Il lutto perinatale è un’esperienza che sfida le leggi naturali della vita: è la morte che arriva prima della nascita, o subito dopo. Ma oltre al dolore della perdita, c’è un sentimento corrosivo che spesso viene soffocato perché considerato “sbagliato”: il senso di profonda ingiustizia.
Una perdita senza riconoscimento sociale
A differenza di altri lutti, quello perinatale è spesso un lutto che la società tende a minimizzare (“Sei giovane, ne farai un altro”, “Non l’hai nemmeno conosciuto”), privando i genitori del diritto di soffrire. Questa invalidazione esterna alimenta un senso di ingiustizia sociale: il mondo sembra dirti che il tuo dolore non ha valore perché l’oggetto del tuo amore non aveva ancora un posto visibile nel mondo.
La domanda che logora: “perché a me?”
Il senso di ingiustizia si nutre del confronto con l’esterno. Vedere gravidanze che procedono senza intoppi o persone che non desiderano figli averne con facilità scatena una rabbia legittima ma psicologicamente devastante.
La domanda: perché noi, che abbiamo fatto tutto bene, siamo stati puniti? La sensazione è che la natura sia stata ingiusta e crudele, trasformando un luogo di vita (l’utero) in un luogo di perdita.
Avevi già immaginato il suo viso, la sua stanza, il suo profumo. L’ingiustizia sta nel vedersi rubare un futuro che era già psicologicamente reale.
Strategie per sopravvivere all’ingiustizia
Non si cancella un lutto perinatale, ma si impara a portarlo con sé. Ecco come gestire il carico della rabbia:
1. Dare un nome alla perdita
L’ingiustizia si combatte dando dignità. Che sia un nome, un rituale privato, la conservazione di un’ecografia o di una scarpina: rendere reale la perdita comunica alla tua mente che il tuo dolore ha un motivo legittimo. Non sei pazza a soffrire, sei un genitore che ha perso un figlio.
2. Trasformare la rabbia in azione (o protezione)
La rabbia per l’ingiustizia ha bisogno di un canale. Se guardare le altre famiglie ti fa soffrire, proteggiti. Non è invidia cattiva, è istinto di conservazione. Allontanati da contesti che attivano il dolore finché non avrai le risorse per affrontarli.
3. Cercare la “tribù del silenzio”
Il senso di ingiustizia diminuisce quando capisci di non essere solo. Gruppi di auto-mutuo aiuto o psicoterapie specializzate aiutano a capire che la tua non è una maledizione personale, ma un evento tragico che purtroppo appartiene alla vita, eliminando il peso del “perché proprio a me?”.
Conclusione: la giustizia della memoria
L’ingiustizia della morte perinatale non può essere riparata da una nuova gravidanza, perché ogni figlio è unico. La vera giustizia che puoi rendere a te stessa e al bambino che non c’è più è il riconoscimento del vostro legame. Onorare quel dolore significa onorare l’amore che lo ha generato.
Nota: Se senti che il dolore e il senso di ingiustizia stanno compromettendo la tua voglia di vivere, non esitare a contattare professionisti specializzati nel lutto perinatale. Chiedere aiuto è il primo passo per non affogare nel vuoto.
2 risposte
Soltanto, infinitamente grazie, perché c è qualcuno che ne parla …
Grazie a te per leggermi!!