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Dolore cronico e relazioni con gli altri

Perché il dolore cronico influisce sulle relazioni?

Vediamo insieme 6 motivi per cui chi affronta il dolore cronico si trova in difficoltà quando deve confrontarsi con le proprie relazioni sociali.

1. Si faticano a svolgere le stesse attività degli altri con la stessa quantità di energia

Molte volte il dolore cronico consuma la maggior parte delle energie della giornata. Solitamente le poche energie che si hanno a disposizione vengono usate per le azioni necessarie per la quotidianità (anche solo farsi una doccia o andare a fare la spesa). Per questo motivo spesso mancano le forze per poter uscire in occasioni di normale socialità.
Oltre a questo nel confronto con l’altro può diventare frustrante osservare come agli altri vengano semplici alcune azioni che per chi soffre sono assolutamente impegnative.

2. Ci si sente di poter essere noiosi nel raccontare la verità sul proprio stato d’animo e di salute

La paura e il timore di non avere nessuna “bella notizia” da raccontare è un altro importante motivo che limita la socialità. La preoccupazione è quella di poter risultare noiosi o lamentosi nel dover descrivere la propria condizione di salute.
Questo può portare ad evitare le situazioni di conversazione con  il mondo esterno.

3. Si è stanchi, molto più stanchi del normale

Questo punto si connette al primo. Quando mancano le forze o le energie c’è bisogno di un tempo maggiore di riposo e di recupero.
Sentire un profondo stato di stanchezza non invoglia nessuno a svolgere ulteriori attività per quanto piacevoli possano essere.

4. Si soffre nel caso si debba più volte disdire un impegno per il dolore

Chi soffre di un dolore o di una malattia cronica si trova spesso a dover organizzare cose per poi disdirle all’ultimo minuto a causa dei propri sintomi. Questo non è piacevole per l’altro ma soprattutto per chi si sente obbligato a dover rinunciare a qualcosa di piacevole a causa del dolore.
Accettare di non “controllare” completamente il proprio corpo è un processo psicologico impegnativo e faticoso.

5. Si teme costantemente di sentirsi incompresi o giudicati

Questo è un punto cardine. Purtroppo molto spesso chi soffre si scontra con un mondo che non ascolta e non comprende. Mantenere relazioni sociali con il rischio di essere incompresi e giudicati è una fonte di sofferenza ulteriore che si aggiunge al dolore fisico.
Il rischio è quello di tendere a isolarsi nella propria bolla proprio per colpa di un mondo esterno sordo e cieco.

6. Si fatica  a trovare risposte sensate a domande che causano ulteriore sofferenza

Come stai? Come va il lavoro? Stai sempre male?
Queste sono solo alcune delle domande che, seppure apparentemente innocue, possono causare difficoltà nel dare una risposta. Ci si trova in difficoltà perché ci si rende conto che la verità potrebbe essere difficile per l’altro da accogliere.

Cosa fare?

In tutti questi casi è importante ricordare e validare il pensiero che quel che si ama non si può cancellare. Pretendere di dimenticare è impossibile. Pretendere di eliminare un desiderio o un figlio è impossibile. Pretendere di fare finta di niente è impossibile. Pretendere di negare la sofferenza è impossibile.
Quello che puoi fare è prenderti cura di tutto questo: riconoscerlo, ascoltarlo, accoglierlo, capirlo. Prenderti cura della tua sofferenza e della tua mancanza (e del tuo vuoto) è sempre il passo giusto per poter costruire qualcosa di nuovo attorno al silenzio.
Non è una questione di tempo, le cose non verranno dimenticate, la sofferenza non andrà via, il ricordo di un figlio non deve passare. Quello che si può fare è trasformare il dolore attraversando emozioni e vissuti.

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