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	<title>Fertilità e maternità Archivi - ginecologicaMente</title>
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	<description>Psicologia ginecologica</description>
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	<title>Fertilità e maternità Archivi - ginecologicaMente</title>
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		<title>L’ingiustizia del lutto perinatale: elaborazione tra silenzio e rabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 07:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lutto perinatale è un’esperienza che sfida le leggi naturali della vita: è la morte che arriva prima della nascita, o subito dopo. Ma oltre al dolore della perdita, c’è un sentimento corrosivo che spesso viene soffocato perché considerato &#8220;sbagliato&#8221;: il senso di profonda ingiustizia. Una perdita senza riconoscimento sociale A differenza di altri lutti, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale è un’esperienza che sfida le leggi naturali della vita: è la morte che arriva prima della nascita, o subito dopo. Ma oltre al dolore della perdita, c’è un sentimento corrosivo che spesso viene soffocato perché considerato &#8220;sbagliato&#8221;: <strong>il senso di profonda ingiustizia.</strong></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una perdita senza riconoscimento sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di altri lutti, quello perinatale è spesso un lutto che la società tende a minimizzare (<em>&#8220;Sei giovane, ne farai un altro&#8221;, &#8220;Non l&#8217;hai nemmeno conosciuto&#8221;</em>), privando i genitori del diritto di soffrire. Questa invalidazione esterna alimenta un senso di ingiustizia sociale: il mondo sembra dirti che il tuo dolore non ha valore perché l&#8217;oggetto del tuo amore non aveva ancora un posto visibile nel mondo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La domanda che logora: &#8220;perché a me?&#8221;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di ingiustizia si nutre del confronto con l&#8217;esterno. Vedere gravidanze che procedono senza intoppi o persone che non desiderano figli averne con facilità scatena una rabbia legittima ma psicologicamente devastante.<br>La domanda: <em>perché noi, che abbiamo fatto tutto bene, siamo stati puniti?</em> La sensazione è che la natura sia stata ingiusta e crudele, trasformando un luogo di vita (l&#8217;utero) in un luogo di perdita.<br>Avevi già immaginato il suo viso, la sua stanza, il suo profumo. L&#8217;ingiustizia sta nel vedersi rubare un futuro che era già psicologicamente reale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie per sopravvivere all&#8217;ingiustizia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si cancella un lutto perinatale, ma si impara a portarlo con sé. Ecco come gestire il carico della rabbia:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Dare un nome alla perdita</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingiustizia si combatte dando dignità. Che sia un nome, un rituale privato, la conservazione di un&#8217;ecografia o di una scarpina: <strong>rendere reale la perdita</strong> comunica alla tua mente che il tuo dolore ha un motivo legittimo. Non sei pazza a soffrire, sei un genitore che ha perso un figlio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Trasformare la rabbia in azione (o protezione)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia per l&#8217;ingiustizia ha bisogno di un canale. Se guardare le altre famiglie ti fa soffrire, <strong>proteggiti</strong>. Non è invidia cattiva, è istinto di conservazione. Allontanati da contesti che attivano il dolore finché non avrai le risorse per affrontarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Cercare la &#8220;tribù del silenzio&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di ingiustizia diminuisce quando capisci di non essere solo. Gruppi di auto-mutuo aiuto o psicoterapie specializzate aiutano a capire che la tua non è una maledizione personale, ma un evento tragico che purtroppo appartiene alla vita, eliminando il peso del &#8220;perché proprio a me?&#8221;.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: la giustizia della memoria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingiustizia della morte perinatale non può essere riparata da una nuova gravidanza, perché ogni figlio è unico. La vera giustizia che puoi rendere a te stessa e al bambino che non c&#8217;è più è il <strong>riconoscimento del vostro legame</strong>. Onorare quel dolore significa onorare l&#8217;amore che lo ha generato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nota:</strong> Se senti che il dolore e il senso di ingiustizia stanno compromettendo la tua voglia di vivere, non esitare a contattare professionisti specializzati nel lutto perinatale. Chiedere aiuto è il primo passo per non affogare nel vuoto.</p>
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		<title>Infertilità e rabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 10:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infertilità non è solo un vuoto biologico, ma un incendio emotivo che divora le certezze del domani. Tra lo shock della diagnosi e l&#8217;usura dei cicli medici, la rabbia emerge come un grido di ribellione contro un destino percepito come ingiusto. Comprendere la forza di questa emozione è il primo passo per trasformare il dolore [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;infertilità non è solo un vuoto biologico, ma un incendio emotivo che divora le certezze del domani. <br>Tra lo shock della diagnosi e l&#8217;usura dei cicli medici, la rabbia emerge come un grido di ribellione contro un destino percepito come ingiusto. <br>Comprendere la forza di questa emozione è il primo passo per trasformare il dolore in una nuova, coraggiosa consapevolezza di sé.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La rabbia contro l&#8217;ingiustizia del corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo bersaglio della rabbia è spesso il proprio corpo. Ci si sente traditi da quella che dovrebbe essere una funzione naturale e biologica. Questa sensazione di &#8220;guasto interno&#8221; genera un profondo senso di impotenza: la rabbia nasce proprio lì, dove finisce il controllo.<br>Vedere il proprio corpo come un nemico che non risponde ai comandi trasforma ogni ciclo mestruale non in una delusione, ma in un affronto personale.<br>È fondamentale riconoscere che questa rabbia è, in realtà, una forma di lutto per la perdita dell&#8217;integrità fisica e dell&#8217;invulnerabilità che pensavamo di possedere.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;invidia &#8220;tabù&#8221; e il peso del confronto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più difficili da confessare è la rabbia che si prova verso chi riesce a concepire con facilità. È quella fitta al cuore davanti a un annuncio sui social o l&#8217;irritazione verso un&#8217;amica che si lamenta delle nausee. Spesso questa rabbia è accompagnata da un senso di colpa paralizzante: <em>&#8220;non sono una bella persona se provo questo&#8221;</em>.<br>In realtà, la psicologia ci insegna che non è odio verso l&#8217;altro, ma dolore per se stessi. La rabbia è il segnale che un nostro bisogno fondamentale è rimasto insoddisfatto e il successo altrui funge semplicemente da specchio per la nostra ferita aperta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La frattura con il mondo esterno e il peso sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia si rivolge spesso verso l&#8217;esterno, contro una società che sembra ignorare il dolore dell&#8217;infertilità o che lo banalizza con frasi fatte. I commenti dei parenti, le domande indiscrete a cena e l&#8217;insistenza dei media sulla famiglia tradizionale diventano micro-aggressioni quotidiane. <br>Ci si sente arrabbiati con un mondo che sembra andare avanti senza accorgersi della nostra lotta. <br>Questa &#8220;rabbia sociale&#8221; è un meccanismo di difesa necessario per stabilire dei confini. Serve a dire: <em>&#8220;basta, non permetto a nessuno di calpestare il mio dolore con la superficialità&#8221;</em>.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il riflesso della rabbia nella vita di coppia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la relazione più solida può essere scossa da ondate di risentimento.<br>La rabbia può scaturire dalle differenze nei tempi di elaborazione o nei diversi modi di affrontare le cure mediche. Se uno dei due partner sembra &#8220;soffrire meno&#8221; o è più razionale, l&#8217;altro può sentirsi solo e reagire con ostilità.<br>Il rischio è che la camera da letto diventi un laboratorio clinico e il partner un bersaglio per la propria frustrazione.<br>È vitale capire che la rabbia non è diretta verso l&#8217;altro, ma verso la situazione comune: siamo due soldati nella stessa trincea, non avversari.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La rabbia come scudo: proteggere i propri confini emotivi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso non consideriamo che la rabbia ha una funzione evolutiva fondamentale: quella di proteggerci. Nel deserto dell&#8217;infertilità, dove ci si sente vulnerabili, esposti e spesso giudicati, la rabbia agisce come una barriera difensiva. È quella forza che ci spinge a dire &#8220;no&#8221; a un invito doloroso, a cambiare medico se non ci sentiamo ascoltati o a pretendere rispetto per il nostro silenzio.<br>Senza questa spinta rischieremmo di scivolare nella passività o in una rassegnazione depressiva. Onorare la propria rabbia significa riconoscere che non siamo soltanto &#8220;vittime&#8221; di una diagnosi ma persone che hanno ancora la forza di lottare per il proprio benessere e per il proprio desiderio, anche quando il percorso si fa impervio.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla rabbia alla resilienza: come canalizzare l&#8217;energia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia non va repressa, perché il dolore soffocato finisce per esplodere in modi distruttivi o per trasformarsi in stato depressivo.<br>Il segreto è la canalizzazione. La rabbia è un&#8217;emozione ad alta energia: può essere usata per diventare più assertivi con i medici, per cercare attivamente supporto specialistico o per dedicarsi a progetti che restituiscano un senso di potere personale.<br>Quando smettiamo di vergognarci della nostra rabbia e iniziamo ad ascoltarla, essa smette di essere un incendio che distrugge e diventa una fiamma che ci aiuta a illuminare i passi successivi del nostro percorso.</p>
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		<item>
		<title>Gravidanza biochimica: l&#8217;impatto psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 11:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mondo della ricerca di una gravidanza esiste un evento tanto precoce quanto devastante: la gravidanza biochimica. Si verifica quando un test di gravidanza risulta positivo (evidenziando la presenza dell&#8217;ormone Beta-hCG), ma la gestazione si interrompe spontaneamente prima ancora che sia possibile visualizzare la camera gestazionale tramite ecografia. Spesso liquidata clinicamente come un &#8220;falso allarme&#8221; [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della ricerca di una gravidanza esiste un evento tanto precoce quanto devastante: la <strong>gravidanza biochimica</strong>. Si verifica quando un test di gravidanza risulta positivo (evidenziando la presenza dell&#8217;ormone Beta-hCG), ma la gestazione si interrompe spontaneamente prima ancora che sia possibile visualizzare la camera gestazionale tramite ecografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso liquidata clinicamente come un &#8220;falso allarme&#8221; o un semplice ritardo, la biochimica porta con sé un carico emotivo che merita di essere riconosciuto e validato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;illusione di un istante</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La particolarità della gravidanza biochimica è la sua brevità estrema. Può durare pochi giorni o addirittura poche ore. Tuttavia, per chi cerca un figlio, quel lasso di tempo è sufficiente per costruire un intero futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal momento in cui appare quella linea sottile sul test o si legge il valore delle analisi del sangue, la persona non è più &#8220;in cerca&#8221;, ma è <strong>incinta</strong>. La biochimica non interrompe solo un processo biologico, ma spezza bruscamente una proiezione mentale e affettiva, trasformando la gioia in un lutto immediato.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché il dolore viene spesso minimizzato?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto sociale tende a pesare il dolore in base alle settimane di gestazione: &#8220;era presto&#8221;, &#8220;almeno sai che puoi rimanere incinta&#8221;, &#8220;è stato solo un accenno&#8221;. Queste frasi appartengono alla <strong>positività tossica</strong> e servono a chi le pronuncia per gestire il proprio disagio, ma hanno l&#8217;effetto di isolare chi soffre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trauma psicologico della biochimica deriva da:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Lo shock del &#8220;dentro-fuori&#8221;:</strong> la rapidità con cui si passa dall&#8217;euforia alla perdita non lascia il tempo alla mente di elaborare l&#8217;accaduto.</li>



<li><strong>La mancanza di un luogo per il dolore:</strong> non essendoci un&#8217;ecografia, un battito o un corpo, il lutto sembra &#8220;astratto&#8221; agli occhi degli altri, rendendo difficile per la coppia chiedere supporto.</li>



<li><strong>La sfiducia nel proprio corpo:</strong> molte donne vivono la biochimica come un tradimento del corpo, che le ha illuse per poi &#8220;fallire&#8221; subito dopo.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gestire l&#8217;impatto emotivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Validare il proprio lutto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo è smettere di dirsi &#8220;non era niente&#8221;. Era una speranza, era un inizio, era un figlio potenziale. Riconoscere che si ha il diritto di soffrire, anche se la gravidanza è durata pochissimo, è fondamentale per non cronicizzare il trauma.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Comunicare con il partner</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso i membri della coppia vivono questo evento in tempi diversi. Parlarne apertamente evita che uno dei due si senta solo o che l&#8217;altro si senta obbligato a &#8220;fare il forte&#8221;, minimizzando l&#8217;accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Riprendere il controllo del racconto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di vedere la biochimica solo come un fallimento, col tempo si può provare a inquadrarla come un dato clinico (specialmente in percorsi di PMA) che indica che un attecchimento è stato possibile. Questo non cancella il dolore, ma aiuta a ricollocare l&#8217;evento all&#8217;interno di un percorso più ampio.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La gravidanza biochimica non è una &#8220;non-gravidanza&#8221;. È un’esperienza di perdita reale che richiede tempo, ascolto e rispetto. Sminuirne la portata psicologica non aiuta la guarigione; al contrario, solo dando un nome a questo dolore invisibile è possibile attraversarlo e tornare a guardare al futuro con una consapevolezza nuova.</p>
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		<title>Lutto perinatale ed espulsione farmacologica: cosa succede psicologicamente alle donne che affrontano un aborto spontaneo nel bagno di casa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aborto spontaneo è, per sua natura, un evento traumatico. Quando la gravidanza si interrompe ma il corpo non avvia l&#8217;espulsione, la medicina ricorre all&#8217;induzione farmacologica. Questa procedura, mirata a evitare l&#8217;intervento chirurgico, sposta però il momento culminante della perdita tra le mura domestiche. La donna si trova così a vivere il lutto perinatale e l&#8217;espulsione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’aborto spontaneo è, per sua natura, un evento traumatico. Quando la gravidanza si interrompe ma il corpo non avvia l&#8217;espulsione, la medicina ricorre all&#8217;induzione farmacologica. Questa procedura, mirata a evitare l&#8217;intervento chirurgico, sposta però il momento culminante della perdita tra le mura domestiche. La donna si trova così a vivere il lutto perinatale e l&#8217;espulsione del feto nell&#8217;intimità – a volte drammatica – del bagno di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa succede nella mente di una donna che si ritrova a gestire la fine di un desiderio e la cruda realtà fisica della perdita, seduta sul pavimento o sul water della propria abitazione?</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo shock della &#8220;solitudine medica&#8221; nel momento del trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;aborto spontaneo indotto farmacologicamente a casa, la donna passa istantaneamente dal ruolo di madre che attende a quello di spettatrice della fine della propria gravidanza.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La responsabilità dell&#8217;atto:</strong> anche se la decisione è medica (il feto è morto), la donna deve assumere i farmaci e monitorare da sola il processo. Questo può generare un profondo senso di abbandono da parte delle istituzioni sanitarie.<br></li>



<li><strong>L&#8217;ipervigilanza:</strong> senza il supporto visivo e costante di medici o infermieri, la donna deve valutare da sola la normalità del dolore e del sanguinamento. Ogni crampo e ogni perdita ematica diventano fonte di terrore e ansia acuta: <em>&#8220;Starà andando tutto bene? Sto rischiando un&#8217;emorragia?&#8221;</em>.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il trauma della concretezza visiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di un raschiamento in sala operatoria, dove l&#8217;atto chirurgico scherma la donna dalla vista della perdita, l&#8217;aborto farmacologico a casa impone un confronto visivo diretto e brutale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bagno diventa il luogo in cui il lutto astratto si materializza in modo visivo, tattile e irreversibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vista del sangue, dei coaguli e potenzialmente del sacco gestazionale o del feto è uno degli aspetti più impattanti a livello psicologico.<br>Questo momento può scatenare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Immagini intrusive (flashback):</strong> la scena del bagno può fissarsi nella memoria a lungo termine in modo traumatico, ripresentandosi alla mente nei giorni successivi sotto forma di incubi o pensieri improvvisi.<br></li>



<li><strong>Il dilemma del cosa fare:</strong> un carico emotivo immenso è legato alla gestione pratica di ciò che viene espulso. Cosa fare? Come comportarsi nel bagno di casa di fronte ai resti di una gravidanza desiderata? È un momento di una complessità emotiva fortissima.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La contaminazione emotiva dello spazio quotidiano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il bagno è un luogo di igiene, intimità e routine quotidiana. Dopo un evento del genere,</p>



<p class="wp-block-paragraph">subisce una vera e propria frattura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei mesi successivi, entrarci per lavarsi o guardarsi allo specchio può riattivare la memoria traumatica del corpo. La casa, che dovrebbe essere il luogo sicuro in cui rifugiarsi per elaborare il dolore, nasconde una stanza che ricorda costantemente la perdita. Questo può portare la donna a evitare di usare quel bagno, o a viverlo con un senso di profonda angoscia e tristezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vissuto psicologico: le fasi del lutto perinatale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aborto spontaneo vissuto in questo modo attiva un processo di lutto che si articola attraverso emozioni specifiche e dolorose:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Senso di colpa</strong>: anche se la morte del feto è una fatalità medica, il fatto di aver assunto il farmaco per espellerlo può generare la falsa e dolorosa sensazione di &#8220;aver fatto qualcosa per mandarlo via&#8221;.<br></li>



<li><strong>Inadeguatezza del corpo</strong>: sentire che il proprio corpo ha &#8220;fallito&#8221; due volte: prima nel non proteggere la vita, poi nel dover essere spinto dai farmaci per lasciarla andare.<br></li>



<li><strong>Rabbia e ingiustizia</strong>: verso la sfortuna, verso la solitudine in cui ci si è trovate, o verso la apparente facilità con cui gli altri portano a termine le gravidanze.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Supporto psicologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l&#8217;autonomia della procedura farmacologica non si traduca in un trauma permanente, la gestione di queste situazioni richiede un radicale cambio di paradigma:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Preparazione psicologica (e non solo medica):</strong> il personale sanitario non può limitarsi a spiegare gli effetti collaterali fisici dei farmaci. Dovrebbe preparare la donna a <em>ciò che vedrà</em> e a <em>ciò che proverà</em> emotivamente in quel bagno.<br></li>



<li><strong>Protocolli di accoglienza del lutto:</strong> offrire indicazioni chiare e rispettose su come gestire i resti della gravidanza, sollevando la donna dall&#8217;improvvisazione in un momento di shock.<br></li>



<li><strong>Supporto psicologico post-evento istantaneo:</strong> attivare percorsi di psicoterapia o gruppi di mutuo aiuto sul lutto perinatale per elaborare l&#8217;esperienza visiva e corporea vissuta tra le mura di casa.<br><br></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Morire psicologicamente un pezzetto alla volta sul pavimento del proprio bagno è un&#8217;esperienza che nessuna donna dovrebbe affrontare senza una rete di protezione emotiva. Riconoscere la specificità di questo trauma è il primo passo per potersene prendere cura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginecologicamente.it/lutto-perinatale-ed-espulsione-farmacologica/">Lutto perinatale ed espulsione farmacologica: cosa succede psicologicamente alle donne che affrontano un aborto spontaneo nel bagno di casa?</a> proviene da <a href="https://www.ginecologicamente.it">ginecologicaMente</a>.</p>
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		<title>Lutto perinatale: il trauma del raschiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lutto perinatale è un’esperienza profonda, dolorosa e spesso vissuta in un silenzio assordante. Quando una gravidanza si interrompe bruscamente nelle prime settimane, il dolore emotivo si intreccia inevitabilmente con il trauma fisico. Tra le procedure mediche necessarie in questi contesti, il raschiamento rappresenta uno spartiacque psicologico molto intenso. Non si tratta semplicemente di un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale è un’esperienza profonda, dolorosa e spesso vissuta in un silenzio assordante. Quando una gravidanza si interrompe bruscamente nelle prime settimane, il dolore emotivo si intreccia inevitabilmente con il trauma fisico. Tra le procedure mediche necessarie in questi contesti, il <strong>raschiamento</strong> rappresenta uno spartiacque psicologico molto intenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta semplicemente di un intervento chirurgico di routine; per la donna, il raschiamento è il momento della separazione definitiva, un rito di passaggio traumatico che richiede un’attenta lettura psicologica.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto psicologico del raschiamento: un trauma multidimensionale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista psicologico, il raschiamento attiva dinamiche traumatiche specifiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La perdita dell&#8217;ideale e del futuro:</strong> La gravidanza, fin dal test positivo, attiva nella mente della donna (e della coppia) la costruzione di un bambino immaginario, di una nuova identità (quella di madre) e di un futuro condiviso. Il raschiamento decreta la fine fisica di quel futuro.</li>



<li><strong>La violazione del corpo:</strong> L&#8217;utero, vissuto fino a poco prima come un luogo di accoglienza, protezione e vita, diventa improvvisamente uno spazio &#8220;vuoto&#8221; o, peggio, un luogo di morte. L&#8217;intervento chirurgico, per quanto eseguito con cura, viene spesso percepito inconsciamente come un&#8217;intrusione o una violazione del proprio spazio più intimo.</li>



