbsp;indipendentemente dal parere e dall’opinione degli altri.</p>



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		<title>Maternità difficili: infertilità sine causa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 19:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infertilità e bisogno di una causa Si parla di&#160;infertilità&#160;quando la coppia non riesce a concepire dopo svariati tentativi naturali o di fecondazione assistita. Le prime domande che passano per la testa sono: “Perché succede tutto questo?”, “Perché proprio a noi?”, “Perché continuiamo a fallire?”, “Perché non funzioniamo?”, “Perché questo bambino non arriva?”. Il&#160;PERCHÉ&#160;è centrale nella [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Infertilità e bisogno di una causa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di&nbsp;<strong>infertilità</strong>&nbsp;quando la coppia non riesce a concepire dopo svariati tentativi naturali o di fecondazione assistita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prime domande che passano per la testa sono: “<em>Perché succede tutto questo?”, “Perché proprio a noi?”, “Perché continuiamo a fallire?”, “Perché non funzioniamo?”, “Perché questo bambino non arriva?”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>PERCHÉ</strong>&nbsp;è centrale nella mente delle coppie che si trovano a vivere la condizione di infertilità. Capire i motivi e le causa per cui non si riesce a concepire diventa un elemento psicologico fondamentale. All’inizio queste domande sono leggere ma più passa il tempo e più diventano imponenti e ingombranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le&nbsp;<strong>cause</strong>&nbsp;dell’infertilità possono essere diverse ed è fondamentale che la coppia possa conoscerle. Rispondere ai “<em>perché</em>” serve per alleggerire i normali sensi di colpa che possono emergere dai tentativi falliti di concepimento.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità sine causa e psicologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di infertilità sine causa quando, dopo i dovuti accertamenti medici,&nbsp;<strong>non vengono riscontrati motivazioni</strong>&nbsp;particolari per cui la coppia non riesca a concepire. Le domande e i “<em>perché</em>” restano senza risposta. L’assenza di una causa specifica scatena reazioni psicologiche particolari rispetto alla situazione in cui l’infertilità trova giustificazioni mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>senso di colpa</strong>&nbsp;in questa condizione è centrale.&nbsp;&nbsp;Le coppie&nbsp;&nbsp;si sentono inadatte,&nbsp;<strong>sbagliate</strong>&nbsp;e malfunzionanti. Come se i loro corpi fossero delle macchine inceppate che non trovano modo di essere aggiustate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sensi di colpa incidono sui livelli di&nbsp;<strong>sofferenza emotiva</strong>&nbsp;percepita, aumentano il rischio di difficoltà relazionali e i&nbsp;<strong>livelli di stress</strong>. Questa condizione certamente non favorisce una stato di equilibrio e serenità che possa facilitare il concepimento. Ci si trova in uno stato psicologico complesso e delicato in cui si rischia di restare imbrigliati se non si chiede aiuto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2>Come affrontare psicologicamente l’infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non c’è una modalità più giusta delle altre per affrontare questa condizione. Avere un buon equilibrio personale e di coppia sicuramente aiuta nella gestione delle emozioni durante ogni passaggio che ci si trova ad affrontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: dai spazio e forma ad ogni pensiero, senza trattenere nulla e senza vergogna, soprattutto all’interno della coppia. Ogni emozione ha diritto di esistere!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Depressione da infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei&nbsp;<strong>rischi</strong>&nbsp;più importanti se non si riesce a gestire bene la situazione è quello di sviluppare stati depressivi. In particolare quando non si riesce a trovare una causa o una motivazione per la propria infertilità. In questi casi vale sempre la pena fare un’indagine in più o chiedere un parere medico ulteriore. Scoprire il perché non si riesce a concepire aiuta anche a prevenire eventuali emozioni connesse alla depressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: campanelli di allarme di stati depressivi riguardano un tono dell’umore molto basso, la mancanza di energia, la stanchezza cronica, la perdita del desiderio di svolgere le normali attività quotidiane, cambiamenti nel ciclo del sonno e cambiamenti nell’alimentazione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità e crisi di coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando insieme non si riesce a trovare un buon equilibrio,&nbsp;<strong>la relazione</strong>&nbsp;stessa&nbsp;<strong>viene a traballare</strong>&nbsp;e ad essere messa in dubbio. Spesso si osservano le reazioni e i comportamenti dell’altro aspettandoci che provi le stesse emozioni che proviamo noi. Accettare che si possano avere tempi e&nbsp;<strong>modalità diverse</strong>&nbsp;di elaborazione degli eventi e delle notizie è un modo per prevenire eventuali difficoltà nella relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità in generale e soprattutto in assenza di cause, porta le coppie a confrontarsi con vissuti di rabbia,&nbsp;<strong>frustrazion</strong>e e fallimento non sempre facili da tollerare e gestire.</p>
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