Chi soffre di dolore cronico spesso si trova a dover fronteggiare un’aggiuntiva forma di sofferenza: la mancanza di aiuto, di comprensione e di sostegno dall’esterno.
Per poter essere di aiuto e di sostegno, analizziamo insieme 6 cose che è meglio evitare di fare perché non sono assolutamente utili.
1. Fare sentire in colpa l’altro se non riesce a partecipare ad un evento sociale
Quando si soffre di un dolore o di una malattia cronica si è purtroppo obbligati a vivere in funzione dell’andamento dei sintomi.
Gli eventi sociali sono spesso momenti difficili: non si sa quanto dureranno, cosa si farà, cosa si mangerà, quanta gente ci potrà essere.
Può capitare di dover organizzare tali eventi nei dettagli prima di sentirsi sicuri di poter partecipare così come può capitare di doverli disdire all’ultimo minuto.
Importante diventa non fare sentire chi soffre in colpa se qualcosa del genere accade.
2. Confrontare i sintomi con quelli di altre persone
Ogni sintomo, ogni dolore e ogni forma di sofferenza sono diversi. Anche se le diagnosi possono essere le stesse o avere lo stesso nome, questo non implica avere anche gli stessi vissuti.
Ogni persona è diversa, ogni storia è diversa, ogni corpo è diverso e, dunque, anche ogni malattia può essere diversa.
Per questo motivo confrontare o paragonare i sintomi di una persona con quelli di un’altra non ha alcun senso e motivo di esistere.
Il rischio di questa cosa è di far sentire chi soffre ancor più sotto giudizio e ancor più a disagio andando ad incrementare i livelli di sofferenza emotiva e psicologica.
3. Offrire consigli medici non richiesti
La formula dovrebbe essere semplice: se non sei un medico non dare consigli medici.
Ma questa formula potrebbe anche essere ampliata a: se non conosci la mia sofferenza non cercare di dare suggerimenti che non hanno alcun fondamento.
Tutto questo ha ancora più valore e diventa ancora più valido perché nel 99% dei casi i consigli che vengono proposti non sono nemmeno stati richiesti e di conseguenza, ovviamente, non sono benvoluti.
Ricevere commenti quando già si sta soffrendo fa sentire in obbligo di dare spiegazioni o giustificazioni andando a creare un peso ed una fatica aggiuntivi.
4. Pianificare attività senza considerare i limiti dell’altro
Proporre attività che non considerano i bisogni di chi soffre è un’arma che ferisce moltissimo.
Obbligare l’altro a dire “no non posso” è psicologicamente devastante.
Se si desidera avere la presenza di qualcuno è corretto organizzare qualcosa che sia alla sua portata, considerando le sue necessità e i suoi bisogni.
5. Pensare che l’altro sia una persona pigra o che stia esagerando il suo dolore
Nessuno si diverte a stare male. Nessuno ha scelto i propri sintomi o la propria malattia. Nessuno è contento di doversi limitare o fermare a causa del dolore.
Chi affronta un dolore cronico non è pigro o svogliato, semplicemente sta cercando di trovare un equilibrio interiore che possa garantirgli il miglior equilibrio possibile.
Additare o giudicare qualcuno che soffre come pigro o come esagerato crea una ferita emotiva aggiuntiva che causa ancora più dolore e sofferenza.
6. Fare pressioni del tipo: “non ci devi pensare, devi andare avanti”
Dare consigli del tipo: “rilassati”, “distraiti e non ci pensare”, “ci sono cose peggiori” non è mai di aiuto o sostegno.
Frasi di questo tipo rischiano di fare sentire chi soffre come una persona sbagliata e colpevole del suo dolore.
Quando si vive il dolore è normale e naturale pensarci, perché il dolore si fa sentire e urla forte ogni giorno.
Bisogna stare attenti a non fare commenti che possano risultare banali e superficiali e causare l’effetto opposto a quello del sostegno.