<li><strong>Il vuoto improvviso:</strong> Molte donne riferiscono che il risveglio dall&#8217;anestesia coincide con una sensazione di &#8220;vuoto viscerale&#8221;. Finché l&#8217;embrione o il feto è nel corpo, permane un legame fisico; l&#8217;intervento recide questo legame in modo istantaneo e artificiale.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;lutto squalificato&#8221; e il senso di solitudine</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei fattori che aggrava il trauma del raschiamento è quello che possiamo definire come lutto squalificato o anche lutto invisibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso, l&#8217;ambiente ospedaliero tratta l&#8217;interruzione precoce di gravidanza come un evento clinico minore. La donna può trovarsi in corsia d&#8217;attesa accanto a donne che stanno per partorire, o ricevere commenti apparentemente consolatori ma profondamente invalidanti da parte del personale sanitario o dei familiari (es. <em>&#8220;sei giovane, potrai farne un altro&#8221;</em>, <em>&#8220;era solo all&#8217;inizio&#8221;</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa svalutazione sociale della perdita impedisce la legittimazione del dolore. Se il dolore non viene riconosciuto, il processo di lutto si blocca, aumentando il rischio di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico o una depressione reattiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come elaborare il trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Trovare alleggerimento dalla sofferenza psicologica dopo un raschiamento richiede tempo, rispetto per i propri ritmi e, spesso, un supporto specialistico. Ecco alcune tappe fondamentali nel percorso di elaborazione:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Legittimare il dolore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo è concedersi il permesso di soffrire. Non importa di quante settimane fosse la gravidanza: la perdita è reale e il dolore ha il diritto di esistere. Piangere la perdita è necessario per evitare che il trauma si somatizzi nel corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Dare un nome e un posto alla perdita</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se non c&#8217;è stata una nascita termine, quel bambino è esistito nella mente e nel cuore dei genitori. Trovare un modo per salutarlo – che sia scrivere una lettera, piantare un fiore o conservare un piccolo oggetto simbolo – aiuta a trasformare un trauma improvviso in un ricordo integrato nella propria storia di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Prendersi cura del corpo ferito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corpo ha subito un trauma fisico e un brusco crollo ormonale. È fondamentale che la donna ristabilisca una connessione positiva con il proprio corpo, non più visto come &#8220;difettoso&#8221; o &#8220;incapace&#8221;, ma come un organismo che ha sofferto e che ha bisogno di cure, riposo e delicatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Il ruolo del partner e della coppia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale colpisce anche il partner, il cui dolore viene spesso ulteriormente invisibilizzato. Il raschiamento può unire o dividere: è vitale comunicare, accettando che si possa soffrire in modi e con tempi diversi, senza giudicarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: l&#8217;importanza di un supporto specializzato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il raschiamento lascia una cicatrice che non si vede ecograficamente, ma che incide profondamente l&#8217;anima. Se dopo diversi mesi dall&#8217;intervento il pensiero della perdita evoca ancora la stessa identica angoscia acuta, o se compaiono flashback dell&#8217;ospedale, disturbi del sonno e ansia generalizzata, è fondamentale chiedere aiuto a uno psicologo che si occupa di queste tematiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trauma non si cancella, ma può essere integrato nella propria storia. Solo attraversando quel vuoto, con i giusti tempi e il giusto sostegno, l&#8217;utero e la mente possono tornare a essere, un giorno, luoghi capaci di accogliere nuovamente la vita o, semplicemente, di ritrovare la pace.</p>
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		<title>Pma e carico mentale: quando gli ormoni riscrivono le tue emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 10:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi non ha mai vissuto un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) tende a vederlo come un protocollo medico: esami, punture, monitoraggi, transfer. Ma per chi quel percorso lo abita, la realtà è molto diversa. La PMA non è solo una sfida fisica, è un vero e proprio sequestro emotivo che trasforma il corpo in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi non ha mai vissuto un percorso di <strong>Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)</strong> tende a vederlo come un protocollo medico: esami, punture, monitoraggi, transfer. Ma per chi quel percorso lo abita, la realtà è molto diversa. La PMA non è solo una sfida fisica, è un vero e proprio sequestro emotivo che trasforma il corpo in un laboratorio e la mente in un campo di battaglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo esploreremo perché la terapia ormonale influisce così profondamente sulla tua stabilità e come gestire l’invisibile, ma pesantissimo, <strong>carico mentale</strong> che ne deriva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il corpo sotto assedio: l’impatto biochimico degli ormoni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una tua suggestione: <strong>gli ormoni cambiano il modo in cui pensi e senti.</strong> Le terapie farmacologiche utilizzate per la stimolazione ovarica o per la preparazione dell&#8217;endometrio (gonadotropine, estrogeni, progesterone) portano i livelli ormonali a picchi molto distanti da quelli di un ciclo naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sostanze interagiscono direttamente con i neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, che regolano l&#8217;umore. Il risultato?</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Sbalzi d’umore repentini:</strong> puoi passare dalla speranza al pianto disperato nel giro di pochi minuti.</li>



<li><strong>Irritabilità:</strong> una reazione chimica che ti fa sentire &#8220;senza pelle&#8221;, dove ogni piccolo imprevisto sembra insormontabile.</li>



<li><strong>Nebbia cognitiva (brain fog):</strong> difficoltà a concentrarti sul lavoro o a ricordare semplici impegni quotidiani.<br><br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricorda:</strong> Non sei tu che &#8220;non sai gestire lo stress&#8221;. È il tuo sistema endocrino che sta rispondendo a una stimolazione massiccia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il peso dell’iper-vigilanza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla biochimica, esiste un carico cognitivo che satura ogni spazio della giornata. In psicologia si chiama iper-vigilanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dover gestire gli orari millimetrici dei farmaci, coordinare i monitoraggi con gli impegni di lavoro (spesso inventando scuse per assentarsi) e analizzare ogni minimo segnale del corpo alla ricerca di un sintomo di successo, crea un corto circuito mentale. Questa <strong>&#8220;vita in sospeso&#8221;</strong> impedisce di fare progetti a lungo termine, rendendo il futuro un’incognita che dipende esclusivamente dall&#8217;esito dell&#8217;ultimo transfer.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;isolamento sociale e la positività tossica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più difficili del carico mentale in PMA è il divario tra la tua realtà e quella del mondo esterno. Spesso ci si sente costrette a sorridere a un baby shower o a tollerare frasi come <em>&#8220;Basta non pensarci e vedrai che arriva&#8221;</em>. Questa <strong>positività tossica</strong> invalida il tuo dolore e aumenta il senso di isolamento. Il peso di dover &#8220;sembrare normale&#8221; mentre si sta affrontando una tempesta interiore è una delle principali cause di esaurimento emotivo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di sopravvivenza: come proteggere la tua mente</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei in questo percorso, non puoi eliminare lo stress, ma puoi cambiare il modo in cui lo attraversi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Valida le tue emozioni:</strong> smetti di chiederti scusa perché sei triste o nervosa. Dì a te stessa: <em>&#8220;È normale sentirsi così, sto facendo una cosa difficile&#8221;</em>.</li>



<li><strong>Crea dei confini protetti:</strong> non sei obbligata a rispondere alle domande dei parenti o a partecipare a eventi che ti fanno soffrire. Proteggere la tua energia non è egoismo, è sopravvivenza.</li>



<li><strong>La regola dei 20 minuti:</strong> dedica solo 20 minuti al giorno alla ricerca di informazioni sulla PMA online o sui forum. Passato quel tempo, chiudi il telefono e dedicati a un’attività che non abbia nulla a che fare con la fertilità.</li>



<li><strong>Coinvolgi il partner in modo attivo:</strong> il carico mentale spesso ricade sulla donna. Delega al partner la gestione della farmacia, la logistica degli appuntamenti o la comunicazione con i familiari.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La tua salute mentale conta quanto il risultato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In un percorso di PMA, l&#8217;obiettivo finale (la gravidanza) tende a oscurare tutto il resto. Ma la tua stabilità emotiva non è un sacrificio necessario sull&#8217;altare della genitorialità. Sei una persona, non un contenitore di speranze mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prenderti cura della tua mente mentre curi il tuo corpo non è solo utile: è fondamentale per affrontare il percorso, qualunque sia l&#8217;esito.</p>
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		<title>Lutto perinatale e psicologia: le domande più comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:54:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa significa psicologicamente vivere un lutto perinatale? Il lutto perinatale non riguarda solo la perdita biologica; è la perdita di un progetto di vita, di una speranza e di una parte di sé. Psicologicamente la genitorialità inizia nel momento in cui un figlio viene immaginato. La morte durante la gravidanza o subito dopo la nascita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa significa psicologicamente vivere un lutto perinatale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale non riguarda solo la perdita biologica; è la perdita di un progetto di vita, di una speranza e di una parte di sé. Psicologicamente la genitorialità inizia nel momento in cui un figlio viene immaginato. La morte durante la gravidanza o subito dopo la nascita interrompe bruscamente il processo di &#8220;investimento affettivo&#8221;, lasciando i genitori in uno stato di shock e vuoto esistenziale.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché mi sento in colpa anche se non ho responsabilità?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di colpa è una delle tappe più frequenti e dolorose. Psicologicamente, la colpa è un meccanismo di difesa (seppur disfunzionale): la mente preferisce pensare di aver sbagliato qualcosa piuttosto che accettare che la vita sia governata dall&#8217;imprevedibilità e dal caos. Ricorda che il lutto perinatale è un evento medico, non un fallimento della tua persona o del tuo corpo.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quanto tempo serve per superare la perdita?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia moderna preferisce parlare di integrazione piuttosto che di superamento. Non si dimentica, ma si impara a convivere con la mancanza.<br>La fase acuta può durare mesi ed è caratterizzata da stanchezza cronica, pianto e isolamento.<br>Il primo anno è il più difficile a causa delle ricorrenze (la data del presunto parto, le feste).<br>Non esiste una tabella di marcia universale: ogni genitore ha il proprio ritmo.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come influisce il lutto sulla vita di coppia?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uomini e donne spesso elaborano il lutto in modi diversi, e questo può creare tensioni:<br>La madre tende a un&#8217;elaborazione più espressiva e focalizzata sull&#8217;emozione.<br>Il padre (o l&#8217;altro partner) spesso adotta un&#8217;elaborazione orientata al &#8220;fare&#8221; o alla protezione, cercando di mostrarsi forte, il che può essere frainteso come indifferenza.<br>La chiave è la comunicazione: accettare che il partner soffra in modo differente è fondamentale per non allontanarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come gestire la paura del futuro e di una nuova gravidanza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è una reazione protettiva. Dopo un lutto perinatale, la spensieratezza legata all&#8217;attesa svanisce, sostituita dall&#8217;ipervigilanza.<br>Non affrettare i tempi per &#8220;sostituire&#8221; il bambino perduto. Datti il permesso di avere paura senza vergognartene. Cerca un monitoraggio medico e psicologico che convalidi le tue ansie invece di sminuirle.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>È normale provare rabbia verso chi ha figli o verso le donne incinte?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, è una reazione umana e molto comune definita &#8220;dolore da confronto&#8221;. La vista di una pancia o di una carrozzina funge da <em>trigger</em> (innesco), ricordandoti violentemente ciò che ti è stato tolto. Questa rabbia non ti rende una persona cattiva o invidiosa; è semplicemente la manifestazione del tuo senso di ingiustizia. Proteggerti è un tuo diritto: se frequentare certi amici o partecipare a un baby shower è troppo doloroso, concediti il permesso di declinare l&#8217;invito senza sensi di colpa. Con il tempo, questa reattività emotiva tenderà a sfumare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come posso rispondere a chi minimizza la mia perdita con frasi fatte?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone spesso dicono frasi come <em>&#8220;sei giovane&#8221;</em> o <em>&#8220;la natura ha fatto il suo corso&#8221;</em> perché non sanno gestire l&#8217;impotenza di fronte al tuo dolore. Non sei obbligato a educare gli altri o a incassare in silenzio. Puoi rispondere con cortesia ma fermezza: <em>&#8220;capisco che tu voglia consolarmi, ma in questo momento ho solo bisogno che la mia perdita venga riconosciuta come tale&#8221;</em>.<br>Mettere dei confini chiari aiuta gli altri a capire che il tuo non è un &#8220;piccolo intoppo&#8221;, ma un lutto a tutti gli effetti che richiede rispetto e ascolto, non soluzioni sbrigative.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando è necessario chiedere aiuto a un professionista?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta specializzato se:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il dolore impedisce le normali attività quotidiane dopo molti mesi.</li>



<li>Si manifestano attacchi di panico o sintomi di disturbo da stress post-traumatico (flashback, incubi).</li>



<li>Il senso di vuoto sfocia in una depressione clinica persistente.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Un consiglio prezioso:</strong> il tuo dolore ha diritto di esistere perché l&#8217;amore che provavi era reale.</p>
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		<title>Gravidanza extrauterina: l’impatto psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 07:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;esperienza di una gravidanza extrauterina (GEU) rappresenta un evento traumatico unico nel panorama della salute riproduttiva. Si colloca all&#8217;intersezione tra la gioia di una nuova vita, il lutto di una perdita e la paura per la propria incolumità fisica. A differenza di un aborto spontaneo convenzionale, la GEU comporta spesso un&#8217;emergenza medica che trasforma bruscamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza di una <strong>gravidanza extrauterina</strong> (GEU) rappresenta un evento traumatico unico nel panorama della salute riproduttiva. Si colloca all&#8217;intersezione tra la gioia di una nuova vita, il lutto di una perdita e la paura per la propria incolumità fisica. <br>A differenza di un aborto spontaneo convenzionale, la GEU comporta spesso un&#8217;emergenza medica che trasforma bruscamente un sogno in una minaccia per la salute.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo shock del pericolo immediato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di altre forme di perdita, la gravidanza extrauterina richiede spesso un intervento medico o chirurgico d&#8217;urgenza. Il passaggio psicologico è violentissimo: in pochi istanti si passa dal monitoraggio delle Beta-hCG alla sala operatoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il trauma fisico come barriera al lutto:</strong> il dolore fisico e lo shock dell&#8217;intervento (con il rischio di perdere una tuba) costringono la donna a concentrarsi sulla propria sopravvivenza. Questo può &#8220;congelare&#8221; l&#8217;elaborazione del lutto per il bambino perso, che riemergerà solo settimane dopo, quando le ferite fisiche saranno rimarginate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sensazione di invasione:</strong> l&#8217;intervento chirurgico d&#8217;emergenza può lasciare un senso di violazione e vulnerabilità, tipico dei disturbi da stress post-traumatico.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La perdita della fertilità futura (reale o percepita)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti psicologici più pesanti riguarda il timore per il futuro. <br>La perdita di una tuba o il danno ai tessuti riproduttivi instilla il dubbio: <em>&#8220;potrò ancora avere figli?&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mutilazione simbolica:</strong> la rimozione di una tuba viene spesso vissuta come una perdita di femminilità o di integrità. Anche se la scienza conferma che è possibile concepire con una sola tuba, la mente percepisce una riduzione della propria capacità generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ansia della ripetizione:</strong> dopo una GEU, ogni futura ricerca di gravidanza non sarà più vissuta con spensieratezza, ma con il terrore che l&#8217;evento possa ripetersi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un lutto complesso e solitario</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto per una GEU è spesso un lutto non riconosciuto. Poiché la gravidanza non poteva in alcun modo procedere (essendo l&#8217;impianto fuori dall&#8217;utero biologicamente incompatibile con la vita), alcune persone (e talvolta persino il personale sanitario) tendono a razionalizzare eccessivamente: <em>&#8220;almeno l&#8217;hanno presa in tempo&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste parole, pur vere clinicamente, invalidano il fatto che per la donna quel piccolo embrione era già un figlio. La consapevolezza che la gravidanza fosse impossibile non rende la perdita meno dolorosa; al contrario, aggiunge un senso di ingiustizia e di assurdità biologica.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di recupero psicologico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per superare l&#8217;impatto di una gravidanza extrauterina, è necessario un approccio che curi sia la mente che il corpo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riconoscere il trauma:</strong> è corretto ammettere che ciò che è accaduto è stato un evento effettivamente rischioso. Non si è &#8220;solo&#8221; perso un bambino, si è vissuta un&#8217;emergenza medica.<br></li>



<li><strong>Pazienza con il corpo:</strong> il recupero ormonale dopo una GEU può essere lento. Gli sbalzi di umore sono influenzati non solo dal dolore, ma anche dal brusco calo degli ormoni della gravidanza.<br></li>



<li><strong>Supporto specialistico:</strong> se i flashback dell&#8217;ospedale, l&#8217;ansia costante o il senso di vuoto persistono, rivolgersi a uno psicologo esperto in psicologia perinatale è il passo più efficace per rielaborare l&#8217;accaduto.</li>
</ul>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La gravidanza extrauterina lascia cicatrici visibili sul corpo e invisibili nell&#8217;anima. Guarire significa dare spazio a entrambe. Solo onorando il dolore della perdita e, contemporaneamente, celebrando la propria guarigione fisica, è possibile ritrovare la fiducia necessaria per guardare di nuovo al futuro.</p>
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		<title>Lutto perinatale e stati depressivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 09:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lutto perinatale comprende la perdita di un bambino durante la gravidanza (dalle prime settimane fino al termine) o subito dopo la nascita. È un evento traumatico che colpisce circa una donna su sei, eppure rimane spesso un &#8220;lutto proibito&#8221; o delegittimato dalla società, che tende a minimizzare l&#8217;accaduto con frasi fatte del tipo &#8220;sei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale comprende la perdita di un bambino durante la gravidanza (dalle prime settimane fino al termine) o subito dopo la nascita. <br>È un evento traumatico che colpisce circa una donna su sei, eppure rimane spesso un &#8220;lutto proibito&#8221; o delegittimato dalla società, che tende a minimizzare l&#8217;accaduto con frasi fatte del tipo &#8220;<em>sei giovane, ne avrai un altro</em>&#8220;. <br>Questa mancanza di riconoscimento sociale può spingere i genitori in un isolamento profondo, favorendo l&#8217;insorgenza di stati depressivi complessi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il peso del silenzio e la solitudine del dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più dolorosi del lutto perinatale è l&#8217;invisibilità.<br>Poiché il bambino spesso non ha avuto il tempo di essere conosciuto dal mondo esterno, i genitori si ritrovano a piangere un figlio che &#8220;esisteva&#8221; pienamente solo nella loro mente e nel loro cuore. <br>Questo vuoto di memoria collettiva rende difficile l&#8217;elaborazione: senza ricordi condivisi con amici e parenti, il dolore resta confinato tra le mura domestiche, trasformandosi facilmente in un senso di alienazione che è il terreno fertile per gli stati depressivi.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La distinzione tra lutto fisiologico e depressione reattiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È fondamentale distinguere tra la tristezza profonda, che è una risposta naturale alla perdita, e una vera e propria patologia depressiva.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Lutto fisiologico:</strong> è un processo dinamico che, seppur dolorosissimo, permette nel tempo di integrare la perdita nella propria storia.</li>



<li><strong>Stato depressivo:</strong> si manifesta quando il dolore diventa statico. I sintomi includono un senso di colpa paralizzante, anedonia (incapacità di provare piacere), disturbi del sonno persistenti e la sensazione che la vita non abbia più alcun valore o significato.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La colpa e il corpo traditore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle madri, la componente depressiva è spesso alimentata da un senso di fallimento biologico. Il corpo, che avrebbe dovuto proteggere e nutrire la vita, viene percepito come un &#8220;traditore&#8221;. Questo pensiero intrusivo genera un ciclo di autosvalutazione distruttivo.<br>Anche i padri, tuttavia, non sono immuni: spesso si sentono in dovere di essere la &#8220;roccia&#8221; della famiglia, reprimendo il proprio dolore per sostenere la compagna, finendo poi per crollare in forme di depressione mascherata o rabbia repressa.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto sulla coppia e il rischio di rottura</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lutto perinatale mette a dura prova il legame di coppia. Ognuno elabora la perdita con tempi e modalità differenti: chi ha bisogno di parlare frequentemente dell&#8217;accaduto e chi cerca rifugio nel silenzio o nel lavoro. Quando queste divergenze non vengono comprese, nasce un muro di incomprensione che alimenta lo stato depressivo di entrambi, portando a una sensazione di abbandono reciproco proprio nel momento del massimo bisogno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Percorsi di cura: oltre la sopravvivenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uscire dal buio della depressione post-lutto richiede tempo e, spesso, un aiuto professionale.</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Validazione del dolore:</strong> riconoscere che la perdita è reale e che il bambino era una persona a tutti gli effetti.</li>



