Vivere e affrontare quotidianamente i sintomi di una patologia cronica ha inevitabilmente delle influenze e delle conseguenze anche sulla mente, sulle emozioni e sulla sfera psicologica.
In particolare la cronicità può incidere, con il passare del tempo, sull’autostima della persona.
L’autostima può essere sinteticamente definita come l’immagine, l’idea e l’insieme di giudizi che ogni persona ha di se stessa.
Vediamo insieme alcuni motivi per cui i sintomi cronici possono andare a modificare questa immagine interiore.
Sentirsi diversi dagli altri
Per prima cosa chi vive con una malattia cronica percepisce quasi subito un senso di diversità e di differenza rispetto a tutte le altre persone che non hanno problemi di salute.
In questa diversità si tende a sentirsi rotti, guasti, malfunzionanti, sbagliati. Tante volte questa differenza ovviamente è reale perché oggettivamente la presenza di una malattia cambia la vita e le abitudini.
Dal punto di vista psicologico, però, sottolineare costantemente la diversità come qualcosa di negativo (come se esistesse una classifica) non aiuta a stare meglio (o ad incentivare l’autostima).
C’è sicuramente una differenza ma sottolineare il meglio e il peggio non ha grande senso dal punto di vista emotivo.
Interiorizzazione del senso di colpa
Altro elemento che psicologicamente può incidere sull’autostima sono i sensi di colpa.
Chi vive la cronicità spesso si sente ingiustamente in colpa per il proprio dolore e per la propria condizione.
Sensi di colpa che possono essere rivolti sia verso se stessi che verso gli altri.
Verso di sé si ha sempre il timore di poter aver fatto qualcosa di sbagliato per aver causato o peggiorato i sintomi.
Verso gli altri ci si sente in colpa per il pensiero di poter limitare o condizionare le loro vite.
I sensi di colpa non incentivano l’autostima perché creano un’immagine di noi stessi legata all’errore e all’inadeguatezza.
Non riuscire a stare al passo “normale”
Connesso al primo punto e al senso di diversità, anche osservare se stessi non essere più in grado di svolgere determinate attività o di stare al passo di quella che in precedenza era la normalità, incide sull’autostima.
Anche in questo caso si percepisce un certo senso di fallimento rispetto al proprio corpo e alle proprie funzioni.
Tutto questo è amplificato se la persona si trova anche a vivere una perdita di indipendenza e di autonomia a causa della propria malattia. Dover pesare sugli altri vedendoli procedere all’andatura “normale” può creare una grande sofferenza psicologica.
Non sempre, infatti, è scontato o immediato accettare che la propria condizione implichi un cambiamento o una modificazione importante delle abitudini della propria vita.
Temere di deludere chi si ama
Questo punto è connesso al punto relativo ai sensi di colpa.
La paura di essere un peso per le persone che ci amano, ci fa pensare di non essere una piacevole compagnia.
Credere di essere una delusione, un fallimento o un fastidio non aiuta certamente i livelli di autostima.
In questi casi invito sempre a riflettere sul fatto che chi vive attorno a noi ha un cervello ed è libero di scegliere o meno la nostra vicinanza. Inoltre invito a pensare a cosa faremmo noi a parti invertite.
Le persone con una malattia cronica devono sempre ricordare a loro stesse che meritano amore!
Perdita di autonomia e indipendenza: bisogno dell’aiuto degli altri
Punto centrale rispetto al concetto di autostima è il concetto di indipendenza.
Tante volte è possibile che pezzi di indipendenza vengano persi o modificati a causa dei sintomi.
Chiedere aiuto e dipendere dagli altri non è mai facile psicologicamente. Nessuno vorrebbe mai osservare se stesso come una persona bisognosa degli altri per svolgere la propria vita. Tutto questo è ancora più amplificato quando il bisogno di aiuto arriva ad essere richiesto anche per azioni molto semplici e quotidiane: lavarsi, camminare, parlare ecc..
Andare più piano mentre tutti vanno veloci
Infine un ultimo elemento che può influenzare l’autostima riguarda l’osservare come i tempi, con una malattia cronica, siano necessariamente diversi e rallentati rispetto alla normalità.
Rendersi conto di avere bisogno di più tempo per fare le cose e soprattutto di più riposo dopo averle fatte, provoca emotivamente frustrazione, impotenza, rabbia e fa sentire incapaci o inadatti.
Accettare questo aspetto della cronicità diventa però essenziale per riuscire a trovare pace con il proprio corpo e conquistare il massimo equilibrio mentale possibile.