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	<title>Universo psicologia Archivi - ginecologicaMente</title>
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	<description>Psicologia ginecologica</description>
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	<title>Universo psicologia Archivi - ginecologicaMente</title>
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		<title>Cosa non dire a chi sta soffrendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 08:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stare vicino a chi sta soffrendo, soprattutto se non conosciamo quella sofferenza, può essere un compito non sempre semplice. Il rischio di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato è sempre dietro l’angolo. Vediamo insieme quali sono le cose che risultano spesso sbagliate da dire a chi sta soffrendo. Non farne una tragedia In questo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Stare vicino a chi sta soffrendo, soprattutto se non conosciamo quella sofferenza, può essere un compito non sempre semplice. Il rischio di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato è sempre dietro l’angolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme quali sono le cose che risultano spesso sbagliate da dire a chi sta soffrendo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non farne una tragedia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso è sempre molto relativo il concetto di tragedia.<br>Quello che potrebbe essere tragedia per me, potrebbe non essere tragedia per te e viceversa.<br>Quando si dice una frase del genere bisognerebbe sempre tenere conto del fatto che ognuno ha una vita diversa e che ognuno è una persona diversa. Non esiste un righello capace di misurare universalmente le tragedie, le emozioni o il dolore decidendo che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non ti lamentare c’è chi sta peggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È vero ci sarà sempre chi sta peggio e chi sta meglio. Ci sarà sempre chi è più capace di gestire il dolore e chi meno. Ma questo non significa che ognuno non possa comunque parlare della propria esperienza di sofferenza.<br>Non esistono classifiche del dolore. Esistono dolori diversi, di natura diversa.<br>Dire a qualcuno che non può permettersi di parlare del proprio dolore solo perché non è “abbastanza forte o abbastanza grande” significa sminuire la sua esperienza e creare ancora più dolore.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stai esagerando, smettila di essere così drammatico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si diverte a soffrire. Nessuno si diverte a provare dolore. Nessuno è contento di stare male.<br>Ognuno ha il suo modo di reagire che può sembrare dall’esterno più o meno drammatico o esagerato.<br>Se lo pensi, pensalo, ma non dirlo all’altro o non credere che dire questa frase possa aiutarlo a stare meglio. Causerai solo un senso di colpa e un forte senso di inadeguatezza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non ci pensare poi passerà</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una delle frasi più comuni ma anche più banali.<br>È vero a volte distrarsi aiuta, a volte concentrarsi su altro è un buon rimedio ma dire a qualcuno “non ci pensare poi passerà” è assolutamente falso. Anzi tante volte non pensare a qualcosa causa solo il rischio di trascurare quel problema e di ingigantire nel tempo la sofferenza.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sono sopravvissuti tutti, sopravvivrai anche te</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta a questa affermazione dovrebbe essere qualcosa del tipo: “bene per gli altri che sono sopravvissuti ma chissenefrega”. Il fatto che altre persone siano sopravvissute alla stessa sofferenza (ammesso che sia la stessa) non significa che allora io non abbia diritto di soffrire in questo momento. Certo, sicuramente sopravvivrò anche io, ma sentirmi dire questa frase non mi aiuta ad accelerare il processo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ti stai agitando troppo, prova a rilassarti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come per la frase “non ci pensare” anche la frase “rilassati” spesso è detta in maniera molto superficiale e fuori luogo.<br>Se una persona fosse in quel momento in grado di rilassarsi sicuramente lo farebbe. A volte ci sono momenti in cui rilassarsi è impossibile e diventerebbe addirittura deleterio. A volte c’è bisogno di sfogare le emozioni, di lasciarle uscire, di liberarle per poter poi, alla fine, riuscire a stare meglio e magari anche a rilassarsi.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Piccoli consigli sempre buoni</strong></h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">&#8211; Ascolta senza giudicare <br>&#8211; Resta accanto senza pretendere che l’altro racconti<br>&#8211; Sii disponibile alle richieste che l’altro può fare<br>&#8211; Apri la mente a quello che ascolti senza riportarlo per forza su di te<br>&#8211; Sii curioso di scoprire storie diverse e “sofferenze diverse”</p>