<li><strong>Riti di passaggio:</strong> creare momenti o simboli per onorare la memoria (una lettera, una scatola dei ricordi, piantare un albero) aiuta a dare una collocazione al dolore.</li>



<li><strong>Supporto tra pari:</strong> i gruppi di auto-mutuo aiuto sono straordinariamente efficaci, poiché permettono di specchiarsi in chi ha vissuto lo stesso dramma, abbattendo il muro della solitudine.</li>
</ol>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verso una nuova luce</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborare un lutto perinatale non significa &#8220;dimenticare&#8221; o &#8220;superare&#8221;, ma imparare a vivere con una cicatrice che fa parte della propria storia. La guarigione non coincide con il ritorno alla persona di prima (che non esiste più) ma con la nascita di una nuova consapevolezza. Con il giusto supporto psicologico e umano, è possibile trasformare la disperazione in una malinconia gestibile, permettendo alla vita di riprendere, pur con la consapevolezza della fragilità, della mancanza e del vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il paradosso dei due orologi: vivere l&#8217;infertilità tra tempo cronologico e tempo biologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 10:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è uno dei paradossi più crudeli dell&#8217;esperienza umana: vivere costantemente con due orologi che corrono a velocità opposte, entrambi percepiti come nemici. Nell&#8217;infertilità, il tempo smette di essere una misura oggettiva e diventa un campo di tensione psicologica.&#160; ​Chi affronta un percorso di ricerca di un figlio, naturale o assistito, si ritrova spesso a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Questo è uno dei paradossi più crudeli dell&#8217;esperienza umana: vivere costantemente con due orologi che corrono a velocità opposte, entrambi percepiti come nemici. Nell&#8217;infertilità, il tempo smette di essere una misura oggettiva e diventa un campo di tensione psicologica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Chi affronta un percorso di ricerca di un figlio, naturale o assistito, si ritrova spesso a vivere una spaccatura temporale che logora i nervi e l&#8217;anima. È una guerra costante tra il desiderio che il tempo <strong>acceleri</strong> e l&#8217;angoscia che esso <strong>rallenti</strong>.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il tempo cronologico: il desiderio della velocità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Nella psicologia dell&#8217;infertilità, il tempo cronologico, ovvero quello del calendario, è percepito come una barriera. È il tempo dell&#8217;attesa, dei test negativi, dei cicli che si ripetono, delle liste d&#8217;attesa nelle cliniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​In questa dimensione, vorresti solo che il tempo <strong>corresse più veloce</strong>. Vorresti &#8220;saltare&#8221; le settimane che ti separano dal prossimo tentativo, dal prossimo monitoraggio, dal risultato di un esame. Ogni giorno che passa senza una novità è percepito come tempo sprecato, un vuoto insopportabile. Questa urgenza crea uno stato di iperattivazione: si vive proiettati costantemente nel futuro, rendendo il presente un luogo invivibile e privo di valore.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Il tempo biologico: il desiderio di rallentare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Contemporaneamente, esiste l&#8217;orologio biologico. Qui, la percezione cambia drasticamente. Ogni compleanno, ogni mese che passa, ogni capodanno diventa un rintocco minaccioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​In questa dimensione, vorresti che il tempo <strong>si fermasse o rallentasse</strong>. C&#8217;è la consapevolezza dolorosa che le riserve si stanno esaurendo, che le probabilità statistiche diminuiscono, che il corpo ha una &#8220;scadenza&#8221; che non risponde alla forza di volontà.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​La frattura psicologica: quando il &#8220;No&#8221; è un tradimento del tempo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Questa frizione crea una sofferenza specifica che potremmo definire <strong>&#8220;asincronia esistenziale&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il momento in cui la tua mente dice: &#8220;sì, sono pronta, voglio questo adesso&#8221; (urgenza cronologica), ma sei consapevole che il tuo corpo potrebbe dire: &#8220;no, non ci riesco&#8221; (limite biologico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Dover dire &#8220;no&#8221; a un invito, a un progetto di lavoro o a una vacanza perché &#8220;forse in quel periodo avrò il transfer&#8221; o &#8220;forse sarò stanca per le cure&#8221; è un atto di fede verso il tempo cronologico che si scontra con la paura del tempo biologico. È la rinuncia al presente in nome di un futuro che senti scivolarti tra le dita.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Gestire il conflitto: come sopravvivere ai due orologi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Come si può abitare questo paradosso senza impazzire?</p>



<p class="wp-block-paragraph">​<strong>Riconoscere l&#8217;emozione:</strong> dare un nome a questa tensione aiuta. Sapere che è normale voler accelerare e rallentare contemporaneamente toglie il peso di sentirsi &#8220;sbagliati&#8221; o eccessivamente ansiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​<strong>Abbandonare il controllo totale:</strong> l&#8217;infertilità ci mette davanti al fatto che non tutto può essere pianificato. Accettare che il tempo biologico segue leggi proprie permette di ridurre l&#8217;autocolpevolizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​<strong>Creare &#8220;isole di presente&#8221;:</strong> poiché si vive proiettati nel futuro o nel rimpianto del passato, è vitale ritagliarsi dei momenti in cui gli orologi non esistono. Piccole attività dove il tempo non è finalizzato a un obiettivo, ma solo all&#8217;esperienza (un hobby, una camminata, un momento di coppia senza parlare di cliniche).</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Vivere tra questi due orologi è una delle sfide più dure che una persona o una coppia possa affrontare. È un esercizio di equilibrio precario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Tuttavia, ricordare che <strong>tu non sei il tuo tempo biologico</strong> e che il tuo valore come persona non dipende dalla velocità della tua cronologia è il primo passo per tornare a respirare. Non sei in ritardo sulla vita; stai percorrendo un sentiero diverso, che richiede una pazienza e una forza che non avresti mai pensato di dover trovare.</p>
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		<title>Infertilità e attacchi di panico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi affronta l’infertilità, il corpo diventa spesso un luogo di conflitto. Ma a volte, lo stress non rimane confinato alla tristezza o alla preoccupazione: esplode. L&#8217;attacco di panico è il segnale d&#8217;allarme di un sistema emotivo che è andato in &#8220;cortocircuito&#8221; sotto il peso di aspettative, diagnosi e attese infinite. Cos’è un attacco di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per chi affronta l’infertilità, il corpo diventa spesso un luogo di conflitto. Ma a volte, lo stress non rimane confinato alla tristezza o alla preoccupazione: esplode. L&#8217;attacco di panico è il segnale d&#8217;allarme di un sistema emotivo che è andato in &#8220;cortocircuito&#8221; sotto il peso di aspettative, diagnosi e attese infinite.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è un attacco di panico?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attacco di panico è un episodio improvviso di <strong>ansia intensissima</strong> che raggiunge il picco in pochi minuti, manifestandosi con sintomi fisici violenti come tachicardia, mancanza di respiro e tremori. Chi lo vive prova un senso di <strong>catastrofe imminente</strong>, temendo di morire, svenire o perdere il controllo. Nonostante la sensazione di pericolo sia estrema, non c’è una minaccia reale: è una risposta di allarme del corpo che si attiva fuori contesto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché l&#8217;infertilità scatena il panico?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco di panico non arriva mai per caso. È il culmine di una pressione psicologica che agisce su più fronti:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>La perdita di controllo:</strong> l&#8217;infertilità toglie il potere decisionale sulla propria vita. Non importa quanto tu ti impegni, non puoi garantire il risultato. Questa impotenza è uno dei principali inneschi del panico.</li>



<li><strong>Il trauma della diagnosi:</strong> ricevere una diagnosi di infertilità è, a tutti gli effetti, un trauma. Il cervello può reagire attivando la risposta &#8220;attacca o fuggi&#8221;, ma poiché non c&#8217;è un nemico fisico da combattere, la mente si rivolta contro se stessa.</li>



<li><strong>La tempesta ormonale:</strong> durante i cicli di PMA, i farmaci possono alterare profondamente l&#8217;umore e la reattività del sistema nervoso, rendendo la persona fisiologicamente più vulnerabile a picchi d&#8217;ansia acuta.</li>
</ol>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si manifesta il panico nel percorso PMA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, l’attacco di panico ha spesso trigger (inneschi) specifici:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sala d&#8217;attesa:</strong> l’odore dell’ospedale o la vista di altre coppie può scatenare un senso di soffocamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’annuncio degli altri:</strong> ricevere la notizia della gravidanza di un’amica può causare tachicardia, sudorazione e la sensazione di morte imminente o svenimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La &#8220;notte prima&#8221;:</strong> l&#8217;ansia anticipatoria prima di un pick-up o delle analisi delle beta può impedire il respiro, creando la sensazione di un peso insopportabile sul petto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il circolo vizioso: panico e colpa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più crudele degli attacchi di panico legati all&#8217;infertilità è il <strong>senso di colpa</strong>. La persona pensa: <em>&#8220;se sto male così, lo stress rovinerà tutto. Il mio panico impedirà l&#8217;attecchimento&#8221;</em>. È fondamentale sapere che <strong>non è così</strong>: il tuo corpo è molto più resiliente di quanto pensi e un attacco di panico non compromette la tua capacità biologica di restare incinta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie di pronto soccorso emotivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se ti capita di soffrire di attacchi di panico durante questo percorso, ecco come puoi riprendere il timone:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riconosci il sintomo:</strong> Quando senti il cuore accelerare, dì a te stessa: <em>&#8220;questo è panico, non è un infarto, non sto morendo. È solo il mio dolore che sta cercando di uscire&#8221;</em>. Nominare l&#8217;emozione ne riduce il potere.</li>



<li><strong>La respirazione quadrata:</strong> inspira per 4 secondi, trattieni per 4, espira per 4, resta vuota per 4. Questo segnala al sistema nervoso che non c&#8217;è un pericolo reale.</li>



<li><strong>Esci dal &#8220;tunnel del tempo&#8221;:</strong> il panico vive nel futuro (la paura del fallimento). Riportati nel presente toccando oggetti fisici, sentendo i piedi per terra o elencando cinque cose che vedi intorno a te.</li>



<li><strong>Supporto specialistico:</strong> l&#8217;infertilità è un trauma complesso. Parlare con uno psicologo esperto in fertilità non è &#8220;un lusso&#8221;, ma una necessità per disinnescare la bomba emotiva che porti dentro.</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di attacchi di panico non significa essere fragili o non essere pronti per diventare genitori. Significa che il tuo desiderio è immenso e il carico che stai portando è diventato troppo pesante per essere gestito in solitudine. Sii gentile con te stessa: il tuo corpo non sta fallendo, sta solo chiedendo aiuto per gestire un dolore che non ha parole.</p>
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		<title>Lutto perinatale: il rumore del vuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 13:44:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il silenzio è un peso troppo grande ​C’è un silenzio che non somiglia alla pace. È un silenzio denso, che preme sui timpani e stringe la gola, è il rumore di una culla che non cigola, di un battito che si è fermato prima ancora di imparare il ritmo del mondo. Il lutto perinatale [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando il silenzio è un peso troppo grande</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​C’è un silenzio che non somiglia alla pace. È un silenzio denso, che preme sui timpani e stringe la gola, è il rumore di una culla che non cigola, di un battito che si è fermato prima ancora di imparare il ritmo del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>lutto perinatale</strong> è, per troppe persone, una stanza buia in cui si entra in punta di piedi e dalla quale si vuole uscire il prima possibile, chiudendo la porta a chiave. Ma dietro quella porta rimangono dei genitori, prigionieri di un amore che non ha più un destinatario fisico, ma che continua a bruciare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​L’invisibile presenza del mai nato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​La società è abituata a piangere ciò che ha conosciuto come esperienze concrete. Si piangono i nonni per i loro racconti, si piangono gli amici per le risate condivise, si piangono i compagni per una vita costruita insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma come si spiega al mondo il dolore per chi non ha ancora un volto, un colore degli occhi, o un ricordo depositato nel tempo?</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">​Il lutto perinatale è un furto di futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si piange solo un bambino, si piange la prima recita a scuola, il primo Natale, il primo &#8220;ti voglio bene&#8221;. <strong>È un lutto fatto di assenze che pesano come presenze</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, fuori da quel dolore, il mondo chiede velocità. <em>&#8220;Sei giovane&#8221;,</em> dicono. <em>&#8220;La natura ha fatto il suo corso&#8221;</em>, sussurrano, convinti che la biologia possa consolare l&#8217;anima. Ma <strong>l&#8217;anima non conta le settimane di gestazione,</strong> l&#8217;anima conta i sogni che aveva già iniziato a tessere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​La solitudine del corpo e del cuore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Per una madre, <strong>questo silenzio è anche fisico</strong>. È un corpo che si era preparato all&#8217;accoglienza e che si ritrova a essere un tempio vuoto. C’è una crudeltà silenziosa nel veder tornare il corpo alla propria forma originaria, mentre il cuore resta deformato dal dolore. Per un padre, il silenzio è spesso un dovere autoimposto: essere la roccia, il pilastro che non trema, mentre dentro di sé sente franare il terreno sotto i piedi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Il tabù nasce qui: nell&#8217;incapacità di chi sta intorno di reggere il peso di questo <strong>dolore &#8220;senza storia&#8221;</strong>. Alcuni tacciono per non ferire. Ma il silenzio non protegge, il silenzio isola. Dire a una madre di &#8220;non pensarci&#8221; è come chiederle di amputare una parte di sé e far finta che non faccia male.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Dare un nome all&#8217;ombra</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​Rompere il tabù significa, prima di tutto, dare un nome. Dare un nome al bambino, dare un nome alla perdita, dare un nome al dolore. Quando usiamo le parole, creiamo uno spazio in cui quel bambino può esistere. <strong>Non è stato &#8220;un incidente di percorso&#8221;, è stato un figlio. Non è stata &#8220;una complicazione&#8221;, è stata una tragedia personale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">​Dobbiamo imparare a stare nel disagio del dolore altrui senza la pretesa di volerlo &#8220;aggiustare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve una soluzione, perché la morte non ha soluzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve una presenza. Serve qualcuno che abbia il coraggio di dire: <em>&#8220;Lo so che faceva parte della tua vita. Raccontami di lui, se vuoi. Io resto qui, nel rumore del tuo vuoto.&#8221;</em></p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>​Oltre il buio, il riconoscimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">​I genitori che hanno perso un figlio nell&#8217;ombra della gravidanza o del parto <strong>non hanno bisogno di oblio, ma di memoria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hanno bisogno che il loro amore venga validato, che la loro sofferenza non sia considerata &#8220;minore&#8221; solo perché breve è stato il tempo del contatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Solo quando inizieremo a parlare di questi bambini come di vite che hanno attraversato il nostro cuore, anche se per un istante, il silenzio smetterà di essere un peso e diventerà, finalmente, un abbraccio. Perché nessun bambino è mai troppo piccolo per non meritare il ricordo, e nessun dolore è mai troppo breve per non meritare rispetto.</p>
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		<title>Come essere psicologicamente pronti per la pma?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 12:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pma (procreazione medicalmente assistita) è qualcosa che nessuno immagina sul proprio percorso. La decisione di affidarsi alla pma non è una decisione facile o scontata da prendere, soprattutto a livello emotivo e psicologico. Se si potesse davvero scegliere, tutti sceglierebbero il concepimento nelle tranquille mura di casa propria. Purtroppo questo concetto diventa difficile da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La pma (procreazione medicalmente assistita) è qualcosa che nessuno immagina sul proprio percorso. La decisione di affidarsi alla pma non è una decisione facile o scontata da prendere, soprattutto a livello emotivo e psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si potesse davvero scegliere, tutti sceglierebbero il concepimento nelle tranquille mura di casa propria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo questo concetto diventa difficile da spiegare e da fare comprendere esternamente. Spesso chi si affida alle cure per l’infertilità viene additato come persona che si sta incaponendo, che ci sta pensando troppo, che si sta accanendo per forzare qualcosa che dovrebbe avvenire spontaneamente. Ma non è così!</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione di scegliere la pma è un’alternativa che tante volte non piace neanche a chi la affronta. A livello psicologico è una continua corsa sulle montagne russe.</p>



<div style="height:23px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme alcuni piccoli consigli per arrivare “preparati” ad affrontare la pma.</p>



<div style="height:34px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non siete obbligati a sentirvi entusiasti o emozionati positivamente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziare i percorsi di pma è una gran rottura di scatole. Punto. Non forzatevi a sentire qualcosa se non la sentite. Obbligarvi ad essere a tutti i costi felici, positivi, ottimisti e pieni di energie rischia di farvi esplodere da qualche altra parte. Ammettere le emozioni reali che si stanno vivendo è la strada migliore.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non siete obbligati ad essere speranzosi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Connesso al punto precedente, non succede niente se ogni tanto vi sembra di stare facendo tanta fatica per nulla. Non succede niente se ogni tanto pensate di voler buttare tutto all’aria. Non succede niente a sentirsi senza speranze.<br>Avere speranza può aiutare ma non comporta alcuna differenza sulla riuscita del processo finale.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Amore per voi stessi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivate alla pma pieni di amore per voi stessi come individui e come coppia. Non dimenticatevi le cose che vi piacciono e che vi fanno stare bene. Ricordatevi di prendervi cura della vostra salute mentale come semplice ma importantissimo atto di amore verso i vostri corpi e le vostre menti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non c’è bisogno di essere perfetti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Toglietevi dalla testa che resta incinta solo chi fa tutto perfettamente. Non è vero!<br>La gravidanza arriva anche nella più totale imperfezione. Non succede nulla di grave se si lavora un po’ di più, se si dorme un’ora in meno, se si litiga qualche volta o se si mangiano patatine fritte una sera.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Cercate di avere fiducia nel percorso e nel team</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cercate di affidarvi a professionisti che vi danno fiducia. Se sentite che manca la fiducia nella clinica o nel team sanitario, cambiatelo. La fiducia non cambia il risultato finale ma aiuta a sentire di essere nelle mani giuste e nel posto giusto.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Parlate tra di voi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciate sempre un canale comunicativo aperto di dialogo e di ascolto. Confidatevi dubbi, paure e preoccupazioni ma siate anche pronti ad accogliere quelle dell’altro che magari possono essere diverse dalle vostre. Senza giudizio o senza bisogno di dover aggiustare o correggere ma con il solo scopo di poterci essere a vicenda per darvi manforte.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sostegno psicologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sottovalutate la possibilità di poter parlare (anche solo una volta ogni tanto) con qualcuno che possa supportarvi lungo questa strada.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Psicologicamente ricordate:</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Non c’è un modo giusto o uno sbagliato. Non c’è un modo migliore o uno peggiore.</li>



<li>Non c’è il momento giusto a volte è solo questione di buttarsi.</li>



<li>Non potete controllare tutto, non fatelo e non pretendetelo.</li>



<li>Respirate, siete già sopravvissuti a tante cose, sopravvivrete anche a questa.</li>
</ul>
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		<title>3 domande prima di provare ancora a cercare una gravidanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 08:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provare di nuovo a cercare una gravidanza dopo un tentativo andato male (oppure dopo una perdita) non è così semplice psicologicamente. Dal punto di vista medico è possibile che ti diano il via libera molto prima di quanto non ti dia via libera la tua stessa mente. È una decisione del corpo, della mente, dell’anima. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Provare di nuovo a cercare una gravidanza dopo un tentativo andato male (oppure dopo una perdita) non è così semplice psicologicamente. Dal punto di vista medico è possibile che ti diano il via libera molto prima di quanto non ti dia via libera la tua stessa mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una decisione del corpo, della mente, dell’anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in questo momento ti stai chiedendo “sarò pronta di nuovo?”, ascoltati con gentilezza e prova a rispondere a queste 3 domande.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<ol class="wp-block-list">
<li>HO DATO A ME STESSA ABBASTANZA SPAZIO PER RECUPERARE?</li>