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		<title>Psicoterapia neo-ericksoniana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 12:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Psicoterapia Un percorso di incontri tra due persone in cui una ritiene di essere bisognosa di aiuto e richiede di essere sostenuta nel processo del cambiamento e un’altra possiede qualità personali, conoscenze teoriche e tecniche che utilizza per aiutare l’altro a produrre il cambiamento desiderato. Psicoterapia neo-ericksoniana La psicoterapia neo-ericksoniana è un approccio terapeutico che [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Psicoterapia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un percorso di incontri tra due persone in cui una ritiene di essere bisognosa di aiuto e richiede di essere sostenuta nel processo del cambiamento e un’altra possiede qualità personali, conoscenze teoriche e tecniche che utilizza per aiutare l’altro a produrre il cambiamento desiderato.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Psicoterapia neo-ericksoniana</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoterapia neo-ericksoniana è un approccio terapeutico che nasce dall&#8217;evoluzione del pensiero di Milton H. Erickson, riformulato in chiave moderna per rispondere alle esigenze della psicologia contemporanea. Questo modello si fonda su una visione <strong>profondamente umanistica e relazionale</strong> della persona, mettendo al centro le sue risorse interiori, la creatività e la capacità di autorigenerazione psicologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di altri approcci più direttivi, la psicoterapia neo-ericksoniana adotta una modalità <strong>indiretta e rispettosa</strong>, in cui il terapeuta non impone interpretazioni o soluzioni preconfezionate, ma <strong>favorisce un processo naturale di cambiamento</strong> che parte dall’esperienza soggettiva del paziente. Il dialogo terapeutico è quindi costruito in modo flessibile e personalizzato, adattandosi allo stile comunicativo e ai bisogni emotivi di chi si ha di fronte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoterapia neo-ericksoniana considera ogni persona come <strong>un sistema complesso e dinamico</strong>, capace di trovare dentro di sé le soluzioni ai propri problemi, se adeguatamente accompagnata e ascoltata. Il terapeuta assume così un ruolo di <strong>facilitatore del cambiamento</strong>, capace di costruire un contesto relazionale sicuro in cui il paziente può esplorare, comprendere e riorganizzare i propri vissuti.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Principi fondamentali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoterapia neo-ericksoniana si distingue per l’uso di tecniche <strong>flessibili, strategiche e rispettose</strong>, volte a stimolare le risorse interne del paziente, attivare nuovi punti di vista e favorire il cambiamento. Le tecniche non sono rigide o standardizzate, ma <strong>personalizzate</strong> in base all’individuo, al suo modo di comunicare e alla sua storia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. <strong>Uso terapeutico del linguaggio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il linguaggio è considerato uno <strong>strumento di cambiamento</strong>. Il terapeuta sceglie con cura le parole, utilizza <strong>ambiguità intenzionali</strong>, <strong>paradossi</strong>, <strong>presupposizioni</strong> e <strong>domande aperte</strong> per stimolare riflessione, esplorazione e nuove connessioni cognitive.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. <strong>Metafore e narrazioni</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>storie metaforiche</strong> sono usate per rappresentare, in modo indiretto e simbolico, le difficoltà del paziente e le possibili soluzioni. L’ascolto di una metafora ben costruita può aiutare la persona a <strong>riconoscersi</strong> e ad <strong>immaginare alternative</strong>.<br>Le metafore non danno istruzioni, ma creano immagini che <strong>attivano insight</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. <strong>Tecniche di ristrutturazione del significato</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta accompagna il paziente nel <strong>rivedere e riformulare</strong> il significato di eventi o vissuti. Questo non avviene imponendo interpretazioni, ma attraverso <strong>domande esplorative</strong> e l’uso di <strong>nuove prospettive</strong>, che consentono di trasformare il modo in cui un’esperienza viene vissuta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. <strong>Ancoraggi e stimolazione di risorse interne</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta aiuta il paziente a <strong>riattivare esperienze positive</strong>, momenti in cui ha sentito forza, sicurezza o equilibrio. Queste esperienze vengono “ancorate” a parole, immagini o gesti, e possono essere richiamate quando necessario.<br>Questo rafforza l’autoefficacia e l’accesso a stati mentali più funzionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. <strong>Raccolta e valorizzazione del linguaggio del paziente</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta ascolta attentamente le parole, i simboli e le immagini usate dal paziente e li <strong>restituisce</strong> in modo strategico. Questo non solo rafforza l’alleanza terapeutica, ma aiuta la persona a <strong>sentirsi compresa</strong> e a riconoscere risorse già presenti nel proprio modo di esprimersi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">6. <strong>Utilizzazione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnica dell&#8217;<strong>utilizzazione</strong> consiste nel partire da <strong>qualunque elemento</strong> portato dal paziente, anche un sintomo o un’apparente resistenza, per trasformarlo in <strong>una leva per il cambiamento</strong>.<br>Nulla viene “corretto” o rifiutato: ogni esperienza è accolta e può essere trasformata.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ipnosi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ipnosi neo-ericksoniana è un approccio <strong>non direttivo</strong> che definisce la trance come uno stato naturale di attenzione focalizzata rivolta verso l&#8217;interno. In questo processo, il terapeuta utilizza un linguaggio evocativo e metaforico con l&#8217;obiettivo di attivare le <strong>risorse creative dell&#8217;inconscio</strong>, permettendo al soggetto di generare autonomamente soluzioni e cambiamenti comportamentali in linea con la propria individualità.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>In sintesi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche della psicoterapia neo-ericksoniana non si basano su protocolli rigidi, ma su una <strong>relazione terapeutica attiva, empatica e creativa</strong>. Il terapeuta lavora come <strong>facilitatore</strong> di processi interni, stimolando il paziente ad accedere alle proprie risorse, intuizioni e possibilità di cambiamento.</p>
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		<title>Difficoltà ginecologiche: sofferenza emotiva e psicoterapia ipnotica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 08:47:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Le difficoltà ginecologiche che una donna può trovarsi ad affrontare nella propria vita arrivano quasi sempre in maniera inaspettata.Da bambine non ci insegnano che le mestruazioni possono essere dolorose e che questo dolore può nascondere problemi e malattie. A scuola non ci insegnano che la fertilità può trasformarsi in infertilità e che a volte [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Introduzione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà ginecologiche che una donna può trovarsi ad affrontare nella propria vita arrivano quasi sempre in maniera inaspettata.<br>Da bambine non ci insegnano che le mestruazioni possono essere dolorose e che questo dolore può nascondere problemi e malattie. A scuola non ci insegnano che la fertilità può trasformarsi in infertilità e che a volte questa infertilità rischia di non avere neanche un motivo o una spiegazione chiara. Durante la nostra adolescenza nessuno ci racconta che le gravidanze a volte si possono “perdere” e che esiste il lutto perinatale. Nessuna di noi cresce pensando di poter provare dolore fisico durante i propri rapporti sessuali.<br>Eppure tutto questo succede ed è molto meno raro di quanto si possa credere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Endometriosi, vulvodinia e conseguenze psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Endometriosi e vulvodinia sono due tra le patologie ginecologiche più comuni. Si stima che possa soffrire di endometriosi una donna su dieci e di vulvodinia una donna su sette.<br>Caratteristica di queste malattie: il dolore fisico. Il dolore che tocca una parte specifica del corpo, una parte connessa psicologicamente e socialmente al femminile e alla maternità. Un dolore che viene definito invisibile dall’esterno ma che risulta assolutamente visibile dall’interno e dalla prospettiva di chi ne soffre.<br>I principali risvolti e conseguenze psicologiche di queste malattie toccano molteplici tematiche.<br>In primo luogo la gestione del dolore fisico all’interno delle proprie attività quotidiane. Dolore che spesso obbliga a modificare le proprie abitudini e i propri comportamenti.<br>Troviamo poi la percezione di svariati stati emotivi tra cui frustrazione, rabbia, ansia, senso di impotenza, preoccupazione e paura che contribuiscono a creare un importante stato di sofferenza emotiva.<br>Accanto a tutto questo la donna si trova anche a scontrarsi con diverse difficoltà dal punto di vista sociale e relazionale. Dalla relazione con il proprio partner (considerando anche le difficoltà a livello sessuale) alla gestione delle relazioni con famiglia, amici e colleghi.<br>Infine ma non meno importante il bisogno di elaborare psicologicamente un’immagine diversa rispetto a quella sempre immaginata del proprio corpo e del proprio femminile.<br>Affrontare tutto questo diventa essenziale per trovare uno stato di equilibrio e benessere che possa essere il maggiore possibile nonostante la presenza della malattia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Infertilità, maternità spezzate e conseguenze psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di infertilità quando è presente una qualche condizione che ostacola la gravidanza (quando non si trova alcuna causa si parla di infertilità idiopatica). Solitamente entro i 35 anni si parla di infertilità dopo 12<strong> mesi di rapporti liberi non protetti</strong> (6 mesi se la donna ha più di 35 anni o se ci sono altri fattori di rischio).<br>Il termine “maternità spezzata” l’ho iniziato ad usare nella mia pratica clinica per definire tutti i casi in cui la donna si trova a vivere una delle seguenti situazioni: gravidanza extrauterina, interruzione terapeutica di gravidanza, aborto spontaneo (e poliabortività), morte in utero. In tutti quei casi in cui la gravidanza si avvia ma per diverse ragioni non arriva a conclusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi l’alternativa più frequentemente scelta dalle coppie è la strada della procreazione medicalmente assistita che supporta il momento del concepimento e dell’impianto in maniera sanitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello emotivo e psicologico le componenti maggiori che intaccano l’equilibrio emotivo della donna e della coppia riguardano sotto diversi punti di vista il concetto di accettazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare l’aiuto medico esterno per poter concepire, accettare le attese e lo scorrere del tempo ad un ritmo certamente diverso rispetto a quello desiderato, accettare le emozioni di frustrazione e di impotenza, accettare ed elaborare la perdita, il lutto e il senso di vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare tutto questo senza il sostegno e il supporto psicologico rischia di diventare uno scoglio ancora più grande che si aggiunge a tutte le sfide che già si possono incontrare durante questi percorsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sperimentare la mancanza di controllo sul proprio corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con una di queste problematiche porta inevitabilmente ad un confronto con il proprio femminile e con l’immagine ideale del proprio corpo.