<li>SENTO DI AVERE LA CAPACITÀ EMOTIVA DI ACCOGLIERE SPERANZE E PAURE?</li>



<li>HO IL GIUSTO SUPPORTO ATTORNO A ME?</li>
</ol>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che nessun tentativo successivo fa dimenticare i precedenti. Così come nessun bambino nasce per colmare il vuoto di una perdita vissuta in precedenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il desiderio è quello sempre di poter ripartire nel modo migliore possibile. Che non significa essere perfetti o impeccabile. Non significa non provare emozioni di paura, di ansia o di dubbio. Significa sapere di essere capaci di affrontare ogni passaggio con amore verso di sé perché questa è l’unica vera strada per poter andare avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se stai provando tutto questo sappi che non sei sola. Non sei strana. Non sei sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È giusto che tu voglia prenderti il tuo spazio e il tuo tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È giusto che tu senta di desiderare un figlio con tutta te stessa eppure essere spaventata di ricominciare di nuovo da capo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma soprattutto è giusto e naturale che al prossimo tentativo tu voglia sentirti un po’ più stabile, un po’ più sicura, un po’ più in pace con te stessa.</p>
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		<title>Infertilità: quello che da fuori non si vede</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 10:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella ricerca di una gravidanza spesso il mondo esterno composto da chi non ha mai sofferto (o addirittura mai conosciuto) problemi in questa area, tende a pensare che sia qualcosa di divertente, spensierato e solamente piacevole.In verità le coppie che si scontrano con l’infertilità si trovano davanti una realtà completamente diversa. Una realtà che diventa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella ricerca di una gravidanza spesso il mondo esterno composto da chi non ha mai sofferto (o addirittura mai conosciuto) problemi in questa area, tende a pensare che sia qualcosa di divertente, spensierato e solamente piacevole.<br>In verità le coppie che si scontrano con l’infertilità si trovano davanti una realtà completamente diversa. Una realtà che diventa una vera e propria battaglia, una vera e propria sfida.<br>Si viene travolti da un’infinità di pensieri, eventi ed emozioni.<br>Vediamo insieme quali sono i principali aspetti che restano invisibili esternamente quando si affronta l’infertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le attese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’elemento dell’attesa è certamente il primo fattore che resta invisibile dietro l’infertlità.<br>Si affronta un’attesa per tutto: attesa dell’ovulazione, attesa delle mestruazioni, attesa di fare un’analisi, attesa di un risultato, attesa di una visita.<br>Se poi si affrontano i percorsi di pma le attese aumentano ancora di più: attesa in lista per poter iniziare il percorso, attesa del pick up, attesa per la diagnosi pre impianto, attesa per il transfer, attesa per le beta.<br>Gestire le attese è psicologicamente faticoso. Spesso vengono viste come momenti di stallo forzati dove nulla succede e dove nulla si può controllare.<br>Il consiglio è sempre quello di cercare di riempire queste attese con tutto il resto della vita che comunque continua ad esistere accanto ed oltre l’infertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il senso di incertezza del futuro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento invisibile è il costante senso di incertezza. Il costante pensiero che ogni azione ed ogni sacrificio possa essere inutile, vano e non portare ad alcun risultato. E questa purtroppo è proprio la verità!<br>Chi affronta questa difficoltà si scontra da subito con la più totale mancanza di controllo e di conseguenza con l’assenza di certezze.<br>Poche cose nella vita sono così “instabili” e poco controllabili come i percorsi di fertilità e la ricerca del concepimento.<br>Psicologicamente tutto questo deve essere accolto e gestito per poter andare avanti con il maggior stato di equilibrio possibile.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La solitudine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso di solitudine si cela spesso dietro ai problemi di fertilità. Chi li affronta si può sentire incompreso e non ascoltato dal mondo esterno che frequentemente pone domande e commenti scomodi o inopportuni del tipo: “come mai non hai figli?”, “prova a non pensarci e i figli arriveranno”, “quando ti decidi a fare un figlio?”, “ti devi rilassare per quello non arrivano” ecc.<br>La verità è che c’è una grande ignoranza rispetto ai problemi di fertilità. Si pensa che se qualcosa non “funziona” possa essere per colpa della coppia o per mancanza di impegno e volontà. Poche persone hanno la sensibilità di comprendere che l’infertilità può essere una difficoltà di salute come qualunque altra e non è certo colpa di nessuno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La lotta contro il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo scorre silenzioso e invisibile dietro ogni percorso di ricerca di concepimento. La coppia spesso si sente di stare correndo dietro un tempo che continua a procedere inesorabile. <br>Mentre si lotta contro il tempo, le emozioni provate sono quelle di sentirsi rotti, guasti, vecchi, malfunzionanti. Tutto il resto attorno sembra girare alla velocità della luce mentre ci si sente sempre fermi allo stesso punto e con la paura di continuare a restare fermi per lungo tempo.<br>Psicologicamente diventa fondamentale potersi riappropriare del proprio tempo. Può essere valido lo stesso consiglio usato per la gestione delle attese: usare il tempo che si ha a disposizione riempiendolo con tutto ciò che appartiene alla propria vita indipendentemente e oltre alla questione fertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">La paura di perdersi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento che resta invisibile e che difficilmente viene espresso ad alta voce è la paura di perdersi. Perdersi come persona, perdersi come coppia o anche solo perdersi dei pezzi di vita.<br>La paura di smarrirsi o di annullarsi è uno dei timori e dei rischi più grandi a livello psicologico. Per questo diventa davvero fondamentale ricordarsi sempre chi si è, dedicarsi a sè, occuparsi dei propri interessi e prendersi cura della propria vita di coppia.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gli investimenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, ma non per importanza, restano sicuramente invisibili tutti gli investimenti che vengono fatti. Investimenti economici, di sforzi, di energie, di sacrifici, di tempo.<br>Quando si affronta un problema di infertilità (ancora di più in caso di pma) ogni risorsa a disposizione è prima di tutto utilizzata e investita a favore del percorso di concepimento.<br>Questo può significare dover sacrificare le altre attività. Se da un lato tutto questo è per forza necessario, dall’altro diventa comunque psicologicamente faticoso e impegnativo.<br>Usare tutti i propri risparmi, tutto il proprio tempo e tutte le proprie forze per un unico obiettivo può diventare con il passare delle settimane molto stancante mentalmente.</p>
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		<title>Pma: gestione psicologica del fallimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2025 08:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando una coppia si trova a dover affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita spesso uno dei vissuti con cui deve scontrarsi è il vissuto del fallimento in diverse forme.Il senso di fallimento si ripercuote non solo rispetto alle procedure ma anche rispetto alla propria persona e alla vita quotidiana. 1 Il fallimento del &#8220;naturale&#8221; [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando una coppia si trova a dover affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita spesso uno dei vissuti con cui deve scontrarsi è il vissuto del fallimento in diverse forme.<br>Il senso di fallimento si ripercuote non solo rispetto alle procedure ma anche rispetto alla propria persona e alla vita quotidiana.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">1 Il fallimento del &#8220;naturale&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo vissuto di fallimento è relativo all’aspettativa del concepimeno naturale.<br>Psicologicamente ci si può sentire come incapaci nel non essere riusciti da soli a portare a termine qualcosa che dovrebbe avvenire senza alcuna difficoltà.<br>Accettare le procedure di pma come una forma di sostegno, supporto e aiuto diventa fondamentale per non sentirsi guasti, sbagliati o appunto falliti.<br>Accogliere l’aiuto della pma è intelligente e assolutamente necessario per procedere verso la realizzazione dei propri obiettivi e desideri.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">2 Il fallimento nell&#8217;interruzione della procedura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Può capitare nel mezzo di un percorso di pma di dover per qualche ragione (spesso medica) interrompere le procedure avviate per poter effettuare dei cambi di terapia o per valutare diverse soluzioni.<br>In questo caso la sensazione è di un fallimento del corpo vissuto come “incapace” di rispondere correttamente alle terapia, ai farmaci o ai vari step del percorso.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">3 Il fallimento del risultato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Troviamo poi il vissuto fallimentare più comune e più importante: il fallimento del risultato finale.<br>Spesso questo momento è anche il più temuto dalle coppie. Il momento in cui confrontarsi inevitabilmente con il termine del percorso.<br>Questo si traduce in paura del test di gravidanza o paura del momento delle beta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Emozioni connesse al fallimento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima emozione che può essere vissuta è sicuramente quella della rabbia. Per provare a gestire o&nbsp; a trasformare la rabbia si può cercare di tradurla in movimento di azione cercando di incanalarla programmando i passi o le soluzioni successive.<br>Altra emozione collegata al fallimento è il senso di delusione. Per gestire la delusione potrebbe essere utile cercare di limitare o non prolungare il monologo interiore che spesso accade dentro di noi del tipo: “non valgo niente”, “ho sbagliato tutto”, “non sarò mai felice”.<br>Infine troviamo l’emozione della tristezza spesso associata ad un grande senso di stanchezza. Con questa emozione può essere di aiuto fare qualcosa che stimoli il movimento e il sorriso, per esempio concedersi piccole trasgressioni o fare qualcosa di nuovo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Piccoli consigli generici</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sfoga quello che senti e quello che provi senza vergogna (non ci sono emozioni giuste o sbagliate)</li>