<br>Ci si rende conto nel breve periodo di non aver il completo controllo su quello che il corpo sta sperimentando.<br>Al dolore e alla frustrazione fisica si aggiunge una grande dose di sofferenza psicologica. La donna si accorge che l’immagine reale del proprio corpo è ben distante dall’immagine desiderata.<br>La descrizione di questo stato è descritta come la sensazione di essere intrappolate in un corpo che “non funziona come dovrebbe funzionare”. Le donne percepiscono di essere guaste, sbagliate, diverse, rotte. Questi sono gli aggettivi che maggiormente vengono usati per indicare lo stato emotivo che devono affrontare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trattamento tramite psicoterapia ipnotica: dall’esperienza all’apprendimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza insegna a tutte queste donne un vissuto corporeo nuovo, diverso e sicuramente “meno piacevole”. L’esperienza insegna che non sempre tutto può essere controllato in precedenza e che non sempre il corpo risponde in maniera automatica ai nostri desideri.<br>La psicoterapia ipnotica aggiunge alla componente di esperienza una grandissima componente di apprendimento. Un apprendimento che ha un sapore nettamente terapeutico per chi decide di affrontare un percorso di psicoterapia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli obiettivi di lavoro fondamentali di apprendimento diventano almeno tre: accettare una parte di se stessi diversa e difficile, riempire il vuoto percepito interiormente a causa di un corpo che funziona diversamente, lasciare andare quello che non si può pienamente controllare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguardo l’obiettivo dell’accettazione di una parte di sé complessa e considerata “rotta” utilizzo spesso l’induzione della sterpaglia nel giardino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“…e mentre ti trovi in quel giardino, immersa tra alberi, piante e fiori, se osservi con attenzione ti accorgi invece di un’altra zona, di un’altra area che è più trascurata, secca, quasi abbandonata. In un primo momento la vista di questa zona ti infastidisce, ti sembra che rovini il paesaggio e i colori di quel giardino ma poi ti soffermi, osservi bene, e inizi a pensare che forse con quelle foglie secce, con quei rami secchi potresti costruire comunque un bel centrotavola o magari un addobbo natalizio. Inizi ad ascoltare con piacere il rumore dello scricchiolio delle foglie sotto i tuoi piedi e tutte le sfumature marroni di quella che inizialmente ti sembrava solo sterpaglia…”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Per quanto riguarda l’obiettivo di riempire il vuoto interiore utilizzo l’induzione del costruire attorno ai buchi, definita anche da una delle mie pazienti “la metafora del formaggio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“…e provando a riempire quel vuoto, quel buco si rendeva conto che invece continuava a svuotarsi, era come se tutti i suoi sforzi di colmare fossero vani e andassero quasi nella direzione opposta. Un giorno allora decise di provare a cambiare rotta, a cambiare prospettiva, dopo tanti tentativi decise che doveva fare qualcosa di diverso: invece che provare a riempire, provò a costruire attorno. Un pezzo alla volta, uno strato alla volta, un singolo elemento dopo l’altro. Un giorno quel pezzo era costituito dall’ascolto di una bella canzone, il giorno dopo da un’uscita in compagnia, quello successivo dall’osservare un tramonto. Il vuoto restava vuoto, il buco restava buco, ma tutto attorno stava crescendo la vita, il mondo, il resto.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Si trovò quasi a pensare che quel lavoro interiore era proprio come quello che da piccola chiamava il formaggio con i buchi. Un formaggio tipico, buonissimo, ma che senza quei buchi al suo interno non sarebbe stato lo stesso. E forse era così anche per i suoi vuoti&#8230;”</em><br><br>Infine per quanto riguardo il terzo obiettivo, quello di riuscire a lasciar andare ciò che non si può totalmente controllare, spesso utilizzo la metafora della barchetta trasportata dalla corrente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;“…e io non so se ti è mai capitato, magari quando eri più piccola, di costruire una barchetta di carta e di appoggiarla lungo il corso di un ruscello e di accorgerti come quella barchetta seppur piccola, seppur leggera e apparentemente fragile era capace di galleggiare su quell’acqua. Abilissima a muoversi nella corrente, leggera ma allo stesso tempo capacissima tanto da stupirti della sua bravura perché sapeva lasciarsi andare, lasciarsi trasportare senza fatica anzi sfruttando al massimo proprio la sua conformazione e la sua leggerezza…”</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi percorsi le donne affrontano un vento interiore che soffia fortissimo. A volte quel vento sembra loro come una burrasca, un mare in tempesta. Quel vento a volte le fa sentire completamente incapaci di trovare riparo, di proteggersi e la sensazione è quella di rimanere in balìa di se stesse. Poi invece arriva il percorso di psicoterapia che gli permette di scoprire che quella tempesta in realtà è qualcosa che gli appartiene. Che quel vento in realtà è comunque un vento che gli appartiene: al loro corpo e alla loro mente. E allora imparano e apprendono, dalla loro stessa esperienza, che quel vento per quanto forte possa soffiare non sposterà mai la loro base interiore, le loro fondamenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dolore cronico: cose che non sono d’aiuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 12:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi soffre di dolore cronico spesso si trova a dover fronteggiare un’aggiuntiva forma di sofferenza: la mancanza di aiuto, di comprensione e di sostegno dall’esterno.Per poter essere di aiuto e di sostegno, analizziamo insieme 6 cose che è meglio evitare di fare perché non sono assolutamente utili. 1. Fare sentire in colpa l’altro se non [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di dolore cronico spesso si trova a dover fronteggiare un’aggiuntiva forma di sofferenza: la mancanza di aiuto, di comprensione e di sostegno dall’esterno.<br>Per poter essere di aiuto e di sostegno, analizziamo insieme 6 cose che è meglio evitare di fare perché non sono assolutamente utili.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Fare sentire in colpa l’altro se non riesce a partecipare ad un evento sociale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si soffre di un dolore o di una malattia cronica si è purtroppo obbligati a vivere in funzione dell’andamento dei sintomi.<br>Gli eventi sociali sono spesso momenti difficili: non si sa quanto dureranno, cosa si farà, cosa si mangerà, quanta gente ci potrà essere.<br>Può capitare di dover organizzare tali eventi nei dettagli prima di sentirsi sicuri di poter partecipare così come può capitare di doverli disdire all’ultimo minuto.<br>Importante diventa non fare sentire chi soffre in colpa se qualcosa del genere accade.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Confrontare i sintomi con quelli di altre persone</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni sintomo, ogni dolore e ogni forma di sofferenza sono diversi. Anche se le diagnosi possono essere le stesse o avere lo stesso nome, questo non implica avere anche gli stessi vissuti.<br>Ogni persona è diversa, ogni storia è diversa, ogni corpo è diverso e, dunque, anche ogni malattia può essere diversa.<br>Per questo motivo confrontare o paragonare i sintomi di una persona con quelli di un’altra non ha alcun senso e motivo di esistere.<br>Il rischio di questa cosa è di far sentire chi soffre ancor più sotto giudizio e ancor più a disagio andando ad incrementare i livelli di sofferenza emotiva e psicologica.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Offrire consigli medici non richiesti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La formula dovrebbe essere semplice: se non sei un medico non dare consigli medici.<br>Ma questa formula potrebbe anche essere ampliata a: se non conosci la mia sofferenza non cercare di dare suggerimenti che non hanno alcun fondamento.<br>Tutto questo ha ancora più valore e diventa ancora più valido perché nel 99% dei casi i consigli che vengono proposti non sono nemmeno stati richiesti e di conseguenza, ovviamente, non sono benvoluti.<br>Ricevere commenti quando già si sta soffrendo fa sentire in obbligo di dare spiegazioni o giustificazioni andando a creare un peso ed una fatica aggiuntivi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Pianificare attività senza considerare i limiti dell’altro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proporre attività che non considerano i bisogni di chi soffre è un’arma che ferisce moltissimo.<br>Obbligare l’altro a dire “no non posso” è psicologicamente devastante.<br>Se si desidera avere la presenza di qualcuno è corretto organizzare qualcosa che sia alla sua portata, considerando le sue necessità e i suoi bisogni.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Pensare che l’altro sia una persona pigra o che stia esagerando il suo dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno si diverte a stare male. Nessuno ha scelto i propri sintomi o la propria malattia. Nessuno è contento di doversi limitare o fermare a causa del dolore.<br>Chi affronta un dolore cronico non è pigro o svogliato, semplicemente sta cercando di trovare un equilibrio interiore che possa garantirgli il miglior equilibrio possibile.<br>Additare o giudicare qualcuno che soffre come pigro o come esagerato crea una ferita emotiva aggiuntiva che causa ancora più dolore e sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Fare pressioni del tipo: “non ci devi pensare, devi andare avanti”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dare consigli del tipo: <em>“rilassati”, “distraiti e non ci pensare”, “ci sono cose peggiori” </em>non è mai di aiuto o sostegno.<br>Frasi di questo tipo rischiano di fare sentire chi soffre come una persona sbagliata e colpevole del suo dolore.<br>Quando si vive il dolore è normale e naturale pensarci, perché il dolore si fa sentire e urla forte ogni giorno.<br>Bisogna stare attenti a non fare commenti che possano risultare banali e superficiali e causare l’effetto opposto a quello del sostegno.</p>
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		<title>Training autogeno e tecniche di rilassamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 11:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le tecniche di rilassamento si offrono come un valido aiuto nella gestione del dolore cronico con lo scopo di acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei propri stati emotivi.Imparare tecniche specifiche attraverso la guida dello psicologo può poi essere d’aiuto per mettere in pratica metodologie di rilassamento anche in autonomia quando se ne [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche di rilassamento si offrono come un valido aiuto nella gestione del dolore cronico con lo scopo di acquisire una <strong>maggiore consapevolezza</strong> del proprio corpo e dei propri stati emotivi.<br>Imparare tecniche specifiche attraverso la guida dello psicologo può poi essere d’aiuto per mettere in pratica metodologie di rilassamento anche <strong>in autonomia</strong> quando se ne avrà bisogno.<br><br>Vediamo insieme alcune delle principali tecniche di rilassamento.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Training autogeno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>training&nbsp;</strong>(=allenamento)&nbsp;<strong>autogeno&nbsp;</strong>(=che si genera da sè)<strong>,&nbsp;</strong>sviluppato da Johannes Heinrich Schultz è una tecnica che permette di recuperare l’innata capacità di rilassamento fisico e mentale e di poterla utilizzare nei momenti di maggiore stress, fatica o tensione.<br>Con questa tecnica, attraverso uno specifico allenamento psicofisico, si favorisce il recupero della calma e dell’equilibrio tra stati di tensione e distensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare questa tecnica si sviluppa su 6 esercizi fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Esercizio della pesantezza</li>