<li>Ricordati chi sei oltre alla pma e alla ricerca di gravidanza</li>



<li>Non pretendere di cancellare le emozioni, è impossibile!</li>



<li>Ricordati che le emozioni sono momentanee e cambiano con il tempo</li>



<li>Circondati di cose che ti fanno stare bene</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sul finale vorrei ricordarti che anche se ogni tanto ti puoi sentire un fallimento, tu non sei un fallimento! C’è una grande differenza tra sentire ed essere.</p>
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		<title>Infertilità e psicologia: cose rubate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 08:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverso tempo fa ho provato a chiedere sui miei social questa domanda: “quali sono le cose che l’infertilità ti ha rubato”?Le risposte sono state davvero tante e di diverso tipo. Provo a riassumerle e a commentarle brevemente. La mia positività e ingenuità Altre risposte simili sono state: l’ottimismo, l’allegria del percorso, la gioia rispetto al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Diverso tempo fa ho provato a chiedere sui miei social questa domanda: <em>“quali sono le cose che l’infertilità ti ha rubato”?</em><br>Le risposte sono state davvero tante e di diverso tipo. Provo a riassumerle e a commentarle brevemente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La mia positività e ingenuità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altre risposte simili sono state: l’ottimismo, l’allegria del percorso, la gioia rispetto al test positivo.<br>In tutte queste risposte è chiara la perdita di quelle emozioni che solitamente, in assenza di problematiche, vengono provate durante la ricerca di gravidanza e durante la gravidanza stessa.<br>Affrontare l’infertilità significa scoprire e conoscere un nuovo mondo. Un mondo fatto di informazioni mediche, di visite, di esami, di analisi. Tutto questo purtroppo una volta acquisito non si dimentica e finisce per influenzare l’umore durante tutti i passaggi successivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La felicità per le gravidanze delle altre</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è invidia, non è gelosia. È solo un gran dispiacere perché si vede che le altre riescono a raggiungere e realizzare i desideri che vorremmo raggiungere e realizzare anche noi. Non è facile sentire gioia per gli altri e contemporaneamente tristezza per se stessi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La fiducia nel mio corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Osservare che qualcosa non funziona come “naturalmente” dovrebbe funzionare inizia a far pensare di essere rotti o guasti. Questi pensieri influenzano il rapporto che si ha con il proprio corpo andando a ridurre notevolmente la fiducia che normalmente proviamo verso le nostre reazioni fisiche.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un pezzo di autostima</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere l’infertilità può abbassare l’autostima perché può far percepire un forte senso di fallimento. Ovviamente dal punto di vista della realtà questa è una sensazione provata, non una verità. Nessuno è un fallimento solo perché sta vivendo difficoltà ad avere un figlio. Sentirsi un fallimento o una delusione porta però a perdere dei pezzi di autostima e di fiducia nelle proprie capacità e risorse interiori (sia fisiche che mentali).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il godermi la vita senza pensare a cose mediche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità spesso invade la vita di chi la sta affrontando. Occupa spazio, tempo, risorse mentali e risorse economiche. Le giornata possono essere scandite dagli impegni connessi alle cose mediche (visite, esami, test, terapie) tanto da far dimenticare che esiste anche tutto il resto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’immagine ideale di una famiglia numerosa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa immagine mentale inizia a cambiare soprattutto quando passano diversi mesi e diversi anni dall’inizio della ricerca della gravidanza. La mente in qualche modo si rende conto che il proprio progetto iniziale potrebbe non essere realizzabile e quindi cerca di creare un piano alternativo di riserva abbandonando l’idea di famiglia molto numerosa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La connessione e l’intimità con il partner</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo sia con i tentativi naturali sia attraverso le tecniche di procreazione assistita il rischio di contaminare la propria complicità intima e sessuale è sempre dietro l’angolo. I rapporti diventano spesso funzionali solo al concepimento perdendo la loro caratteristica di spensieratezza e spontaneità.<br>Riuscire a mantenere una buona connessione intima diventa per la coppia una vera e propria sfida emotiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’entusiasmo di immaginare la maternità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine si può perdere in maniera generale l’entusiasmo e la gioia per l’idea della maternità stessa.<br>Si inizia a faticare a vedersi madri, si inizia a faticare ad immaginare un futuro così come lo si era sempre desiderato, si inizia a contaminare quel sogno con pensieri e immagini diverse (magari più realistiche ma sicuramente meno felici).</p>
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		<title>Infertilità e feste natalizie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 15:58:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il periodo delle festività natalizie e la conclusione di ogni anno se per tante persone può essere un momento felice e di gioia, per chi affronta l’infertilità potrebbe essere un momento delicato o ambivalente tra la gioia della festività e la tristezza di non aver raggiunto ancora il proprio desiderio e realizzato il proprio obiettivo. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il periodo delle festività natalizie e la conclusione di ogni anno se per tante persone può essere un momento felice e di gioia, per chi affronta l’infertilità potrebbe essere un momento delicato o ambivalente tra la gioia della festività e la tristezza di non aver raggiunto ancora il proprio desiderio e realizzato il proprio obiettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proviamo a dare qualche consiglio su come poter gestire emotivamente e psicologicamente meglio questo periodo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Prenditi del tempo per te stessa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Indipendentemente dal tempo per la famiglia, per i pranzi e per i cenoni. Questo è comunque un tempo di pausa e di riposo dove potersi concedere, anche all’interno della giornata, qualche coccola, qualche vizio, qualche minuto, qualche ora a quello che piace a te indipendentemente da tutto il resto.<br>Questo è importante per ricordarti che <strong>TU ESISTI</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Cerca di guardare a quello che hai</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cerca di guardare non solo a quello che manca ma anche a quello che possiedi.<br>Guardare non solo a quello che non si è riusciti a raggiungere ancora ma anche a tutti quei traguardi e a tutte quelle cose che sicuramente in questo anno <strong>sei riuscita a raggiungere</strong>. Anche quei traguardi o quegli obiettivi che sembrano piccini ma che comunque sono stati raggiunti. <br>Quindi concentrati anche su quel che c’è e non solo su quello che manca.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Non paragonarti (eccessivamente) alle altre</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le altre persone hanno altre storie, hanno altre vite, hanno altri vissuti. <strong>Le altre non sono te!</strong><br>Quindi sebbene venga un po’ la voglia di guardare le vite delle altre persone, gli obiettivi degli altri, ricordiamoci che è solo qualcosa che crea più sofferenza che beneficio.<br>Riuscire ad evitare, anche solo nella nostra mente, di continuare a confrontarci con le altre aiuta ad alleggerire un po’ della sofferenza emotiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Prova a dire di no</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se puoi, con educazione, cerca di evitare le situazioni in cui potresti trovarti in difficoltà perché magari interagisci con persone che sono incinte o che hanno appena avuto un figlio o che hanno già bambini. Sicuramente se fanno parte della tua cerchia di amicizie o di familiari diventa più complicato ma se puoi evitare proprio con queste persone di entrare su certi argomenti, su certe tematiche che sai che ti fanno del male, fallo.<br>Questo serve davvero <strong>a protezione di te stessa</strong>, a protezione della tua sofferenza e a protezione anche del tuo percorso di coppia che stai affrontando. Se non ti proteggi tu, non ti protegge nessun altro.<br>Tutelateti da questo tipo di relazioni che sai che possono essere potenzialmente più difficili da gestire.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Perdonati qualunque emozione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni emozione che può venire in maniera spontanea in questi giorni va bene., Anche quelle che solitamente giudichi come emozioni negative o sbagliate che possono essere l’invidia, la rabbia, la tristezza. Non sono emozioni sbagliate, sono <strong>emozioni naturali</strong> nel momento in cui non hai ancora raggiunto quello che è un tuo desiderio. Non c’è assolutamente nulla di male, nulla di sbagliato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Rispondere alle domande scomode</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso arrivano da parenti che magari ci conoscono meno e che non vediamo da tanto tempo. Sono domande assolutamente fastidiose ma è chi le fa che sbaglia. <strong>Domande di questo tipo non andrebbero fatte</strong>. Si possono dare risposte semplici, sintetiche e pulite. Risposte del tipo: “ci stiamo provando ma stiamo facendo fatica, questa domanda mi ha fatto del male, forse era meglio parlare di altro”.<br>Deve essere l’altro a rendersi conto di avere fatto la domanda sbagliata e non tu a sentirti nel torto o sbagliata.</p>
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		<title>Infertilità secondaria: risvolti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 12:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla di infertilità secondaria quando i problemi di fertilità della coppia si presentano e si manifestano alla seconda ricerca di gravidanza. Rispetto all’infertilità primaria, dunque, c’è stata in passato la riuscita del concepimento e della gravidanza.Questo fisicamente può avvenire per svariate ragioni: problematiche nuove che in passato non erano presenti, aumento dell’età della coppia, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si parla di infertilità secondaria quando i problemi di fertilità della coppia si presentano e si manifestano alla seconda ricerca di gravidanza. Rispetto all’infertilità primaria, dunque, c’è stata in passato la riuscita del concepimento e della gravidanza.<br>Questo fisicamente può avvenire per svariate ragioni: problematiche nuove che in passato non erano presenti, aumento dell’età della coppia, cambiamenti nello stile di vita, presenza di abitudini differenti e nocive rispetto al passato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aspetti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto all’infertilità primaria, l’infertilità secondaria arriva con ancora più <strong>incredulità</strong> dal punto di vista psicologico. Può essere più difficile per la coppia accettare di avere un problema nuovo che in passato non si era incontrato. La mente spesso in questa prima fase di “accettazione” vaga nella ricerca di risposte e di motivazioni che possano essere sensate e risolutive.<br>Anche nell’infertilità secondaria, così come nell’infertilità primaria, si scatenano poi una serie di stati emotivi spesso molto intensi: rabbia, frustrazione, paura, ansia, preoccupazione, senso di colpa, impotenza.<br>In particolare ci si trova ad avere la sensazione di essersi rotti, di non essere più compatibili come una volta, di aver fatto qualcosa di sbagliato per aver causato l’infertilità. L’emozione che spesso si prova (ingiustamente) è quella di essersi guastati. Come se si fosse delle macchine che ad un certo punto non funzionano più.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il rapporto con l’esterno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli elementi più importanti che spesso vengono sottovalutati quando si parla di infertilità secondaria è proprio il rapporto con l’esterno ed in particolare con i commenti che circondano la coppia che sta affrontando questa difficoltà.<br>Purtroppo i commenti superficiali e banali sono all’ordine del giorno: <em>“ma tanto avete già un figlio”, “accanirvi non vi porterà a niente”, “pensate al figlio che già avete”, “non ci pensate troppo”, “il secondo figlio arriverà quando sarà il momento giusto”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La sofferenza e il dolore dell’infertilità secondaria vengono spesso sminuiti, negati e sottovalutati. Come se la presenza di un figlio negasse la possibilità di provare dolore per non riuscire ad averne un secondo.<br>Psicologicamente ascoltare e subire commenti di questo tipo è una coltellata che aggiunge ancora più malessere allo stato di sofferenza che già si sta provando.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il concetto di accanimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente il concetto di accanimento è una delle cose che più genera dolore e sensi di colpa.<br>Difficilmente dall’esterno è possibile giudicare il desiderio di una coppia di volere un secondo figlio.<br>Additare questo desiderio come accanimento crea un giudizio che fa sentire l’altro sbagliato, solo ed incompreso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che non dovrebbe esistere un confronto tra sofferenze. Non dovrebbe esistere una classifica del dolore. Semplicemente esistono dolori di natura diversa, sofferenze che sono diverse perché hanno origini diverse. La stessa cosa accade per l’infertilità secondaria e primaria. Sono forme di sofferenza diversa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità secondaria dopo infertilità primaria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno spazio a parte va dedicato a quando l’infertilità per la seconda gravidanza si presenta a seguito di difficoltà già presenti anche nella prima gravidanza.<br>In questo caso viene meno l’aspetto di incredulità (perché la coppia già era consapevole di poter avere dei problemi) ma si propone la sfida di riaffrontare vissuti dolorosi e in parte traumatici.<br>In questi casi la coppia si trova a dover rivivere emozioni ed esperienze già vissute e a dover affrontare nuovamente percorsi faticosi e dolorosi.<br>Non sempre è facile prendere la decisione di dedicarsi da capo all’infertilità, sapendo che si incontreranno ostacoli che già sono stati impegnativi in passato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Piccoli consigli psicologici se stai vivendo l’infertilità secondaria:<br>&#8211; Cerca di lasciare da parte i commenti esterni (proteggi la tua privacy e le tue scelte)<br>&#8211; Accogli le emozioni che provi e non sentirti in difetto (ogni emozione merita di essere espressa)<br>&#8211; Comunicate tanto all’interno della coppia (voi e solo voi siete la vostra stabilità)<br>&#8211; Chiedi sostegno e aiuto psicologico se pensi di averne bisogno (senza vergogna)</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Infertilità e stanchezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 11:51:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare l’infertilità che sia per tentativi naturali o che sia per tentativi di procreazione medicalmente assistita è fisicamente e psicologicamente stancante.Ci si trova a scontrarsi con qualcosa che non si era previsto nel proprio percorso. Qualcosa che consuma giorno dopo giorno le risorse, le energie, le forze. Vediamo insieme 5 motivi per cui solitamente si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Affrontare l’infertilità che sia per tentativi naturali o che sia per tentativi di procreazione medicalmente assistita è fisicamente e psicologicamente stancante.<br>Ci si trova a scontrarsi con qualcosa che non si era previsto nel proprio percorso. Qualcosa che consuma giorno dopo giorno le risorse, le energie, le forze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme 5 motivi per cui solitamente si prova stanchezza quando si vive l’infertilità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">1 <strong>La stanchezza di non raggiungere mai l’obiettivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto ci si impegni, per quanto si faccia tutto alla perfezione, per quanto si rispettino i consigli e “le regole”, purtroppo l’obiettivo può non essere raggiunto.<br>Psicologicamente sforzarsi e impegnarsi tanto senza mai raggiungere la meta diventa estenuante e logorante. Non siamo abituati a tutto questo, solitamente nella vita quando ci impegniamo per qualcosa riusciamo in qualche modo a raggiungere un risultato, con l’infertilità non è così.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">2 <strong>La stanchezza di sorridere per la felicità degli altri</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è invidia, non è gelosia. È tristezza e dispiacere per sé. Sforzarsi di sorridere e di essere felice per le belle notizie degli altri (quando dentro si sta soffrendo) è davvero impegnativo e faticoso.<br>Con il tempo il rischio è di dover portare una maschera che diventa sempre più pesante sul volto nel tentativo di nascondere il proprio dolore per non rovinare la gioia degli altri.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">3 <strong>La stanchezza di far girare tutto attorno alle terapie per la fertilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si cerca una gravidanza gli aspetti medici e sanitari vengono al primo posto. Si fanno visite, si consultano diversi specialisti, si provano terapie, si tentano integratori, si effettuano test e approfondimenti. Tutto questo mese dopo mese, anno dopo anno.<br>La sensazione a livello psicologico ed emotivo è proprio che tutto giri attorno solo a queste cose. Non è facile e non è divertente: la mente passa ore ed ore a pensare e ad organizzare le giornate attorno alle questioni mediche. Si percepisce che la vita ruota attorno soltanto a queste cose (e questo ci porta al punto successivo).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">4 <strong>La stanchezza di mettere la vita in pausa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel momento in cui si cerca una gravidanza questo obiettivo diventa prioritario e si mette al primo posto rispetto a qualunque altra cosa della propria vita. Ed è giusto così. Il rischio però soprattutto quando passa tanto tempo è che si abbia la sensazione psicologica di aver messo tutto il resto in pausa. Quello che può accadere è di dimenticarsi di tutti gli altri pezzi di vita che ci appartengono.<br>Ovviamente tutto questo non è fatto con “piacere” e genera una certa dose di stanchezza e di amarezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">5 <strong>La stanchezza dell’attesa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine ma non per importanza la stanchezza che si prova durante tutte le attese: attesa di una visita, attesa di un’analisi, attesa di un esame, attesa di un pick up, attesa di un transfer, attesa di un risultato.<br>Le attese sono davvero tantissime così come i tempi “vuoti” dove sembra di non fare nulla. Dopo i primi tempi le attese snervano e logorano sempre di più la salute mentale ed emotiva della coppia.</p>
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		<title>Infertilità: come reagire alle gravidanze altrui</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 12:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le emozioni provate da una coppia che affronta l’infertilità sono molteplici e di varia natura.La sensazione spesso è quella di trovarsi su un’altalena emotiva che sale e scende senza troppo controllo.In parte queste emozioni sono scatenate dagli eventi interiori ma da un’altra parte possono essere causate dagli eventi esterni capaci di stimolare tempeste emotive intense.Quello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni provate da una coppia che affronta l’infertilità sono molteplici e di varia natura.<br>La sensazione spesso è quella di trovarsi su un’<strong>altalena emotiva</strong> che sale e scende senza troppo controllo.<br>In parte queste emozioni sono scatenate dagli eventi interiori ma da un’altra parte possono essere causate dagli eventi esterni capaci di stimolare <strong>tempeste emotive</strong> intense.<br>Quello che accade è che ci si può sentire tristi o arrabbiati per l’annuncio felice degli altri e contemporaneamente anche in colpa per non riuscire a partecipare a quella gioia.<br>In questo strano circolo vizioso ci si sente “persone sbagliate” perchè non si riesce ad essere felici per gli altri. Spesso sono addirittura gli altri stessi a farci sentire inadeguati per questo.<br>Come se fosse facile separare le emozioni: felicità per gli altri e tristezza per sè. Ma separare le emozioni è impossibile perchè siamo una mente sola.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Scaricare le emozioni invece che negarle</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se immaginiamo la nostra mente come una scatola piena di emozioni dobbiamo capire che per provare emozioni nuove o diverse dobbiamo prima “scaricare” le altre.<br>Se la scatola è piena non ci sarà posto per nuove emozioni.<br>Per questo motivo spesso è difficile provare gioia per gli annunci delle altre, perchè la nostra scatola è giustamente già piena delle emozioni per noi stesse.<br>Il consiglio però è sempre quello di provare a scaricare, che significa <strong>vivere le emozioni</strong> che occupano la scatola. La tristezza va vissuta e scaricata, la gelosia va vissuta e scaricata, la rabbia va vissuta e scaricata.<br>Cercare di negare, ignorare, trascurare o addirittura sopprimere queste emozioni non porterà a nessun valido risultato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Perdona te stessa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accogli e accetta che sei un essere umano e non un robot o una macchina.<br>Le cose non sono andate secondo i tuoi piani ma non è colpa tua.<br>Inizia a mostrare a te stessa la stessa comprensione e gentilezza che usi con gli altri.<br>Non sei perfetta ma soprattutto non hai bisogno di esserlo e NON DEVI esserlo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Non ti forzare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non obbligarti a sentire cose che non senti. Non partecipare ad eventi a cui non vuoi partecipare. Non costringerti ad essere per gli altri la persona che non sei e che non vuoi essere.<br>Forzare te stessa anche se sul momento potrebbe sembrare una buona idea, alla lunga finirebbe per distruggerti e tu finiresti per perderti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Come reagire allora?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per prima cosa ricorda a te stessa che non c’è una reazione giusta e una reazione sbagliata così come non ci sono emozioni giuste o emozioni sbagliate.<br>Quello che provi va bene, quello che senti va bene, quello che sei va bene.<br>Adatta le tue reazioni al momento e alla situazione in cui ti trovi.<br>Tante volte la soluzione più semplice può essere una risposta breve. Mi annunci la tua gravidanza per messaggio? Ti rispondo con un cuoricino e poi vado avanti. Mi annunci la tua gravidanza al telefono? Ti faccio gli auguri e poi vado avanti. Mi annunci la tua gravidanza dal vivo? Ti faccio le congratulazioni e poi vado avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RICORDA</strong>: la tua vita è la tua vita, la tua strada è la tua strada, il tuo cammino è il tuo cammino indipendentemente da quello che succede agli altri. Il tuo compito è occuparti di te e della tua felicità.</p>
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		<title>Infertilità: come rispondere ai commenti esterni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 18:04:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare l'infertilità significa anche affrontare i commenti e le domande esterne. Vediamo insieme alcune possibilità di risposta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“Hai figli?”<br>“Dovresti rilassarti” “Non pensarci”<br>“Dovresti andare in vacanza”<br>“Devi essere più positiva, crederci di più”<br>“Si sta facendo tardi, hai una certa età”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sono solo alcuni dei commenti, delle opinioni e delle domande più comuni che possono essere fatti ad una coppia o ad una persona senza figli.<br>Commenti banali, superficiali, inutili che, anche se fatti con ingenuità e senza cattivaria, hanno come unico risultato quello di creare ancora più sofferenza nelle persone che stanno affrontando l’infertilità e che si trovano “obbligate” a rispondere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Perchè fanno male? Sono io che sbaglio?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo chi si trova in difficoltà a rispondere ai commenti scomodi esterni, si trova a sentirsi anche ingiustamente “in difetto” nel provare tanto dolore per cercare una risposta.<br>Psicologicamente però è del tutto normale e naturale provare fastidio, tristezza o sofferenza di fronte a queste domande e commenti.<br>Sono parole che toccano un punto debole, un punto che già da solo causa sofferenza e dolore. Inoltre capita frequentemente che questi commenti arrivino inaspettati e improvvisi in momenti in cui magari non ci si stava pensando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La classica situazione ad esempio è quando si incontra un vicino di casa in ascensore o al supermercato e arriva di colpo la domanda: “ma voi non avete figli?”.<br>Ovviamente essere sensibili a questa sofferenza non è una colpa perchè l’infertilità non è una colpa.<br>Nessuno sbaglia a provare sofferenza o a restarci male.<br>La verità è che sbaglia chi questi commenti li fa e chi queste parole le pronuncia.<br>Molte volte il mondo esterno non si rende neanche conto di quanto possa essere invadente porre domande del genere o dare consigli banali.<br>Il mondo esterno neanche immagina quante fatiche, lacrime e dolore possano celarsi dietro al desiderio di avere un figlio.<br>Ci vorrebbe sicuramente una dose maggiore di informazione sociale ma anche una dose maggiore di sensibilità ed empatia umana.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Come posso rispondere?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Difficile dare una risposta univoca e generale a questa domanda. Il consiglio più utile è quello di valutare di volta in volta in base al momento, in base al contesto e soprattutto in base alle persone che si hanno di fronte (e a quello che pensiamo essere stata la loro intenzione nel dire determinate cose).<br>Vediamo insieme alcune modalità di risposte possibili.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta educativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tipologia di risposta possibile può essere usata se ci si rende conto che la persona che si ha davanti è una persona “educabile” ovvero una persona intenzionata a imparare e comprendere qualcosa che non conosce.<br>In questo caso può essere utile rispondere fornendo informazioni.<br>Ad esempio: “devi sapere che queste domande e questi commenti così personali possono causare sofferenza e dolore in chi fatica a cercare una gravidanza, in chi sta affrontando la pma o in chi ha subito un lutto perinatale”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta sarcastica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra tipologia di risposta che può essere usata per commenti inopportuni è una risposta di tipo ironico che spezzi la “pesantezza” delle parole ricevute.<br>Ad esempio alla domanda “quando lo fai un figlio?” si potrebbe rispondere con: “lo sai che i figli non si comprano al supermercato vero?”.<br>Questo tipo di risposta tende anche a spiazzare l’altra persona e a farla rendere conto che forse ha detto parole di troppo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta acida</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Certe volte, soprattutto quando si ha l’impressione che le domande o i commenti esterni sono stati fatti con una certa dose di cattiveria, può tornare utile un tipo di risposta più netta e più fredda.<br>Qualcosa del tipo: “non sono affari tuoi” o “fatti i fatti tuoi”. In qualche modo queste risposte sono commisurate alla maleducazione del commento o della domanda ricevuti in precedenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta di circostanza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di risposta può andare bene soprattutto quando dall’altra parte abbiamo persone estranee molto lontane da noi e dalla nostra vita (persone di cui ci importa poco).<br>La risposta di circostanza è una risposta finta che viene data per tagliare corto e andare avanti.<br>Ad esempio: “si, si ci penserò”, “sto bene così”. Sono risposte che non danno alcuna informazione nè personale nè generale.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Risposta silenziosa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un’ultima scelta di possibile risposta è il silenzio.<br>Ricordiamo che non siamo obbligati a dare risposte, spiegazioni o giustificazioni a nessuno.<br>Si può dire qualcosa del tipo: “non rispondo al tuo commento/domanda perchè riguarda la mia sfera privata”.</p>
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		<title>Infertilità: sentirsi a metà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 08:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vive l&#8217;infertilità si trova inaspettatamente nella propria vita a scontrarsi con sfide fisiche e psicologiche che mai si sarebbero immaginate. Dal punto di vista emotivo ci si trova a doversi confrontare con una sensazione in particolare: la sensazione di sentirsi sempre nel mezzo, nel limbo. La sensazione di sentirsi sempre un po&#8217; a metà. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi vive l&#8217;infertilità si trova inaspettatamente nella propria vita a scontrarsi con sfide fisiche e psicologiche che mai si sarebbero immaginate. Dal punto di vista emotivo ci si trova a doversi confrontare con una sensazione in particolare: la sensazione di sentirsi sempre nel mezzo, nel limbo. La sensazione di sentirsi sempre un po&#8217; a metà.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra vita e attesa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si può sentire divisi a metà tra lo stare spessissimo in attesa e la voglia invece di muoversi e di continuare la vita.<br>“Questo viaggio lo posticipo perché magari quel mese sarò incinta”, “non cerco un nuovo lavoro perché se poi mi serve la maternità?”, “questa cosa aspetto a farla perché forse mi chiamano per iniziare la pma”. Frasi e affermazioni del genere sono molto comuni in chi vive l&#8217;infertilità. Si resta sempre in qualche modo sospesi in un tempo diverso dal tempo del mondo esterno. Ci si trova perennemente indecisi se fermarsi nell&#8217;attesa o continuare comunque a vivere “come se nulla fosse”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra speranza e paura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Emotivamente ci si può sentire spesso come molto combattuti tra emozioni che sembrano opposte: la paura e la speranza.<br>Da un lato c&#8217;è certamente il desiderio di voler essere ottimisti e positivi, dall&#8217;altro lato c&#8217;è la forte paura che avere troppe speranze possa rendere un eventuale fallimento ancora più doloroso.<br>La verità è che queste emozioni non sono così controllabili come vorremmo.<br>La speranza esiste perché si insegue un forte desiderio, la paura esiste perché si è consapevoli che si sta facendo qualcosa di importante.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra accettazione e negazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sentimento di divisione avviene soprattutto nelle prime tappe. Inizialmente non è facile accettare di avere un problema e spesso può capitare di negare o cercare di negare emotivamente le difficoltà che si incotrano.<br>La ragione di tutto questo la possiamo trovare nel fatto che non è psicologicamente per nulla semplice accogliere l&#8217;idea di non riuscire in qualcosa che normamente è vissuto come un procedimento “naturale”. Non è facile accogliere l&#8217;idea che il proprio corpo non riesce a funzionare come dovrebbe funzionare.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra desiderio e stanchezza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro motivo per cui ci si può sentire a metà è la sensazione di sentirsi stanchi di tutte le sfide (soprattutto quando inizia a passare tanto tempo) ma contemporaneamente avere ancora forte il desiderio di raggiungere il proprio obiettivo.<br>È possibile sentirsi combattuti e non sapere che decisione prendere: se continuare a provare o se fermarsi per un periodo a riprendere fiato ed energie.<br>La verità è che non esiste una soluzione o una scelta più giusta dell&#8217;altra; ogni coppia sceglie in base alla propria storia, ai propri bisogni e alle proprie emozioni.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">A metà tra fiducia e ansia </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, un ultimo motivo di divisione riguarda altre due emozioni: la fiducia e l&#8217;ansia.<br>La fiducia rispetto al percorso, alle terapie, ai farmaci, ai medici ma contemporaneamente una forte ansia rispetto ai risultati, agli esiti e alla conclusione delle cose.<br>Non è sempre semplice affidarsi “ad occhi chiusi” a percorsi e strade che sono sicuramente molto dispendiosi in termini economici, di energie, di tempo.<br>Dietro a tutti i passi che si affrontano è sempre nascosta l&#8217;ansia e il pensiero che “possa essere per niente”, che tutto quello che si sta affrontando possa non essere abbastanza e possa portare ad una delusione.<br>Anche in questo caso, come per le emozioni di paura e speranza, è impossibile annullarle o cancellarle. Il compito è quello di cercare il punto massimo di equilibrio possibile.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Ti senti a metà ma non sei una persona o una donna a metà. Il tuo valore non è dato solo dalla tua fertilità. Tu continui ad essere una persona intera che ha valore al 100%. <br>Anzi sei una persona che vale doppione tutta la fatica e la forza che stai mettendo per affrontare tutte le sfide.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Infertilità e sensi di colpa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 08:06:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vive l'infertilità ci si può sentire in colpa verso di sè e verso gli altri. Scopriamo insieme cosa significa psicologicamente.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando una coppia vive problemi di fertilità la prima cosa che si cerca è la causa. Spesso la causa del problema si riscontra in una problematica fisica presente in uno dei due partner.<br>Quello che succede a livello psicologico è che la persona che è affetta dalla problematica sviluppi dei processi psicologici che si orientano (ingiustamente) verso i sensi di colpa.<br>Questo accade in maniera spontanea e naturale nonostante sia chiaro il concetto che il problema di infertilità di uno dei componenti diventa comunque un problema di coppia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sensi di colpa cosa sono?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I sensi di colpa sono quegli stati d’animo che si percepiscono nel momento in cui ci riteniamo responsabili per un determinato effetto che viviamo come una conseguenza dei nostri comportamenti o dei nostri pensieri. Nascono dal sentirsi causa e ragione di qualcosa che accade o che non accade come noi vorremmo.<br>Possono essere rivolti verso noi stessi o verso le persone attorno a noi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa implica sentirsi in colpa?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La colpa porta a percepirsi come persone sbagliate e in difetto. Nel caso dell’infertilità porta a sentirsi come persone guaste, rotte o malfunzionanti.<br>Queste sensazioni aggiungono peso e sofferenza sulle spalle andando piano piano a peggiorare l’equilibrio personale e di coppia.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Senso di colpa verso l’altro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero più frequente riguarda il limite di vita che si “obbliga” l’altro a vivere. Si inizia un circolo vizioso in cui si arriva anche a credere che l’altro starebbe meglio senza di noi.<br>Questo può accadere indipendentemente dalle rassicurazioni esterne. Accade perché internamente si provano emozioni di inadeguatezza e insicurezza molto forti.<br>Il percepirsi come difettosi e il pensiero che per causa nostra anche l’altro sia difettoso causa un aumento dei sentimenti di colpa e della sofferenza psicologica.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Senso di colpa verso di sé</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possono essere presenti in egual misura anche sensi di colpa verso la propria stessa persona.<br>Spesso i pensieri sono pensieri di controllo rispetto all’avere o al non aver fatto abbastanza per riuscire ad “aggiustare” il proprio corpo o a migliorare la propria condizione.<br>Ci si può sentire in colpa per non essersi mai preoccupati abbastanza della propria fertilità, per non essersi informati, per aver mangiato male, per essersi stressati o per non aver fatto abbastanza attività fisica. Sono tutti pensieri che spontaneamente possono essere fatti nel tentativo di trovare una ragione e di tenere “sotto controllo” la situazione. In verità, però, non c’è alcuna colpa nell’infertilità e spesso nessuno ha fatto nulla di sbagliato per meritarsi problemi di questo tipo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">I sensi di colpa vanno espressi, osservati, elaborati e analizzati. <br>Bisogna evitare che diventino giganti e che causino ancora più problemi. Bisogna cercare di prendersi cura delle proprie emozioni accettandone la loro esistenza. Bisogna fare un lavoro individuale e di coppia per comprendere e accogliere il fatto che l’infertilità è un problema ma che nessuno ha fatto apposta per averlo. Affrontare l’infertilità non è un demerito o una punizione per qualcosa di sbagliato, così come la fertilità non è un merito o frutto di una capacità particolare. <br>Non è colpa di nessuno!</p>



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		<title>Pma e psicologia: le domande più comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2024 07:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare un percorso di procreazione assistita è fisicamente e mentalmente molto impegnativo.Dal punto di vista psicologico si affrontano vissuti ed emozioni inaspettati e intensi.Molte possono essere le domande che sorgono in questa fase di vita, vediamo insieme le principali. Come si accetta la pma? Non sempre accettare e accogliere l’idea di dover accedere a questi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Affrontare un percorso di procreazione assistita è fisicamente e mentalmente molto impegnativo.<br>Dal punto di vista psicologico si affrontano vissuti ed emozioni inaspettati e intensi.<br>Molte possono essere le domande che sorgono in questa fase di vita, vediamo insieme le principali.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come si accetta la pma?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre accettare e accogliere l’idea di dover accedere a questi percorsi è facile e immediato. Spesso si vivono molti dubbi e incertezze.<br>Per accettare psicologicamente questi percorsi è molto d’aiuto il pensiero relativo alla necessità di aiuto.<br>Rivolgersi alla pma <strong>è un aiuto</strong> nel momento del bisogno, è un sostegno in più per raggiungere il proprio obiettivo, è una possibilità che ci si dona per riuscire a realizzare il proprio desiderio.<br>Se fossimo zoppi non accetteremmo l’aiuto di una stampella?</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le paure incidono sulla riuscita del percorso?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Avere paura quando si affronta un percorso di pma è del tutto naturale.<br>Si può avere paura delle visite mediche, delle iniezioni, delle terapie, dei cambiamenti, del risultato.<br>Le paure <strong>incidono</strong> certamente <strong>sull’umore</strong> della coppia <strong>ma non sul risultato</strong> finale!<br>Se il percorso deve riuscire riuscirà indipendentemente dalla paura che si è o non si è provata.<br>Avere forti paure potrebbe rendere la strada più dolorosa e faticosa dal punto di vista della serenità emotiva ma non incide sulla riuscita o meno delle procedure mediche.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dire o non dire agli altri della pma?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa solitamente è una scelta davvero molto intima e personale.<br>Importante è ricordare che abbiamo noi la <strong>libertà di scegliere</strong> e di decidere con chi, quando e come parlarne. Usiamo questa libertà senza sensi di colpa, decidendo in base ai nostri desideri e in base alla conoscenza delle persone che abbiamo davanti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una mamma in pma ha qualcosa in meno rispetto alle mamme che concepiscono naturalmente?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NO!</strong><br>Non mi è mai piaciuto pensare alla pma come a qualcosa di “artificiale” contrapposto al “naturale”.<br>I bambini che nascono dalla pma non sono bambini artificiali, non sono bambini costruiti con il cacciavite, non sono bambini di plastica.<br>Anche la pma è qualcosa di naturale: un naturale alternativo!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando l’infertilità è “sine causa”, come accettare l’idea della pma senza apparente motivo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non si ha una vera e propria motivazione rispetto alla causa della propria infertilità, accettare il percorso di pma potrebbe essere ancora più difficile.<br>Un aiuto in questo caso può essere quello di ricordare tutti i tentativi “naturali” fatti e non andati a buon fine. Anche solo questo può essere un motivo valido per <strong>accogliere un aiuto</strong> in più.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>È normale sentirsi smarriti dopo un primo tentativo andato male e non sapere se proseguire?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Assolutamente sì</strong>.<br>Capita spesso che dopo un fallimento si resti spiazzati perché la speranza era tanta.<br>In questi casi cercate di fare quello che vi sembra essere utile: vi aiuta parlarne? Vi serve tempo per riflettere? Vi serve svagarvi? Vi serve piangere? Vi serve aspettare?</p>
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		<title>Pma: accettare psicologicamente di avere bisogno di aiuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 14:24:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non riuscire a raggiungere una gravidanza in maniera spontanea e standard può essere fonte di molte emozioni nella coppia, prima fra tutte la frustrazione. Ci si trova di fronte ad un confine e ad un limite che probabilmente non si era mai neanche considerato nella propria vita e sulla propria strada.Quando vengono proposte le tecniche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non riuscire a raggiungere una gravidanza in maniera spontanea e standard può essere fonte di molte emozioni nella coppia, prima fra tutte la <strong>frustrazione</strong>. Ci si trova di fronte ad un confine e ad un limite che probabilmente non si era mai neanche considerato nella propria vita e sulla propria strada.<br>Quando vengono proposte le tecniche di procreazione medicalmente assistita può essere psicologicamente difficile accettarle e accoglierle come una forma di aiuto.<br>Spesso accanto alla frustrazione troviamo anche emozioni di impotenza e di <strong>vergogna </strong>per non essere stati in grado da soli di generare una nuova vita. Ci si può sentire estremamente guasti, rotti e malfunzionanti per non essere stati in grado di fare qualcosa che è considerato come un processo naturale.<br>Inizialmente la pma può essere vista <strong>come un nemico</strong>, come qualcosa che sottolinea la propria incapacità. In realtà è importante a livello mentale accogliere la pma come un percorso di sostegno e di <strong>aiuto</strong> per raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri desideri.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Motivi per cui&nbsp; è difficile accettare la pma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Svariate possono essere le ragioni per cui accogliere la pma può essere psicologicamente complicato, vediamone insieme le 3 principali.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il cambiamento dell’immagine e del piano mentale.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona e ogni coppia che desidera avere un figlio crea nella propria mente un’immagine e un disegno di come questo possa avvenire. Ovviamente nessuno inizialmente implica la pma in questa immagine. Quando si scopre di dover utilizzare tecniche di fecondazione assistita, questa immagine deve essere modificata per aggiustarsi alla realtà. Non sempre questo passaggio è semplice, veloce e immediato da affrontare in solitudine.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il ridimensionamento delle ambizioni e del senso di “perfezione”.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi ha dentro di sé quella che possiamo definire in maniera generica come ambizione alla perfezione. Ognuno di noi desidera poter essere perfetto e ben funzionante. Quando ci si scontra con la necessità della pma si affronta la delusione dell’imperfezione e del difetto corporeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologicamente non è scontato accogliere senza difficoltà questi concetti che in qualche modo provano ad abbattere la nostra autostima e l’idea di perfezione che avevamo dei nostri corpi e delle nostre possibilità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La difficoltà di accettare aiuto (in generale).</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedere e accogliere aiuto esterno può essere difficile. Non sempre ammettere di avere bisogno di qualcun altro è una richiesta facile da fare. Tendenzialmente preferiamo risolvere i problemi e le difficoltà da soli. Invece con la pma ci si trova obbligati dal bisogno di ricevere quell’aiuto.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come accettare la pma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per accogliere il percorso di pma può essere utile modificare alcuni punti di vista e ampliare la propria visuale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L’aiuto è una forma di sostegno non una sconfitta.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziare a vedere il richiedere aiuto come un segno di forza e non come segno di sconfitta è fondamentale. L’aiuto (fisico e psicologico) può diventare l’elemento cruciale per raggiungere i propri obiettivi. Chiedere aiuto è intelligente, furbo e assolutamente utile!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La pma è parte di un percorso che sarà ancora più lungo.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere la pma come parte di una strada (quella della genitorialità) molto più lunga può essere un modo per ampliare il proprio orizzonte. La pma è solo una piccola parte di qualcosa che sarà sicuramente molto più grosso. La pma è solo una parte iniziale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Non sentirsi deboli.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Riuscire a vedersi come capaci, come intelligenti e come forti nell’accettare aiuto fornisce l’energia necessaria per evitare di considerarsi come persone deboli o malfunzionanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Debolezza sarebbe, al contrario, rifiutare sostegno e supporto. Debolezza sarebbe chiudersi e isolarsi. Debolezza sarebbe non considerare tutte le possibilità.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La pma non definisce chi sei.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordarsi che la pma è solo un parte della nostra storia e una parte della nostra vita può essere molto utile per non dimenticarci di noi (sia come individui che come coppia). Ricordarsi che siamo anche tanto altro e oltre la pma è fondamentale per sottolineare che siamo non solo persone che cercano una gravidanza.</p>
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		<title>Gravidanza dopo infertilità o dopo un aborto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2023 10:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa cambia vivere una gravidanza dopo anni di ricerche, di tentativi e di infertilità?Cosa cambia vivere una gravidanza dopo aver subito un lutto perinatale o un aborto spontaneo?Come si affrontano le emozioni di quelle che vengono chiamate le gravidanza arcobaleno? Ogni donna che desidera diventare madre sogna il momento del test positivo. Un momento felice [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Cosa cambia vivere una gravidanza dopo anni di ricerche, di tentativi e di infertilità?<br>Cosa cambia vivere una gravidanza dopo aver subito un lutto perinatale o un aborto spontaneo?<br>Come si affrontano le emozioni di quelle che vengono chiamate le gravidanza arcobaleno?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni donna che desidera diventare madre sogna il momento del test positivo. Un momento felice che sa che ricorderà per sempre. Quando questo momento avviene dopo anni di infertilità, dopo tentativi di pma o dopo un precedente lutto perinatale le emozioni sono però molto differenti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“Che paura, che ansia”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre normalmente una donna che scopre la propria gravidanza urlerebbe dalla gioia: “che emozione!”, una donna dopo l’infertilità o dopo uno o più aborti si trova a pensare: “ho paura”.<br>Spesso la gioia e la felicità vengono in pochi istanti sommerse dalle emozioni di preoccupazione, ansia e paura.<br>Paura che le cose possano andare male. Timore di affrontare i passi successivi. Ansia di non riuscire ad affrontare tutto con la giusta serenità e stabilità. Preoccupazione del futuro.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>“E se lo dico a qualcuno e poi succede qualcosa?”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro elemento di differenza riguarda la comunicazione della gravidanza al mondo esterno.<br>Mentre normalmente si è felici ed entusiasti di poter annunciare a tutti la notizia, chi vive una gravidanza dopo anni di infertilità o dopo una perdita si trova a pensare di non dirlo a nessuno fino a quando non si ha una ragionevole certezza che le cose stiano procedendo bene.<br>Il timore è quello di coinvolgere gli altri in qualcosa che poi potrebbe non andare per il verso giusto. La paura è quello di dover annunciare notizie negative a seguito della prima notizia positiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Andare sempre a controllare di non avere perdite</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre normalmente le donne in gravidanza possono avere il piacere di andare a guardarsi allo specchio per notare i cambiamenti del proprio corpo e della propria pancia, in altri casi il dubbio è quello invece di andare a controllare in bagno di non avere perdite di sangue (che potrebbero indicare che qualcosa non sta andando bene).</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non riuscire a comprare nulla perché non si sa mai</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fare acquisti per la propria gravidanza o per il nascituro è un momento felice e di svago per i futuri genitori. Dopo il trauma dell’infertilità o dell’aborto però, anche questo passaggio assume significati differenti. Il timore è quello di comprare cose e poi ritrovarsele nel vuoto se le cose non dovessero andare bene. Per questo motivo spesso le coppie tendono ad aspettare fino all’ultimo momento.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Continuare ad immaginare a come le cose potrebbero andare storte</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra parte fondamentale dei 9 mesi di gestazione è la parte di fantasia e immaginazione. Quando non vi è alcun trauma le fantasie sono orientate ad immaginare la vita con il proprio bambino. Quando si è rimasti segnati dal dolore le fantasie sono invece purtroppo orientate al tentativo di anticipare possibili scenari negativi o catastrofici. Spesso questo passaggio viene accompagnato dalla ricerca online di storie che potrebbero essere simili cercando di anticipare o prevedere ogni possibilità di intoppo nel percorso gravidanza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se oggi stai leggendo queste righe vorrei ricordarti che non sei strana, sbagliata o esagerata. Sei solo estremamente spaventata ed essere spaventata non è una colpa! <br>Cerca di nutrire la tua mente in questo periodo anche con altro. Prova a limitare il tempo che passi leggendo o ascoltando cose inerenti la maternità (decidi tu un tempo limite per ogni giorno). Ricordati che è davvero importante poter ogni tanto alleggerire la mente anche con cose più leggere e superficiali.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Un figlio resta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 08:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un figlio resta quando si perde.Un figlio resta quando si vive un aborto.Un figlio resta ed esiste anche quando solo lo si desidera mentalmente.Un figlio resta ed esiste anche quando non si riesce ad averlo. Lutto perinatale, aborto spontaneo, interruzione terapeutica di gravidanza, morte in utero Tutte queste ipotesi sono molto meno rare di quello [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Un figlio resta quando si perde.<br>Un figlio resta quando si vive un aborto.<br>Un figlio resta ed esiste anche quando solo lo si desidera mentalmente.<br>Un figlio resta ed esiste anche quando non si riesce ad averlo.</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lutto perinatale, aborto spontaneo, interruzione terapeutica di gravidanza, morte in utero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte queste ipotesi sono molto meno rare di quello che solitamente si immagina.<br>Lo stato emotivo che si scatena quasi nell’immediato è quello della <strong>solitudine</strong> accompagnato da un grande silenzio e un senso di vuoto. Un attimo prima si è incinte, un attimo dopo non lo si è più.<br>Oltre alla solitudine ci si trova spesso anche in uno stato di totale <strong>spaesamento</strong>: incredulità e sgomento sono sicuramente le emozioni dei primi secondi.<br>Subito dopo si è invasi da un <strong>dolore</strong> enorme e devastante. Dolore fisico e psicologico.<br>La <strong>rabbia</strong> può farsi strada in mezzo alla sofferenza e ci si trova a dover fare i conti con la propria frustrazione, paura, impotenza.<br>E dopo tutte queste emozioni si incontrano i giudizi e i commenti esterni della società.<br>Una <strong>società</strong> che spesso nega il dolore creando un trauma ancora più grande. Di frequente le coppie si sentono dire frasi del tipo: <em>“poteva andare peggio”, “andrà meglio la prossima volta”, “non ci pensate”.</em><br>La cosa che spesso non si considera è che in tutti questi casi TUO FIGLIO RESTA. Non sparisce, non si cancella, non si dimentica. Tuo figlio continua ad esistere dentro di te, dentro il tuo cuore, dentro i tuoi pensieri, dentro la tua vita.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Desiderare un figlio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un figlio resta ed esiste anche quando fisicamente non è ancora presente.<br>Inizia ad esistere nel momento in cui i suoi genitori iniziano ad immaginarlo e a sognarlo.<br>L’assenza della maternità per qualunque causa non cancella quel desiderio e quell’esistenza. Se una donna desidera la maternità, non è solo l’impossibilità che fa sparire quel sentimento.<br>Le emozioni&nbsp; restano dentro di te, i sogni restano dentro di te, la fantasia di un figlio resta dentro di te.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">In tutti questi casi è importante ricordare e validare il pensiero che <strong>quel che si ama non si può cancellare</strong>. Pretendere di dimenticare è impossibile. Pretendere di eliminare un desiderio o un figlio è impossibile. Pretendere di fare finta di niente è impossibile. Pretendere di negare la sofferenza è impossibile. <br>Quello che puoi fare è prenderti cura di tutto questo: riconoscerlo, ascoltarlo, accoglierlo, capirlo. Prenderti cura della tua sofferenza e della tua mancanza (e del tuo vuoto) è sempre il passo giusto per poter costruire qualcosa di nuovo attorno al silenzio. <br>Non è una questione di tempo, le cose non verranno dimenticate, la sofferenza non andrà via, il ricordo di un figlio non deve passare. Quello che si può fare è trasformare il dolore <strong>attraversando</strong> emozioni e vissuti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<item>
		<title>Infertilità e relazioni con gli altri</title>
		<link>https://www.ginecologicamente.it/infertilita-e-relazioni-con-gli-altri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=infertilita-e-relazioni-con-gli-altri</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 09:12:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affrontare e vivere un vissuto connesso all’infertilità cambia inevitabilmente i rapporti con il mondo esterno. Vediamo brevemente come.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Come l’infertilità influenza le tue relazioni con gli altri?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare e vivere un vissuto connesso all’infertilità cambia inevitabilmente i rapporti con il mondo esterno. Vediamo brevemente come.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La coppia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima relazione a subire dei cambiamenti sotto infiniti punti di vista è certamente la relazione di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In primo luogo cambia l’<strong>intimità</strong>. Quando si cerca una gravidanza il rischio maggiore è quello di far girare tutto attorno alla ricerca del concepimento perdendo in questo modo l’aspetto spensierato e divertente dell’intimità. Spesso anche l’attività sessuale rischia di diventare qualcosa di ripetitivo e meccanico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro fattore che influenza la relazione di coppia sono le <strong>discussioni</strong>. Mettersi d’accordo su tutte le questioni inerenti le scelte riguardanti la fertilità non è così semplice. La coppia deve trovare una connessione tra le idee di entrambi i partner su qualunque questione: che passi facciamo? Quando e quanto ne parliamo? A chi lo diciamo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno della relazione di coppia anche il <strong>fattore economico </strong>diventa centrale. Ci si trova a dover fare continui calcoli economici per capire quanto e come spendere i propri risparmi. È evidente come questo possa incidere sull’equilibrio emotivo e mentale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La famiglia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i rapporti familiari con entrambe le famiglie di origine vengono toccati dall’infertilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso purtroppo quando la coppia arriva ad una “certa età” i parenti si aspettano l’arrivo di un nipote.<br>Può diventare estremamente faticoso per chi vive l’infertilità doversi <strong>giustificare</strong> o trovarsi a spiegare i propri problemi (che tra l’altro spesso non vengono capiti).<br>Tutto questo, con il passare del tempo, porta la coppia ad evitare le situazioni familiari in cui sanno di rischiare domande scomode e che creano sofferenza.<br>Spesso si cercano di evitare anche consigli o <strong>suggerimenti banali</strong> che non sono richiesti e che diventano estremamente faticosi: <em>“non ci pensate”, “vi stressate troppo&#8221;, “andate in vacanza”.</em></p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le amicizie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con gli amici è un ulteriore tasto dolente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso quello che capita quando si incontrano difficoltà nel raggiungimento di una gravidanza è di vedere le proprie amicizie raggiungere in maniera rapida e semplice quello che tu stai desiderando da tanto tempo e con tanti sacrifici. Tutto questo può essere difficile da gestire emotivamente.<br>Ci si sente<strong> in obbligo</strong> di essere presenti e felici per gli altri quando in realtà internamente si sente solo un grande desiderio di piangere.<br>Per questo motivo diventa difficilissimo <strong>partecipare ad eventi</strong> che celebrano i traguardi degli altri (baby shower, compleanni, battesimi). Anche quando si è “obbligati” a farlo ci si sente spesso fuori posto, diversi e isolati dagli altri.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Purtroppo una bacchetta magica fisica ed emotiva per aiutare nella ricerca della gravidanza non esiste. <br>Le emozioni sono tante. I passi da compiere sono tanti. Le visite, i test e gli esami sono tanti. Le paure sono tante. E tutto questo cambia in qualche modo la tua vita e la tua storia.<br>Quello che mi sento di consigliare è solo: non cercare di forzarti ad essere la persona che non sei! Non pensare di essere una persona sbagliata se provi le emozioni che provi. <br>Ricordati di te, sempre.<br>Ricordati di darti la precedenza e di accogliere quello che stai vivendo anche quando non ti piace o anche quando ti dà fastidio.<br>L’unica strada per andare avanti è procedere un passo alla volta senza mai dimenticarti che prima di tutto vieni tu!</p>