<li>Esercizio del calore</li>



<li>Esercizio del cuore</li>



<li>Esercizio del respiro</li>



<li>Esercizio del plesso solare</li>



<li>Esercizio della fronte fresca</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Lo psicologo aiuterà la persona a <strong>guidare la propria mente</strong> in ognuno di questi esercizi con lo scopo di poter successivamente diventare autonomi e capaci di auto-guidarsi e di auto-rilassarsi.<br>Gli esercizi vengono acquisiti uno alla volta per poi, alla fine, essere svolti tutti insieme.<br>Non c’è una durata stabilita a priori. Ci sono persone che amano stare un’ora ad allenarsi al rilassamento e persone a cui bastano 10 minuti. La cosa importante è che la tecnica risulti prima di tutto <strong>piacevole</strong>!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rilassamento muscolare progressivo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore tecnica di rilassamento riguarda la tecnica del&nbsp;<strong>rilassamento muscolare progressivo</strong>&nbsp;di Jacobson.<br>Questa tecnica prevede un allenamento muscolare (fisico) di acquisizione della consapevolezza tra stati di riposo del muscolo e stati di contrazione.<br>Imparare a distinguere quando i muscoli sono rilassati rispetto a quando sono contratti è lo scopo principale di questa tecnica. Molto spesso <strong>prendere conoscenza e confidenza con ogni tratto muscolare </strong>del proprio corpo aiuta a poterlo gestire in modo migliore nei momenti di dolore e di sofferenza fisica.<br>Tante volte quello che succede, infatti, è che abbiamo muscoli in tensione senza neanche accorgercene.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Altre tecniche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In aggiunta a queste due grandi tecniche, troviamo esercizi di respirazione ed esercizi di visualizzazione guidata.<br>Spesso il&nbsp;<strong>respiro</strong>&nbsp;che diamo per scontato, può essere invece un valido supporto per favorire una corretta ossigenazione nei momenti in cui tendiamo a farci sopraffare dal dolore o dalle emozioni. Imparare come respirare nei momenti di maggior necessità è sicuramente uno strumento che può fornire un forte aiuto.<br>Le&nbsp;<strong>tecniche di visualizzazione</strong>, invece, offrono la possibilità di allontanare la mente dalle problematiche e dalle difficoltà che si stanno vivendo per trovare qualche momento di riposo, quiete e tranquillità visualizzando qualcosa di piacevole.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tecniche di rilassamento e dolore cronico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna di queste tecniche è in grado di eliminare o cancellare il dolore.<br>Nessuna di questa tecniche fa i miracoli.<br>Nessuna di queste tecniche promette di farti dimenticare quello che stai provando.<br>Riuscire a favorire uno stato di rilassamento può però aiutare a mantenere la mente più concentrata e focalizzata <strong>evitando di appesantire il dolore</strong> con stati emotivi quali ansia, paura, rabbia, panico (spesso associati al dolore).<br>Lo scopo non sarà quello di provare a tutti i costi ad eliminare o ridurre il dolore ma piuttosto di riuscire a “conviverci” e a <strong>gestirlo interiormente</strong> in maniera meno faticosa.</p>
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		<title>Sofferenza invisibile: la sensazione di sentirsi intrappolati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 15:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla di sofferenza invisibile quando è presente un dolore (fisico o mentale) che non è oggettivamente visibile ad occhio nudo esterno.Una delle sensazioni più comuni a livello emotivo e mentale riguarda la sensazione di essere intrappolati ed incatenati all’interno del proprio corpo, della propria pelle o della propria mente.Sebbene è una sensazione molto comune [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si parla di sofferenza invisibile quando è presente un dolore (fisico o mentale) che non è oggettivamente visibile ad occhio nudo esterno.<br>Una delle sensazioni più comuni a livello emotivo e mentale riguarda la sensazione di essere intrappolati ed incatenati all’interno del proprio corpo, della propria pelle o della propria mente.<br>Sebbene è una sensazione molto comune in chi soffre, è anche molto difficile da descrivere o da spiegare esternamente.<br>Vediamo insieme quattro delle principali catene che fanno percepire questo stato d’animo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in un corpo che non funziona come dovebbe funzionare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima possbile catena è la sensazione di essere intrappolati in un corpo che non funziona bene. Potrebbe essere a causa di una malattia fisica, a causa di una difficoltà corporea o a causa di un dolore del corpo.<br>In tutti questi casi la percezione psicologica è quella di non riconoscere più il proprio corpo. Il rischio maggiore è quello di entrare in una sorta di guerra o di battaglia interiore che però non porta ad alcun risultato: entrare in guerra con il tuo corpo significa entrare in guerra con te stesso e una guerra contro te stesso è sicuramente una guerra fallimentare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in sacrifici e limiti che si è obbligati ad affrontare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda catena invisibile che si può incontrare quando si soffre riguarda il sentirsi intrappolati dai limiti e dai confini con cui si è obbligati a convivere.<br>Per esempio: essere limitati nei movimenti, non riuscire a svolgere il proprio lavoro, dover seguire diete rigorose, non poter uscire ecc…<br>Riuscire ad accogliere e accettare “serenamente” i necessari cambiamenti che la vita impone non è per nulla facile e scontato. Spesso devono essere riviste priorità e abitudini per poter anche solo sopravvivere e restare a galla.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in una continua attesa che le cose possano migliorare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La terza possibile catena riguarda i momenti di attesa.<br>Spesso quando si sta soffrendo sono presenti momenti di stallo in cui l’unica cosa possibile da fare è aspettare.<br>In tutti questi momenti ci si sente psicologicamente fermi e la sensazione è di non avere controllo della situazione.<br>Aspettare  è sempre un’azione emotivamente molto complessa, a maggior ragione quando si aspetta che le cose possano migliorare.<br>Il consiglio in questi casi è sempre quello di provare a riempire per quanto possibile questi momenti. Riempirli con il resto delle cose che appartengono alla propria vita per ricordarsi che si esiste anche oltre alla sofferenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Intrappolati in scadenze temporali che non senti come tue</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine troviamo l’ultima catena ovvero la catena delle scadenze temporali.<br>Quando si soffre il tempo scorre diversamente: a volte sembra non passare mai, a volte sembra andare fin troppo velocemente.<br>Spesso si è obbligati a rimanere in certi confini temporali che non si sentono come propri e che non si vorrebbero rispettare. Eppure non c’è altra scelta.<br>Tutto questo può portare a sentirsi intrappolati e vincolati in un tempo diverso dal tempo proprio e personale.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Soffrire di una sofferenza invisibile è complicato e difficile non solo fisicamente ma anche emotivamente. <br>Ci si scontra con tanti cambiamenti e si è obbligati ad adattarsi ad una vita differente da quella immaginata e desiderata. <br>Sentirsi in trappola o in catene è molto comune ma l’obiettivo deve essere quello di riconoscere queste catene per provare almeno a renderle meno strette e meno pesanti possibile.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Stanchezza e fatica cronica: quello che si vede vs quello che non si sa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 06:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stanchezza e la fatica cronica sono sintomi importanti di numerose patologie croniche: fibromialgia, endometriosi, cistite interstiziale, morbo di crohn e tante altre.Essendo un sintomo difficile da descrivere e da definire in maniera univoca e universale, spesso viene minimizzato e sottovalutato da chi non lo prova sulla propria pelle.Quello che si vede esternamente è “solo” [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza e la fatica cronica sono sintomi importanti di numerose patologie croniche: fibromialgia, endometriosi, cistite interstiziale, morbo di crohn e tante altre.<br>Essendo un sintomo difficile da descrivere e da definire in maniera univoca e universale, spesso viene minimizzato e sottovalutato da chi non lo prova sulla propria pelle.<br>Quello che si vede esternamente è “solo” una persona sempre stanca e sempre priva di forze ed energie. Per questo purtroppo si viene giudicati come persone pigre, svogliate, nulla facenti. In realtà dietro alla stanchezza cronica si nascondono tanti elementi difficili anche solo da immaginare.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lotte interiori tra mente e corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che spesso accade è che il corpo si sente stanco (e dolorante) mentre la mente si sente piena di energie e di voglia di fare.<br>Il corpo si trova a limitare tutto ciò che la mente vorrebbe fare; la mente si sente intrappolata dai confini che il corpo impone.<br>Questo scatena una sorta di battaglia interiore per cercare costantemente di trovare l’equilibrio migliore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dolore fisico e sofferenza emotiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza non è mai sola ma si accompagna sempre ad una certa dose&nbsp; di dolore fisico e di sofferenza emotiva che devono essere in qualche modo gestiti e controllati.<br>Fisicamente si cerca di limitare il dolore tramite farmaci e terapie.<br>Psicologicamente si cerca di accogliere tutte le emozioni che possono presentarsi: frustrazione, ansia, paura, rabbia, impotenza.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sensi di colpa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Emotivamente la stanchezza è spesso vissuta con colpa da chi la prova.<br>Colpa per non riuscire a fare le proprie attività. Colpa per non sentirsi abbastanza. Colpa per paura di limitare anche la vita degli altri. Colpa per “non sforzarsi a sufficienza”. Colpa per non essere autonomi.<br>I sensi di colpa aggiungono peso e sofferenza alla situazione già fragile che si sta vivendo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Assunzione di farmaci</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanchezza e la fatica non sono una scelta! Non sono divertenti!<br>Chi le vive è obbligato tante volte ad assumere farmaci e terapie per tenere a bada sintomi e dolori che possono essere parte della stanchezza stessa.<br>Molte volte l’equilibrio farmacologico è un equilibrio molto precario tra costi e benefici.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Difficoltà di concentrazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ci si sente stanchi anche le capacità cognitive di memoria, attenzione e concentrazione possono risentirne.<br>Riuscire a pensare, riflettere e prendere decisioni in maniera lucida può diventare complicato.<br>La stanchezza come una nebbia tende ad offuscare tutto non permettendo un “normale funzionamento”.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mancanza di forze ed energie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che si percepisce interiormente è una costante perdita di energie. Anche per semplici attività quotidiane (lavarsi i denti, cucinare un pasto, rifare il letto) si spendono energie che poi non si hanno per altre attività.<br>Di base, inoltre, chi soffre di stanchezza cronica inizia le giornate con un minor numero di energie a disposizione che spesso vengono esaurite nel giro di poche ore.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bisogno di riposo e recupero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, un ultimo aspetto connesso al punto precedente riguarda il maggior bisogno di riposo e di recupero di forze. A chi soffre di stanchezza cronica non basta un pisolino di 5 minuti per recuperare le energie. Spesso anche il riposo diventa faticoso sia fisicamente (non si riesce mai ad avere un vero sonno ristoratore) sia mentalmente (si fatica a non sentirsi in colpa quando si è costretti a fermarsi).<br>Inoltre questo bisogno è difficilmente accettato dal mondo esterno e dalla società che purtroppo obbliga chi sta soffrendo a dover fornire continue spiegazioni e giustificazioni.</p>
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		<title>Malattie invisibili: cosa si vede vs cosa si sente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2024 13:47:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le malattie che vengono definite come invisibili sono tutte quelle malattie o quei dolori che vengono vissuti dalla persona che ne soffre ma che esternamente non hanno un riscontro oggettivo visibile a tutti ad occhio nudo.Purtroppo però le differenze tra ciò che si prova internamente e ciò che si vede esteriormente sono abissali. Vediamone insieme [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le malattie che vengono definite come invisibili sono tutte quelle malattie o quei dolori che vengono vissuti dalla persona che ne soffre ma che esternamente non hanno un riscontro oggettivo visibile a tutti ad occhio nudo.<br>Purtroppo però le differenze tra ciò che si prova internamente e ciò che si vede esteriormente sono abissali. Vediamone insieme alcune delle più importanti.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Attività quotidiane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima grande differenza tra ciò che si vede e ciò che si sente riguarda tutte le attività quotidiane. Dall’esterno spesso si vede una persona che riesce a “funzionare” e a svolgere le proprie attività giornaliere. Questo potrebbe far pensare che tutto vada bene ma in realtà non si vedono tutti gli sforzi fisici e mentali che vengono fatti interiormente per cercare di fare tutto.<br>Spesso chi soffre di una patologia cronica invisibile cerca di trovare la giusta dose di farmaci e di antidolorifici per riuscire ad essere il più possibile performante.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Aiutare gli altri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altra grande differenza riguarda il comportamento verso le altre persone.<br>Chi soffre spesso prova comunque ad interessarsi delle altre persone presenti nella sua vita per due principali ragioni: sentirsi utili e non dover pesare su di loro.<br>Se chi soffre riesce a trovare il modo, il tempo e le possibilità per aiutare gli altri non è perchè sta bene o perchè i sintomi sono svaniti ma è per cercare di mantenere interesse verso gli altri e verso la vita.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Gestione dei social</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di una malattia invisibile spesso scrive sui social? Vero.<br>Chi soffre spesso passa del tempo sui social? Vero.<br>Lo fa per cercare attenzioni? Falso. Lo fa perchè vuole sentirsi compatito? Falso.<br>I motivi principali che spingono le persone che soffrono a usare i social, a scrivere la propria storia online o a condividere informazioni sono due: il bisogno di confronto con persone che stanno affrontando le stesse sfide e il desiderio di informare la società (che spesso ha bisogno di essere educata e istruita).</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Sorridere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sorriso è un segnale che viene frequentemente interpretato in maniera scorretta e superficiale dall’esterno.<br>Sorridere non significa necessariamente stare bene. Sorridere non significa necessariamente non provare dolore. Sorridere non significa che tutto è passato.<br>Il sorriso tante volte può essere indossato come una sorta di maschera di protezione rispetto alle domande esterne.<br>Inoltre chi soffre preferisce piangere quando si trova da solo e condividere le lacrime solo con se stesso.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dire &#8220;va tutto bene&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come per il discorso del sorriso, anche la risposta “va tutto bene” può essere data per cercare di proteggersi da domande più invasive o da richieste inopportune.<br>Spesso chi soffre risponde solo “tutto bene” per cercare di togliere il discorso e non essere obbligato a dare ulterori spiegazioni o giustificazioni rispetto al proprio stato di salute.<br>In realtà internamente dietro a quel “tutto bene” si nasconde il resto della sofferenza.</p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Organizzazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un ultimo punto di differenza tra ciò che si vive e ciò che si prova riguarda l’organizzazione della vita e delle giornate.<br>Chi soffre di una patologia cronica invisibile impara con il tempo sempre meglio ad organizzare ogni attività della propria vita. Essere bravi ad organizzarsi non esclude però la fatica di dover continuamente soppesare e centellinare le poche forze ed energie che si hanno a disposizione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading">Invisibilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che per quanto certe malattie possano essere definite come invisibili, non lo sono per niente.<br>Il termine più corretto sarebbe: invisibilizzate. Ovvero malattie, sintomi e sofferenze che vengono rese invisibili da chi, dall’esterno, non vuole vedere o non vuole capire.<br>Chi soffre non si sente invisibile a causa dei propri sintomi, si sente invisibile a causa di una società che sceglie di ignorare quella sofferenza!</p>
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		<title>Dolore cronico e relazioni con gli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 May 2023 12:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vediamo insieme 6 motivi per cui chi affronta il dolore cronico si trova in difficoltà quando deve confrontarsi con le proprie relazioni sociali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Perché il dolore cronico influisce sulle relazioni?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme <strong>6 motivi</strong> per cui chi affronta il dolore cronico si trova in difficoltà quando deve confrontarsi con le proprie relazioni sociali.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Si faticano a svolgere le stesse attività degli altri con la stessa quantità di energia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molte volte il dolore cronico consuma la maggior parte delle energie della giornata. Solitamente le poche energie che si hanno a disposizione vengono usate per le azioni necessarie per la quotidianità (anche solo farsi una doccia o andare a fare la spesa). Per questo motivo spesso <strong>mancano le forze</strong> per poter uscire in occasioni di normale socialità.<br>Oltre a questo nel confronto con l’altro può diventare <strong>frustrante</strong> osservare come agli altri vengano semplici alcune azioni che per chi soffre sono assolutamente impegnative.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Ci si sente di poter essere noiosi nel raccontare la verità sul proprio stato d’animo e di salute</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paura e il timore di non avere nessuna “bella notizia” da raccontare è un altro importante motivo che limita la socialità. La preoccupazione è quella di poter risultare <strong>noiosi</strong> o lamentosi nel dover descrivere la propria condizione di salute.<br>Questo può portare ad evitare le situazioni di conversazione con&nbsp; il mondo esterno.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Si è stanchi, molto più stanchi del normale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo punto si connette al primo. Quando mancano le forze o le energie c’è bisogno di un tempo maggiore di <strong>riposo</strong> e di recupero.<br>Sentire un profondo stato di stanchezza non invoglia nessuno a svolgere ulteriori attività per quanto piacevoli possano essere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Si soffre nel caso si debba più volte disdire un impegno per il dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi soffre di un dolore o di una malattia cronica si trova spesso a dover organizzare cose per poi disdirle all’ultimo minuto a causa dei propri sintomi. Questo non è piacevole per l’altro ma soprattutto per chi si sente obbligato a dover <strong>rinunciare</strong> a qualcosa di piacevole a causa del dolore.<br>Accettare di non “controllare” completamente il proprio corpo è un processo psicologico impegnativo e faticoso.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Si teme costantemente di sentirsi incompresi o giudicati</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un punto cardine. Purtroppo molto spesso chi soffre si scontra con un mondo che non ascolta e non comprende. Mantenere relazioni sociali con il rischio di essere <strong>incompresi e giudicati</strong> è una fonte di sofferenza ulteriore che si aggiunge al dolore fisico.<br>Il rischio è quello di tendere a isolarsi nella propria bolla proprio per colpa di un mondo esterno sordo e cieco.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Si fatica&nbsp; a trovare risposte sensate a domande che causano ulteriore sofferenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Come stai? Come va il lavoro? Stai sempre male?</em><br>Queste sono solo alcune delle domande che, seppure apparentemente innocue, possono causare difficoltà nel dare una risposta. Ci si trova in difficoltà perché ci si rende conto che la verità potrebbe essere <strong>difficile</strong> per l’altro da accogliere.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Il dolore cambia una persona dentro e fuori. La cambia nel suo mondo interiore e nella sua storia esterna.<br>Affrontare gli altri può essere un impegno faticoso ma anche la solitudine può esserlo.<br>La vera chiave di lettura può diventare quella di selezionare le persone che realmente vale la pena tenere vicine da quelle che è meglio tenere distanti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Ansia notturna e disturbi del sonno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 07:36:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti è mai capitato di notare un aumento delle sensazioni di ansia durante la notte?L’ansia notturna ha mai inciso sulla qualità e sulla quantità delle ore del tuo sonno?Di notte di capita di avere emozioni di ansia più intense rispetto a quando è giorno? Molto spesso ansia e disturbi del sonno viaggiano di pari passo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti è mai capitato di notare un aumento delle sensazioni di ansia durante la notte?</em><br><em>L’ansia notturna ha mai inciso sulla qualità e sulla quantità delle ore del tuo sonno?</em><br><em>Di notte di capita di avere emozioni di ansia più intense rispetto a quando è giorno?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto spesso ansia e disturbi del sonno viaggiano di pari passo. I pensieri ansiogeni non aiutano a dormire e non dormire porta ad amplificare le sensazioni di ansia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ansia notturna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo definire ansia notturna, quell’insieme di emozioni, sensazioni, pensieri e percezioni ansiogene che si presentano <strong>durante le ore notturne</strong> di buio. Si amplificano proprio nei momenti in cui mente e corpo dovrebbero riuscire a staccare la spina e riposare.<br>Rispetto all’ansia che si vive nelle ore di luce a mente lucida, l’ansia notturna viene vissuta e descritta come <strong>più intensa</strong> e più difficile da gestire e controllare.<br>Il silenzio e il buio certamente non aiutano la mente a distrarsi o a concentrarsi su altre cose. Insieme all’ansia spesso sono amplificate anche sensazioni di vuoto, di solitudine, di paura e di preoccupazione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Manifestazioni dell’ansia notturna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo quali sono i più comuni atteggiamenti e vissuti di chi si trova a vivere una forte ansia nelle ore notturne.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Presenza di <strong>pensieri intrusivi</strong> relativi a questioni della propria vita o a impegni che si verificheranno nel proprio futuro</li>