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		<title>Aborto spontaneo e sensi di colpa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2023 15:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vissuto di un aborto spontaneo è un evento sicuramente delicato, impegnativo e potenzialmente traumatico per le coppie che si trovano a doverlo vivere.Le emozioni che si scatenano sono vaste ed infinite: dalla rabbia alla tristezza, dalla paura allo smarrimento, dalla preoccupazione al senso di colpa.Approfondiamo insieme cosa si vive e come si manifesta il [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il vissuto di un aborto spontaneo è un evento sicuramente delicato, impegnativo e potenzialmente traumatico per le coppie che si trovano a doverlo vivere.<br>Le <strong>emozioni che si scatenano</strong> sono vaste ed infinite: dalla rabbia alla tristezza, dalla paura allo smarrimento, dalla preoccupazione al senso di colpa.<br>Approfondiamo insieme cosa si vive e come si manifesta il senso di colpa distinguendo la “direzione” verso cui si può dirigere.<br>Ricordiamo sempre che ogni esperienza è un’esperienza a sé e personale e che ovviamente ogni storia è differente dall’altra così come ogni persona è differente dalle altre.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aborto e senso di colpa verso di sé</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei confronti di sé stesse il senso di colpa è solitamente orientato al pensiero di aver potuto fare qualcosa di sbagliato che possa aver causato o stimolato l’aborto.<br>È molto facile che la donna arrivi ad analizzare tutti i comportamenti avuti durante i giorni di gravidanza per cercare di capire quale possa essere stato lo sbaglio.<br>Questo meccanismo è un meccanismo naturale della nostra mente nel momento in cui cerca di <strong>riprendere il controllo</strong> di una situazione in cui lo ha perso.<br>Ad esempio: “se non avessi preso il treno forse non sarebbe accaduto”, “se fossi stata più attenta alle mie attività”, “se avessi mangiato meglio” ecc…<br>È evidente come questi pensieri, al di là dell’essere veri o falsi, creino uno <strong>stato di sofferenza emotiva ancora più importante</strong> e pesante.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aborto e senso di colpa verso l’altro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto al proprio partner il senso di colpa è rivolto al pensiero di essere stata la causa di questa sofferenza.<br>Ci si sente un peso, <strong>ci si sente sbagliate</strong>, ci si sente guaste e rotte.<br>Si prova un profondo dispiacere al pensiero di aver “rovinato” l’esperienza genitoriale all’altro.<br>Ovviamente nella maggior parte dei casi la persona che abbiamo accanto non pensa nulla di tutto quello che noi gli attribuiamo e non ha assolutamente intenzione di farci sentire in colpa. Ma anche in questo caso, questa sensazione naturale arriva ad <strong>appesantire</strong> dentro la donna la sofferenza già provata e vissuta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aborto e senso di colpa verso il bambino</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, ma non meno importanti, i sensi di colpa verso il proprio bambino.<br>Anche in questo caso, come nel caso del proprio partner, i pensieri sono rivolti al dispiacere e al timore di essere state la causa della perdita.<br>Ci si può sentire immensamente distrutte dalla sensazione di una <strong>vita spezzata</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa succede psicologicamente?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologicamente quello che accade dentro la mente di una donna che affronta un aborto spontaneo è il <strong>silenzio</strong>. Il silenzio e il senso di vuoto.<br>Fino ad un attimo prima era presente la vita ed un dialogo interiore con quella vita, l’attimo dopo si è costrette a fare i conti con la morte e con un silenzio assordante.<br>Il senso di colpa prova in qualche modo a trovare una ragione, un perché, un motivo a quanto accaduto. La verità è che spesso questo meccanismo del tutto spontaneo, se non riconosciuto, rischia di aggravare lo stato di equilibrio di chi sta soffrendo. Importantissimo allora diventa poter intercettare quelle emozioni per poterle affrontare e poterle elaborare. Se questo non avviene in maniera spontanea diventa necessario chiedere aiuto professionale senza vergogna e senza paura.</p>
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		<title>Infertilità e paure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 09:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono gravidanze che arrivano subito e gravidanze che fanno giri immensi.Incontrano attese, terapie, cliniche, esami, punture.Ci sono percorsi che iniziano senza sapere quando finiranno. Storie che partono e che durano anni di speranze e di dubbi.Dietro a tutto questo c’è l’infertilità, ma accanto all’infertilità ci sei tu che desideri solo poter essere madre. Infertilità [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Ci sono gravidanze che arrivano subito e gravidanze che fanno giri immensi.<br>Incontrano attese, terapie, cliniche, esami, punture.<br>Ci sono percorsi che iniziano senza sapere quando finiranno. Storie che partono e che durano anni di speranze e di dubbi.<br>Dietro a tutto questo c’è l’infertilità, ma accanto all’infertilità ci sei tu che desideri solo poter essere madre.</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità e psicologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando affronti l’infertilità affronti una parte di te completamente nuova e ti scontri con tutto.<br>Da una parte con il tuo corpo, dall’altra parte con la società.<br>Questo spesso ti fa sentire in lotta, in corsa, in battaglia. Contro il tempo, contro le emozioni, contro i giudizi esterni.<br>La sensazione che l’infertilità lascia sulla pelle e nel cuore è quella di sentirsi rotte, a metà, guaste.<br>Ci si sente donne che non funzionano come “dovrebbero funzionare”. Diverse dalla normalità.<br>Eppure quel corpo non ha nessuna colpa, non ha sbagliato nulla. È solo un corpo che ha bisogno di più attenzioni e di maggiori cure.<br>Tutto questo scatena in maniera del tutto naturale emozioni di sofferenza,&nbsp; di dolore, di rabbia ma anche di paura.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Paure connesse all&#8217;infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio la paura è l’emozione che più fa tremare le gambe.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La paura di non poter mai vedere tuo figlio</li>



<li>La paura di non farcela ad affrontare eventuali percorsi di procreazione assistita</li>



<li>La paura di non saper rispondere alle domande esterne</li>



<li>La paura di perderti un pezzo di vita</li>



<li>La paura di annullarti e di smarrirti nella ricerca di qualcosa che non riesci a raggiungere</li>



<li>La paura del tempo che passa<br></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si ha altra scelta se non quella di scontrarsi e di affrontare queste paure. Una alla volta, mano nella mano con te stessa!</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se oggi stai leggendo queste righe vorrei ricordarti che non sei strana, sbagliata o esagerata. Sei solo estremamente spaventata ed essere spaventata non è una colpa! <br>Cerca di nutrire la tua mente in questo periodo anche con altro. Prova a limitare il tempo che passi leggendo o ascoltando cose inerenti la maternità (decidi tu un tempo limite per ogni giorno). Ricordati che è davvero importante poter ogni tanto alleggerire la mente anche con cose più leggere e superficiali.</p>



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		<title>Triggers emotivi ed infertilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 07:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vive un momento di difficoltà o un periodo delicato e di fragilità, è spesso possibile che il mondo attorno a noi diventi “rischioso”. Succede di frequente che si vivano stimoli esterni che scatenano dentro di noi ulteriore dolore e sofferenza.Tutto questo capita durante il momento della ricerca della gravidanza e capita ancora di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si vive un momento di difficoltà o un periodo delicato e di fragilità, è spesso possibile che il mondo attorno a noi diventi “rischioso”. Succede di frequente che si vivano stimoli esterni che scatenano dentro di noi ulteriore dolore e sofferenza.<br>Tutto questo capita durante il momento della <strong>ricerca della gravidanza</strong> e capita ancora di più quando si affrontano le difficoltà dell’<strong>infertilità</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è un trigger emotivo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo definire come trigger emotivo qualunque situazione, frase o evento esterno che scatena una forte reazione emotiva nella mente di chi ne viene colpito.<br>I triggers emotivi sono anche molto personali e soggettivi: è possibile che quello che turba me non turbi un’altra persona e viceversa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Triggers emotivi connessi all’infertilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo alcuni <strong>esempi</strong> di quelli che potrebbero essere degli stimoli dolorosi per chi sta affrontando l’infertilità.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Alcune domande di persone attorno a noi del tipo: “quando lo fate un figlio?”, “come mai non siete ancora genitori?”, “quando vi decidete a mettere su famiglia?”.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>La vista di alcune situazioni molto comuni come ad esempio: una famiglia in spiaggia, i bambini che giocano al parco, i genitori che prendono i figli a scuola.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>La vista della gravidanza di altre donne.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>I racconti della gravidanza, del parto o della genitorialità di altre persone.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>Alcuni consigli non richiesti rispetto alla propria fertilità come: “dovreste rilassarvi”, “arrivano quando meno te lo aspetti”, “non ci pensare troppo”.<br></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi un evento <strong>apparentemente</strong> minuscolo e innocuo scatena un mondo di sofferenza nel cuore e nell’anima di chi sta affrontando la propria battaglia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come poter affrontare i triggers emotivi connessi all’infertilità?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa da ricordare è che le emozioni (anche quelle che ci danno fastidio o che sono spiacevoli) sono qualcosa di naturale. È davvero difficile rimanere impassibili di fronte a qualcosa che le scatena. Questo perché siamo esseri umani e non macchine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo il primo suggerimento è sicuramente quello di <strong>accogliere</strong> quello che stiamo provando e che stiamo vivendo. Senza vergogna e senza sentirci sbagliati. Esiste il dolore, esiste la rabbia, esiste la tristezza, esiste l’invidia, esiste la paura, esiste la gelosia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo consiglio connesso al primo è però quello di cercare di <strong>non farsi annullare</strong> o invadere completamente da queste emozioni. Esistono loro ma continuano ad esistere anche tutte le altre. Così come esistono i problemi di infertilità ma esiste contemporaneamente anche il resto della nostra vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alle situazioni che diventano pericolose o rischiose e che quindi potrebbero diventare un trigger emotivo, se possibile si possono tranquillamente <strong>evitare</strong>. Senza troppi sensi di colpa. <br>Nessuno di noi è obbligato ad affrontare sofferenze in più se possono essere evitate.<br>Quando invece non è possibile evitare questi stimoli, cerchiamo in qualche modo di accettarli, di viverli, ma poi anche di farli <strong>scorrere via</strong> dalla nostra mente.</p>
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		<title>Maternità spezzate e risvolti psicologici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 10:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infertilità, gravidanza biochimica, interruzione di gravidanza, aborto, morte in utero ed assenza di maternità sono tutti eventi che portano a vivere una genitorialità spezzata. Infertilità L’infertilità e la difficoltà nel raggiugere una gravidanza (con eventuale sostegno delle tecniche di procreazione medicalmente assistita) sono il primo step che porta la donna e la coppia a scontrarsi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Infertilità, gravidanza biochimica, interruzione di gravidanza, aborto, morte in utero ed assenza di maternità sono tutti eventi che portano a vivere una genitorialità spezzata.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità e la difficoltà nel raggiugere una gravidanza (con eventuale sostegno delle tecniche di procreazione medicalmente assistita) sono il primo step che porta la donna e la coppia a scontrarsi con una <strong>genitorialità differente</strong> da quella immaginata e sperata.<br>Ci si scontra con l’impotenza e la frustrazione di non avere la completa <strong>gestione</strong> del concepimento. <br>Si affrontano sfide fisiche e mentali parecchio dolorose che minacciano l’equilibrio personale e relazionale.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gravidanza biochimica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di gravidanza biochimica quando qualche giorno dopo l’impianto lo sviluppo dell’embrione si ferma. Psicologicamente però, sebbene il tempo sia stato cortissimo, la mente aveva accolto l’idea di aver avuto un successo nel concepimento. Emotivamente si erano già <strong>avviate tutte le emozioni</strong> connesse alla gravidanza. <br>Scoprire la biochimica porta all’<strong>interruzione</strong> violenta ed improvvisa di tutte queste emozioni e di tutti i pensieri connessi alla maternità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Aborto e poliabortività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di aborto quando si ha un lutto entro, genericamente, la ventesima settimana di gestazione. Scoprire l’aborto è un <strong>evento traumatico</strong> per la donna e per la coppia. Ci si trova a fare i conti con qualcosa che si percepisce come più grande di sé ed impossibile da controllare. <br>Proprio sulla mancanza di controllo si orientano i pensieri: come mai è successo? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Avrei dovuto fare diversamente? Mi merito questa tragedia? <br>La verità è che un controllo totale non lo si ha mai. <strong>Nessuno si merita questo </strong>e nessuno fa nulla di sbagliato per meritarselo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Morte in utero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di morte in utero quando si ha un lutto dopo, genericamente, la ventesima settimana di gestazione. <br>In questo caso la gravidanza avanzata aveva portato la donna a sentirsi “fuori pericolo”. La morte in utero arriva come una <strong>tragedia</strong> a spezzare la vita della mamma e della coppia. <br>La sofferenza diventa un grido fortissimo. La paura un’emozione immensa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Assenza di maternità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi sono i motivi per cui una donna può doversi scontrare con l’assenza di maternità indesiderata. Molto spesso questi motivi riguardano problematiche di salute e <strong>patologie ginecologiche</strong> importanti. <br>In questi casi ci si trova di fronte alla <strong>porta chiusa</strong>. Una porta che obbliga a lasciare fuori tutti i propri sogni, i propri desideri e i propri progetti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Vivere il lutto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi la sensazione può essere quella di aver vissuto una perdita o un forte cambiamento nella propria persona e nella propria vita. <br>Effettivamente<strong> la perdita c’è</strong>. Non è soltanto la perdita fisica di proprio figlio ma può essere anche la perdita di un’immagine mentale, la perdita di un forte desiderio, la perdita di un’idea, la perdita di un progetto di vita. <br>Tutto questo può riflettersi nella sensazione di aver perso una parte di sé. <br><br><strong>Cosa si può fare?</strong> Curarsi di sé. Sembra banale, sembra semplice eppure è davvero l’unica cosa da fare. Curarsi della propria persona, della propria coppia, della propria vita. <br>Non si dimentica, <strong>non si cancella</strong>, non si annulla. Ma si può costruire attorno a quella perdita tutto il resto!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Maternità spezzate</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Perché “spezzate”? Perché è così che ci si sente: rotte, a pezzi, in frantumi. <br>Ci si sente e in un primo momento effettivamente lo si è. Poi pian piano quei pezzi si cercano di raccogliere, di ritrovare, di riconoscere. Si impara (anche perché non si ha altra scelta) a ricostruire, a curare, a ricucire. Trovando <strong>una forma diversa</strong>, non migliore né peggiore ma semplicemente nuova.</p>
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		<title>Infertilità e attesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 10:48:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si vivono difficoltà nella ricerca di una gravidanza, una delle difficoltà maggiori dal punto di vista emotivo e psicologico è proprio l’attesa. Gestire lo spazio e il tempo in cui si è costretti ad aspettare diventa una delle cose più complicate ma anche più importanti per la coppia.Questo viene ancora più amplificato quando si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando si vivono difficoltà nella ricerca di una gravidanza, una delle difficoltà maggiori dal punto di vista emotivo e psicologico è proprio l’attesa. <br>Gestire lo spazio e il tempo in cui si è <strong>costretti ad aspettare</strong> diventa una delle cose più complicate ma anche più importanti per la coppia.<br>Questo viene ancora più amplificato quando si affrontano <strong>percorsi di procreazione medicalmente assistita</strong>. In questi casi i tempi vengono scanditi dall’esterno e tu ti trovi “semplicemente” a doverli rispettare cercando di non crollare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa per gli appuntamenti medici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima tra tutte le attese è sicuramente questa: aspettare che arrivino i giorni per effettuare le varie visite ed i vari controlli medici. Spesso capita che nell’attendere ci si carichi di aspettative, dubbi e domande. Il peso psicologico prima di una visita che potrebbe rilevare problematiche è sicuramente ingombrante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: segnatevi in una nota tutto quello che volete chiedere così da non dimenticare nulla durante gli appuntamenti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa in sala d’aspetto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando finalmente arrivano i giorni delle visite, spesso ci si trova a dover gestire il tempo di attesa nelle varie sale d’aspetto. Questa che apparentemente può sembrare una banalità, in realtà aggiunge carico emotivo al momento che si sta affrontando. Il tutto viene maggiormente amplificato nel caso in cui l’attesa si prolunghi oltre all’orario dell’appuntamento concordato. Tante volte stare fermi, seduti su una sedia, aspettando che arrivi il proprio turno diventa estenuante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: portatevi qualcosa da fare. Sembra banale ma almeno quel tempo (soprattutto quando ci sono ritardi infiniti) non vi sembrerà sprecato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa dei farmaci in farmacia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questa è una tipologia di attesa. Spesso vengono prescritti farmaci, terapie o anche solo integratori che non sempre sono disponibili al primo colpo alla prima farmacia ma che spesso vanno ordinati. Attendere di poter iniziare il proprio percorso nell’attesa che arrivino i farmaci in farmacia aggiunge un peso in più sulle spalle.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa dei risultati di varie analisi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettare risultati di analisi del sangue, di accertamenti o di test effettuati è certamente faticoso per tutti in qualunque condizione di vita. Quando questo però, nel frattempo, “blocca” i passaggi successivi del proprio percorso, diventa tutto ancora più impegnativo da sopportare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità, pma e attesa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella procreazione medicalmente assistita le attese sono numericamente ancora di più: attesa di fare il pick up, attesa del risultato del pick up, attesa per la preparazione al transfer, attesa per il transfer.<br>In questo caso la fatica diventa quella di dipendere dalle tempistiche esterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: cerca di concentrarti su un passaggio alla volta senza guardare subito ai passaggi successivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e attesa del risultato del test di gravidanza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa che arrivi il giorno per poterlo finalmente fare, in attesa di scoprire il risultato, in attesa di capire come reagirà il tuo corpo e la tua mente a quel risultato.<br>In qualche modo il test di gravidanza (o le beta) segnano la “fine” del percorso. È un momento che viene vissuto quasi come un momento del giudizio. Il momento dove finalmente si scopre se tutto quello che è stato fatto ha portato al raggiungimento dell’obiettivo. Impossibile non vivere questo momento con una certa dose di ansia, nervosismo, paura o timori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piccolo consiglio</strong>: è impossibile fingere di non avere speranze o aspettative. Non costringerti a fingere di essere un ghiacciolo se tanto non lo sei!</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità, attesa ed emozioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista psicologico quello che succede è che si scatenano forti emozioni di frustrazione, impotenza, sofferenza e stanchezza. Non sempre è facile gestire e controllare il mondo emotivo che si vive interiormente. La sensazione è quella di camminare su una corda sottile in un equilibrio precario. Intanto passano le ore, i giorni, le settimane. Lo scopo è quello di continuare a restare interi, di continuare a prendersi cura di sé e della propria coppia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non siete soli</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Tutto quello che vivete dal punto di vista emotivo va bene. Non siete sbagliati, non siete strani, non siete guasti.<br>Aspettare è difficile. Aspettare è estenuante e faticoso. Aspettare è stressante.<br>Quello che è in vostro potere di fare è capire come poter riempire quella attesa. Perché quello è pur sempre il vostro tempo, il vostro spazio e la vostra vita. E la vita va comunque riempita con la vita. Con le cose che amate e con le cose che vi piace fare.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Infertilità: non sottovalutate quanto ci stiamo provando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 14:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando siamo sedute in una stanza piena di donne incinte o con i loro bambini appena nati o con le loro famiglie sorridenti, non sottovalutate quanto ci stiamo impegnando. Quanto è difficile per noi sorridere. Quanto è difficile partecipare. Se solo sapeste quanto ci costa tenere insieme tutti i pezzi del nostro cuore e della [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando siamo sedute in una stanza piena di donne incinte o con i loro bambini appena nati o con le loro famiglie sorridenti, <strong>non sottovalutate quanto ci stiamo impegnando</strong>. <br>Quanto è difficile per noi sorridere. Quanto è difficile partecipare. <br>Se solo sapeste quanto ci costa tenere insieme tutti i pezzi del nostro cuore e della nostra mente.<br>Se solo sapeste, forse non vi chiedereste come mai siamo così silenziose o come mai non possiamo prendere impegni per i prossimi uno, due o tre mesi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ci svegliamo la mattina e guardiamo i social trovando nuove storie e immagini di gravidanza e test positivi, per favore <strong>non sottovalutate quanta fatica stiamo facendo</strong>. <br>È un dispiacere dover smettere di seguire alcuni amici o alcune persone per un po’ di tempo. Siamo realmente felici per loro ma anche molto tristi e frustrate per noi stesse. <br>Sappiate che ci proviamo costantemente ma c’è un limite entro cui riusciamo ad arrivare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quando scopriamo di non essere state invitate ad una festa solo perché non abbiamo ancora dei figli, ci fa sentire invisibili. Invisibili in un mondo di cui non facciamo parte. Facciamo finta che non ci faccia male, che non ci spezzi il cuore non essere incluse nelle feste di compleanno dei vostri figli solo perché pensate che non ne abbiamo voglia. <strong>Non sottovalutate quanto è difficile</strong> sentirsi dimenticate, ma avere ancora la forza di andare avanti e cercare un posto nel mondo. Incastrate in uno spazio in cui tutti i giorni viene sottolineato quello che ancora non abbiamo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non possiamo bere o mangiare certe cose. Quando non possiamo programmare una vacanza all’ultimo minuto. Non è perché ci vogliamo far desiderare, ma è perché ci stiamo provando<strong>. Non sottovalutate le battaglie quotidiane</strong> che affrontiamo. Le battaglie per cui ci nascondiamo dietro ad un sorriso e al silenzio. Ci dispiace se non condividiamo, ma a volte semplicemente fa troppo male. Ci stiamo provando. A vivere in un circolo dove ci sentiamo di fallire eppure cerchiamo di fare sempre meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È estenuante!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, per favore, non sottovalutate quanto ci stiamo provando!</p>
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		<title>Infertilità: il dolore incompreso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 08:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”(Marina Ivanovna Cvetaeva) Infertilità e domande esterne “Come mai non hai un figlio alla tua età?”“Non ti sembra ora di fare un figlio?”“Quanto stai aspettando per restare incinta?”“Hai figli?” Queste sono solo alcune delle domande [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“Il bambino nasce dentro di noi molto prima del concepimento. <br>Ci sono gravidanze che durano anni di speranza, eternità di disperazione”<br>(Marina Ivanovna Cvetaeva)</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e domande esterne</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Come mai non hai un figlio alla tua età?”</em><br><em>“Non ti sembra ora di fare un figlio?”</em><br><em>“Quanto stai aspettando per restare incinta?”</em><br><em>“Hai figli?”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono solo alcune delle domande che spesso le donne si sentono fare. Soprattutto dai 30 ai 40 anni.<br>Queste sono le domande verso le quali ci si sente spiazzate perché non si riesce mai a trovare la risposta giusta. Il risultato è un mix di emozioni e sentimenti. Da un lato la rabbia e dall’altro la tristezza e la malinconia. La rabbia perché ci si trova di fronte all’insensibilità esterna, la tristezza perché in un attimo tornano in mente tutte le sfide affrontate, gli esami, i test, le paure.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e sentirsi in un limbo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione più comune nelle donne che vivono l’infertilità è quella di sentirsi in attesa in un limbo. Senza che vi sia un tempo stabilito affinchè questo stato possa cambiare.<br>Ci si sente un po’ nel mezzo. Nel mezzo dell’attesa, della speranza, dell’accettazione, delle aspettative, della ripresa, della perdita.<br>Nelle mezzo di emozioni altalenanti che cambiano anche notevolmente all’interno di una stessa giornata o di una sola ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>10 parole</strong> più comunemente associate al vissuto di infertilità sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>frustrazione</li>



<li>isolamento</li>



<li>solitudine</li>



<li>desiderio</li>



<li>speranza</li>



<li>fragilità</li>



<li>lacrime</li>



<li>perdita</li>



<li>rabbia</li>



<li>paura</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità e riconoscimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre è facile spiegare tutto questo a chi non lo sta vivendo. Questo è uno dei motivi principali che scatena un forte senso di solitudine e di incomprensione.<br>D’altra parte è anche vero che non sempre esternamente c’è il giusto ascolto e la corretta comprensione.<br>Purtroppo nel pensiero comune la gravidanza viene ancora considerata come una cosa che dipende esclusivamente dalla volontà della coppia. Si pensa che sia sufficiente provarci per riuscirci in maniera del tutto naturale e immediata. E invece non è così!<br>Vengono spessissimo sottovalutate tutte le difficoltà che si possono incontrare nel momento in cui si decide di diventare genitori. A volte per ingenuità, a volte per ignoranza, a volte perché non si guarda oltre la propria esperienza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">So che tante volte ti capita di sentirti incompresa. So che ti senti sola o isolata. So che ti sembra di non riuscire mai a spiegare la tua sofferenza.<br>Il passaggio numero uno è sicuramente quello di prendere coscienza di queste emozioni e sentimenti. Poi trovare, un passo alla volta, la modalità più giusta per te per poter rispondere anche a tutte le domande esterne in modo tale che non arrivino a turbare eccessivamente il tuo equilibrio. Più sarai serena interiormente, più sarà facile poter reagire al mondo esterno.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Tocofobia: la paura del parto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 15:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante il mondo esterno dipinga la gravidanza e la maternità come un momento sempre felice e sempre roseo, le problematiche e le difficoltà che invece si possono riscontrare sono svariate. Le donne in gravidanza vivono anche momenti di ansia, timore, preoccupazione e paura per se stesse e per il bimbo che portano in grembo. Una [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il mondo esterno dipinga la gravidanza e la maternità come un momento sempre felice e sempre roseo, le problematiche e le difficoltà che invece si possono riscontrare sono svariate. Le donne in gravidanza vivono anche <strong>momenti di ansia</strong>, timore, preoccupazione e paura per se stesse e per il bimbo che portano in grembo. <br>Una di queste paure riguarda il parto e prende il nome di <strong>tocofobia</strong>.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le donne e il parto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene il parto venga pensato e immaginato come qualcosa di naturale, istintivo e spontaneo, qualunque donna sa che spesso non è così. Alcune lo vivono sulla propria pelle, altre lo vedono nelle proprie amiche, sorelle, parenti. <br>Il parto è sempre un <strong>momento delicato</strong> che porta con sé tutti i pensieri sviluppati nel corso dei 9 mesi di gravidanza oltre a tutti i racconti che la donna ha ascoltato o letto da testimonianze varie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solitamente qualunque donna avvicinandosi al momento del parto è portata a cercare informazioni rispetto a quanto accadrà e a cosa potrà andare incontro. L’idea di essere a conoscenza di tutte le eventuali possibilità aiuta a sentirsi pronte e preparate. Questa ricerca di informazioni che è assolutamente corretta, contribuisce a creare nella mente della donna quello che lei vorrebbe come “<strong>parto perfetto</strong>”. Il parto ideale a cui si spera che il corpo possa andare incontro. Si crea una vera e propria immagine mentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente questa immagine è carica di aspettative, emozioni, paure e preoccupazioni.<br>In tantissimi casi poi, invece, ci si rende conto che <strong>ogni parto è a sé</strong>. Ogni parto è diverso dagli altri. Ogni donna ha il suo personale parto in base ai bisogni e alle necessità di quel momento.<br>Ci si rende conto che indipendentemente da tutti i racconti ascoltati o letti, il proprio parto è sempre in qualche modo differente. <br>Perché noi siamo diverse le une dalle altre. I nostri corpi sono diversi, le nostre storie, i nostri figli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le paure del parto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le paure connesse al momento del parto sono diverse da donna a donna e da storia a storia.<br>C’è chi teme maggiormente i momenti prima, chi i momenti del “durante” e chi il dopo. Chi è più preoccupata del dolore e chi della gestione del tempo. Chi teme il confronto con l’ospedale e chi la solitudine. Le paure e i timori possono essere di varia natura e di <strong>diversa intensità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le preoccupazioni sono di livello lieve o moderato, le emozioni che si vivono hanno anche una funzione adattiva che permette alla donna di organizzarsi correttamente per arrivare pronta e preparata al momento del parto. Quando invece la paura diventa <strong>esageratamente eccessiva</strong> e pesante si può parlare di fobia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Tocofobia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella tocofobia la paura del momento del parto è totalmente esagerata e <strong>pesante</strong> tanto da influenzare la lucidità e la stabilità della donna. In questi casi l’ansia si trasforma in vero e proprio <strong>terrore</strong> che diventa completamente ingestibile e incontrollabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può distinguere in tocofobia <strong>primaria</strong> quando la paura si manifesta al primo parto e <strong>tocofobia</strong> secondaria quando la paura si manifesta in seguito ad un precedente parto traumatico che ha lasciato il segno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente questo disturbo non aiuta a rendere il momento del parto un momento sereno. La paura aumenta la rigidità muscolare e dei tessuti andando ad abbassare la soglia del dolore e dunque a peggiorare il vissuto dell’esperienza stessa.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se hai questo tipo di paura a qualunque livello o intensità, vorrei dirti di <strong>non sentirti sbagliata</strong> o stupida. Hai la possibilità di <strong>prenderti cura di te</strong> e del tuo bambino andando ad alleggerire queste emozioni grazie ad un percorso terapeutico che possa precedere la nascita. <br>Non temere di chiedere aiuto, non avere vergogna di esprimere le tue emozioni. Parlarne è il primo passo per iniziare ad affrontare quello che il tuo corpo e la tua mente stanno vivendo e vivranno nei prossimi mesi.<br>Se pensi di aver invece avuto <strong>un’esperienza di parto traumatica</strong>, non aspettare ad elaborare quelle emozioni, non lasciare che quella paura si impossessi completamente della tua mente andando ad influenzare percorsi futuri.<br><br><strong>Ricorda: ogni donna ha il suo parto, ascolta le tue paure ma non lasciarti influenzare dalle paure degli altri!</strong></p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Pma eterologa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2020 13:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è Con il termine Fecondazione Assistita si intendono tutti quei trattamenti utilizzati per ottenere il concepimento quando questo non avviene in maniera spontanea.Si parla di fecondazione omologa quando i gameti appartengono alla coppia, mentre si parla di fecondazione eterologa quando uno od entrambi i gameti appartengono ad un donatore esterno alla coppia.Rispetto alla fecondazione omologa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il termine Fecondazione Assistita si intendono tutti quei trattamenti utilizzati per ottenere il concepimento quando questo non avviene in maniera spontanea.<br>Si parla di fecondazione omologa quando i gameti appartengono alla coppia, mentre si parla di <strong>fecondazione eterologa</strong> quando uno od entrambi i gameti appartengono ad un donatore esterno alla coppia.<br>Rispetto alla fecondazione omologa, la scelta di procedere tramite <strong>donazione</strong> è sicuramente una scelta non semplice che la coppia affronta nel momento in cui questa prospettiva gli viene proposta.<br>Solitamente si giunge a tale decisione in seguito a diversi passaggi connessi a differenti processi emotivi e psicologici.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Accettazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo tra tutti i passaggi psicologi riguarda l’<strong>accettazione</strong> di intraprendere questa strada<strong>.</strong><br>Un iniziale cambiamento di prospettiva si ha nel momento in cui la coppia si trova di fronte ai fallimenti con la fecondazione omologa. Spesso i tentativi non andati a buon fine sono molteplici.<br>In questa fase le emozioni sono altalenanti tra l’idea di voler continuare a provare e l’idea della <strong>rassegnazione</strong>. Si vivono sensazioni di perdita di <strong>speranza</strong>.<br>Nelle donne si riscontrano forti emozioni di ira e di rabbia verso la propria femminilità e verso le altre donne che riescono a concepire con molta facilità. Può iniziare ad insinuarsi il pensiero di essere una “<strong>donna incompleta</strong>”.<br>Successivamente inizia a prendere piede l’idea della possibilità di “rinunciare” al figlio biologico e l’apertura alle tecniche eterologhe. Questo passaggio implica spesso emozioni di fallimento, perdita e disperazione che devono essere accettate ed elaborate per poter andare avanti. La perdita dell’idea di un figlio geneticamente proprio possiamo paragonarlo ad un lutto. Implica la <strong>perdita </strong>delle speranze fino a quel momento vissute, la perdita delle immagini mentali precedenti, la perdita di alcuni pensieri e di alcune riflessioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: non c’è un modo giusto o un modo sbagliato di accettare l’eterologa, così come non ci sono tempi stabiliti. Ognuno deve trovare la sua strada come individuo e come coppia. Lascia spazio alle emozioni e ai pensieri, senza vergogna e senza giudizio. Rispetta quello che senti prima di tutto e indipendentemente dai pareri che arrivano dall’esterno.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come affrontare i passaggi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Superato il momento della decisione, che è sicuramente lo scoglio maggiore, ci si trova spesso a vivere un periodo più sereno mentalmente. Si apre la porta alla nuova via e ad una <strong>nuova speranza</strong>.<br>Si incomincia un processo mentale di <strong>accoglienza</strong> del donatore o della donatrice (che restano sempre anonimi).<br>Per favorire questo passaggio è utile concentrarsi sul <strong>dono</strong> che si sta ricevendo, immaginandolo proprio come un regalo che qualcuno ha deciso di farci.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Paura della somiglianza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In molti casi il dubbio maggiore dal punto di vista psicologico riguarda la possibilità di <strong>non riconoscere</strong> il figlio come proprio. Che il figlio abbia una somiglianza estrema con il donatore e non con i genitori. La paura è che questa somiglianza si rifletta in una difficoltà nel creare legame con il bambino appena nato.<br>In realtà questi timori tendono mano a mano a scemare con il passare del tempo e con il progredire della gravidanza. Ma sono paure che hanno <strong>diritto di essere verbalizzate</strong> ed espresse per poter essere osservate senza condizionamenti. Sono pensieri e dubbi normali che possono venire ad ogni coppia che affronta queste dinamiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Suggerimento</strong>: i bambini nati da questi percorsi vivranno, si appassioneranno e ameranno le esperienze proposte dai propri genitori, esattamente come qualunque altro bambino. È vero che il concepimento è avvenuto grazie a materiale genetico esterno ma è altrettanto vero che senza la coppia genitoriale non si sarebbe creata alcuna vita. L’aspetto genetico è soltanto una piccola parte di un processo molto più ampio. Il <strong>legame genitoriale si crea e si costituisce giorno dopo giorno</strong> esattamente come per una gravidanza ed un figlio “naturale”.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ovodonazione aspetti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una piccola parentesi sulla parte femminile della coppia quando si trova ad accogliere l’ovodonazione.<br>La donna in questi casi può vivere dei primi momenti di smarrimento e sconforto. Sono stati assolutamente normali dovuti alla necessità di cambiare approccio mentale rispetto al concepimento.<br>Osservare, elaborare ed accettare i possibili vissuti di fallimento e di perdita è fondamentale per poter proseguire il percorso in maniera serena.<br>Il pensiero più comune riguarda la propria incapacità e la propria <strong>inadeguatezza</strong>. Tali emozioni hanno diritto di essere espresse per poter essere affrontate scoprendo che fanno meno paura del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: non vergognarti di quello che provi e trova uno spazio per dare voce a quello che senti, senza vergogna o imbarazzo!</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non siete soli</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Le sfide che l’eterologa pone alla donna e alla coppia non sono poche. Un buon sostegno psicologico può favorire un percorso di scelta più tranquillo e libero da ansie, paure e preoccupazioni troppo pesanti. Se hai o avete bisogno, insieme possiamo accompagnare i passaggi che affronterete durante la strada che vi aspetta. Una strada faticosa ma sicuramente anche bellissima.</p>



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		<title>Infertilità e scorrere del tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 14:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[procreazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle principali sensazioni riportate dalle donne che stanno tentando di avere un bambino ma che stanno incontrando qualche ostacolo sul loro percorso riguarda la sensazione costante dello scorrere del tempo. Sia nel caso di tentativi naturali che nei casi di tentativi con fecondazione assistita. La voce delle donne “Ogni mese quando arriva il ciclo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Una delle principali sensazioni riportate dalle donne che stanno tentando di avere un bambino ma che stanno incontrando qualche ostacolo sul loro percorso riguarda la sensazione costante dello <strong>scorrere del tempo</strong>. Sia nel caso di tentativi naturali che nei casi di tentativi con fecondazione assistita.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>La voce delle donne</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Ogni mese quando arriva il ciclo penso che è un mese in meno a disposizione”, “Guardo il calendario e penso che <strong>avrò sempre meno tempo</strong>”, “Più penso al tempo che passa e più mi viene l’ansia”, “Mi sembra di essere vecchissima nel frattempo che scorrono i mesi”</em>.<br>Questi sono solo alcuni dei normalissimi e naturali pensieri che attraversano la mente di una donna che non riesce a concepire. Ci tengo a sottolineare che sono pensieri spontanei, <strong>non devi sentirti in colpa</strong> per averli tra le tue idee!</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si prova</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che le donne raccontano riguardo a queste emozioni è relativo al fatto che più passa il tempo e meno hanno probabilità di restare incinte. La sensazione è proprio quella di <strong>un orologio che corre</strong> e di non riuscire a stargli dietro.<br>Sebbene sia un problema di coppia, è una difficoltà che riscontrano quasi sempre solo le donne. Gli uomini sentono meno il pressare dello scorrere del tempo, avendo maggiori possibilità di procreare anche in età più avanzata.<br>Queste sensazioni sono del tutto <strong>naturali</strong> e fanno parte di quello che viene definito come orologio biologico interno di una donna. Proprio perché naturali sono anche più difficili da tenere a bada e controllare.<br>Quando i tentativi falliti riguardano la fecondazione assistita, le emozioni relative al tempo sono ancora più ingigantite. In questi casi infatti la donna sa che per riprovare una fecondazione servono dei mesi di preparazione. Mesi che spesso vengono vissuti come un’ulteriore “perdita di tempo”.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Effetti psicologici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere con ansia questo trascorrere del tempo non aiuta la donna a stare bene con se stessa e ad affrontare i tentativi di concepimento in maniera serena.<br>Spesso ci si sente <strong>invase da forti emozioni</strong> di angoscia, paura e preoccupazione. Associate ad emozioni di sconforto, rabbia, impotenza e frustrazione. È evidente come tutto questo alla lunga non aiuti in generale a favorire la gravidanza.</p>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Quello che possiamo fare insieme è cercare di aiutare la tua mente a ritrovare un equilibrio interiore che ti aiuti a gestire i momenti di sconforto in maniera migliore. Non abbiamo modo di fare le magie, non possiamo fermare il tempo o farti raggiungere la gravidanza, ma possiamo farti stare bene con le tue emozioni e con i tuoi pensieri in modo tale che tu possa <strong>sentirti pronta e preparata</strong> per affrontare qualunque passaggio.</p>



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		<title>Maternità difficili: infertilità sine causa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 19:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fertilità e maternità]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Infertilità e bisogno di una causa Si parla di&#160;infertilità&#160;quando la coppia non riesce a concepire dopo svariati tentativi naturali o di fecondazione assistita. Le prime domande che passano per la testa sono: “Perché succede tutto questo?”, “Perché proprio a noi?”, “Perché continuiamo a fallire?”, “Perché non funzioniamo?”, “Perché questo bambino non arriva?”. Il&#160;PERCHÉ&#160;è centrale nella [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Infertilità e bisogno di una causa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di&nbsp;<strong>infertilità</strong>&nbsp;quando la coppia non riesce a concepire dopo svariati tentativi naturali o di fecondazione assistita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prime domande che passano per la testa sono: “<em>Perché succede tutto questo?”, “Perché proprio a noi?”, “Perché continuiamo a fallire?”, “Perché non funzioniamo?”, “Perché questo bambino non arriva?”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>PERCHÉ</strong>&nbsp;è centrale nella mente delle coppie che si trovano a vivere la condizione di infertilità. Capire i motivi e le causa per cui non si riesce a concepire diventa un elemento psicologico fondamentale. All’inizio queste domande sono leggere ma più passa il tempo e più diventano imponenti e ingombranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le&nbsp;<strong>cause</strong>&nbsp;dell’infertilità possono essere diverse ed è fondamentale che la coppia possa conoscerle. Rispondere ai “<em>perché</em>” serve per alleggerire i normali sensi di colpa che possono emergere dai tentativi falliti di concepimento.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità sine causa e psicologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di infertilità sine causa quando, dopo i dovuti accertamenti medici,&nbsp;<strong>non vengono riscontrati motivazioni</strong>&nbsp;particolari per cui la coppia non riesca a concepire. Le domande e i “<em>perché</em>” restano senza risposta. L’assenza di una causa specifica scatena reazioni psicologiche particolari rispetto alla situazione in cui l’infertilità trova giustificazioni mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>senso di colpa</strong>&nbsp;in questa condizione è centrale.&nbsp;&nbsp;Le coppie&nbsp;&nbsp;si sentono inadatte,&nbsp;<strong>sbagliate</strong>&nbsp;e malfunzionanti. Come se i loro corpi fossero delle macchine inceppate che non trovano modo di essere aggiustate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sensi di colpa incidono sui livelli di&nbsp;<strong>sofferenza emotiva</strong>&nbsp;percepita, aumentano il rischio di difficoltà relazionali e i&nbsp;<strong>livelli di stress</strong>. Questa condizione certamente non favorisce una stato di equilibrio e serenità che possa facilitare il concepimento. Ci si trova in uno stato psicologico complesso e delicato in cui si rischia di restare imbrigliati se non si chiede aiuto.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2>Come affrontare psicologicamente l’infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non c’è una modalità più giusta delle altre per affrontare questa condizione. Avere un buon equilibrio personale e di coppia sicuramente aiuta nella gestione delle emozioni durante ogni passaggio che ci si trova ad affrontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: dai spazio e forma ad ogni pensiero, senza trattenere nulla e senza vergogna, soprattutto all’interno della coppia. Ogni emozione ha diritto di esistere!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Depressione da infertilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei&nbsp;<strong>rischi</strong>&nbsp;più importanti se non si riesce a gestire bene la situazione è quello di sviluppare stati depressivi. In particolare quando non si riesce a trovare una causa o una motivazione per la propria infertilità. In questi casi vale sempre la pena fare un’indagine in più o chiedere un parere medico ulteriore. Scoprire il perché non si riesce a concepire aiuta anche a prevenire eventuali emozioni connesse alla depressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prenditi cura di te</strong>: campanelli di allarme di stati depressivi riguardano un tono dell’umore molto basso, la mancanza di energia, la stanchezza cronica, la perdita del desiderio di svolgere le normali attività quotidiane, cambiamenti nel ciclo del sonno e cambiamenti nell’alimentazione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Infertilità e crisi di coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando insieme non si riesce a trovare un buon equilibrio,&nbsp;<strong>la relazione</strong>&nbsp;stessa&nbsp;<strong>viene a traballare</strong>&nbsp;e ad essere messa in dubbio. Spesso si osservano le reazioni e i comportamenti dell’altro aspettandoci che provi le stesse emozioni che proviamo noi. Accettare che si possano avere tempi e&nbsp;<strong>modalità diverse</strong>&nbsp;di elaborazione degli eventi e delle notizie è un modo per prevenire eventuali difficoltà nella relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’infertilità in generale e soprattutto in assenza di cause, porta le coppie a confrontarsi con vissuti di rabbia,&nbsp;<strong>frustrazion</strong>e e fallimento non sempre facili da tollerare e gestire.</p>
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