<li>Stato intenso di <strong>preoccupazione</strong> rispetto a eventi che ancora si devono presentare nel tentativo di prepararsi e di anticipare ogni imprevisto</li>



<li><strong>Irrequietezza</strong> del corpo che cerca costantemente e continuamente una posizione che possa essere comoda e rilassante</li>



<li>Aumento della concentrazione focalizzata spesso su <strong>quello che succede nel proprio corpo</strong></li>



<li><strong>Difficoltà di svagare la mente</strong> e portare l’attenzione su cose neutre e lontane dall’ansia</li>



<li>Presenza di pensieri relativi a tutti gli aspetti vissuti durante le giornate precedenti nel tentativo di <strong>analizzare ogni singolo passo</strong> o possibile sbaglio</li>



<li>Presenza di insonnia nonostante la <strong>stanchezza</strong> accumulata</li>



<li>Ricerca casuale di <strong>informazioni su internet</strong> nel tentativo di placare i pensieri ansiogeni o di trovare possibili soluzioni</li>
</ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disturbi del sonno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo ovviamente porta frequentemente a sviluppare dei disturbi del sonno più o meno intensi.<br>L’<strong>impossibilità di dormire</strong> bene a causa dell’ansia e dei pensieri intrusivi, porta ad uno stato di stanchezza ed affaticamento costante.<br>Questo rischia con il tempo di creare un vero e proprio <strong>circolo vizioso</strong>. Più si vivono notti invase dall’ansia, più il sonno viene a mancare e la stanchezza aumenta. Più aumenta la stanchezza, più la paura e l’ansia di non riuscire a riposare e dormire si fanno forti, limitando il riposo. E così via.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Come per tutte le difficoltà connesse all’ansia, anche per quanto riguarda l’ansia notturna connessa ai disturbi del sonno, è possibile trovare un alleggerimento ed un miglioramento del disturbo.<br>Per prima cosa è sicuramente essenziale accertarsi di poter <strong>escludere ogni causa esterna</strong> che potrebbe essere fonte di un aumento dell’ansia o dell’insonnia (farmaci, alimentazione, rumori).<br>Stabilito che la fonte sia “solo psicologica”, attraverso un percorso di psicoterapia sarà possibile andare a migliorare la gestione dell’ansia e del sonno attraverso <strong>tecniche di visualizzazione e di rilassamento</strong> che possano spezzare il circolo vizioso instaurato in precedenza.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Malattie croniche: dolore e stanchezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 14:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[policistico]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è pigrizia. Non è svogliatezza. Non è disinteresse.La stanchezza cronica che spesso è associata a tante malattie con sintomi dolorosi diventa un vero e proprio sintomo! Dolore e stanchezza fisica Soffrire di una malattia cronica, qualunque essa sia, implica spesso la presenza di sintomi dolorosi costanti che agiscono sul corpo e con il tempo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Non è pigrizia. Non è svogliatezza. Non è disinteresse.</em><br>La <strong>stanchezza cronica</strong> che spesso è associata a tante malattie con sintomi dolorosi diventa un vero e proprio sintomo!</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dolore e stanchezza fisica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di una malattia cronica, qualunque essa sia, implica spesso la presenza di <strong>sintomi dolorosi costanti</strong> che agiscono sul corpo e con il tempo anche sulla mente.<br>Il dolore e i sintomi della malattia si inseriscono all’interno della vita quotidiana della persona che ne soffre andando ad incidere sulle sue attività.<br>Con il passare del tempo si può imparare a gestire il dolore nel migliore dei modi ma contemporaneamente aumentano i <strong>disagi</strong> che quest’ultimo può creare diventando persistente e costante.<br>Un corpo sofferente è anche un corpo che ha a disposizione un <strong>numero limitato di energie</strong> e di forze da distribuire nel corso della giornata. Spesso la sensazione è che queste energie non siano mai sufficienti per portare a termine impegni e attività.<br>Per questi motivi dolore cronico e stanchezza si presentano spesso contemporaneamente come facce di una stessa medaglia.<br>La conseguenza principale di questa condizione riguarda uno stato di <strong>fatica persistente</strong> anche in assenza di sforzi importanti. A questo si associano in quasi tutte le condizioni <strong>disturbi del sonno</strong> e del riposo i quali aumentano notevolmente lo stato di stanchezza creando una sorta di circolo che si autoalimenta costantemente.<br>Non riuscire a dormire nella giusta maniera diventa estenuante e porta la percezione del dolore a farsi più intensa e amplificata.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stanchezza mentale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è stanco e sofferente il corpo, anche <strong>la mente ne risente</strong>.<br>Vediamo insieme quali possono essere i principali sintomi relativi alla stanchezza mentale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Abbassamento dell’attenzione e della concentrazione</li>



<li>Difficoltà di memoria</li>



<li>Affaticamento</li>



<li>Apatia e perdita di interesse per le attività quotidiane</li>



<li>Perdita e mancanza di energia</li>



<li>Irritabilità e nervosismo</li>



<li>Sensazione di annebbiamento mentale</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere il proprio corpo lottare contro il dolore fisico, giorno dopo giorno, porta spesso a confrontarsi con i propri limiti e i confini che la malattia impone.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stanchezza cronica e giudizio esterno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aggiungersi a tutte le difficoltà fisiche e mentali, troviamo anche il confronto con la società ed il mondo esterno.<br>Purtroppo troppo spesso la stanchezza cronica come disturbo vero e proprio <strong>non viene riconosciuto</strong> e accolto dalle persone e dal mondo che circonda le persone che ne soffrono.<br>Questo porta ad un ulteriore stato di sofferenza e malessere.<br>Non trovare accettazione, <strong>ascolto e comprensione</strong> diventa una vera e proprio forma di violenza psicologica. Trovarsi costantemente a doversi giustificare o a dare spiegazioni del proprio stato di salute non è sempre semplice. Spesso dall’altra parte non solo non si trova comprensione ma si rischia di <strong>scontrarsi con chi tenta di sminuire</strong>, svalorizzare o addirittura negare la sofferenza che si racconta.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow" style="background-color:#fef3c7">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se soffri di una malattia cronica e la stanchezza è diventato uno dei sintomi della patologia stessa, la prima cosa che devi imparare a fare è <strong>dosare le tue energie</strong> e le tue forze.<br>Impara a capire quali sono le attività (fisiche o mentali) che ti consumano e affaticano di più. Impara a gestire le cose che riesci a fare e a selezionare quelle che non riesci a svolgere. Impara a prenderti dei minuti di pausa quando senti di averne bisogno. Senza sensi di colpa.<br>Psicologicamente più riuscirai a <strong>conoscerti e osservarti</strong>, più riuscirai ad accogliere il tuo corpo e la tua mente. Con il tempo potrà diventare anche più semplice gestire le relazioni con l’esterno e capire che non sempre hai bisogno di giustificarti con le persone che non hanno intenzione di ascoltarti e sostenerti.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
</div>
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		<title>Dolore cronico e vissuti di perdita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2021 14:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dolore cronico è, al contrario del dolore acuto, un dolore che è presente nella vita della persona che ne soffre in maniera costante e duratura nel tempo.Quando il dolore diventa cronico, diventa esso stesso fonte di difficoltà, disagi e cambiamenti nelle attività e nella vita quotidiana.Vediamo insieme quali sono le principali possibili perdite sul [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il dolore cronico è, al contrario del dolore acuto, un dolore che è presente nella vita della persona che ne soffre <strong>in maniera costante</strong> e duratura nel tempo.<br>Quando il dolore diventa cronico, diventa esso stesso fonte di difficoltà, disagi e cambiamenti nelle attività e nella vita quotidiana.<br>Vediamo insieme quali sono le principali possibili perdite sul piano emotivo e sociale.</p>



<div style="height:41px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1. Perdita del lavoro o riadattamento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso il dolore cronico obbliga a rivedere la propria attività lavorativa. Nei casi più gestibili può servire chiedere un cambio di mansione o una riduzione di orario, nei casi più importanti si arriva anche alla rinuncia della propria attività lavorativa per dare spazio alla cura del dolore stesso. Ovviamente il riadattamento lavorativo implica anche cambiamenti economici importanti e considerevoli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Perdita di controllo sul proprio corpo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di dolore cronico obbliga a confrontarsi con un corpo che prova sintomi difficilmente gestibili e controllabili. Spesso si cercano possibili strategie palliative che possano in qualche modo diminuire ed alleggerire lo stato di dolore.<br>Dal punto di vista psicologico avere la percezione di mancanza di gestione del proprio corpo è una sfida non semplice da affrontare in autonomia. Porta a sentimenti di frustrazione, impotenza ed incapacità. Spesso al dolore fisico viene associata una buona dose di sofferenza emotiva.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. Perdita dell’autonomia e dell’indipendenza<br></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Avere un dolore costante limita le attività quotidiane ordinarie e straordinarie. A seconda dei livelli di dolore, che variano da persona a persona, si possono arrivare a perdere piccole e grandi attività che solitamente vengono svolte senza problemi ed in autonomia. Dal guidare, al camminare, al fare una telefonata o anche al semplice lavarsi e scendere dal letto. Dover chiedere aiuto per svolgere determinate azioni obbliga a riconoscere la necessità della vicinanza di qualcuno che possa essere di aiuto e di sostegno. Emotivamente non è sempre immediato e scontato riuscire ad accettare questa condizione.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Perdita o cambiamenti nel proprio ruolo sociale e familiare<br></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Questo tipo di perdita è spesso connessa alla perdita di autonomia e indipendenza. Quando siamo obbligati a chiedere aiuto per svolgere determinate azioni, anche il nostro ruolo all’interno della famiglia e della società viene a modificarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Perdita dell’immagine di sè</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine che ognuno di noi ha di se stesso nella propria mente è quell’ideale a cui cerchiamo di adattarci e di raggiungere. Il dolore cronico modificando il corpo, obbliga anche la mente a modificare la propria immagine. Si è costretti a rivedere l’idea che si ha di sé stessi nel presente ma anche e soprattutto nel futuro. In questa direzione si può vivere un vero e proprio lutto rispetto all’immagine di sé che si aveva prima dell’insorgere del dolore o della malattia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Se soffri di dolore cronico e pensi di avere bisogno di un sostegno psicologico, non vergognartene! Avere un supporto che possa alleggerire la sofferenza emotiva a volte diventa fondamentale ed è la chiave giusta per poter affrontare le sfide quotidiane. Purtroppo non abbiamo la bacchetta magica per fare sparire il dolore, possiamo però trovare il modo di renderlo meno pesante dal punto di vista psicologico.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Medical trauma – Trauma medico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può essere definito come un trauma medico, un particolare tipo di trauma causato da esperienze o eventi connessi al mondo medico.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti è mai capitato di vivere forti emozioni di paura dovendo affrontare procedure mediche?</em><br><em>Ti sei mai trovata ad avere ricordi ed emozioni spiacevoli connesse ad un intervento chirurgico, ad un esame o ad una visita medica?</em><br><em>Ti sei mai sentita indifesa o spaventata nel dover affrontare una procedimento medico?</em></p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è il medical trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Può essere definito come un trauma medico, un particolare tipo di trauma causato da esperienze o <strong>eventi connessi al mondo medico</strong>, alle visite, agli interventi o alle relazioni con il personale sanitario.<br>Si verifica un’esperienza traumatica quando gli eventi sono stati caratterizzati o interpretati in maniera <strong>emotivamente negativa</strong> dalla persona che li ha vissuti.<br>Può bastare <strong>anche un solo evento</strong> per scatenare il vissuto traumatico nella mente della persona.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cause del medical trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi possono essere<strong> gli eventi che scatenano</strong> questo tipo di trauma. Molto dipende anche da come la persona li vive interiormente.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sottoporsi a procedure invasive o dolorose</li><li>Affrontare interventi chirurgici (in particolare quelli che possono implicare un rischio di vita)</li><li>Subire errori nella diagnosi o nella terapia</li><li>Vedere minimizzati i propri sintomi dal personale sanitario</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi, le emozioni forti, fastidiose e negative provate durante gli eventi si associano all’esperienza stessa andando a creare nella mente della persona un vero e proprio vissuto traumatico.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conseguenze psicologiche del medical trauma</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver vissuto un evento considerato emotivamente traumatico, la&nbsp; mente inizia ad associare sentimenti di <strong>paura e pericolo</strong> a tutte le situazioni potenzialmente simili a quella originale dando avvio a diverse possibili conseguenze.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Stato di chiusura e diffidenza nei confronti del mondo sanitario</li><li>Presenza di forte ansia, preoccupazione e paura nel dover riaffrontare situazioni temute</li><li>Minor aderenza alle cure e ad eventuali terapie</li><li>Tendenza ad evitare esperienze connesse al mondo medico</li><li>Stato di iperattivazione e ipervigilanza</li><li>Presenza di pensieri costanti che ripercorrono l’evento traumatico</li><li>Sviluppo di sintomi più specifici di PTSD (Disturbo da stress post traumatico) nei casi più severi</li></ul>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa puoi fare?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente<strong> NON È COLPA TUA!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prevenire</strong>. Quello che psicologicamente consiglio sempre di fare per prevenire possibili eventi traumatici connessi al mondo sanitario è quello di <strong>credere sempre a quello che si sente</strong>. È un tuo diritto scegliere un professionista che ti possa dare fiducia e chiedere tutte le spiegazioni di cui hai bisogno senza vergogna.<br>Se qualcosa non ti convince o se senti che non provi la giusta dose di fiducia, può sempre valere la pena chiedere un ulteriore consulto o parere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sai di dover affrontare interventi chirurgici o esami particolari e provi timore, ansia o paura eccessive, un <strong>sostegno psicologico</strong> in preparazione potrà aiutarti a trovare un maggiore stato di stabilità ed equilibrio interiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Curare</strong>. Se pensi di aver già vissuto un trauma di questo tipo la prima cosa da fare è chiederti come oggi influenza la tua vita e le tue attività quotidiane. Se questo trauma ha ancora risvolti fastidiosi e negativi vale sicuramente la pena poter chiedere un <strong>aiuto psicoterapeutico</strong> per poterne elaborare i contenuti.</p>
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		<title>Ansia e malattie croniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cistite]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[policistico]]></category>
		<category><![CDATA[vulvodinia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soffrire di una malattia cronica con sintomi fisici costanti può portare dal punto di vista emotivo e psicologico ad amplificare gli stati ed i vissuti di ansia.Vediamo insieme come possono manifestarsi. Preoccupazione per il proprio stato di salute presente e futuro Quando si ha una patologia cronica con presenza di dolore fisico, la vita si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Soffrire di una malattia cronica con sintomi fisici costanti può portare dal punto di vista emotivo e psicologico ad amplificare gli stati ed i vissuti di ansia.<br>Vediamo insieme come possono manifestarsi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Preoccupazione per il proprio stato di salute presente e futuro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si ha una patologia cronica con presenza di dolore fisico, la vita si trova ad essere trasformata e spesso limitata. Ci si trova ad affrontare le attività quotidiane come se fossero delle vere e proprie sfide.<br>Spesso i sintomi costringono a modificare abitudini e stili di vita con l’obiettivo di adattarsi alla malattia per rendere le giornate meno difficili e faticose.<br>Questo comporta un pensiero costante circa il proprio presente e il proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Riuscirò a cavarmela anche più avanti? I miei sintomi peggioreranno? Come potrò fare se starò peggio? Come potrò affrontare eventuali complicazioni? Avrò bisogno di aiuto e sostegno fisico?</em> Queste sono solo alcune delle preoccupazioni e delle domande che attraversano la mente.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Paura acuta nei momenti di maggior dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei momenti in cui la malattia provoca dolori più forti, alla preoccupazione per il futuro si aggiunge una intensa paura per l’attimo presente.<br>Paura di riuscire ad affrontare l’attacco. Paura di gestire il dolore. Paura di superare il momento senza conseguenze invalidanti. Paura che si possano ripresentare ulteriori attacchi forti. Paura di dare fastidio. Paura di stare male in situazioni inopportune. Paura di non riuscire a riprendersi.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Possibile presenza di attacchi di panico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l’ansia diventa molto forte, il rischio è che possa manifestarsi sotto forma di attacchi di panico.<br>In questo caso si vivono in maniera improvvisa e inaspettata i sintomi tipici del panico: paura di morire, paura di perdere il controllo, tachicardia, sudorazione, vertigini, nausea, tremori, dolori addominali, dolori al petto, sensazione di estraneità, formicolii, senso di svenimento.<br>Spesso vivere un attacco di panico porta alla preoccupazione di poterne vivere altri nel futuro temendo le loro conseguenze.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disturbi del sonno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ansia può manifestarsi, infine, come disturbi del sonno. Spesso chi soffre di sintomi cronici vive un sonno che già di per sé è complesso e poco riposante. I pensieri ansiogeni aumentano le difficoltà del sonno soprattutto sul versante dell’insonnia e dei continui risvegli.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Quello che puoi fare è valutare quanto i tuoi livelli di ansia siano gestibili o stiano invadendo eccessivamente la tua vita. Ognuno ha livelli di capacità di gestione dell’ansia personali e propri. <br>Se credi di non riuscire più a controllare questa emozione vale sicuramente la pena chiedere aiuto. Psicologicamente è possibile fare un lavoro psicoterapeutico che riporti i livelli di ansia ad una condizione che sia accettabile per la persona.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Iatrofobia: paura delle visite mediche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 14:18:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse volte parlando con le donne o leggendo le loro storie mi sono trovata a sentire raccontare di quelle che sono le loro paure in generale e nello specifico connesse al mondo della ginecologia.Mi sono resa conto che è abbastanza comune la paura delle visite mediche. Nel nostro caso, la paura delle visite ginecologiche e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Diverse volte parlando con le donne o leggendo le loro storie mi sono trovata a sentire raccontare di quelle che sono le loro paure in generale e nello specifico connesse al mondo della ginecologia.<br>Mi sono resa conto che è abbastanza comune la <strong>paura delle visite mediche</strong>. Nel nostro caso, la paura delle visite ginecologiche e del ginecologo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iatrofobia: cos’è</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Iatrofobia è il termine usato proprio per indicare la paura delle visite mediche.<br>Si parla di <strong>paura</strong> quando la persona sente ansia, preoccupazione e timore nell’affrontare una visita medica. <br>Si parla di vera e propria <strong>fobia</strong> quando la persona a causa della sua paura evita le visite e i controlli medici, a discapito della sua salute.<br>Le conseguenze di questa fobia sono evidenti: la persona rischia di peggiorare i propri sintomi a causa dell’incapacità di affrontare la paura.<br>Le fobie sono dunque delle paure intense, persistenti e durature rivolte a qualcosa che non rappresenta un reale pericolo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sintomi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le sensazioni che si provano quando si ha una fobia possono essere diverse.<br>Vertigini, disturbi gastrointestinali, palpitazioni, tachicardia, senso di soffocamento, nausea, sudorazione eccessiva, tremori, senso di svenimento. Questi sintomi possono manifestarsi, insieme alla <strong>paura sproporzionata</strong>, ogni volta che la persona si trova davanti allo stimolo temuto o addirittura ogni volta che lo stimolo temuto è anche solo pensato e immaginato.<br>Nel caso della iatrofobia, si inizia a stare male <strong>anche solo al pensiero</strong> di doversi recare da un medico per effettuare un controllo.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cause</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo delle fobie prevede che esse si siano instaurate nella mente a causa di un’associazione particolare tra stimolo ed emozioni.<br>Nel nostro caso, la figura del medico e le visite specialistiche sono state associate in un qualche momento della vita ad emozioni di pericolo, ansia e paura. La persona impara che la sua ansia è causata da quello stimolo e dunque cercherà sempre accuratamente di evitarlo.<br>Ovviamente questa associazione e questo apprendimento si sono instaurati in maniera involontaria a causa delle esperienze vissute nel proprio percorso. </p>



<div style="height:39px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come affrontare la fobia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una fobia come questa è sicuramente necessario poter intervenire per cercare di risolverla o quanto meno alleggerirla. L’obiettivo sarà quello di poter permettere alla persona di svolgere gli accertamenti medici necessari per la propria salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo gradino è quello di <strong>accettare di avere un problema</strong> di questo tipo, riconoscendolo ed esprimendolo senza vergogna. <br>Il secondo gradino è quello di cercare di <strong>capire </strong>fino a che punto la fobia ha intaccato e limitato le attività quotidiane. <br>Il terzo gradino è quello di potersi <strong>affidare</strong> ad un professionista che aiuti ad affrontare la paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente tratto le fobie attraverso l’uso della <strong>psicoterapia ipnotica</strong>. L’ipnosi va a lavorare sulle emozioni inconsce e sull’associazione profonda che la mente ha effettuato tra stimolo e sensazione di pericolo. Lo scopo sarà quello di slegare l’emozione di paura dall’evento a cui è stato collegato. Ridimensionare la preoccupazione e l’ansia per permettere di affrontare quanto necessario con un buon equilibrio interiore.</p>
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		<title>Claustrofobia e risonanza magnetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 12:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La claustrofobia è definita come una paura grande, intensa e spropositata rispetto agli spazi chiusi.Come tutte le tipologie di fobia, la sua caratteristica è di essere una paura irrazionale. Ovvero una paura molto grande in assenza di un reale e oggettivo pericolo. Le persone che soffrono di claustrofobia percepiscono infatti come particolarmente rischioso e pericoloso [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La claustrofobia è definita come una paura grande, intensa e spropositata rispetto agli <strong>spazi chiusi</strong>.<br>Come tutte le tipologie di fobia, la sua caratteristica è di essere una paura irrazionale. Ovvero una paura molto grande in assenza di un reale e oggettivo pericolo. Le persone che soffrono di claustrofobia percepiscono infatti come particolarmente rischioso e pericoloso restare in spazi e in ambienti chiusi, tendendo ad evitarli appena possibile.<br>Associata a questa fobia c’è spesso la <strong>paura del soffocamento</strong>. L’idea che restando in ambienti troppo limitati venga a mancare l’aria e l’ossigeno fino al soffocamento.<br>Anche la paura di <strong>non avere una “via di uscita</strong>” si presenta spesso in associazione alla claustrofobia. Il pensiero che anche volendo non si possa fare nulla per liberarsi dallo spazio ristretto. La percezione di non avere alcuna via di fuga in caso se ne abbia il bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono momenti in cui però gli spazi chiusi devono essere per forza affrontati. Uno di questi è il sottoporsi ad una <strong>risonanza magnetica</strong> per motivi di salute.<br>La risonanza magnetica è un esame diagnostico che prevede l’utilizzo di un macchinario medico abbastanza stretto. Costringe la persona a stare sdraiata per diversi minuti senza possibilità di muoversi o di cambiare posizione. Con la risonanza si entra proprio in una specie di <strong>tunnel ristretto</strong> che non aiuta le persone che soffrono di claustrofobia.<br>Sebbene esistano diversi macchinari più o meno aperti, la paura dell’esame e dei minuti da trascorrere in uno spazio limitato restano comunque attivi nella persona che soffre di questa fobia.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa fare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le cose che puoi fare se soffri di questo disturbo e devi affrontare una risonanza sono sicuramente il cercare di <strong>raccogliere informazioni</strong> rispetto a come avverrà il tuo esame. Non tutti gli ospedali e le strutture sanitarie utilizzano gli stessi macchinari e le stesse procedure. Tanto dipenderà anche dal punto del corpo in cui dovrai effettuare l’esame e dalla durata dello stesso. Potrai valutare con il tuo medico se effettuare una sedazione. Raccogliere informazioni ti aiuterà certamente a sentirti un po’ più preparata rispetto a quanto dovrai andare ad affrontare e ti potrà far sentire un minimo più capace di tenere sotto controllo la situazione.<br>Associato a questo puoi anche chiedere un <strong>supporto mentale</strong> che ti aiuti ad elaborare questa paura per renderla più sopportabile e facilmente gestibile.</p>



<div style="height:40px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#fef3c7"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Non sei sola</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">Per prima cosa vorrei dirti di <strong>non sentirti stupida</strong> se provi questo tipo di paura. Non sentirti sola, tante persone ne soffrono e cercano di affrontarla quotidianamente. Dai importanza a quello che senti e che provi e non lasciare sminuire le tue emozioni da chi probabilmente ti dice <em>“è solo un po’ di ansia”. </em>Le <strong>fobie</strong> certamente rientrano nei disturbi di ansia ma sono qualcosa di molto più grande e molto più intenso dal punto di vista psicologico<em>. </em>Quello che possiamo fare insieme è cercare di farti arrivare alla tua risonanza con un minimo in più di tranquillità, che non significa far sparire completamente la paura. Tramite <strong>tecniche di rilassamento e ipnosi</strong> possiamo andare ad alleggerire le emozioni di pericolo che la tua mente involontariamente connette agli spazi chiusi in generale e alla risonanza in particolare. </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Ipnosi e psicoterapia ipnotica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Benni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 14:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Universo psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[fibromialgia]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
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		<category><![CDATA[poliabortività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ipnosi per risolvere difficoltà psicologiche Quante volte ti sei detto: “ho un problema, so come andrebbe risolto ma non riesco a farlo”?Ma anche: “so cosa sarebbe meglio per me, ma non riesco a metterlo in atto”, “sento dentro di me cosa dovrei fare ma non so se fidarmi”.La psicoterapia ipnotica fornisce un PONTE tra la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ipnosi per risolvere difficoltà psicologiche</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ti sei detto: “<em>ho un problema, so come andrebbe risolto ma non riesco a farlo</em>”?<br>Ma anche: “<em>so cosa sarebbe meglio per me, ma non riesco a metterlo in atto</em>”, “<em>sento dentro di me cosa dovrei fare ma non so se fidarm</em>i”.<br>La psicoterapia ipnotica fornisce un <strong>PONTE</strong> tra la tua mente razionale e la tua mente profonda, tra i tuoi ragionamenti e le tue emozioni. L’ipnosi ti offre la possibilità di connettere quello che senti di dover fare e le azioni per farlo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mente conscia e inconscia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra mente possiamo immaginarla come costituita da due parti: la parte conscia e razionale e la parte inconscia e profonda.<br>La <strong>parte conscia</strong> è quella che utilizziamo quando siamo svegli per svolgere le nostre attività quotidiane di comunicazione, organizzazione, pianificazione e svolgimento dei pensieri e dei ragionamenti.<br>La <strong>parte inconscia</strong> è quella parte della mente costituita da tutte le conoscenze, le esperienze, i vissuti, le emozioni che abbiamo acquisito e osservato durante il corso della vita. Possiamo paragonare l’inconscio ad un magazzino dove sono depositate risorse interiori a nostra disposizione.<br>Il conscio è la parte che ragiona e riflette, l’inconscio è la parte più profonda, emotiva e creativa.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Recuperare le risorse interiori</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le risorse e le capacità depositate nell’inconscio guidano le nostre azioni e i nostri comportamenti. Talvolta però, tali conoscenze possono essere dimenticate, nascoste, oscurate o inutilizzate. Eppure sono nostre, ci appartengono.<br>L’obiettivo dell’ipnosi è andare a <strong>recuperare dall’inconscio tutte le risorse</strong> che possono tornare utili alla persona per risolvere le proprie difficoltà. Risvegliare elementi positivi in modo tale da essere utilizzati in maniera migliore.<br>Per attivare queste risorse interne, si svolge un vero e proprio <strong>lavoro di comunicazione</strong>.<br>Il terapeuta parlerà alla mente profonda della persona indicando quali elementi possono essere d’aiuto.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Posizione di trance naturale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come primo passaggio, per comunicare alla mente inconscia, è necessario renderla pronta a recepire il messaggio, renderla pronta ad ascoltare.<br>Serve abbassare momentaneamente l’attività della mente razionale ponendosi in quella che può essere definita come <strong>posizione naturale di trance ipnotica</strong>. Una posizione naturale di riposo e rilassamento. Una posizione simile a quando siamo in dormiveglia o durante stati di meditazione o quando siamo semplicemente concentrati a svolgere un’attività specifica (sport, lettura, cucina, televisione).<br>In tutti questi casi sopra descritti la mente razionale riesce a mettersi momentaneamente da parte per fare spazio alla mente profonda. L’attenzione della persona è meno rivolta verso l’esterno e maggiormente rivolta verso la propria interiorità.<br>La coscienza in questi casi è rilassata quel tanto che basta affinchè la mente inconscia possa essere pronta ad ascoltare il messaggio terapeutico.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Linguaggio dell’inconscio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto è importante che il messaggio sia trasmesso attraverso un linguaggio che l’inconscio possa capire. Un linguaggio simile al mondo dei sogni, fatto di immagini, simboli, figure, storie, metafore, colori.<br>Proprio come se attraverso l’induzione ipnotica si andasse a costruire un “<strong>sogno al contrario</strong>”. Durante la notte solitamente è il nostro inconscio che ci comunica qualcosa, attraverso l’ipnosi siamo noi a comunicare e trasmettere qualcosa all’inconscio.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ambiti di utilizzo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La persona ipnotizzata non è né anestetizzata, né presenta particolari fenomeni, ma è solo distaccata dalla realtà esterna e concentrata sulla propria realtà interiore.<br>Gli<strong> ambiti</strong> in cui la psicoterapia ipnotica risulta particolarmente utile sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Gestione dell’ansia, del panico e dello stress</li><li>Stati depressivi</li><li>Disturbi del sonno</li><li>Elaborazione del lutto</li><li>Disturbo da stress post-traumatico</li><li>Gestione del dolore cronico</li><li>Preparazione al parto</li><li>Insicurezza e problemi di autostima</li></ul>



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<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">Prenditi cura di te</h2>



<p class="has-background wp-block-paragraph" style="background-color:#fef3c7">La psicoterapia ipnotica è sicuramente un tipo di sostegno psicologico piacevole e rilassante. Se pensi di avere bisogno di aiuto per superare una difficoltà emotiva o un disagio psicologico, non vergognarti a chiedere aiuto. <strong>Scoprirai che quello che ti serve è già dentro di te, basta solo attivarlo!</strong></p>



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